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Bellinzonese
21.08.2019 - 08:550
Aggiornamento : 10:04

Figli minorenni abusati: non mille volte, ma un centinaio

I due genitori del Bellinzonese compariranno alla sbarra in autunno: rischiano da 5 a 15 anni di prigione. Ridimensionato il numero di episodi accertati

Sarà celebrato in autunno, probabilmente in novembre, il processo a carico dei due coniugi italiani domiciliati nel Bellinzonese accusati di aver abusato sessualmente – nell’arco di una decina d’anni a partire dai primi atti fino agli episodi più gravi – dei loro due figli minorenni. Quarantacinque anni lei e cinquanta lui, compariranno davanti alla Corte delle assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta. Arrestata nell’aprile 2016, la coppia ammette sostanzialmente i fatti (non del tutto il padre) e ha chiesto e ottenuto da tempo il regime anticipato della pena. Assistiti dagli avvocati Maurizio Pagliuca e Sandra Xavier, devono rispondere di una lunga serie di reati per abusi sessuali compiuti nella loro abitazione situata nella parte alta del paese, in un luogo isolato. Si va dagli atti sessuali con fanciulli alla coazione sessuale, dalla pornografia dura fino alla violenza carnale (quest’ultima a carico unicamente del padre nei confronti della figlia). Escluso il coinvolgimento di terze persone.

La cifra corretta

Rispetto a quanto emerso lo scorso 10 luglio, quando il Ministero pubblico ha brevemente comunicato la conclusione dell’inchiesta e il rinvio a giudizio, si ridimensiona il numero reale degli episodi ricostruiti dagli inquirenti coordinati dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier. Non sono più di mille – cifra riferita dalla ‘Rsi’ nei suoi servizi e successivamente anche dalla ‘Regione’ senza poterla verificare con le autorità giudiziarie avendo quel giorno deciso di non rilasciare ulteriori informazioni – ma poco più di un centinaio. Gli abusi sono iniziati quando il figlio e la figlia erano bambini, fino al giorno in cui tre anni or sono la ragazza ha avuto il coraggio di parlarne con un adulto e vi è stata la segnalazione alle autorità preposte. Segnalazione che ha innescato la macchina inquirente e la presa a carico sociale della giovane.

Video e foto non condivisi

Grazie alle testimonianze delle vittime e alle ammissioni degli imputati, nonché al materiale fotografico e video raccolto durante le indagini e sequestrato, si è potuto stabilire che gli atti sessuali si sono compiuti in vari periodi nell’arco del tempo, a tratti in quattro, poi a tre e infine a due, con una predominanza del padre. È escluso che foto e video siano stati condivisi dalla coppia arrestata su piattaforme online per pedofili. Come pure – questa è un’ipotesi pubblicata da un portale che l’ha poi cancellata – che abbiano venduto il materiale per potersi comprare un veicolo e sostenere spese al di sopra delle loro reali possibilità finanziarie. La Corte giudicante sarà aiutata nel proprio giudizio dalle perizie psichiatriche che non hanno ravvisato per nessuno dei due imputati alcuna scemata imputabilità, ciò che impedirà di applicare riduzioni di pena. Nullo, sempre secondo le perizie psichiatriche, il pericolo di recidiva. Vista la presenza di reati in concorso fra loro, la pena dovrà situarsi fra un minimo di 5 e un massimo di 15 anni.

Il precedente con 912 episodi

Il caso è uno dei più gravi emersi negli ultimi anni in Ticino. Fra quelli che hanno scioccato maggiormente l’opinione pubblica, vi è quello giunto in tribunale cinque anni fa, quando un 35enne svizzero domiciliato nel Bellinzonese, totalmente reo confesso, è stato condannato a 15 anni di reclusione e all’internamento a tempo indeterminato per 912 atti sessuali compiuti ai danni delle due figliolette della propria compagna. Un agire «seriale abietto, ignobile e mostruoso», aveva sentenziato la giudice Rosa Item.

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