Bellinzona
24.05.2019 - 05:500
Aggiornamento : 09:00

Corruzione? Bomio e gli altri due respingono le accuse

L'ex dirigente della Società nuoto aveva prestato al marito della funzionaria 50mila franchi. Riavviata l'inchiesta: focus sui due rapporti per i congedi

È categorica la linea difensiva adottata dal terzetto su cui sta indagando il procuratore generale Andrea Pagani per i reati di corruzione attiva, passiva e subordinatamente concessione di vantaggi e accettazione di doni. Inchiesta aperta nella primavera 2018 a seguito di un prestito di 50mila franchi fatto nel 2016 da un ‘illustre’ recluso al marito della funzionaria cantonale che lo seguiva dal profilo sociale. Stando a quanto appurato dalla ‘Regione’, i tre respingono le accuse mosse nei loro confronti. Si tratta di Flavio Bomio, condannato nel 2013 a 11 anni di reclusione per aver abusato sessualmente di 15 minorenni fra il 1998 e il 2011 quando era presidente e allenatore della Società nuoto Bellinzona; di una funzionaria bellinzonese dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione della giustizia (Dipartimento istituzioni), ufficio chiamato a seguire il percorso rieducativo e di risocializzazione dei detenuti; e, come detto, di suo marito. All’origine dell’indagine che vede al centro l’ex dirigente della Snb – oggi 77enne e lo scorso aprile posto in libertà condizionale dopo aver scontato due terzi della pena – c’è l’incidente mortale verificatosi il 22 aprile 2015 a Giubiasco. Al volante di un furgoncino della Posta c’era un postino di 60 anni, marito della funzionaria cantonale, che facendo retromarcia in un piazzale privato aveva investito un bimbo di due anni. La sua statura aveva impedito al postino di scorgerlo negli specchietti retrovisori. L’inchiesta condotta dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo era sfociata in una condanna, tramite decreto d’accusa non impugnato dal diretto interessato, consistente in una pena pecuniaria per omicidio colposo. La coppia per diversi mesi, dall’incidente fino a dopo la conclusione dell’iter penale, ha temuto di dover far fronte a ingenti spese legali e di risarcimento alla famiglia della piccola vittima. A tal punto da temere anche di dover vendere l’abitazione.

Focus su due rapporti per i congedi

Timori che la funzionaria durante uno dei colloqui in carcere aveva riferito a Bomio. Il quale – benestante e a sua volta conscio di quanto possa essere oneroso un avvocato di fiducia – si era offerto di aiutare la coppia: pari a 100mila franchi la sua offerta iniziale, rifiutata dalla donna; in una seconda occasione Bomio si era detto comunque disposto a darne anche solo 50mila. Dopo un secondo rifiuto, la coppia ha infine accettato. Dall’inchiesta emerge che sia stato Bomio a scrivere di proprio pugno il contratto di prestito al beneficio del postino, con tanto di tasso d’interesse all’1%; bozza poi stampata col computer dalla funzionaria e firmata dalle due parti. Firma cui è seguito il versamento, in un’unica tranche, dei 50mila franchi da un conto di Bomio, sul quale la funzionaria aveva la procura, a quello del marito.

La domanda che regge l’inchiesta per corruzione è: Bomio, prestando i 50mila franchi, ha ottenuto un tornaconto? I difensori respingono la tesi portata avanti dal pg Pagani. Uno degli elementi da valutare, ad esempio, è costituito da due rapporti redatti nell’arco di un anno dalla funzionaria a seguito di richieste di congedo avanzate da Bomio (una prima richiesta era stata respinta e la seconda, successiva al prestito, era invece stata accolta dal giudice dei provvedimenti coercitivi). La difesa ritiene che non vi siano differenze nei due rapporti, se non il fatto che nel primo mancava il parere medico necessario nella valutazione della domanda di congedo; parere medico poi inserito nel secondo. Da notare che l’assicurazione della Posta ha infine aiutato finanziariamente il proprio dipendente, ciò che ha de facto reso inutile il prestito fatto da Bomio. Denaro che il postino – interrogato recentemente dopo una pausa forzata dovuta all’assenza per alcuni mesi di uno degli avvocati – intende ora restituire. Nel frattempo ne ha però speso una parte in acquisti personali e per ridare alla moglie quanto a suo tempo prelevato dal conto di lei. Quanto alla funzionaria sospesa, attualmente si trova in malattia e sta affrontando la procedura di disdetta del rapporto di lavoro.

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