Bellinzonese
08.05.2019 - 18:120

Niente usura per l'uomo che non pagava le badanti

La Corte delle Assise correzionali non ha considerato applicabile l'articolo 157 del Codice penale. Il 62enne è stato comunque condannato per altri reati

«Ammettere che in presenza di mensilità non corrisposte ci si trovi di fronte al reato di usura, non è evidentemente il senso dell’articolo 157 del Codice penale». Così il giudice Amos Pagnamenta ha motivato l’assoluzione dell’imputato dall’accusa più grave: quella di avere assunto – al fine di assistere la madre malata di Alzheimer domiciliata a Bellinzona – due badanti straniere e bisognose di lavorare pur sapendo che avrebbe versato loro, complice una situazione finanziaria compromettente, solo lo stipendio relativo al primo mese di impiego. «Spesso – ha rilevato il giudice – le persone che necessitano di lavorare si trovano in una situazione di debolezza. C’è chi viene da realtà più difficili, ma fondamentalmente chiunque cerca un impiego si trova in questa situazione. Perciò nella fattispecie non è applicabile l’articolo 157, che altrimenti lo sarebbe in qualsiasi problematica di un datore di lavoro che non paga uno stipendio».

Nel motivare il proscioglimento dell’uomo – architetto 62enne con cittadinanza italiana – il presidente della Corte delle Assise correzionali di Bellinzona ha aggiunto che «il fatto di non aver versato l’integralità degli stipendi dovuti, a fronte di contratti di per sé rispettosi del contratto collettivo, rappresenta una questione prettamente civilistica», che doveva essere affrontata «nell’ambito di una procedura per mercede di salari». In sede civile, quindi, non in un’aula penale, come puntualizzato dall’avvocato Daniele Iuliucci il quale – pur biasimando l’agire «deplorevole» del suo assistito – ha affermato che gli sembrava «strano» essere alle Correzionali a parlare di giurisprudenza civile.

Due gli episodi non riconosciuti come reati di usura riportati nel decreto d’accusa stilato dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli: l'impiego di una cittadina italiana (nel dicembre 2014 e nel gennaio 2015) e di una polacca nel giugno e nel luglio del 2017. Quest’ultima si era rivolta ai sindacati denunciando, durante l’assistenza alla madre, condizioni di lavoro disumane. Stando alla donna, oltre a lavorare senza tregua dalle 17 della domenica alle 10 di sabato, si doveva occupare anche della sorella dell’imputato affetta da seri problemi psicologici. «Non vi sono prove che fosse il mio assistito a ordinarle di effettuare prestazioni supplementari», ha puntualizzato Iuliucci. Assolto dal reato di usura, l’uomo è stato giudicato colpevole di impiego di stranieri sprovvisti di permesso e incitazione al soggiorno illegale. Ciò per aver ospitato e fatto lavorare a casa della madre una donna macedone sprovvista di un permesso di soggiorno, «asserendo» che fosse la propria compagna. Ma dagli atti emerge un ruolo «del tutto paragonabile a quello di una badante». Il 62enne, condannato a una pena pecuniaria di 150 aliquote giornaliere da 10 franchi, è inoltre colpevole di guida senza patente e infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti per avere fatto da tramite fra consumatori di cocaina e uno spacciatore. 

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