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Bellinzonese
18.04.2019 - 08:040
Aggiornamento : 10:23

Dibattito sulle Officine, Frizzo: 'Rivendichiamo più posti'

Al Teatro Sociale di Bellinzona ieri serata pubblica organizzata dalla Rsi con favorevoli e contrari all’iniziativa su cui si voterà il 19 maggio

Su quale binario viaggerà l’Officina del futuro, cosa succederà se il 19 maggio l’iniziativa popolare ‘Giù le mani dall’Officina’ dovesse passare e cosa se venisse bocciata? Gli scenari sono stati al centro del dibattito di ieri sera, organizzato dalla Rsi, nell’ambito della trasmissione radiofonica Modem, che si è tenuta al Teatro Sociale di Bellinzona dove era presente un’ottantina di persone. Tra il pubblico, oltre ad autorità politiche e numerosi operai, anche la direttrice della Regione Sud delle Ferrovie Roberta Cattaneo e il direttore dell’Officina Francesco Giampà. «Se oggi siamo qui a discutere di oltre duecento posti di lavoro è anche grazie all’iniziativa ‘Giù le mani’, ma da allora sono cambiate molte cose – ha evidenziato il sindaco di Bellinzona Mario Branda –. Ora le Ffs hanno messo sul tavolo un progetto eccellente con posti di lavoro sicuri e ben remunerati, e tutto ciò non va banalizzato». Inoltre, ha fatto presente il sindaco, con l’investimento di 120 milioni di Città e Cantone «riceveremo in cambio un’area di 60mila metri quadrati che sarà a disposizione per progetti futuri e altri posti di lavoro». Non si è fatta attendere la replica dell’agguerrito Gianni Frizzo, leader storico dello sciopero del 2008 e presidente dell’Associazione “Giù le mani dall’Officina”, che ha dichiarato: «I piani delle Ffs non vanno accettati senza chiedere nulla in cambio, senza nemmeno provare a rivendicare più posti di lavoro». Posti di lavoro che – come ha fatto presente Branda – si vuole possano resistere ancora per decenni; una garanzia che potrà essere data dal nuovo stabilimento da 360 milioni previsto a Castione. «Ricordiamo che si tratta del più moderno e performante stabilimento d’Europa», ha tenuto a sottolineare dalla platea Francesco Giampà.

Stato imprenditore: ‘È rischioso’

L’iniziativa chiede che il Cantone si faccia promotore della creazione di una società a conduzione mista con le Ffs. «Lo Stato imprenditore? Non è una garanzia di successo, anzi è rischioso, alle Ffs potrebbe non andar bene e decidere di defilarsi», ha evidenziato il consigliere di Stato Christian Vitta. Altro aspetto evidenziato nel corso della serata è il fatto che negli ultimi anni il volume di lavoro legato ai carri merci è diminuito notevolmente. Riguardo a ciò Frizzo ha tenuto a puntualizzare: «Il settore merci non ha difficoltà in quanto è previsto che aumenteranno le tracce sia per il traffico merci che passeggeri».

Pietro Gianolli, già segretario del Sindacato del personale dei trasporti, ha dal canto suo ribadito la priorità di ottenere più posti di lavoro e la necessità di riaprire le trattative con le Ffs per discutere aspetti importanti e progettare il futuro: ciò sarà possibile sole se l’iniziativa verrà approvata. Dal pubblico sono giunte alcune sollecitazioni, tra cui quella del sindacalista e granconsigliere Mps Matteo Pronzini: «In Ticino mancano posti di lavoro qualificati, è scandaloso che autorità cantonali e comunali non chiedano a un’azienda federale di crearli e che si accodino alla posizione delle Ferrovie». A prendere la parola anche Paola Casagrande, già candidata Mps che ha chiesto alle Ffs di ridare il terreno su cui sorgono le Officine al patriziato di Daro che lo aveva donato loro a fine Ottocento. Una sintesi del dibattito è diffusa questa mattina alle 8.20 su Rete Uno, mentre la versione integrale può essere ascoltata o scaricata all’indirizzo rsi.ch/modem.

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