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Bellinzonese
15.10.2018 - 22:390

Dal sottosuolo al rubinetto

Inaugurato dall’Amb il nuovo acquedotto ‘intercomunale’ di Gorduno-Gnosca. L’acqua viene pompata da 25 mentri di profondità attraverso 3 pozzi di captazione

La scarsità di pioggia che si riscontra negli ultimi anni anche alle nostre latitudini può mettere a dura prova le sorgenti d’acqua. Pur rimanendo valido anche qui l’invito a un uso parsimonioso, in alcuni quartieri di Bellinzona viene scongiurato il rischio di incorrere in una situazione di carenza grazie al nuovo acquedotto Pcai-B inaugurato oggi. L’opera dal costo di 22,5 milioni di franchi  pompa in cinque quartieri della Città l’acqua di falda recuperata a 25 metri sottoterra grazie a tre pozzi situati a Gorduno-Gnosca. Un sistema di approvvigionamento idrico misto – sorgente/falda – ritenuto ideale dagli addetti ai lavori che oggi, prima della cerimonia ufficiale, hanno presentato l’opera alla stampa. «Permette ai cittadini di aprire il rubinetto di casa e avere acqua di qualità indipendentemente dal quartiere in cui si vive», ha spiegato il vicesindaco Andrea Bersani, a capo del Dicastero Azienda multiservizi di Bellinzona (Amb). Il nuovo impianto permette infatti di sostituire le fonti di approvvigionamento non più conformi alle raccomandazioni federali in materia di qualità quali le captazioni a riale della Valle di Sementina e di Gorduno come pure i vecchi pozzi dell’ex comune di Gnosca e quelli della Città in zona stadio risalenti al 1906.
L’idea di un acquedotto originariamente intercomunale risale alla fine degli anni 70, quando Bellinzona e Giubiasco avviarono uno studio di valutazione. Ma a causa del mancato accordo tra i Comuni partecipanti sul progetto preventivato di 30 milioni, fu solo nel 2000 che le allora Aziende municipalizzate di Bellinzona diedero il via a uno studio preliminare per l’acquedotto che negli anni successivi vide alcuni ex Comuni entrare e uscire dal progetto. La costruzione della versione a cinque – Bellinzona, Gnosca, Gorduno, Sementina e Monte Carasso, nel frattempo diventati tutti quartieri della Città aggregata – ha preso il via nel 2010. Cinque anni più tardi è stato inaugurato il serbatoio di Carasso, mentre l’acquedotto presentato oggi è entrato in funzione il 9 aprile di quest’anno. Nei primi mesi di rodaggio, è stato sottolineato, tutto è funzionato correttamente.

Fino a 16mila metri cubi al giorno

La stazione di pompaggio situata accanto alla strada cantonale a sud dell’abitato di Gnosca è suddivisa in tre zone: una ospita tre vasche, in un’altra sono presenti le pompe (2 per Gnosca, 2 per Gorduno, 4 per i quartieri a sud) e nella terza avviene un trattamento a raggi ultravioletti effettuato per precauzione allo scopo di eliminare eventuali germi e batteri: in quest’area sono anche presenti locali tecnici e un’aula didattica dove le scolaresche possono ricevere informazioni su come funziona l’impianto dell’acqua potabile. Come spiegato da Maurizio Barro, responsabile del Servizio acqua potabile per l’Amb, il liquido che giunge nelle vasche dai tre vicini pozzi di captazione viene immesso nella rete di 18 km di condotte verso i serbatoi situati sul territorio, nei quali confluisce anche l’acqua di sorgente nei quartieri che ne fanno uso (come il centro di Bellinzona). Quando il livello si abbassa, le pompe attingono dalle vasche presenti a Gorduno-Gnosca, il cui livello viene monitorato; quando cala vengono riempite tramite i pozzi in grado di emulgere fino a 16mila metri cubi d’acqua al giorno. «In questo modo non si spreca acqua», ha sottolineato Mauro Suà, direttore Amb. L’impianto è inoltre predisposto in modo da poter essere potenziato con un ulteriore pozzo di captazione (per esempio per servire il quartiere di Claro) ma anche per essere integrato con l’acquedotto comunale in  fase di realizzazione in Valle Morobbia (inaugurazione prevista nel 2021).
Per quanto riguarda i pozzi cittadini situati nei pressi dello stadio comunale, l’Amb informa che non verranno dismessi totalmente: a breve verranno infatti utilizzati per realizzare una centrale termica basata su termopompe che sfruttano il calore presente nell’acqua del sottosuolo per utilizzarlo nel riscaldamento e nella produzione di acqua calda sanitaria. Tale rete di teleriscaldamento permetterà di fornire energia calorica alle scuole Nord, asilo, palestra Sfg e stadio.

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