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25.09.2018 - 06:100

Comunità Quercianera, lo ‘sfratto’ apre nuovi orizzonti

Da febbraio il gruppo di 10 persone vive sui monti di Ravecchia, ma a causa dell'aumento dell'affitto è ora in cerca di una nuova casa dove sviluppare i progetti

Lascerà la sua attuale casa la comunità della Quercianera, l’associazione no-profit con dieci soci attivi che da febbraio vive in uno stabile sui monti di Ravecchia gestendo collettivamente orto, animali e autoproduzione. Il tutto secondo la filosofia della decrescita felice. Cioè rinunciare a una serie di aspetti ritenuti superflui e occupare il tempo con qualcosa considerato come un valore più interiore, «recuperando il saper fare che abbiamo dimenticato». Lavorare meno nei ritmi della società, ma farlo in maniera comunitaria e secondo i ritmi della natura. Dopo la decisione del proprietario di aumentare considerevolmente l’importo dell’affitto, il gruppo è ora alla ricerca di una nuova sede dove instaurarsi, che disponga delle caratteristiche necessarie per dare seguito allo sviluppo vissuto nei primi mesi di attività comunitaria vera e propria. Quindi una casa che si presti ad accogliere più persone, con un ampio terreno per coltivare e allevare gli animali (asini, pecore e galline). «A febbraio ci siamo trasferiti in quella che pensavamo sarebbe stata la nostra casa per molto tempo – ci spiegano Gregorio Costantini e Francesca Fretti, fondatori dell’associazione –. Grazie agli 8’000 metri quadrati di terreno a disposizione abbiamo potuto cominciare a mettere in pratica la vita comunitaria, lavorando collettivamente per la coltivazione (abbiamo un orto che ci dà da mangiare), l’autoproduzione (conserve, pane e uova) e la gestione dei nostri animali. Basiamo i nostri prodotti a dipendenza di quello che abbiamo e ci viene regalato. Per autofinanziarci, cerchiamo di riciclare, riusare e quindi di limitare il più possibile l’uso del denaro, incoraggiando anche il baratto. Alcuni prodotti vengono poi venduti ai soci dell’associazione (circa una ventina che saltuariamente contribuiscono finanziariamente) e a volte anche ai mercati».

‘Vorremmo essere più indipendenti’

Le circostanze a disposizione sui monti di Ravecchia hanno permesso di dare vita a una realtà comunitaria. Ciò che fino a quel punto risultava difficile non avendo a disposizione una sede che fungesse anche da casa, senza terreni adatti all’allevamento e alla coltivazione. «Nei primi anni gestivamo e supportavamo progetti di terzi. La crescita dell’associazione (costituita nel 2013) è stata lenta: in alcuni momenti eravamo solo noi due a sostenere attività esterne. Abbiamo per esempio aiutato una ragazza a organizzare arte libera alla Rotonda a colori di Locarno, organizzato una merenda con teatro nel bosco e pure portato un po’ della nostra visione al Centro giovani di Curio. In Valle Morobbia abbiamo fatto un orto con i bambini della regione e proposto il banco dello scambio durante i rifiuti ingombranti. Dove c’era occasione, dove c’era spazio, abbiamo insomma cercato di portare le nostre idee». Le attività svolte sono state apprezzate dalla gente del posto e dagli escursionisti, «che ne riconoscono il valore. Sui monti abbiamo dato più vita alla zona: molti spazi li abbiamo in gestione noi. Ci prendiamo cura dei prati e del bestiame, praticamente per pura passione». Tutto «fantastico» fino a inizio luglio, quando si sono presentate difficoltà con il proprietario. Di fronte a tale situazione si è deciso di cambiare rotta. «Vediamo il bicchiere mezzo pieno: in fondo abbiamo capito che questo periodo è stato di transizione, un momento per sviluppare i nostri progetti e la nostra filosofia. Dunque ci piacerebbe che lo spazio della nuova casa sia tale per poter progredire, anche con più persone che possano vivere insieme». L’associazione sta valutando l’idea di installarsi in un agriturismo, ristorante o campeggio, di cui vorrebbe occuparsi della gestione. «Potrebbe essere il campo in cui ci ritroviamo perché quasi tutti abbiamo esperienza nel settore. Ci piacerebbe essere più indipendenti e sviluppare una fonte di reddito che possa essere gestita come una società cooperativa».

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