Storie di rifugiati
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‘Mi ha affidato le figlie’. Genitori a Kiev, figli in Ticino


Recupera a Varsavia Oxana ed Elena, le bimbe della sua migliore amica. La mamma resta a combattere in Ucraina. Il padre morto. Le adolescenti sono qui


Sulla felpa di Oxana c’è scritto ‘pretty brave’. Ma lei è più che ‘abbastanza coraggiosa’. Con sua sorella Elena e la zia hanno viaggiato per oltre 20 ore, prima a piedi, poi in bus stracolmo, per scappare dai bombardamenti russi e arrivare a Varsavia. Il padre l’hanno perso anni fa in un incidente. La loro madre è rimasta a Kovel, una città di confine del nord dell’Ucraina. La sua migliore amica vive in Ticino. «Era la mia compagna di banco, abbiamo fatto le scuole insieme, siamo amiche da una vita. Mi ha chiesto di occuparmi delle sue due figlie adolescenti. Quando la guerra sarà finita verrà a riprenderle. La loro zia è volata negli Stati Uniti dove ha il compagno. Io sono andata a Varsavia a prendere le ragazze. La loro madre ha deciso di rimanere in Ucraina per aiutare l’esercito, lavora in dogana, reputa di essere più utile nel suo paese, anche se rischia la vita», mi spiega Natalia. Nata in Ucraina, da oltre 20 anni la donna vive in Ticino, dove ha studiato, è diventata svizzera e da anni lavora come manager di una ditta internazionale. Molti suoi amici e parenti sono in Ucraina. Come la mamma di Elena e Oxana. A guardarle sembrano gemelle, ma in realtà hanno qualche anno di differenza, parlano sottovoce, come per non disturbare. Hanno scarpe e vestiti nuovi, li apprezzano molto, stanno gustando con piacere un cono di gelato, sono meravigliate perché non hanno mai visto tanti gusti. Dopo tanta violenza, si sentono al sicuro, ma anche gli attimi piacevoli si dissolvono in pochi istanti, perché il pensiero della guerra e dei cari che sono rimasti indietro torna con tutta la sua forza. Hanno dovuto lasciare la loro casa, la loro mamma, i loro compagni di giochi, vivono come sospese, in attesa che la situazione migliori. Grazie a Natalia ora sono al sicuro, a casa sua nel tranquillo Ticino. ‘Stiamo 24 ore su 24 insieme, non parlano italiano, tutto è nuovo, devono ambientarsi. Tanti amici vogliono aiutarci, ma in realtà non ho bisogno di soldi, ma di sapere che cosa devo fare».

Al centro di registrazione di Chiasso mi hanno detto di scrivere una email

Natalia ha telefonato al Centro di registrazione di Chiasso. «Mi hanno detto di scrivere una email, ma io ho mille domande, volevo parlare con una persona, eppure nessuno era disponibile. Servirebbe, come per il Covid, una help line che spieghi che cosa fare. Stanno arrivando tanti ucraini». A dire il vero, molti sono già arrivati settimana scorsa. Quasi ogni giorno c’è chi parte dal Ticino per portare cibo, vestiti, medicine in Polonia, Moldavia, Romania e torna con l’auto piena di mamme, bambini, nonni che raggiungono parenti, amici in Ticino e altrove. Più di 1,5 milioni i rifugiati (secondo l’Onu) sono già fuggiti dall’Ucraina negli ultimi 10 giorni. La Svizzera sembra impreparata, anche se i cantoni si stanno organizzando. Dal punto di vista legale, gli ucraini con passaporto possono rimanere in Svizzera senza visto per 90 giorni e le autorità federali stanno valutando di introdurre un permesso S per i rifugiati che scappano dalla guerra (vedi box).

I compagni di classe sparsi in Europa, riprendono le lezioni online

Natalia è una donna pragmatica, non si lascia travolgere dalle emozioni, abituata a gestire business plan e muoversi su progetti, sa focalizzarsi sull’obiettivo. Ma qui poco è programmato e molto è ancora improvvisato: «Se si ammalano devo capire cosa fare con la cassa malati e poi c’è la scuola. Ci sono diverse questioni pratiche da risolvere». Alcuni compagni di classe di Elena e Oxana sono rimasti in Ucraina, stanno confezionando protezioni mimetiche per i militari, altri sono in Germania, Finlandia, Moldavia, Polonia. La scuola online dovrebbe ripartire a giorni. Videochiamano la madre ogni sera. «Ha detto alle ragazze che non sono in Ticino in vacanza, devono seguire le lezioni online». Un modo per mantenere una certa normalità in un mondo violento, impazzito che dalla sera alla mattina ha stravolto la loro quotidianità. «A Varsavia ho visto hotel pieni di mamme con bambini, se la scuola riprende online è un aiuto per tante mamme sole».

Mamme restano a combattere in Ucraina, i figli al sicuro in altri Paesi

La guerra porta a decisioni altrimenti impensabili che dividono le famiglie. Molte mamme ucraine mandano i figli al sicuro nel resto d’Europa e restano ad autare il loro Paese. Sono sacrifici enormi che Natalia ci aiuta a capire: «La mia amica sa di essere più utile in Ucraina. Le sue figlie saranno più fiere di lei sapendo che è rimasta. Mi ha detto: ‘Se oggi scappo come posso insegnare loro l’amore per l’Ucraina? Scappare è da vigliacchi’». Natalia ha una lettera della madre dove attesta che le ha affidato le figlie, c’è anche una fotocopia del suo passaporto. «Non era possibile avere un documento ufficiale di affido, non funziona più nulla in Ucraina. Tanti scappano di casa sotto le bombe e molti sono senza documenti». La madre le ha affidato le figlie (entrambe con passaporto biometrico) perché ha piena fiducia nell’amica. Le bimbe sono al sicuro. Il timore ora è avere problemi con le autorità ticinesi. «È importante che restino con me, metterle in un centro dopo quello che hanno vissuto, sarebbe davvero crudele». Un ulteriore problema che Natalia dovrà risolvere con un legale. Quello dei minori non accompagnati dai genitori rischia di essere un bel problema sia per i numerosi orfanotrofi in Ucraina sia perché tante mamme stanno mettendo i loro figli al sicuro da amici e parenti all’estero ma non li seguono nell’esodo verso l’Europa per rimanere a difendere il loro Paese.

Una coppia ticinese mi ha accompagnata a Varsavia

Quello di Natalia non è stato un colpo di testa, ma un aiuto ben ponderato. «Stavo impazzendo davanti alla tv, mi sentivo impotente, mi sembrava un mondo congelato, dove nessuno faceva nulla. Mi sono attivata, inviando soldi, condividendo informazioni coi miei parenti in Ucraina, ma mi sentivo in colpa ad essere più fortunata di tutti loro». Le news dall’Ucraina peggiorano di giorno in giorno e Natalia prende la palla al balzo quando la sua amica di studi le chiede aiuto dall’Ucraina. Vieni a prendere le mie figlie!. «Sapevo che avevo bisogno di un copilota per essere efficace. Nessuno aveva tempo. Ho messo in giro la voce e mi ha chiamato una coppia di giovani ticinesi neolaureati. Non li conoscevo, ma mi hanno fatto una buona impressione. I loro genitori erano contrari ma loro sono stati irremovibili. Mi hanno accompagnata». Qualche giorno fa partono, attraversato Germania, Austria e poi la Polonia fino alla capitale dove incontrano le due adolescenti con la zia. «Senza questa giovane coppia non ce l’avrei fatta», dice commossa. «Si sono buttati nell’avventura con coraggio e senza fare troppe domande». Due persone pulite, con valori saldi e pochi dubbi. «La loro umanità disinteressata mi ha davvero meravigliata. Ho molta riconoscenza per questi due giovani». Anche Natalia è contenta di quello che sta facendo. «Lo rifarei subito».

L’avvocato Paolo Bernasconi

‘Spero prevalga l’apertura e non ostili barriere burocratiche’


L’avvocato Paolo Bernasconi (Ti-Press)

La Svizzera si prepara a un’ondata di rifugiati, anzi ad uno Tsunami: un milione e mezzo di persone ha già lasciato il Paese trovando rifugio in prima Polonia, Romania, Moldavia per poi proseguire verso vari paesi Europei grazie ad una rete di volontari che offre passaggi. Berna stima che saranno tra 5 e 7 milioni le persone che potrebbero fuggire dall’Ucraina. Mentre Confederazione e Cantoni lavorano febbrilmente per intensificare i piani di emergenza, il Consiglio federale sembra intenzionato - ha detto alla Nzz la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia Karin Keller-Sutter - ad accogliere chi scappa dalla guerra anche in famiglie svizzere. La solidarietà della popolazione è enorme e questo aiuto potrebbe alleggerire le autorità. Gli svizzeri hanno generosamente risposto all’appello lanciato dall’organizzazione Campax per accogliere rifugiati ucraini nelle proprie case: i posti disponibili sono oltre diecimila.
«Spero che di fronte a questa catastrofe umanitaria che tocca tutta l’Europa, le autorità elvetiche e ticinesi tengano presente della generosa accoglienza dimostrata dai cittadini. Spero prevalga un atteggiamento di apertura senza creare ostili barriere burocratiche, come abbiamo visto in passato», commenta l’avvocato Paolo Bernasconi. Per i rifugiati in fuga dalla guerra in Ucraina, il Consiglio federale vuole attivare lo statuto di protezione S (ora in consultazione), che conferisce, senza espletare una procedura d’asilo ordinaria, un diritto di soggiorno di un anno in Svizzera, prorogabile, la possibilità di chiedere il ricongiungimento familiare, la scolarizzazione dei bambini. Nodi da sciogliere: la libertà di viaggiare nello spazio Schengen e quella di lavorare dopo un mese dal loro arrivo, per renderlo equivalente a quello conferito ai profughi ucraini dagli Stati membri dell’Ue. Per l’avvocato Bernasconi, anche con lo statuto S ci sono zone grigie. «Non vorrei che questi rifugiati vengano sottoposti alle consuete restrizioni come ad esempio il divieto di muoversi fuori dal comune di residenza. Venga loro garantito sia un contributo finanziario che permetta un minimo di sopravvivenza dignitosa, sia l’inserimento scolastico assistito e immediato, sia assistenza linguistica e per evitare l’isolamento nella nostra comunità», precisa. Come chiede Natalia, anche l’avvocato Bernasconi, sollecita una piattaforma dove i rifugiati possono trovare informazioni. E per il capitolo dei bambini non accompagnati dai genitori, anche l’avvocato noto per difendere i diritti dei più deboli, è prudente: «È indispensabile avere un documento di un genitore che attesti l’affido, se sia sufficiente è tutto da approfondire e lo faremo». C’è comunque da considerare il rischio di infiltrazioni malavitose che potrebbero sfruttare l’occasione per fare i loro sporchi traffici di vite umane. Quanti ragazzino e giovani donne soli potrebbero finire nelle grinfie di questi loschi personaggi. «Forse la malavita non é così veloce a infiltrarsi, ma è certamente un rischio elevato, a rischio sono soprattutto le giovani ragazze», conclude Bernasconi.

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