Mendrisiotto
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I fiumi nascosti (e dimenticati?) del Sottoceneri

Il Faloppia si interra e scorre sotto il centro di Chiasso (Ti-Press)

Scorrono sotto i principali centri urbani dei due Distretti e con loro portano una serie di problematiche economiche, ambientali e sociali


Scorrono sotto i nostri piedi e spesso non ne avvertiamo nemmeno la presenza. Elementi nascosti (e magari anche dimenticati) del nostro paesaggio. Sono i fiumi interrati, corsi d’acqua che passano sotto le strade cittadine dove ogni giorno ci muoviamo per svolgere le nostre faccende quotidiane. Nel Sottoceneri hanno una lunghezza complessiva di 71 chilometri, pari al 18% dei 400 analizzati. «Nel Sopraceneri i numeri sono invece decisamente inferiori: 41 chilometri che equivalgono al 7% del totale. La differenza è dovuta a una diversa conformazione del territorio e alla volontà in passato, nel Luganese e Mendrisiotto, di avere a disposizione una maggiore superficie», spiega l’ingegnere Laurent Filippini, a capo dell’Ufficio corsi d’acqua. Il risultato è che i tre principali centri urbani dei due distretti (Mendrisio, Chiasso e Lugano) hanno ciascuno un fiume, rispettivamente il Morée, il Faloppia e il Cassone, che scorre parzialmente interrato a Pregassona.


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Via Lavizzari a Mendrisio. Un confronto tra gli anni ’30 e oggi

‘Situazioni compromesse’

Il cambio di rotta, rispetto a un passato contadino e rurale che vedeva nei corsi d’acqua un elemento fondamentale, è avvenuto a cavallo degli anni ‘50 e ‘60. «In quel periodo si è vissuto un importante sviluppo economico e industriale. Gli agglomerati si sono espansi e si sono sviluppati i grandi progetti infrastrutturali tra cui quelli autostradali. In questo contesto i corsi d’acqua sono stati spesso un po’ considerati come delle infrastrutture e non quali elementi del paesaggio e parte dell’ambiente naturale. In alcuni casi si è deciso d’interrarne parzialmente il corso», prosegue Filippini. Nel frattempo le cose sono cambiate. Le leggi attuali non permettono più di interrare corsi d’acqua e anzi si stanziano importanti fondi per riportare i fiumi alla luce del sole. «Avere un fiume interrato non è certo un vantaggio. Di questo purtroppo ci si è resi conto solo con il tempo. Alcune situazioni periferiche possono essere recuperate, ma in altri scenari, penso soprattutto ai centri urbani, la situazione è compromessa. A Mendrisio il Morée passa sotto Piazzale alla Valle, a Chiasso il Faloppia sotto un grande snodo ferroviario e a Pregassona il torrente Cassone è coperto da un’importante arteria stradale. Intervenire sarebbe davvero complicato per diversi motivi». Esempi a livello ticinese di corsi d’acqua riportati alla luce in ogni caso non mancano. «Nei pressi della scuola media di Giubiasco il torrente Vallascia è stato riportato a cielo aperto nel 2016. Si tratta di un recupero solo parziale, ma è già un buon risultato che la popolazione apprezza».

‘Controlli onerosi’

Ma quali sono i problemi che un fiume interrato può presentare rispetto ad uno a cielo aperto? «Sono diversi. Anzitutto quello della sicurezza, che all’occhio del pubblico può essere ignorato visto che non è visibile». Il riferimento è alle intemperie e alle piene osservate la scorsa estate. «Gestire un corso d’acqua interrato è un onere dispendioso per l’ente pubblico. I controlli devono essere fatti regolarmente per garantire funzionalità e sicurezza», continua il capoufficio. «Nonostante la capacità idraulica sia sufficiente anche in caso di grosse precipitazioni, a scadenza regolare e in ogni caso dopo importanti eventi di maltempo, bisogna controllare che la struttura non sia stata danneggiata e nel caso sistemarla. Rispetto a un fiume all’aperto manca quindi la possibilità di un controllo immediato e, all’occorrenza, la possibilità di un intervento immediato». Alcuni fiumi interrati, come ad esempio il Morée a Mendrisio, sono quindi dotati di accessi intermedi per permettere l’ispezione alla galleria e l’accesso per eventuali interventi di manutenzione. A occuparsene sono generalmente i comuni e in alcuni casi i consorzi di manutenzione, ma anche i proprietari privati.


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Laurent Filippini, a capo dell’ufficio cantonale fiumi e corsi d’acqua

‘Barriere per la natura’

Altro tema delicato è quello ambientale. I fiumi interrati sono una barriera artificiale per fauna e flora. «I corsi d’acqua costituiscono una rete preferenziale per la connessione del territorio per gli animali e le specie vegetali. Se “inscatolati”, perdono però tutto il loro valore naturale», illustra Filippini. «Si possono adottare delle misure, come lavorare sull’illuminazione delle gallerie e installare banchine laterali per il passaggio della piccola fauna, ma in tracciati di oltre 100 metri diventa un’operazione difficile. È sicuramente una perdita per la connessione nel territorio e la biodiversità ».

‘Manca la coscienza, ma c’è interesse’

Interrati ormai da diversi decenni, i fiumi interrati del Sottoceneri rischiano anche di finire dimenticati dalle nuove generazioni. «A Mendrisio, per esempio, non vi è la percezione che sotto sotto il cuore della Città scorre un fiume». Alcuni effetti di questa progressiva perdita di conoscenza si possono già vedere attraverso la toponomastica. «A Lugano la fermata del bus Genzana deve il suo nome al torrente che passa nel sottosuolo dell’omonimo quartiere, oggi integrato nel sistema di smaltimento delle acque. Stesso discorso per la piscina Valgersa di Savosa che prende il nome dal riale incanalato sotto il centro sportivo» dichiara il capoufficio. Gli ultimi anni hanno però visto un crescente interesse per i temi ambientali, anche da parte della popolazione, che sempre di più cerca l’accesso ai corsi d’acqua. «La sensibilità è cambiata e come autorità stiamo lavorando per valorizzare questi ambienti, anche in città».


I dati mostrano una situazione diversa tra Sottoceneri e Sopraceneri

L’esperto

Chi si è occupato di studiare la relazione tra fiumi e territorio è il geografo Claudio Ferrata, autore di diversi studi e libri che hanno al centro la tematica della cultura del territorio.

I fiumi una volta erano un elemento centrale nelle città. Come sono vissuti ora?

Il rapporto tra fiumi e città è sempre stato intenso e complesso. Molti centri si sono sviluppati partendo da siti fluviali, i quali permettevano di svolgere funzioni vitali. Pensiamo ad esempio all’artigianato o alla difesa. Altre volte però il fiume scorrevano ai margini delle città, in alcune occasioni per evitare i pericoli che l’acqua poteva comportare. A questo proposito il caso di Lugano e del Cassarate è interessante. Qui il corso d’acqua ha rappresentato per lungo tempo un margine per la città. In sua prossimità si era quindi collocata una attività indesiderata come il macello. Oggi nelle città post-industriali si assiste invece a un rinnovato incontro con le acque. La presenza delle rive è vista come una leva per promuovere nuove forme di sviluppo urbano. La trasformazione di quartieri industriali o portuali dismessi, ha creato nuovi waterfront qualificati dalla presenza di varie e attrattive attività come quelle culturali o residenziali.

Nella nostra regione i fiumi sono stati interrati intorno agli anni ’50-’60. Perché proprio in quel periodo?

Questo periodo corrisponde alla fase di avvio di quell’intensa urbanizzazione che ha toccato il Ticino. Questa ha portato con sé la necessità di conquistare nuovi spazi da destinare alle edificazioni, spesso sui fondovalle dove i fiumi potevano scorrere in libertà. Un controllo delle dinamiche idriche attraverso una rettificazione e contenimento dei corsi d’acqua sembrava allora la cosa più ragionevole. D’altra parte, il controllo della natura, la sua “correzione”, è iniziato ben prima e ha segnato tutta la modernità. Il termine “correzione” penso sia sufficientemente espressivo e ben restituisce la visione della natura che stava alla base di queste operazioni.


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Il Faloppia si interra sotto lo snodo ferroviario

C’è stata una differenza nella pianificazione del territorio, in materia di gestione delle acque, tra Ticino e resto della Svizzera?

La gestione delle acque risponde sia a una visione nazionale, ne parla anche la Costituzione, che regionale. Per certi aspetti l’attitudine di fronte a questo tema non si differenzia molto da cantone a cantone, se non per il tipo di problemi che possono variare in funzione delle condizioni territoriali. È vero che alcune regioni si sono mosse prima di altre. Si può ad esempio pensare all’imponente sistemazione idrica dello Seeland, tra i laghi di Neuchâtel, di Bienne, o di Morat. Ma si può pure ricordare la bonifica del Piano di Magadino. Penso comunque che la differenza, più che geografica, sia storica: l’attitudine nei confronti delle acque è molto diversa se si considerano gli interventi della modernità o i momenti che l’hanno seguita.

Non c’è il rischio che interrando un fiume si dimentichi un elemento centrale della nostra storia?

Molte operazioni hanno cancellato, o perlomeno nascosto, molti tratti fluviali riducendo la complessità del territorio e la sua biodiversità. naturale. Nell’urbanistica contemporanea, alle reti idriche viene attribuito un importante valore di strutturazione del territorio. Oggi non è più possibile avviare un progetto dimenticando questa dimensione. Le acque non sono più viste come qualcosa da dominare ma come una entità da valorizzare e con la quale collaborare. Questo emerge anche del recente Piano direttore comunale di Mendrisio, denominato “Una città in riva al fiume”.

Lugano, si vuole aprire il Cassarate ai cittadini

In tutto il territorio di Lugano ci sono circa 88 chilometri di riali naturali (68 km semi-naturali, incanalati e intubati, mentre 20 km scorrono sotto le aree urbane). Queste cifre fotografano la situazione dopo le aggregazioni del 2008 e stanno per essere aggiornate. Intanto, a livello pianificatorio, è stata ratificata una variante e sono stati individuati i riali con potenziale di recupero e valorizzazione ecologica. Il Municipio sta lavorando per adeguare il Piano regolare alla nuova legge federale sulla protezione delle acque e alla relativa ordinanza. Il cambiamento di paradigma principale introdotto considera il corso d’acqua non più come un elemento naturale da cui proteggersi, bensì un elemento del territorio da valorizzare e, se possibile, da rendere fruibile alla popolazione. Muovono da queste premesse i contenuti della variante di Piano regolatore nella quale sono stati definiti gli spazi riservati ai corsi d’acqua (Srca), approvata dal Municipio nel 2016, dal Cantone due anni dopo e, in seguito alla pubblicazione degli atti, dal Consiglio comunale il 29 novembre del 2021. Gli obiettivi della nuova legge mirano, a medio-lungo termine, ad assicurare un sufficiente spazio naturale ai corsi d’acqua e garantire una capacità di deflusso, di valorizzazione e di fruibilità pubblica delle sponde. La variante pianificatoria non prevede delle linee di arretramento dal corso d’acqua entro le quali non si può costruire, ma definisce un corridoio, cioè una superficie, che tiene in considerazione il costruito esistente.


Il riale Ligaino al centro di un progetto di riqualifica

Dalla carta alla realizzazione

Un esempio concreto dell’attuazione delle norme della nuova legge è rappresentato dal progetto cantonale di riqualifica del fiume Cassarate che è stato suddiviso in due settori, uno nel comparto del Nuovo quartiere di Cornaredo, e l’altro che corre fino alla foce. A Pregassona bassa, all’altezza del Dog Park di Bozzoreda, è prevista una piazza sul fiume e verrà rimesso a cielo aperto il riale Ligaino che nasce sulle pendici del monte Boglia ed è intubato da via Terzerina. «Siamo a livello di progettazione. La realizzazione, una volta espletate le procedure, potrebbe avvenire a partire dall’anno prossimo. La piazza sul fiume è proprio un intervento che mira, tramite delle gradonate, a rendere accessibile il Cassarate ai cittadini e verranno create una pista ciclabile e dei sentieri. Un intervento che nei periodi di piena aiuta il deflusso delle acque con una piattaforma di sosta fitness park e pump track per bambini», spiega Roberto Bianchi della Divisione servizi spazi urbani.
Il progetto che riguarda la parte del fiume che va dallo stadio fino alla Foce si basa sui medesimi concetti. Si cercherà di allargare l’alveo del fiume e di renderlo fruibile: all’altezza dell’ospedale Italiano si vuole creare un parco giochi fluviale, anch’esso con gradinate, e una nuova passerella sopraelevata, per garantire la sicurezza idraulica, in caso di piena secolare. L’utenza potrà così accedere al Cassarate. Verrà pure eliminato il selciato posato sul letto del fiume e si cercherà di ricreare un ambiente idoneo alla fauna ittica. All’altezza dl campus est Usi Supsi, una gradinata, un camminamento lungo il fiume e una nuova passerella.

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