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Popolazione

Cervelli in pensione e in fuga, chi farà funzionare il Ticino?

Carlo Marazza (ti-Press)

Il pensionamento in massa dei nati del baby boom porterà grosse carenze su mercato del lavoro, mancheranno ad esempio tanti medici. Le sfide con l'avvocato Carlo Marazza


I nati nel periodo del ‘baby boom’ (negli anni sessanta) si stanno avviando verso la pensione. E sono davvero tanti. Basta un colpo d’occhio alla piramide della popolazione 2018 (vedi grafico di Elio Venturelli), per capire che mancherà una base solida di persone attive.

Questo significa che Svizzera e Ticino dovranno affrontare grosse sfide nei prossimi dieci anni: possibili squilibri intergenerazionali, più anziani e dunque più costi della salute, una ridefinizione del finanziamento di Avs e secondo pilastro, ecc. Si fanno meno figli, sempre più giovani lasciano il Ticino per i motivi professionali e più della metà della popolazione attiva si avvia verso la pensione. «I nostri sistemi di sicurezza sociale sono stati concepiti in un mondo diverso, si finanziano soprattutto col lavoro salariato, se la massa salariale e reddituale ristagna o diminuisce c’è un problema di finanziamento al quale la politica deve rispondere. Bisognerà esplorare nuove vie. Per Avs e secondo pilastro, stiamo parlando di cifre attorno ai 100 miliardi di prestazioni all’anno», spiega Carlo Marazza, l’uomo delle assicurazioni sociali in Ticino. L’avvocato ha diretto per 30 anni l’Istituto delle assicurazioni sociali, il centro di competenza ticinese in materia di sicurezza sociale per assicurati, aziende e istituzioni. Avs, invalidità, prestazioni complementari, disoccupazione, assegni familiari, assicurazione malattia, prestazioni cantonali sono stati il pane quotidiano per Marazza.

Su questo trend demografico si innesta anche la pandemia e i suoi drammatici effetti sull'economia, sul mercato del lavoro, che si iniziano ad intravvedere. Ci saranno anche contraccolpi sulle assicurazioni sociali che garantiscono alla Svizzera solidarietà e stabilità? 

Quali sono le sfide future per le assicurazioni sociali, dunque Avs, cassa malati, secondo pilastro?

Abbiamo questi fattori principali: la popolazione che invecchia, un mondo sempre più digitalizzato, un mercato del lavoro in piena trasformazione e un Ticino regione di frontiera. Si fanno meno figli. La vita si è allungata. Quest’ultima è una conquista significativa che porta con sé delle criticità: il finanziamento dei sistemi pensionistici, di quelli sanitari e la messa sotto pressione del contratto sociale tra le generazioni. I giovani pagano molto di più di quanto costano al sistema sanitario e devono essere solidali con gli anziani. Per il secondo pilastro, che si finanzia a capitalizzazione (quasi 900 miliardi capitalizzati nel 2017), il rendimento dei capitali e l’aumento della speranza di vita contano molto. Il primo pilastro garantisce invece una forte redistribuzione dei redditi. Il secondo no; non è il suo scopo. Il finanziamento trasversale attuale, per un importo di circa 7 miliardi all’anno, dagli assicurati attivi ai pensionati nel secondo pilastro è una criticità. La diminuzione dell’aliquota di conversione comporterebbe un’ulteriore diminuzione della pensione obbligatoria per gli attivi. Per il comparto sovraobbligatorio l’adeguamento è già in atto. Attualmente a livello parlamentare ci si pone anche la domanda se gli utili della Banca nazionale, generati grazie agli interessi negativi, non debbano essere trasferiti a favore del secondo pilastro. Inoltre l’invecchiamento comporterà una carenza di forza lavoro qualificata.

Conseguenze del Covid-19?

Purtroppo, a tutto ciò, si è aggiunta la pandemia Covid-19 con tutte le sue conseguenze a medio e lungo termine che non siamo ancora in grado di circoscrivere. In che misura la pandemia influenzerà le mega tendenze, soprattutto quelle attinenti le forme di lavoro, con gli aspetti etici sociali e tecnologici, lo sviluppo economico sostenibile e la globalizzazione? Che ne sarà nei prossimi anni della creazione di ricchezza e della sua redistribuzione?

Tante domande e poche risposte. Un punto è certo, tanta gente uscirà insieme dal mercato del lavoro, con quali conseguenze?

In Ticino nei prossimi 20 anni avremo 28mila persone che entreranno nel mondo del lavoro e 76mila che ne usciranno. Ma c’è un altro dato che fa riflettere. In Ticino, tra 20 anni, la popolazione in età di pensione sarà più della metà di quella attiva. Gli over 65 anni rispetto alla popolazione attiva erano 18 su cento nel 1960, nel 2018 erano 35 su cento, nel 2040 saranno 56 su cento. A livello nazionale il trend è più contenuto.

Una bella sfida in un cantone dove 800 giovani l’anno vanno a lavorare altrove...

La sfida è se il Ticino riuscirà ad essere abbastanza attrattivo per far tornare i cervelli che partono,  perché ci serviranno proprio. In alcuni settori, come quello della ricerca, stiamo diventando più attrattivi, ma non basta, per essere concorrenziali con realtà economiche come ad esempio Zurigo.

Una carenza di forza lavoro che potrebbe mettere in grosse difficoltà la nostra economia?

In parte questa forza lavoro potrà venire dall’estero, in parte verrà compensata grazie alla digitalizzazione, ma la società e l’economia avranno bisogno di persone competenti. Gli over 55 di oggi sono molto formati. Tra 10 anni, molti di loro andranno in pensione, sguarnendo il mercato. Si dovrà trovare un modo per continuare a usufruire delle loro competenze. Ad esempio, tanti medici, nati nel baby boom, smetteranno la loro attività. Chi li sostituirà? Allo stesso tempo, servirà più personale infermieristico visto l’invecchiamento della popolazione. Questa era una necessità prima della pandemia. La stessa ha evidenziato l’importanza anche strategica, in termini di tutela della salute pubblica, del personale medico sanitario e socio sanitario possibilmente residente.


'Una soluzione potrebbe essere lasciar continuare a lavorare chi lo desidera con altri ritmi e ruoli. Così non andrebbero perse importanti competenze'. 


Aumentare l’età di pensionamento?

Non per forza, è una scelta politica. Una soluzione potrebbe essere lasciar continuare a lavorare chi lo desidera con altri ritmi e ruoli. Così non andrebbero perse importanti competenze. Diverse aziende già lo fanno. Anche il tasso d’attività delle donne, buono in Svizzera e un po’ meno in Ticino, potrà essere ancora incrementato con politiche per conciliare lavoro e famiglia.

Già oggi i premi di cassa malati sono una grande emergenza sociale. Li avremo ancora tra 10 anni, considerati gli squilibri intergenerazionali?

Dal 1996 ad oggi sono aumentati del 140% circa. I premi incidono effettivamente sempre più sul reddito disponibile di una famiglia. Con due figli maggiorenni agli studi, una famiglia paga circa 17mila franchi l’anno come premio medio incluse le franchigie opzionali e i modelli. Il ceto medio basso e non solo necessita dell’aiuto dei Cantoni e Confederazione per pagarli. Una fattura per il Ticino, considerati anche i premi per i beneficiari PC Avs/Ai, da quasi 320 milioni quest’anno. Siamo già in emergenza.

Anche l’Avs è sotto pressione, può immaginarsi una Svizzera senza Avs?

No, proprio no. È stata una grandissima conquista in un momento di crisi. Lunga vita all’Avs. Dal 1948, ogni terzo giorno feriale del mese (vale per la cassa cantonale di compensazione), ogni pensionato riceve l’Avs. In quanti Paesi è sempre così? L’Avs è un simbolo della Svizzera, funziona bene e va difesa a livello istituzionale e politico. I principi e valori dell’assicurazione, della solidarietà, del federalismo, del servizio pubblico la caratterizzano. Principi e valori che ci uniscono agli altri Cantoni. Un patrimonio che fa onore alla Svizzera e va sostenuto. Avs e secondo pilastro sono in fase di revisione (la revisione dell’AVS è in Parlamento e la procedura di consultazione sulla revisione della LPP è prorogata fino al 29 maggio), al fine di stabilizzare e consolidare per il prossimo decennio queste importanti assicurazioni sociali. L’evoluzione è rapida, dovremo fare adeguamenti abbastanza di frequente per le grosse assicurazioni sociali (l’Avs è dal 1997 che non riesce più ad adeguarsi seriamente). A maggior ragione a seguito di questa drammatica e dura esperienza della pandemia, che ci ha mostrato quali siano i rischi connessi con il ragionamento limitato al breve termine. E per investire sul lungo periodo occorre ragionare sul modello di società che vogliamo, ritenuto che non posso immaginare una Svizzera senza assicurazioni sociali, senza sicurezza sociale.

 

 

 

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