Carlo Reguzzi
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07.02.2017 - 16:500

Il Ps al governo: pubblicate il rapporto completo sull'attività dei giudici dei provvedimenti coercitivi

Fuori il rapporto (dati e commento) sull'attività dei gpc, i giudici dei provvedimenti coercitivi! Lo chiede il Partito socialista, che con un'interrogazione torna su uno dei temi in votazione popolare domenica prossima: la riduzione da quattro a tre del numero dei gpc, una delle misure di risparmio decise dal governo e dalla maggioranza del Gran Consiglio contro la quale il sindacato Vpod e la sinistra hanno lanciato con successo il referendum. In suo contributo apparso sulla 'Regione' del 27 gennaio, il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi sostiene, o meglio ribadisce che l'Ufficio giudiziario dallo scorso giugno, da quando cioè lavora con tre magistrati, dopo che il presidente dei giudici provvedimenti coercitivi Edy Meli ha optato per il pensionamento anticipato, continua a essere operativo “come sempre”. Ivo Durisch vuole però vederci chiaro. Gobbi, annota il capogruppo del Ps nell’interrogazione, “cita alcuni dati che afferma siano tratti delle statistiche annuali 2016 dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi. Immaginiamo che egli abbia preso dalle statistiche 2016 i dati che sono più funzionali alla sua tesi e che ne abbia tralasciati altri meno favorevoli. In ogni caso nessun parlamentare od organo d’informazione ha queste statistiche per poterle analizzare e confrontare con le affermazioni di Gobbi, il che non ci pare equo”. Al Consiglio di Stato Durisch chiede anzitutto come mai il direttore del Dipartimento sia “in possesso di tali statistiche, visto che il Rendiconto 2016 del Consiglio della magistratura e del settore giudiziario (potere giudiziario) non ci risulta ancora pubblicato e, forse, neppure trasmesso all’Esecutivo”. E poi un paio di domande pepate: “Cosa indica il commento scritto dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi che accompagna le statistiche 2016 che concernono la propria attività nel Rendiconto del Consiglio della magistratura?”. Questo commento “è tutto rose e fiori come indica il consigliere di Stato Gobbi nel suo articolo su 'La Regione' per giustificare la riduzione da 4 a 3 del numero dei giudici (sulla quale come noto il popolo ticinese vota il 12 febbraio 2017 a seguito di un referendum)?” Oppure il commento “avanza considerazioni di segno opposto, e per questo motivo non viene citato?”. Infine: per permettere al popolo ticinese “di essere informato in modo corretto e tempestivo” in vista del 12 febbraio, il governo, scrive Durisch, “intende chiedere al Consiglio della magistratura di rendere noto tale commento dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi prima della votazione?”
 

     

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