Davide Agosta
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27.01.2017 - 14:060

Giustizia, la separazione dei poteri secondo Pronzini

Le “questioni” poste dal procuratore pubblico dimissionario Nicola Corti “non possono assolutamente essere sottratte al dibattito politico, semplicemente invocando la separazione dei poteri”. Perché “le forme concrete con le quali viene amministrata la giustizia debbono interessare il potere politico che, per missione, ha il compito di vegliare e garantire proprio questa indipendenza. E qualora essa venisse minacciata sarebbe necessario e urgente un intervento dell’autorità politica”.  È quanto afferma il deputato Mps Matteo Pronzini in un’interrogazione al Consiglio di Stato con riferimento alla lettera, inviata poco prima di Natale al parlamento, nella quale Corti ha annunciato la  propria partenza dal Palanzo di Giustizia per il prossimo il 1° luglio, sollevando nel contempo dubbi su autonomia e indipendenza del Ministero pubblico e sulle modalità di conduzione dell'ufficio giudiziario (salvo poi precisare una settimana fa davanti al Consiglio della magistratura di non aver voluto gettare ombre sull'operato di colleghi). Dopo aver spiegato che cosa intende per separazione dei poteri, Pronzini riferisce, nell'atto parlamentare, di “alcuni fatti concreti, di cui sono stato casuale protagonista e testimone”. “In data 30 giugno 2016, per l’esattezza alle ore 10.53, inviavo per mail al Consiglio di Stato una interrogazione relativa alla Clinica Sant’Anna di Sorengo e, in particolare, alla sostituzione dei medici assistenti in sala operatoria da parte di infermiere strumentiste, denunciata dal settimanale Il Caffè – racconta il granconsigliere del Movimeneto per il socialismo –. Contemporaneamente, inviavo questa interrogazione al Ministero pubblico, chiedendo di verificare se vi fosse una rilevanza penale. Poche ore dopo quell’invio, così risulta, il Procuratore generale, John Noseda, contattava telefonicamente l’avvocato Edy Salmina, rappresentante legale della Clinica Sant’Anna, parte denunciata, e discuteva con lui della mia segnalazione (interrogazione). L’8 settembre 2016, la mia segnalazione al Ministero pubblico sfociava in un decreto di non luogo a procedere a firma dello stesso Procuratore generale Noseda (le ipotesi di reato vagliate erano quelle di truffa, esposizione a pericolo della vita o salute altrui e infrazione grave alla Legge sanitaria). A prescindere dal contenuto preciso della citata conversazione tra il Pg Noseda e l’avv. Salmina, sul quale se del caso mi riservo di ritornare, la circostanza non può non suscitare interrogativi sul funzionamento della giustizia”. Pronzini formula allora due domande al governo. La prima: “Il Consiglio di Stato può confermare che nell’avocare a sé il trattamento delle questioni da me sollevate nell’interrogazione del 30 giugno 2016, il Procuratore generale non sia andato oltre le sue competenze, soprassedendo alla prassi in vigore per l’attribuzione degli incarti sottoposti alla Procura?”. La seconda: “Il Consiglio di Stato reputa ammissibile che a poche ore dall’inoltro di una denuncia relativa a fatti la cui rilevanza penale non può essere esclusa a priori (tanto è vero che, per emanare il decreto di non luogo a procedere, si è dovuto far capo ad una perizia tecnica) – il procuratore generale contatti e si consulti con il legale della denunciata?”. Interrogativi che, secondo Pronzini, “necessitano, anche alla luce di quanto emerso negli ultimi giorni sul funzionamento della Giustizia in Ticino, risposte celeri e precise dell’autorità politica”. Ben difficilmente, aggiungiamo noi, il governo potrà rispondere ai quesiti del deputato Mps. Proprio perché vige la separazione dei poteri. Piaccia o non piaccia al parlamentare Pronzini.



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