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11.04.2016 - 08:300

Elezioni comunali, la Lega si espande nel territorio. Stamattina si riparte con i Consigli comunali

Nulla di fatto nelle città principali del cantone, là dove si votava, e in particolare a Lugano. Stessi rapporti di forza anche a Chiasso, Mendrisio e Locarno. Ma la Lega dei Ticinesi avanza, capillarmente, ovunque. Nel Sotto come nel Sopraceneri. E il Plr perde peso negli enti locali. Lo dicono i numeri, riferiti alle liste dei partiti (escluse dunque quelle civiche). I leghisti escono dalle urne con complessivamente 24 seggi in più, mentre i liberali radicali ne perdono ben 21. Perde anche la sinistra unita (nella circostanza anche con i Verdi): 6 seggi in meno. Stabile praticamente il Ppd che lascia sul terreno comunale 4 seggi. Solo un vincitore, dunque, per i grandi numeri. Poi, naturalmente, ogni singola realtà presenta sfumature e toni eterogenei.

La prima considerazione va fatta sulle quattro città al voto: Lugano, Locarno, Mendrisio e Chiasso. Se si guardano tutti i numeri del biennio elettorale (Cantonali, Federali e Comunali), si nota una certa stabilità per la Lega dei Ticinesi ed è questa la novità principale, perché in passato i leghisti hanno sempre perso parecchio terrenno nelle contese per gli enti locali dove tradizionalmente il movimento dei Bignasca faticava a trovare candidati autorevoli. Oggi non è più così. Non solo a Lugano, dove la media leghista oscilla sul 30 per cento pasando dal 29,4 ottenuto lo scorso anno per il Gran Consiglio, al 37,3% di ieri. In mezzo il 26,3 per cento delle elezioni per il Nazionale. Nel 2013, invece, sempre la Lega aveva preso alle Comunali il 35,5%. In importante rimonta il Plr, col voto di ieri (31,4%) dopo che, sempre nella città del Ceresio, era sceso al 26,2% del Gran Consiglio e al 22,3 per le Nazionali. Giusto per dire i due ‘rivali’ principali. Ppd e Ps restano costanti attorno al 13/14 per cento, con punte vicine o superiori al 20 alle Comunali.

Se altrove (vedi oltre Gottardo) nelle città prevale l’elettorato progressista, non si può dire altrettanto per i centi del Sottoceneri. Oltre alla già citata avanzata leghista (a Mendrisio è balzata al 20,1%, quattro anni fa era all’11,5), la sinistra fatica ovunque. Solo a Chiasso va oltre il 20, ma unicamente perché unita ai Verdi che qui nel 2012 erano attorno al 4%. Unica consolazione: la Lega, almeno per ora, non riesce ad intaccare il sindacato. Il fronte progressista sta meglio nel Sopraceneri (e non è una novità) come a Locarno dove il Ps è al 19 per cento e il Plr sale al 40,8% dopo il tonfo delle Cantonalie e Federali. Due parole sulle periferie. Il primo dato: salvo alcune eccezioni, il voto non si differenzia dalle città. Tiene però la ‘cintura azzurra’ di Lugano, con Massagno in testa. La Lega, in ogni caso, mette un piede un po’ dovunque. Si fa prima a dire dove non c'è.

«Si è chiuso un anno elettorale che ci fa dire che questo è veramente il nostro momento», commenta Claudio Zali, uno dei due consiglieri di Stato leghisti. Il risultato ottenuto alle Comunali 2016, sottolinea il ministro, «va al di là delle nostre più rosee aspettative: è un successo che non ci aspettavamo. Avanziamo nel Sotto, ma anche nel Sopraceneri». A Chiasso non avete però centrato l’obiettivo del sindacato... «Se è per questo abbiamo mancato anche il raddoppio a Mendrisio, ma una giornata non esce mai perfetta». Per quanto riguarda la città di confine, consiglierebbe a Roberta Pantani di andare al ballottaggio? «Ricordo una frase di Roberta: “Io non sono seconda a nessuno”. Ritengo che un pensiero lo farà senz’altro». Per stasera è in programma l’incontro dei ‘colonnelli’ del movimento per discutere del dopo Attilio Bignasca... «Per respingere le dimissioni di Attilio. Con un risultato elettorale del genere non si cambia certo allenatore! I ‘colonnelli’ ne hanno parlato oggi (ieri ndr.) in via Monte Boglia: abbiamo deciso all’unanimità di rifiutare le dimissioni di Attilio da coordinatore».

Le elezioni comunali in casa Plr. «Pensavo peggio, considerata la forza di Lega e Udc dopo le Federali e alla luce della loro decisione di presentarsi insieme in diversi comuni», sostiene Rocco Cattaneo. Il presidente liberale radicale è abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno: «Credo che in generale abbiamo tenuto. Se ci limitiamo ai centri, a Biasca siamo andati bene, a Locarno abbiamo fatto meglio di quattro anni fa e a Chiasso abbiamo comunque salvato il sindacato. Per quel che concerne Lugano, mi attendevo un risultato migliore. Tuttavia Michele Bertini, da soli due anni in Municipio, ha fatto una performance notevole: quanto a voti personali si è avvicinato a Borradori, Ed è un segnale incoraggiante per un partito come il Plr che sta conoscendo un importante rinnovamento generazionale. Insomma sono positivo». Si dichiara «soddisfatto» del risultato complessivo, in particolare con riferimento alle realtà urbane, anche il presidente del Ps Igor Righini: «A Lugano, a Chiasso e a Mendrisio abbiamo mantenuto i seggi in Municipio. E questo lo considero un buon punto di partenza per costruire con le forze progressiste e con i Verdi solide alleanze in vista dei prossimi appuntamenti elettorali».

Gli scenari cantonali, la maturità leghista e la caducità della sinistra

Un’elezione comunale non ha mai stravolto lo scenario politico cantonale. La premessa è necessaria. Valeva tempi addietro, quanto i poteri locali si consolidavano anno dopo anno, ma vale anche oggi seppur con scenari assai diversi. Perché se c’è un dato di quest’ultima tornata elettorale – Lugano a parte – che pesa sul futuro dei partiti ticinesi è senza ombra di dubbio la conferma della Lega come partito (o movimento, poco importa in questo senso) di governo non solo a livello cantonale, dove ha la maggioranza relativa, ma anche a livello locale dove ha conquistato diversi seggi (vedi articolo a pagina 2). Non siamo ancora a una vera e propria presa della Bastiglia, ma certo il consolidamento luganese in primis e l’avanzata soprattutto nel Sopraceneri non possono non avere un ruolo sul futuro di una ‘cosa’ che nacque venticinque anni fa come espressione di protesta arruffata ed anche un po’ cialtrona, e col tempo è riuscita – ’sta cosa – a diventare non solo un interlocutore politico credibile per una grossa fetta dell’elettorato ticinese, ma anche una forza di potere ormai inserita in tutti i gangli che il medesimo si è dato: dai vari livelli istituzionali, a quelli parapubblici.

Oggi, lunedì, i colonnelli della Lega dovrebbero ragionare anche sulla successione di Attilio Bignasca, il ‘conte zio’ (come lo chiamano affettuosamente i suoi) che da tempo segnala stanchezza. Del resto ha lasciato anche i ruoli istituzionali. Lo dice da tempo, ma sarà la volta buona? Riteniamo di no. In realtà Attilio è già oggi un coordinatore diviso a metà con la figlia Antonella, che non vuole uscire dall’ombra organizzativa e gestionale. È quest’ultima che, come si sarebbe detto una volta, traccia ‘la linea’ del partito poi gestito da una sinfonia polifonica, ovvero dai diversi leghisti che esercitano un ruolo istituzionale; sindaco e muncipali luganesi, come i due consiglieri di Stato. Antonella Bignasca, salvo colpi di scena, non vuole apparire a tutti gli effetti la leader della Lega. Ci sarebbe il cugino Boris, figlio di Giuliano, che però – mettiamola così – non è amatissimo dai colonnelli. Si tratta di far quadrare il cerchio, con il ‘brand Bignasca’ sovrastante (quasi un’icona) e sotto l’indispensabile armonia fra i ‘notabili’ istituzionali. È questa la vera sfida della Lega 2.0 che si appresta a diventare il partito di riferimento dei ticinesi. Un partito a tutti gli effetti gestito oggi da un ‘centralismo democratico’ di comunista memoria (italiana). Dove dentro si litiga, ma fuori non esce niente. E a decidere sono davvero in pochi. Per mandato familiare o ‘messianico’.

Tutta un’altra storia, invece, è quella che si profila in casa del Partito socialista, dopo che anche ieri si è confermata un’erosione sempre più costante del proprio elettorato e dei propri seggi negli enti locali (che non sono mai stati tanti). Come peraltro per l’intera sinistra, dove i Verdi non hanno più una propria chiara collocazione. Le elezioni comunali, tradizionalmente, non premiano chi è più fragile e dunque ha meno uomini al fronte, sul territorio. È però vero che in pochi anni tutte le posizioni acquisite dalla sinistra nei comuni si sono assottigliate. Certo, non s’è votato a Bellinzona dove Ps e compagni sono più forti, ma il risultato resta preoccupante. Perché conferma una tendenza. Per Ppd e Plr, infine, c’è materia di riflessione in vista del maggioritario in chiave cantonale. E questo perché la loro forza, soprattutto cittadina, si sta riducendo a vista d’occhio. In particolare nel Sottoceneri. Se nel 2019 si voterà il governo col maggioritario, Ppd e Plr dovranno decidere da che parte stare.

Aldo Bertagni, Andrea Manna e Chiara Scapozza

 

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