Ticino

Oggi, 09:092017-11-21 09:09:29
@laRegione

Argo1, Commissione al lavoro

È iniziata poco fa a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona la prima riunione della Commissione parlamentare d’inchiesta (Cpi) sulla gestione del settore dell’asilo, istituita due settimane...

È iniziata poco fa a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona la prima riunione della Commissione parlamentare d’inchiesta (Cpi) sulla gestione del settore dell’asilo, istituita due settimane fa dal Gran Consiglio ticinese per fare luce sul caso Argo 1. Dopo avere aperto le porte a telecamere e fotografi, la Commssione presieduta da Michele Foletti ha iniziato a lavorare. “I membri della Cpi rimarcano che l’attività della Commissione deve essere protetta tramite il riserbo più assoluto (art. 40 cpv. 4 LGC/CdS) e che si atterranno a questo principio fino al termine dei lavori commissionali.La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione del settore dell’asilo (Cpi).

Oggi, 08:022017-11-21 08:02:36
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Sabato potrebbe farsi rivedere la pioggia

Lo sappiamo... è solo martedì. Ma in molti stanno già organizzando il fine settimana. Proviamo a darvi un aiuto, almeno per quanto riguarda le previsioni del tempo. Il...

Lo sappiamo... è solo martedì. Ma in molti stanno già organizzando il fine settimana. Proviamo a darvi un aiuto, almeno per quanto riguarda le previsioni del tempo. Il bollettino di MeteoSvizzera indica che l'anticiclone sull'Europa resta stazionario e sarà in gran parte determinante per il tempo di tutta la Svizzera.

Oggi, martedì, sarà soleggiato, nonostante qualche annuvolamento esteso e le temperature massime arriveranno a 12 gradi. In Engadina questa mattina sarà nuvoloso, mentre in montagna sono annunciati venti moderati da nordovest.

Da domani a venerdì il tempo sarà generalmente soleggiato con temperature sugli 11-12 gradi. Sabato sarà invece coperto con precipitazioni sparse e 11 gradi. Le indicazioni per domenica parlano invece di una giornata soleggiata e ventosa; nelle Alpi sarà a tratti nuvoloso con deboli nevicate portate da nord.

Ieri, 16:492017-11-20 16:49:31
@laRegione

Rilevata la presenza di listeria, Migros ritira prosciutto cotto

Migros Ticino richiama preventivamente le confezioni di prosciutto cotto affettato, "da vendersi entro il 26.11.2017 e da consumarsi entro il 28.11...

Migros Ticino richiama preventivamente le confezioni di prosciutto cotto affettato, "da vendersi entro il 26.11.2017 e da consumarsi entro il 28.11.2017". Lo ha indicato la stessa azienda oggi in un comunicato. 

Dopo un controllo interno è infatti stata rilevata la presenza di listeria nel prosciutto cotto affettato. Migros Ticino ha sottolineato che "non si possono escludere del tutto eventuali rischi per la salute". Il supermercato ha quindi deciso di richiamare l’articolo andato in vendita in tutte le filiali.

L’azienda invita da subito i clienti a non più consumare il prosciutto interessato. "La listeria può avere ripercussioni sulla salute. In alcuni casi, il consumo del prodotto contaminato può scatenare sintomi analoghi a quelli dell’influenza (febbre, emicrania, nausea). Qualora si presentassero tali sintomi, si consiglia alle donne incinte e alle persone affette da un’immunodeficienza di rivolgersi a un medico", si legge nel comunicato. Se il prosciutto cotto affettato è stato cucinato al forno prima del consumo – ha dichiarato l'azienda –, non sussistono invece problemi, dato che eventuali batteri della listeriosi presenti nell’alimento vengono uccisi dal calore della cottura.

Gli articoli possono essere restituiti in qualsiasi filiale di Migros Ticino, ottenendo il pieno rimborso del prezzo di acquisto. L’azienda si scusa per l’inconveniente.

Ieri, 16:172017-11-20 16:17:00
Jacopo Scarinci @laRegione

Galline infette, abbattuti seimila animali

In una lunga e dettagliata conferenza stampa, questo pomeriggio il veterinario cantonale Tullio Vanzetti ha chiarito i dettagli del caso di contagio da sindrome di...

In una lunga e dettagliata conferenza stampa, questo pomeriggio il veterinario cantonale Tullio Vanzetti ha chiarito i dettagli del caso di contagio da sindrome di Newcastle che ha colpito un allevamento nei giorni scorsi.

L'allevamento si trova a Pazzallo, e il virus ha contagiato 6'000 animali. Le procedure per la loro soppressione e la disinfezione della struttura procedono veloci, con la collaborazione della Protezione civile e della Sezione militare della protezione della popolazione. Il veterinario cantonale, a più riprese, ha ribadito come l'uomo non sia minimamente in pericolo: né mangiando carne, né consumando uova, né entrando in contatto con il virus. Nessun pericolo quindi, anche se per sicurezza sono state approntate due zone (una di sicurezza del raggio di 3 chilometri, una di protezione con raggio di 10 chilometri) per assicurarsi che il virus, pericoloso solo per i volatili, non si propaghi.

Ieri, 14:252017-11-20 14:25:34
@laRegione

Il Sisa: sì a più borse di studio; no a regali fiscali ai ricchi

Riunito sabato a Lugano in assemblea, il Sindacato indipendente degli studenti e apprendisti (Sisa) ha discusso dell’agenda politica di questo...

Riunito sabato a Lugano in assemblea, il Sindacato indipendente degli studenti e apprendisti (Sisa) ha discusso dell’agenda politica di questo anno scolastico e di come rispondere alle crescenti sfide cui è confrontato il sindacato nella propria attività. Oltre a rimarcare l’importanza di condurre delle azioni di portata locale, coinvolgendo gli studenti e gli apprendisti nella lotta per migliorare le proprie condizioni quotidiane di studio e di lavoro, i presenti hanno esaminato alcune tematiche di valenza cantonale sulle quali porterà il dibattito politico nei prossimi mesi.

 L’Assemblea generale ha in primo luogo approvato la risoluzione 'Rafforziamo le borse di studio: teniamo a galla il Ticino!', in cui viene denunciato l’attuale quadro per la concessione degli aiuti allo studio, vittima negli ultimi anni di ripetuti attacchi condotti all’insegna del mantra neo-liberista delle 'casse vuote', e si stabilisce il lancio di una petizione con cui richiedere una riforma globale del sistema di erogazione di tali sussidi.

I membri presenti si sono inoltre espressi contro la riforma fiscale e sociale proposta dal Governo cantonale, della quale si critica il nuovo e ingiustificato regalo fiscale alle imprese e alle fasce più ricche della popolazione, la cui conseguenza saranno inevitabilmente minori entrate per lo Stato e ulteriori misure di risparmio a danno della scuola pubblica e delle prestazioni sociali a beneficio dei giovani e delle famiglie meno benestanti. Il Sisa si dichiara quindi a sostenere il referendum già annunciato da numerose organizzazioni partitiche e sindacali.

 Il consesso ha inoltre rinnovato le strutture interne del sindacato, eleggendo quale nuovo coordinatore Rudi Alves, studente al Liceo di Lugano 2, che verrà affiancato dal riconfermato coordinatore Zeno Casella, studente all’Università di Friborgo. I presenti e la segreteria del Sisa hanno infine ringraziato il coordinatore uscente Luca Robertini per il prezioso lavoro svolto negli ultimi anni.

19.11.2017, 17:462017-11-19 17:46:55
Cristina Ferrari @laRegione

Ritrovato senza vita a Vira, la moglie: 'Pensiamo a un malore'

Ha la voce rotta dall'emozione la moglie di Guido Schiari quando ci parliamo, nel tardo pomeriggio di oggi alla notizia del ritrovamento di suo...

Ha la voce rotta dall'emozione la moglie di Guido Schiari quando ci parliamo, nel tardo pomeriggio di oggi alla notizia del ritrovamento di suo marito: «Non me lo spiego. Era uscito ieri intorno alle tre per una passeggiata. L'abbiamo cercato in molti, e pensare che era vicino a casa. Guido l'hanno ritrovato già ieri in serata ma la Polizia ha voluto aspettare il riconoscimento ufficiale da parte di noi familiari. Pensiamo a un malore ma per la causa effettiva dobbiamo aspettare l'autopsia».

19.11.2017, 09:312017-11-19 09:31:51
@laRegione

Al via la 22esima operazione di Nez Rouge Ticino, che in dicembre viaggerà aiutando Bondo

Nez Rouge Ticino, per voce del suo presidente René Grossi, comunica che ha partire dal prossimo 1 dicembre saranno...

Nez Rouge Ticino, per voce del suo presidente René Grossi, comunica che ha partire dal prossimo 1 dicembre  saranno attivi i servizi di riaccompagnamento per chi non se la sentisse di guidare fino a casa, per qualsiasi motivo (stanchezza, medicamenti, alcool e altro). Verrà portato a casa il proprietario del veicolo, con la sua stessa auto, assieme ai suoi amici se sono sulla strada del rientro.

 Nez Rouge sarà attivo tutti i venerdi e sabato dalle 22 alle 2. Giovedi 7 dalle 22 alle 2. Il 31 dicembre dalle 24 alle 6.

 “Veniamo a prendervi in tutto il Ticino e nei Grigioni italiano e vi portiamo su tutto questo territorio – spiega Grossi – . La nostra centrale operativa come tutti gli anni sarà a Rivera, al centro Protezione civile. Quindi bisogna calcolare un certo tempo di attesa. Per usufruire del servizio, occorre telefonare allo 0800 802 208. Quest’anno la nostra associazione a deciso di devolvere 20 centesimi per ogni chilometro percorso durante il mese di dicembre a Bondo; quindi chi si farà riaccompagnare a casa dai nostri volontari contribuirà ad aumentare questo importo. La somma verrà consegnata alla sindaca del Comune della Bregaglia il 4 gennaio 2018. Ricordiamo inoltre che siamo sempre alla ricerca di nuovi volontari, chi volesse aiutare il prossimo una serata all’anno, può mandare una mail a info@nezrougeticino.ch oppure chiamare lo 079 740 00 41 dopo le 18 per ricevere tutte le informazioni del caso”.


19.11.2017, 08:282017-11-19 08:28:38
@laRegione

Malattia di Newcastle in un allevamento di galline

In un allevamento di galline ovaiole nel sud del Ticino è stato rilevato un caso di malattia di Newcastle; un morbo altamente contagioso per il pollame e per...

In un allevamento di galline ovaiole nel sud del Ticino è stato rilevato un caso di malattia di Newcastle; un morbo altamente contagioso per il pollame e per numerose specie di uccelli. Nel darne notizia, l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria specifica che per l'essere umano non c'è pericolo, neppure mangiando uova e carni degli esemplari colpiti. In ogni caso tutti i volatili presenti in azienda verranno abbattuti.

Il cantone sta adottando le misure necessarie per evitare che il virus si propaghi. È stata creata, attorno all'allevamento in cui è stato trovato il morbo, una zona di protezione e di sorveglianza.

18.11.2017, 08:072017-11-18 08:07:51
Simonetta Caratti @laRegione

Il Civico mantiene le Mas in chirurgia viscerale ma il prof. Rosso teme la serie B

In una competizione all’ultimo paziente, l'ospedale regionale di Lugano riesce a tenersi stretto il mandato federale per la...

In una competizione all’ultimo paziente, l'ospedale regionale di Lugano riesce a tenersi stretto il mandato federale per la chirurgia complessa a fegato, pancreas e retto. Ma il professor Raffaele Rosso, primario di chirurgia commenta:  ‘Se il privato continua a drenare pazienti, e li invia oltre Gottardo, si perderà il mandato’

A decidere i mandati per la chirurgia viscerale complessa di fegato, pancreas e retto è una pianificazione sovracantonale relativa alla Medicina altamente specializzata (Mas) che analizza i nosocomi svizzeri e valuta chi può fare determinate operazioni. Si concentra perché dove si fanno più interventi complessi diminuiscono complicazioni e mortalità. Questa regola d’oro dirige la politica sanitaria federale. Il Civico ce l’ha fatta dimostrando di avere numeri e competenze. Quale è la posta in gioco per la sanità ticinese e per il master in medicina ce lo spiega il prof. Raffaele Rosso, primario e capodipartimento chirurgia all’Ospedale regionale di Lugano dove è responsabile delle Mas. Per mantenere l’eccellenza in Ticino, dice, ci vuole un gioco di squadra o si rischia di finire in serie B.

Come ha fatto il Civico a mantenere questi mandanti che vengono decisi da una pianificazione nazionale? 

Abbiamo investito parecchio sia per avere chirurghi specialisti per ogni organo; sia in collaborazioni universitarie per avere tutor che ci aiutano ma non ci portano via i pazienti; sia implementando registri e tanto altro ancora. È stato un duro lavoro, la competizione è durissima ma alla fine abbiamo il mandato per la chirurgia complessa di fegato, pancreas e retto per i prossimi 6 anni. Ora però va mantenuto.

E per farlo ci vuole un gioco di squadra di tutta la sanità ticinese. Il gioco di squadra oggi non esiste? 

Questo è proprio il punto. Per mantenere il mandato dobbiamo avere un certo numero di pazienti, compito non facile in un cantone piccolo e ancora più difficile se il privato ci sfila i pazienti. Faccio un esempio: la Clinica Luganese ha appena reso pubblico l'ultimo accordo di una serie di collaborazioni (Hirslanden per cardiovascolare, Kssg a San Gallo per torace, Chuv per fegato e pancreas) con il ‘Clara Spital’ di Basilea per la chirurgia viscerale complessa, dove di fatto verrebbero operati pazienti ticinesi. Sparpagliando i casi su più strutture, e inviandoli fuori dal Cantone, si indebolisce l’intera sanità ticinese.

Il motivo? A Basilea ci sono chirurghi più bravi per la chirurgia viscerale complessa? 

È un ottimo centro per la chirurgia viscerale, fanno il maggior numero di interventi in Svizzera. Ma anche a Lugano abbiamo organizzato una ottima chirurgia viscerale, con vari esperti per ogni singolo organo. Non ci sarebbe motivo di lasciare il Ticino. Ma specialisti e cliniche continuano a stipulare collaborazioni strutturate con istituti per inviare i pazienti fuori cantone: tutto ciò incide sulla massa critica degli interventi in Ticino. Se si continua così nel cantone si farà solo una chirurgia minore. Anche la politica deve reagire.

Che cosa si aspetta da Dss e politica?

Che si pianifichi bene chi fa cosa, sapendo quale è la posta in gioco, superando vari campanilismi. Occorre far nascere un orgoglio medico ticinese per mantenere nel cantone queste competenze e non regalarle ad altri centri svizzeri. Qui la concorrenza è nazionale e serve essere uniti. Ma purtroppo non è così. Che cosa ci guadagna il paziente? Molto poco soprattutto negli interventi di chirurgia viscerale complessa. Chi è stato operato fuori cantone ed ha un’urgenza non va in clinica ma in un ospedale pubblico dove ci sono strutture adeguate. Spesso chi lo deve curare non sa che cosa ha subito. Talvolta è un bel problema.

E per la medical master school?

Se non manteniamo i numeri perderemo i mandati e tutti i pazienti dovranno spostarsi. Questo indebolisce anche la medical master school:  chi verrà ancora in Ticino se non si potrà più fare un certo tipo di medicina e negli ospedali non si troverà un substrato medico di qualità?

18.11.2017, 07:552017-11-18 07:55:49
Marco Marelli

Successore di Riina il superlatitante Messina Denaro? In Svizzera si cercano i soldi

Per la successione di Salvatore Riina gli inquirenti siciliani che si occupano di Cosa Nostra fanno il nome di Matteo...

Per la successione di Salvatore Riina gli inquirenti siciliani che si occupano di Cosa Nostra fanno il nome di Matteo Messina Denaro, ricercato dal 1993, lo stesso anno dell’arresto di Totò u curtu. Sarà lui, il super-latitante tra i responsabili delle stragi del 1993, a riprendere il vertice della mafia del terzo millennio? Era stato lo stesso capo dei capi ad “incoronarlo”. “Una persona responsabile ce l’ho e sarebbe Messina Denaro”, dice in un’intercettazione ambientale del settembre 2013 nel carcere di Opera. Il 30 ottobre 2013 Riina esprime giudizi e considerazioni negativi sull’ex ragazzo che aveva cresciuto: “È stato qualche 4 o 5 anni con me, impara bene, minchia, tutto in una volta... Si è messo a fare la luce... Fa luce. E a noi ci tengono in galera, sempre in galera, però, quando siamo liberi li dobbiamo ammazzare. Questo si sente di comandare, si sente di fare luce dovunque, fa pali per prendere soldi, ma non si interessa di...”. Intanto, il capo dei capi in pectore di Castelvetrano deve la sua libertà a pochissimi e fidati uomini di riferimento. Come il locarnese di nascita Domenico ‘Mimmo’ Scimonelli, boss di Partanna (Trapani), in carcere perché condannato a 17 anni per mafia. Scimonelli per i magistrati di Palermo è stato “l’uomo bancomat” di Messina Denaro, che avrebbe utilizzato carte di credito di banche di Lugano messe a disposizione del boss di Partanna. Ipotesi che in un recente filone d’inchiesta ha ripreso vigore dalle dichiarazioni di un nuovo collaboratore di giustizia.

Un filone d’inchiesta che nei giorni scorsi ha portato al sequestro di beni per oltre dieci milioni di euro a carico di Gianfranco Becchina, 78enne mercante d’arte, titolare sino al 2000 di una galleria d’arte a Basilea e di cinque box, dove erano custoditi 5’361 reperti archeologici trafugati dal più importante sito della Sicilia, quello di Selinunte, da tombaroli al servizio della famiglia di Castelvetrano, capeggiata dapprima da Giuseppe ‘Ciccio’ Messina Denaro e successivamente da suo figlio Matteo. L’inchiesta da cui è scaturito il sequestro milionario ripercorre trent’anni di indagini nei confronti di Becchina e di Messina Denaro uniti dagli interessi coltivati in Svizzera. Gli investigatori hanno accertato frequenti contatti tra l’utenza svizzera in uso a Becchina e i telefoni usati da Messina Denaro che sino al 2000 ha frequentato la galleria del mercante d’arte. Il sequestro dell’intero patrimonio immobiliare e societario di Becchina sarebbe da riferirsi anche ad elementi emersi nel corso dell’inchiesta del Ministero pubblico della Confederazione impegnato nella ricerca di conti correnti che, grazie a prestanomi, Messina Denaro avrebbe in Svizzera. Fra questi nomi ci sarebbe anche quello di una donna residente in Ticino.

18.11.2017, 07:402017-11-18 07:40:43
Andrea Manna e Chiara Scapozza

I correttivi di Ducry e Merlini: Più collaborazione con l'Ue e lavoro dei magistrati da facilitare

Intorno alla metà degli anni Ottanta, si era occupato fra l’altro, in veste di giudice istruttore cantonale...

Intorno alla metà degli anni Ottanta, si era occupato fra l’altro, in veste di giudice istruttore cantonale, della ‘Pizza connection’, inchiesta internazionale approdata anche all’aula penale di Lugano, su uno dei più grossi casi di droga, riciclaggio e mafia. Anni dopo aveva diretto le udienze, al Pretorio di Locarno, della Corte d’Assise di Caltanissetta, giunta in Ticino per sentire per rogatoria alcuni testi ticinesi nel quadro del processo in Italia per il fallito attentato all’Addaura a Giovanni Falcone: collegato in videoconferenza dal carcere di Ascoli Piceno, un silente Totò Riina. Era il 30 maggio del 2000. Jacques Ducry, un passato anche da giudice istruttore federale straordinario, è da alcuni anni attivo in politica. Ma la giustizia e quindi anche l’azione di contrasto alla criminalità organizzata restano temi a lui cari. «Per quanto riguarda la Svizzera – dice l’ex magistrato – bisogna anzitutto metter mano al Codice di procedura penale, che oggi è troppo burocratico, troppo garantista: occorre rivederlo per facilitare il lavoro dei magistrati. Così come occorre adeguare le comminatorie di pena, e qui parliamo del Codice penale, per il reato di crimine organizzato ma anche per il riciclaggio». Di più. «Per una lotta efficace contro la mafia e i suoi patrimoni e alcuni illeciti transnazionali come la corruzione e la frode fiscale, servirebbero – aggiunge Ducry – una sola procura europea, un’unica polizia giudiziaria europea (cosa che permetterebbe una risposta investigativa rapida), un tribunale europeo ad hoc e dunque una sola procedura penale europea con norme che agevolino sequestri e confische. A tutto ciò la Svizzera potrebbe partecipare con un trattato bilaterale con l’Ue». A sollecitare una ‘rete’ più solida è pure Giovanni Merlini, avvocato e consigliere nazionale Plr. «Riuscire a migliorare la collaborazione internazionale a livello di assistenza giudiziaria in materia penale è fondamentale – rileva interpellato dalla ‘Regione’ –. Anche facilitando le procedure, oggi ancora molto formali. Se si potessero rendere più snelle si guadagnerebbe tempo». Il Consiglio federale qualche correttivo sembra volerlo adottare. Come aumentare il massimo della pena per chi fa parte di un’organizzazione criminale, oggi fissato a cinque anni. «Fa ridere! Come partito avevamo chiesto come minimo di raddoppiarlo – ricorda Merlini –. È un passo dovuto anche per non diventare attrattivi come paese, visto che gli altri sono molto più severi. Non basta comunque aumentare il limite: occorre che i giudici facciano pieno uso del loro potere di apprezzamento nell’erogare le pene». E urge pure agevolare la persecuzione di questi reati «rendendo meno difficile l’onere della prova a carico degli inquirenti. Quando ci riusciremo diventeremo più efficaci».

18.11.2017, 07:302017-11-18 07:30:20
Andrea Manna e Chiara Scapozza

Morte del padrino, Del Ponte: 'Lo interrogai per quei soldi luganesi'

Quella trasferta di ventitré anni fa a Palermo la ricorda bene. «Interrogai Totò Riina nel 1994 al carcere dell’Ucciardone: avevamo trovato...

Quella trasferta di ventitré anni fa a Palermo la ricorda bene. «Interrogai Totò Riina nel 1994 al carcere dell’Ucciardone: avevamo trovato un bidone del latte vicino a Lugano con dentro circa due milioni di dollari e il pentito che ci permise di fare quella scoperta ci aveva detto che quei soldi erano di Riina. Per confiscare il denaro dovevo quindi sentirlo ed è per questo che mi recai in Sicilia», racconta, contattata dalla ‘Regione’, Carla Del Ponte, all’epoca procuratrice pubblica a Lugano, titolare di numerose inchieste per riciclaggio di denaro sporco in Svizzera, provento anche dei narcotraffici gestiti da Cosa Nostra. Inchieste che la portarono a collaborare strettamente con Giovanni Falcone. Una cooperazione con i magistrati palermitani che continuerà quando diverrà procuratrice generale della Confederazione. Il pentito di mafia. le cui rivelazioni condussero gli inquirenti alla scoperta nel gennaio ’94 di quel particolarissimo bidone del latte, nascosto da Cosa Nostra una decina di anni prima sul Pian Scairolo, era Salvatore Cancemi. Pare che i soldi derivassero dalla vendita di una partita di eroina negli Stati Uniti. Un milione e 800mila dollari sequestrati e, su istanza del Ministero pubblico, confiscati dal Tribunale penale. Più o meno 2,6 milioni di franchi finirono così nelle casse del Cantone. Signora Del Ponte, che impressione le fece ‘il capo dei capi’? Un’impressione negativa, in assoluto. Fu scortese, maleducato, violento nell’esprimersi. Si permise di alzare la voce: secondo lui stavo buttando via il mio tempo, perché non aveva niente da dirmi. Ero arrabbiatissima, ma mi trattenni. Alla fine di quel breve interrogatorio si scusò per il comportamento che aveva tenuto. Ovviamente non ammise nulla di quanto lei gli contestava... Non ammise nulla. E non provo alcuna pietà per la sua scomparsa. Pure dal carcere era lui a comandare Cosa Nostra. L’ex pp Bernasconi: non solo il 260ter A Berna, per rafforzare la lotta al crimine organizzato, si sta lavorando alla revisione dell’articolo 260ter del Codice penale svizzero. Quello che punisce la partecipazione (e sostegno) a un’organizzazione criminale. «Sono però indispensabili misure di accompagnamento come per esempio l’istituzione presso i Ministeri pubblici dei principali cantoni, come fatto a Zurigo, di un centro specializzato per il sequestro e la confisca del provento dei reati. Questa attività giudiziaria richiede infatti una specializzazione tutta particolare», annota l’avvocato e docente universitario Paolo Bernasconi, già procuratore pubblico: la ‘Pizza connection’ fu una delle tante inchieste di cui si occupò. «Coloro poi che sono chiamati, come magistrati o agenti investigativi, a interrogare persone accusate di terrorismo o di partecipazione a organizzazioni criminali, necessitano – aggiunge l’ex pp – di un’istruzione speciale e di soggiorni presso le Polizie di altri Paesi. In Svizzera operano non solo le mafie italiane, ma anche organizzazioni altrettanto potenti, come quelle di origine albanese o nigeriana dedite al traffico di stupefacenti e quelle dell’Europa orientale specializzate nelle truffe carosello a danno dell’erario dell’Ue». Per Bernasconi «efficace e urgente» è «il controllo preventivo sulle centinaia di società bucalettere, che, con la massima facilità, pregiudicati e faccendieri possono oggi costituire indisturbati in Svizzera, Ticino e Mesolcina compresi. Basterebbe una semplice norma dell’Ordinanza federale sul Registro di commercio: l’obbligo per gli ufficiali del Registro di iscrivere soltanto quelle società finanziarie e fiduciarie che dimostrano di avere ottenuto un’autorizzazione preventiva ad affiliarsi a uno degli organismi autorizzati di autodisciplina antiriciclaggio».

18.11.2017, 07:152017-11-18 07:15:08
Aldo Bertagni @laRegione

Scomparso ieri il 'papà della sanità tinese

È scomparso ieri Gianfranco Domenighetti, 75 anni, professore universitario in Economia sanitaria e promotore geniale della sanità ticinese. Conclusi gli studi in...

È scomparso ieri Gianfranco Domenighetti, 75 anni, professore universitario in Economia sanitaria e promotore geniale della sanità ticinese. Conclusi gli studi in economia all’Università di Friborgo, Domenighetti era entrato subito, nel 1969, nell’amministrazione cantonale a disposizione dell’allora Dipartimento delle opere sociali (oggi Dss). Si deve a lui l’opera di riflessione e organizzazione delle strutture sanitarie ticinesi, poi finite sotto l’Ente ospedaliero cantonale. Il messaggio governativo fulcro dell’importante rivoluzione nella gestione dei nosocomi risale al 1981, due anni dopo divenne legge. Ma non solo. È sempre Domenighetti, divenuto nel frattempo capo della Sezione sanitaria, che con Rossano Bervini, direttore del Dipartimento – succeduto a Benito Bernasconi –, promuove un’ampia campagna di prevenzione che farà del Ticino un cantone all’avanguardia in questo campo, quando ancora nessuno o quasi vedeva in Svizzera la necessità dell’intervento pubblico nell’educazione dei cittadini a una vita sana; in molti ricorderanno la campagna contro un’alimentazione ricca di grassi. «In questo è stato un vero precursore.

Tutto ciò che in Ticino riguarda la promozione della salute lo dobbiamo a lui, come nel campo della vigilanza» ricorda Giovanni Petazzi, collega di Domenighetti per lunghi anni in qualità di coordinatore del Dss e direttore della Divisione della salute. Domenighetti lascerà l’amministrazione cantonale nel 2006, dopo 37 anni, per raggiunti limiti d’età. Ma non abbandonerà mai la passione e l’impegno in un settore, quello della salute, che l’ha coinvolto per una vita intera anche come professore universitario (a Ginevra, Losanna e Lugano), nonché autore di numerose pubblicazioni scientifiche e titolare di diversi premi e riconoscimenti nel campo della ricerca. È stato pure consulente dell’Organizzazione mondiale della sanità e del Consiglio d’Europa. Negli ultimi anni non era mancata una sua riflessione critica contro un sistema che troppo spesso genera l’offerta sanitaria per motivi prettamente finanziari. Domenighetti ha lavorato con ben cinque consiglieri di Stato, l’ultima è stata Patrizia Pesenti: «Era un uomo geniale, di grande intelligenza» è il ricordo

18.11.2017, 07:102017-11-18 07:10:53
Erminio Ferrari @laRegione

Morte del padrino, il pm Ayala: l'attacco allo Stato fu un danno per Cosa nostra

Totò Riina impose a Cosa Nostra un mutamento di strategia epocale, forzando un attacco allo Stato, che procurò un danno enorme...

Totò Riina impose a Cosa Nostra un mutamento di strategia epocale, forzando un attacco allo Stato, che procurò un danno enorme alla mafia stessa. Giuseppe Ayala, pubblico ministero nel maxiprocesso del 1986, ricorda bene quell’epoca e ne dà questa lettura. Prima di Riina, spiega, «Cosa Nostra cercava l’invisibilità, l’accomodamento. Quando, nel 1971, fu ucciso il procuratore della repubblica Scaglione, il delitto parve talmente inspiegabile, che per anni furono gettate ombre sulla sua figura. Solo dopo molti anni, un processo stabilì che era morto per avere emesso un provvedimento nei confronti di Luciano Liggio». Il sangue, se si può dire così, scorreva piuttosto nei regolamenti di conti o nelle dispute tra clan. Finché «l’avvento di Riina e Provenzano, soprattutto del primo, introdusse l’omicidio come strumento ordinario di affermazione». In due direzioni: una nei confronti dello Stato «un elenco lunghissimo: nel 1979 Boris Giuliano, capo della mobile di Palermo; nel 1980 il presidente della regione Sicilia Piersanti Mattarella, e il procuratore della repubblica di Palermo Gaetano Costa; nel 1982 il generale Dalla Chiesa; nell’83 Rocco Chinnici» La seconda rivolta alla stessa Cosa Nostra: «L’uccisione, il 23 aprile 1981 di Stefano Bontade, capo della mafia palermitana, e pochi giorni dopo del suo sodale Totuccio Inzerillo, diede inizio alla cosiddetta “guerra di mafia”. Il disegno egemonico di Riina, come lo definì Giovanni Falcone, si compì al ritmo di 300 omicidi l’anno a Palermo». Una strategia che però espose la mafia alla risposta più decisa dello Stato: «Dissi una volta con ironia amara,– ricorda Ayala – che Riina era il membro occulto del pool antimafia. Se non avesse scatenato la sua guerra, non avremmo avuto i primi pentiti. Buscetta non si sarebbe sognato di collaborare con la giustizia se non gli fossero stati ammazzati due figli, il genero, il fratello e il nipote. La sua vendetta si consumò parlando con Falcone. Sostenevo l’accusa, allora, e posso dire che senza le deposizioni di Buscetta, il maxiprocesso difficilmente avrebbe avuto l’esito straordinario che ebbe. Riina alla mafia fece un grosso danno». Un Riina, la cui figura di contadino incolto, rozzo, contrasta anche con l’immagine un po’ oleografica di una mafia insediata in certe baronie del latifondo, che invita “vossignorie” a bere un caffè... «Potremmo infatti metter a confronto le due figure: Bontade e il suo carnefice. Bontade era un personaggio che frequentava la buona borghesia palermitana, aveva una dimora in cui ricevere ospiti riveriti, era quel tipo di mafia che Riina spazzò via, cominciando con il suo omicidio. L’avvento dei “viddani”, come i palermitani definivano spregiativamente i contadini, cambiò tutto». E come definirebbe Ayala la dimensione umana della lotta alla mafia condotta dal pool? «Intanto ricordo l’ammonimento di Falcone: qualunque cosa accada, nessuno finisca nella sindrome del reduce. Ma credo che quel gruppo sia irripetibile, forti com’erano la lealtà, la fiducia totale, l’amicizia, la fratellanza. E Nino Caponnetto a farci da “padre”. Io sostenevo l’accusa sulla base delle loro straordinarie istruttorie, e posso dire di avere sempre portato il risultato a casa». E per quello definitivo, quanto occorrerà attendere? «Ricorro ancora a Falcone. La mafia, disse, è un fenomeno umano, e come tale destinata a finire. Sono d’accordo e spero di esserci quel giorno, anche se, a 72 anni, temo che il tempo a disposizione non sia più tantissimo».

17.11.2017, 19:162017-11-17 19:16:28
laRegione Ticino

Abusi o maltrattamenti a scuola, il Decs: 'Segnalare sempre negli appositi luoghi'

Un apposito sportello in ogni scuola professionale e media superiore, a cui studenti e apprendisti possano rivolgersi per...

Un apposito sportello in ogni scuola professionale e media superiore, a cui studenti e apprendisti possano rivolgersi per denunciare abusi o maltrattamenti? Alla richiesta del Sindacato indipendente degli studenti e apprendisti (Sisa), il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, in una nota, ha ribadito la propria sensibilità alle preoccupazioni espresse, ribadendo la "piena disponibilità e intenzione a proseguire l’importante lavoro già in atto volto a tutelare nella maniera migliore possibile tutte le persone in formazione in Ticino". Il Decs ha pure ricordato ad allievi ed apprendisti di tutte le età la possibilità, in ogni momento, di discutere, segnalare o chiedere informazioni volte a gestire eventuali situazioni problematiche di qualsiasi natura e gravità sorte in ambito scolastico o extrascolastico sfruttando canali esistenti, quali i docenti di classe, per quanto concerne la scuola dell’obbligo, e gli appositi spazi di consulenza - messi a disposizione con la collaborazione con il Servizio medico psicologico - previsti per le scuole medie superiori.

17.11.2017, 17:192017-11-17 17:19:49
laRegione Ticino

Ecco dove saranno i radar mobili la settimana prossima

Ecco dove saranno posizionati i radar mobili per il controllo della velocità la prossima settimana in Ticino. Da lunedì 20 a sabato 26 novembre compresi nel...

Ecco dove saranno posizionati i radar mobili per il controllo della velocità la prossima settimana in Ticino. Da lunedì 20 a sabato 26 novembre compresi nel Distretto di Leventina saranno installati a Giornico e Faido; in Riviera a Cresciano e Biasca. Nel Distretto di Bellinzona i radar saranno a Lumino, a Sant’Antonino e a Cadenazzo. Nel Distretto di Locarno: a Minusio, Muralto, Locarno, Verscio, Porto Ronco, Brissago, ad Ascona e Golino. •Bedano, Comano, Tesserete, Molinazzo di Monteggio, Ponte Tresa, Cureglia, Magliaso, Agno, Bioggio, Manno, Gravesano, Lugano, Breganzona, Rivera a Taverne sono invece i territori scelti nel Distretto di Lugano. Nel Distretto di Mendrisio le località sono: Novazzano, Balerna e Morbio Inferiore. La Polizia cantonale ricorda chee la velocità elevata permane una delle maggiori cause di incidenti, con esiti pure gravi
e/o letali, si rinnova l’invito ai conducenti a rispettare i limiti a tutela della propria incolumità e di quella degli altri utenti della strada.

17.11.2017, 12:072017-11-17 12:07:26
@laRegione

Scuola, molestie e maltrattamenti, il Sindacato Studenti denuncia: 'numerose segnalazioni'

"Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (Sisa) - si legge in un comunicato diffuso oggi - ha appreso...

"Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (Sisa) - si legge in un comunicato diffuso oggi - ha appreso con sconcerto la notizia dell’inchiesta concernente dei presunti abusi sessuali commessi da alcuni funzionari del Dipartimento del territorio a danno di un apprendista ivi impiegato (preceduti da ulteriori molestie di cui sarebbero stati vittima alcuni altri tirocinanti). Tale vicenda va inserita, a nostro modo di vedere, in un più ampio dibattito sul tema dei maltrattamenti subiti da studenti o apprendisti e commessi dai propri docenti o formatori: nelle ultime settimane numerose sono infatti le segnalazioni giunte al sindacato circa situazioni di questo genere. In seguito alla accusa di un gruppo di genitori, anche all’interno del Liceo cantonale di Mendrisio è sorta infatti una polemica su questa questione, con repliche pubbliche di docenti e di studenti."

Non solo molestie

"Senza voler entrare nel merito dei casi concreti, di cui non conosciamo i particolari, ci sembra importante formulare alcune riflessioni su tale cruciale questione. È infatti innegabile che esista un problema, peraltro più volte denunciato dal Sisa, nel comportamento di alcuni insegnanti o maestri di tirocinio, che si rendono colpevoli di umiliazioni, maltrattamenti, accanimento personale, mobbing, insulti, minacce, e chi più ne ha più ne metta. Non si deve naturalmente fare di tutta l’erba un fascio (la maggioranza degli operatori scolastici e professionali lavora infatti con grande impegno e passione), ma non si può nemmeno chiudere gli occhi di fronte all’evidenza: un professore che dice ad un suo allievo che nella vita non potrà mai andare oltre il grado di inserviente presso Mc Donald’s, portandolo alle lacrime di fronte al resto della classe, non può – a nostro avviso – rimanere impunito."

E ancora: "Va anche considerato come per molti studenti non sia per nulla evidente farsi avanti per reclamare giustizia, tanto presso il docente o il formatore stesso quanto presso i genitori o la direzione (scolastica o aziendale che sia): la timidezza, la paura di non essere preso sul serio o di incappare in ulteriori ritorsioni, il senso di inadeguatezza accentuato da simili intimidazioni possono costituire degli ostacoli insormontabili in casi simili.

Creare uno 'sportello maltrattamenti'

 "Per risolvere tale problematica - prosegue il comunicato - è secondo noi necessario dotarsi di strumenti sistematici che possano prevenire delle simili situazioni. Il Sisa richiede quindi al Dipartimento dell’Educazione (Decs) di studiare l’introduzione di un apposito sportello in ogni scuola professionale e media superiore, cui gli studenti e gli apprendisti possano rivolgersi per denunciare abusi o maltrattamenti ma che funga anche da canale di mediazione tra le vittime da un lato e i docenti, il dipartimento e il sindacato dall’altro."

"Ad essere incaricata di questo servizio (ben differente da un semplice sostegno psicologico) dovrebbe essere - secondo Sisa - una persona con conoscenze sia di carattere pedagogico che giuridico, che conosca il sistema scolastico ma che non ne sia parte integrante (onde evitare dannosi coinvolgimenti con coloro sul cui operato dovrebbe vigilare), che possa dare informazioni agli allievi sui propri diritti e che organizzi regolarmente degli incontri di gruppo con gli studenti per raccoglierne le testimonianze e discutere dei loro problemi quotidiani."

In attesa di una risposta, "il Sisa ricorda la presenza di un proprio sportello per raccogliere le segnalazioni di studenti e apprendisti per sostenere le vittime nella denuncia delle molestie subite (piccole o grandi che siano). Per contattare tale servizio è possibile inviare un’email all’indirizzo sindacatosisa@gmail.com"

17.11.2017, 07:132017-11-17 07:13:03
Chiara Scapozza @laRegione

Asta targhe, un successo il sito del Cantone

Sono solo numeri. Eppure per molti hanno un valore difficile da stimare: c’è chi per sei cifre tutte uguali da sistemare sulla macchina è pronto a sborsare 35mila franchi...

Sono solo numeri. Eppure per molti hanno un valore difficile da stimare: c’è chi per sei cifre tutte uguali da sistemare sulla macchina è pronto a sborsare 35mila franchi (TI 888’888). Ma c’è anche chi si “accontenta” di una bella combinazione che semplicemente “suona bene” e se la porta a casa per 200 franchi. Così a cinque mesi dall’apertura del nuovo servizio online che permette di acquistare le targhe per automobili e moto il Cantone ha già incassato la bellezza di 767mila franchi: poco meno di 600mila dalle aste (ne sono state aperte 90) e 188mila dalla vendita di targhe a prezzo fisso.

Il successo del sito

 

Dopo l’attenzione suscitata dall’asta inaugurale l’interesse per il nuovo sito della Sezione della circolazione è stato costante. «Sì, l’incasso è buono e sono soprattutto i dati di accesso al sito a testimoniare l’apprezzamento dell’utenza – commenta Francesco Maltauro, responsabile del servizio immatricolazioni della Sezione della circolazione –. Abbiamo registrato più di 100mila visualizzazioni nel giro di cinque mesi, con una permanenza media dell’utente sulla pagina di tre minuti e mezzo». Che sono davvero tanti, nella realtà digitale e rapidissima del web, dove è tutto un clic e via. «Considerato che si tratta di un commercio tutto sommato di nicchia il risultato è decisamente soddisfacente. Il modulo dell’asta delle targhe è tra le pagine più visitate del portale dell’amministrazione pubblica». L’interesse per i numeri di targa ha radici molto lontane nella realtà ticinese.

Targhe a prezzo fisso

 

C’è chi preferisce affidarsi alle cifre riportate sulla placca anziché tentare di riconoscere il viso del conducente, quando per strada incrocia un’auto familiare a cui dedicare un saluto. Fino a poco tempo fa per potersi aggiudicare una combinazione particolare occorreva avere le giuste conoscenze... Oppure i soldi, che permettevano di chiudere le aste dei numeri più ‘in’. È così? «Sicuramente l’apertura del servizio online ha democratizzato l’accesso – risponde Maltauro –. In particolare grazie alla vendita delle targhe a prezzo fisso, che permette di acquistare un numero ad un prezzo ragionevole. Magari un numero che era appartenuto a qualcuno in famiglia. Nel nostro cantone c’è questa tradizione di passarsi la targa di generazione in generazione». Numeri che per tutti gli altri non vogliono dire nulla, a noi ricordano l’arrivo rumoroso della vecchia auto del nonno. Oppure ci sono quelle che fanno il botto, come ad esempio la 1967, anno di nascita di chi oggi festeggia i 50. Un bel regalo.

Soldi per i cittadini

«Noi ragioniamo sui numeri che mettiamo in vendita, nell’ottica di massimizzare l’incasso – conclude Maltauro –. Incasso che torna in qualche modo ai cittadini». Una buona parte infatti è utilizzata per finanziare i programmi cantonali di prevenzione ‘Strade sicure’ e ‘Acque sicure’, mentre il restante finisce nelle casse cantonali. A beneficio di conti in pareggio. Alla luce dei risultati ottenuti durante la fase di avviamento del progetto, il Dipartimento delle istituzioni ha confermato il calendario di 6 aste mensili – con una riduzione a tre durante il periodo estivo – con una durata di 10 giorni, sempre fra il mercoledì e la domenica della settimana successiva; di regola in ogni asta saranno battute 2 targhe, sia per auto sia per moto. Per quanto riguarda invece i numeri a prezzo fisso, continueranno a essere costantemente offerti online 10/20 numeri, con prezzi compresi fra 200 e 800 franchi; il rinnovo dei numeri ha una cadenza settimanale, a seconda del ritmo delle vendite. Il ‘negozio’ si trova qui.

17.11.2017, 06:202017-11-17 06:20:00
Jacopo Scarinci @laRegione

A Friborgo in piazza anche gli studenti ticinesi

C’erano anche molti ticinesi in piazza a Friborgo la settimana scorsa. Assieme ai loro compagni, hanno protestato contro l’aumento delle tasse universitarie. Gli...

C’erano anche molti ticinesi in piazza a Friborgo la settimana scorsa. Assieme ai loro compagni, hanno protestato contro l’aumento delle tasse universitarie. Gli svizzero-italiani sono quasi il 10% degli iscritti all’ateneo e «molti sono stati compatti, parte attiva nella protesta», dice raggiunto dalla ‘Regione’ Zeno Casella dell’Unione gaudenti associati (Uga) di Friborgo. «Un aumento di 180 franchi a semestre porta molti studenti a dover pagare l’equivalente di un altro affitto o abbonamento del treno. Son tanti soldi – insiste il membro dell’Uga attivo anche nel Sindacato indipendente studenti e apprendisti (Sisa) –, infatti la protesta è nata dal basso, portando in piazza più di 600 persone, non solo studenti». Gli fa eco Damiano Pasquali, membro dell’Associazione generale degli...

16.11.2017, 16:342017-11-16 16:34:28
@laRegione

Uva Merlot, poca ma buona

Non ci sono più le stagioni di una volta. Dalla percezione retorica popolare – alzi la mano chi non l’ha detto almeno una volta – alla realtà dei fatti, come ben racconta il bilancio della...


Non ci sono più le stagioni di una volta. Dalla percezione retorica popolare – alzi la mano chi non l’ha detto almeno una volta – alla realtà dei fatti, come ben racconta il bilancio della Sezione dell’agricoltura del Dfe a proposito dell’annata viticola 2017, un settore che rappresenta una fetta non indifferente dell’economia agricola ticinese; il solo valore della vendemmia di quest’anno, tanto per dire, ammonta a ben 23 milioni e 200mila franchi, in calo (il 12,4 per cento in meno rispetto alla media decennale) ma pur sempre importante, se poi si considera tutto ciò che in Ticino gira attorno al Merlot. I cambiamenti climatici, dunque, sempre più determinanti sull’andamento delle vendemmie a sud delle Alpi e quella di quest’anno ha registrato una sensibile riduzione del prodotto (pari al 13,3 per cento di Merlot) sempre rispetto alla media decennale, ma – come sempre in queste circostanze – una buona qualità delle uve raccolte grazie a una gradazione media (riferita a tutte le uve Merlot tassate) di 21,6 Brix il che vuol dire superiore alla media degli ultimi dieci anni attestata a quota 21. Meno uva, dunque, ma buona il che fa sperare per la relativa vinificazione; il Merlot viene messo in vendita due anni dopo la vendemmia a prescindere dal trattamento in cantina. La meteo, dunque, arbitro e giudice della qualità e quantità. Si è iniziato con un germogliamento precoce in primavera – per il sole e il caldo – salvo poi subire la gelata nelle notti del 19 e 20 aprile che ha causato danni di varia entità a dipendenza della posizione dei vigneti; problemi seri sono stati registrati sull’intero territorio cantonale e in particolare nelle zone pianeggianti. La stima dei danni effettuata dalla Federviti – precisa la nota della Sezione dell’agricoltura – varia dal 20 all’80 per cento per una superficie complessiva di circa cento ettari. La fioritura è dunque apparsa in anticipo, ma il mese di luglio assai secco ha ridotto le dimensioni degli acini. Precoce anche la maturazione delle uve in anticipo di due settimane rispetto al 2016 e di una rispetto al 2015. Il caldo e l’assenza di umidità hanno dunque ridotto la quantità raccolta (e tassata) di Merlot che si è fermata a 48’750 quintali.