Svizzera

13.10.2017, 10:552017-10-13 10:55:32
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Centro anti-estremismo di Winterthur, in un anno 48 consulenze (e tre casi segnalati alla Polizia)

In un anno di attività il centro di prevenzione dell’estremismo creato dalla città di Winterthur ha prestato...

In un anno di attività il centro di prevenzione dell’estremismo creato dalla città di Winterthur ha prestato 48 consulenze. I suoi responsabili hanno tracciato oggi un bilancio positivo del primo anno d’attività. Di tutti i casi trattati soltanto tre hanno richiesto l’intervento della polizia.

Il bisogno di informazioni in ogni caso è costante, sottolinea in una nota il direttore Urs Allemann, precisando che la struttura continuerà a garantire un accesso "a bassa soglia" per chiunque abbia domande in relazione all’estremismo o alla violenza.

Creato sulla scia delle notizie legate alla moschea An’Nur e ai diversi giovani – almeno 5 secondo varie fonti – partiti da Winterthur per andare a combattere nei ranghi dell’Isis, il centro dipende dal Dicastero dell’educazione. Si avvale di specialisti esterni ed è a disposizione in particolare degli istituti scolastici, come pure dei cittadini che cercano informazioni.

12.10.2017, 14:452017-10-12 14:45:00
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Tribunale federale: i comuni possono contestare il riconoscimento di paternità

I comuni possono contestare un riconoscimento di paternità sospettato di essere abusivo: il Tribunale federale (TF) lo ha deciso...

I comuni possono contestare un riconoscimento di paternità sospettato di essere abusivo: il Tribunale federale (TF) lo ha deciso oggi nel caso di un bimbo nato diversi mesi dopo il divorzio da un’unione considerata come un "matrimonio bianco" dal comune in cui è domiciliato il padre.

In simili circostanze, sia il comune di attinenza del padre – nel caso in esame Winterthur (ZH) – che il comune di residenza possono contestare il riconoscimento di paternità, hanno sentenziato i giudici, secondo cui non è necessario per questo confrontare gli interessi del bambino con quelli della collettività pubblica.

Il caso sul quale la Corte suprema si è pronunciata in seduta pubblica oggi riguarda un bambino riconosciuto dall’ex marito della madre, una kosovara. Grazie alla cittadinanza elvetica del figlio, la madre ha conservato il diritto di rimanere in Svizzera dopo il divorzio.

A causa dell’opposizione del padre, che ha rifiutato di sottoporsi ad un test del DNA, non è stato finora possibile contestare il riconoscimento di paternità, che le autorità sospettano di essere abusivo: la Corte suprema zurighese ha infatti escluso la possibilità di costringere il padre ad effettuare il test.

In seguito alla decisione dei giudici federali, il Tribunale distrettuale di Winterthur dovrà ora tentare di stabilire la filiazione genetica del bambino ordinando, se necessario, al padre di sottoporsi ad un test della saliva.

12.10.2017, 14:132017-10-12 14:13:49
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Svitto, condanna con la condizionale per la teleferica precipitata

Il manovratore della teleferica di Innerthal (SZ), precipitata nell’agosto del 2013 provocando la morte di due turisti, è stato condannato a una...

Il manovratore della teleferica di Innerthal (SZ), precipitata nell’agosto del 2013 provocando la morte di due turisti, è stato condannato a una pena pecuniaria con la condizionale. Nel sinistro avevano perso la vita marito e moglie, mentre la loro bambina di 16 mesi era rimasta gravemente ferita.

Il Tribunale distrettuale di March (SZ) ha ritenuto l’uomo, un tedesco sulla settantina, colpevole di duplice omicidio colposo e lesioni colpose, ha indicato oggi la corte. Questi aveva fatto salire sulla teleferica la famiglia, nonostante fosse inadatta al trasporto di persone.

All’imputato è stata inflitta un sanzione di 180 aliquote giornaliere da 20 franchi l’una, sospese per un periodo di due anni. Dovrà inoltre versare diverse decine di migliaia di franchi per torto morale ai parenti delle vittime.

Il Ministero pubblico richiedeva una condanna anche per l’altro accusato, il datore di lavoro dell’impiegato, uno svizzero sulla quarantina. Il tribunale ha però scagionato l’alpigiano.

L’incidente era avvenuto il 3 agosto 2013, quando la benna dell’impianto che collega il Wägitalersee all’alpe Bärlaui si era staccata circa 900 metri dopo la partenza a monte, finendo nel ripido bosco sottostante da un’altezza di 30 metri. Nella disgrazia erano morti un 38enne svizzero e sua moglie, una 31enne con doppia nazionalità canadese ed egiziana, a cui era stato permesso di salire nel cassone di legno.

La coppia non ha avuto scampo, finendo in una parete rocciosa e riportando ferite letali, mentre la bimba è stata salvata dai rami e dalla sterpaglia, in grado di bloccare lo zaino portabebè in cui si trovava prima che si schiantasse sulle pietre.

Gli inquirenti hanno stabilito che la teleferica non presentava difetti tecnici e che l’incidente è da far risalire a una manipolazione sbagliata dell’addetto, poco esperto. A causa di questo errore, il cassone, scendendo verso valle a una velocità sempre maggiore, ha oscillato e colpito un pilone intermedio, prima di cadere nel vuoto. (Ats)

12.10.2017, 12:042017-10-12 12:04:00
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Altopiano, nuovi radar per seguire gli uccelli

Sull’Altopiano svizzero sono stati installati tre nuovi radar per seguire la migrazione degli uccelli. Gli apparecchi, collocati a Winterthur (ZH), Sempach (LU) e...

Sull’Altopiano svizzero sono stati installati tre nuovi radar per seguire la migrazione degli uccelli. Gli apparecchi, collocati a Winterthur (ZH), Sempach (LU) e Epeisses (GE), consentiranno alla Stazione ornitologica svizzera di migliorare le conoscenze sulla ripartizione di questi animali sul territorio.

Il 90% degli uccelli che transitano nei cieli svizzeri sono migratori notturni, si legge in una nota odierna. I nuovi radar permetteranno di quantificarli e forniranno l’opportunità anche ai visitatori della stazione, che ha sede a Sempach (LU), di seguire in diretta il percorso dei volatili.

In base ai primi studi emerge che il flusso migratorio sull’Altopiano si condensa fortemente nella regione di Ginevra, dove le catene montuose del Giura e delle Alpi formano un imbuto. I nuovi strumenti andranno a completare ciò che già viene fatto: sin dalla fine degli anni Sessanta gli ornitologi dell’Alta Savoia (F), in collaborazione con i colleghi svizzeri, contano i passaggi dei rapaci provenienti dall’Altopiano svizzero. (Ats)

12.10.2017, 11:362017-10-12 11:36:00
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Incinta dopo una relazione-lampo? Forse ti conviene non lavorare

Per una donna non sposata che rimane incinta, anche dopo una relazione-lampo, può essere economicamente interessante smettere di lavorare: è una...

Per una donna non sposata che rimane incinta, anche dopo una relazione-lampo, può essere economicamente interessante smettere di lavorare: è una delle conseguenze della nuova normativa sul mantenimento dei figli.

Per i padri divorziati le nuove disposizioni in vigore dal primo gennaio 2017 non cambiano praticamente nulla: gli oneri non aumentano, spiega l’avvocato Remo Gilomen in un’intervista pubblicata oggi dalla Weltwoche. "Diversa è invece la situazione per i padri celibi: per loro le nuove regole comportano un netto peggioramento, non possono più defilarsi così facilmente come prima".

I padri non sposati devono coprire non più solo i costi concreti del figlio: possono anche essere obbligati a finanziare la perdita di guadagno della madre. Questo obbligo è indipendente dalla durata del rapporto di coppia. Le nuove norme hanno come base il diritto del bambino all’accudimento: la relazione fra i genitori non ha più alcuna importanza.

"Questo significa che il padre che ha avuto una relazione anche molto breve con la madre del bambino – magari solo per una notte – può sottostare agli stessi obblighi di mantenimento di colui che è rimasto per anni in concubinato", afferma Gilomen.

Per stabilire se la donna può lasciare il posto di lavoro per dedicarsi al nascituro i tribunali si orientano al modello esistente prima della separazione. Se entrambi i membri della coppia, durante la relazione, lavoravano il giudice non accetterà probabilmente che il genitore abbandoni il suo impiego. Ma se la nascita comporta grandi cambiamenti e uno dei genitori deve investire molto più tempo per l’accudimento del bambino la situazione cambia: in tal caso l’altro genitore deve passare alla cassa.

Secondo l’esperto per una donna che dopo una conoscenza passeggera rimane incinta "può essere effettivamente economicamente interessante" dedicarsi interamente al bambino, soprattutto se il padre guadagna bene. Se per contro quest’ultimo ha pochi soldi e il suo reddito non è sufficiente per entrambi la madre dovrà trovarsi un lavoro, spiega l’avvocato.

Il legislatore non ha fissato importi precisi per i contributi di accudimento: secondo Gilomen alcuni giuristi sono favorevoli a un massimo di 3000 franchi, ma in certi casi questa cifra potrebbe essere troppo bassa. Ancora non risolto è inoltre il quesito relativo ai tempi del mantenimento. Finora il Tribunale federale ha ritenuto che una donna divorziata sia tenuta a lavorare almeno al 50% solo da quando il più giovane dei figli ha raggiunto l’età di dieci anni. Vi sono però dubbi riguardo alla possibilità che questa regola possa essere mantenuta.

Nell’articolo in cui affronta il tema la Weltwoche descrive le novità entrate in vigore quest’anno come una "mezza rivoluzione a livello di diritto di famiglia", passata però un po’ sotto silenzio. "Molti padri celibi si rendono conto solo adesso di quello che significa e di quanto caro sia il ruolo di chi mantiene", afferma Oliver Hunziker, esponente del Verein für elterlichen Verantwortung (Associazione per la responsabilità genitoriale), citato dal settimanale.

Stando al periodico zurighese la regola 10/16 (alla madri si può chiedere di assumere un impiego al 50% con figli di 10 anni e al 100% quando hanno 16 anni) potrebbe avere i giorni contati. L’approccio in questione stride infatti con quanto vale nel campo dell’assistenza – alla madre che alleva i figli da sola viene chiesto di svolgere un’attività lucrativa già a un anno dall’ultima nascita – e con regolamentazioni meno generose all’estero. (Ats)

12.10.2017, 09:142017-10-12 09:14:00
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Prevenzione: sì all’etilometro blocca-motore

A protezione di tutti gli utenti della circolazione stradale, le persone cui è stata revocata la licenza di condurre a tempo indeterminato per guida in stato di...

A protezione di tutti gli utenti della circolazione stradale, le persone cui è stata revocata la licenza di condurre a tempo indeterminato per guida in stato di ebbrezza dovrebbero poter guidare solo con un etilometro blocca-motore. È quanto ha deciso il Parlamento nel 2012 nell’ambito di Via sicura. Questa misura non sarà tuttavia più attuata. Un grave errore, ritiene l’upi, Ufficio prevenzione infortuni, poiché avrebbe permesso di evitare ogni anno fino a 60 feriti gravi e 5 vittime mortali nella circolazione stradale.

L’etilometro blocca-motore impedisce alle persone in stato di ebbrezza di guidare la loro automobile. Prima dell’avvio del motore occorre soffiare in un tubicino e se viene rilevato dell’alcol nell’espirato, il mezzo non va in moto. Si tratta di una misura decisa dal Parlamento nell’ambito di Via sicura, ma che finora non è mai entrata in vigore.

Una sua applicazione avrebbe consentito di tutelare gli utenti della strada dagli autori di infrazioni gravi cui è stata revocata la licenza a tempo indeterminato per guida in stato di ebbrezza e che dopo una terapia nonché una valutazione positiva possono nuovamente mettersi al volante. Il blocco avrebbe per lo meno evitato che lo facessero sotto l’influsso dell’alcol.

Invece, questo provvedimento sarà nuovamente tolto dal pacchetto Via sicura. Una pessima idea, secondo l’upi. Da una stima effettuata dall’Ufficio prevenzione infortuni nel 2012, quando è stato avviato Via sicura, emerge che con questa semplice misura, affiancata dai programmi di riabilitazione nella circolazione stradale, ogni anno ci sarebbero fino a 5 vittime mortali e circa 60 feriti gravi in meno. Infatti, sembra che i conducenti con valori alcolemici estremamente elevati non riescano o non vogliano attenersi alle disposizioni prescritte. Poiché refrattari alle campagne di sensibilizzazione e alle sanzioni, con il loro comportamento mettono a rischio sé stessi e gli altri utenti della strada.

Recentemente, l’Ufficio federale delle strade USTRA ha formulato obiettivi quantitativi per le cifre d’incidente nella circolazione stradale: entro 2030 il numero di morti stradali dovrà scendere a 100 e quello dei feriti gravi a 2500; un risultato che potrebbe essere raggiunto solo attuando in modo coerente le misure decise con il pacchetto Via sicura, e certamente non lasciando da parte quelle più promettenti come l’etilometro blocca-motore.

Evento informativo a Berna

Il 17 ottobre 2017, a Berna si riuniranno degli specialisti per discutere l’argomento «Etilometro blocca-motore: una misura praticabile ed efficace?». Occasione in cui saranno fornite informazioni di prima mano sulle esperienze della Svezia e dell’Austria con i programmi che prevedono l’impiego di etilometri blocca-motore, e in uno scambio diretto tra specialisti e istanze decisionali sarà discussa anche la questione su come introdurre questa misura in Svizzera. I rappresentanti dei media, gli specialisti interessati e i partner dell’upi sono invitati a partecipare il 17 ottobre 2017, dalle 10.00 alle 13.00, presso l’upi, Hodlerstrasse 5a, 3011 Berna. Iscrizioni: u.hofstetter@bfu.ch

 

11.10.2017, 17:262017-10-11 17:26:47
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Vita da ambasciatore: i ticinesi Kessler e Regazzoni fanno le valigie e volano a Parigi e Pechino

Due diplomatici ticinesi sono coinvolti dall'avvicendamento nelle ambasciate di Svizzera a Roma e Parigi. Il...

Due diplomatici ticinesi sono coinvolti dall'avvicendamento nelle ambasciate di Svizzera a Roma e Parigi. Il ticinese Giancarlo Kessler, attualmente ambasciatore nella capitale italiana, è stato nominato oggi dal Consiglio federale quale ambasciatore straordinario e plenipotenziario e capo della delegazione svizzera presso l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) a Parigi. Al posto di Kessler subentrerà Rita Adam, attualmente ambasciatrice a Tunisi.

L’attuale ambasciatore a Parigi, il ticinese Bernardino Regazzoni, si trasferirà invece a Pechino quale rappresentante della Confederazione nella Repubblica popolare cinese. Al posto di Regazzoni, il governo ha nominato Livia Leu Agosti, al momento delegata del Consiglio federale agli accordi commerciali.

11.10.2017, 16:342017-10-11 16:34:22
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Colpi di pistola e tre feriti in moschea a Zurigo: 'ma non aveva intenzioni anti-islamiche'

No, non aveva "nessuna intenzione anti-islamica" il 24enne che il 19 dicembre 2016 ha esploso diversi colpi di...

No, non aveva "nessuna intenzione anti-islamica" il 24enne che il 19 dicembre 2016 ha esploso diversi colpi di pistola in un centro islamico di Zurigo, ferendo tre persone, e si è in seguito tolto la vita. Così almeno ha concluso il Ministero pubblico zurighese. Per altro, ha aggiunto in un comunicato, "non è emerso nessun indizio che faccia pensare a possibili complici o committenti".

Dall’inchiesta è peraltro emerso che lo sparatore aveva problemi psichici e si interessava di occultismo e di satanismo. Il procedimento penale nei suoi confronti è stato archiviato lo scorso 27 settembre. Il giorno prima della sparatoria, il 24enne – un cittadino svizzero originario del Ghana – aveva già ucciso a colpi di pugnale un conoscente suo coetaneo in un parco giochi di Zurigo-Schwamendingen. L’uomo aveva precedenti per reati minori e gli inquirenti erano riusciti a identificarlo sulla base delle tracce del Dna ritrovate nel parco, ma quel lunedì la polizia non era riuscita a rintracciarlo.

Nel tardo pomeriggio era poi arrivata la notizia della sparatoria nel centro islamico, situato nelle vicinanze della stazione di Zurigo e frequentato perlopiù da fedeli del Maghreb, della Somalia e dell’Eritrea. Poco più tardi, il corpo senza vita del 24enne è stato ritrovato in riva al fiume Sihl. Il giovane si è sparato con la stessa pistola con cui all’interno del luogo di culto ha ferito due cittadini somali di 30 e 35 anni e un 56enne svizzero. Due di loro avevano riportato lesioni gravi.

11.10.2017, 16:172017-10-11 16:17:09
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Frana nel canton Uri, nessuna speranza di trovare in vita i due dispersi

Non vi sono più speranze di ritrovare in vita i due uomini di 26 e 62 anni, entrambi abitanti nel canton Uri, travolti da una frana ieri...

Non vi sono più speranze di ritrovare in vita i due uomini di 26 e 62 anni, entrambi abitanti nel canton Uri, travolti da una frana ieri pomeriggio mentre stavano lavorando a una strada di montagna in territorio di Unterschächen. Lo scoscendimento aveva interessato anche una terza persona, che era però riuscita a liberarsi e a lanciare l’allarme: soccorsa, era stata poi ricoverata in ospedale dalla Rega.

«Ogni minuto che passa si riducono le speranze», ha affermato il comandante della polizia urana in una conferenza stampa a Erstfeld. Nel cantone la tragedia è molto sentita, ha aggiunto. I famigliari delle due persone che mancano all’appello stanno ricevendo sostegno psicologico. La strada in questione è uno sterrato che collega Ruosalp e Alplen, due zone molto discoste a rispettivamente 1'500 e 1'900 metri di altitudine in fondo alla Bisistal, una valle che ha la sua origine nella Muotatal svittese. Nel punto dell’incidente la carreggiata è scavata direttamente nella roccia, nel fianco della montagna.

Il movimento di massi ha interessato da 1'500 a 2'000 metri cubi di materiale. Stando a quanto indicato dal responsabile dell’intervento di polizia, Ruedi Huber non è chiaro dove si trovino esattamente i due uomini travolti dai detriti. Attualmente si sta ancora mettendo in sicurezza la zona sovrastante la frana. Solo dopo che questo lavoro sarà finito si potrà proseguire nella ricerca: ci vorrà una settimana. Al momento dell’incidente il terzetto stava eseguendo interventi di brillamento e di perforazione della roccia.

11.10.2017, 15:312017-10-11 15:31:28
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Braccialetto elettronico per “pedinare” gli stalker. Il Consiglio federale rivede la legge a favore delle vittime

Introdurre il braccialetto elettronico, migliorare il coordinamento fra autorità e...

Introdurre il braccialetto elettronico, migliorare il coordinamento fra autorità e rivedere le disposizioni sull’archiviazione di una procedura penale. Sono alcune delle misure che il Consiglio federale ha proposto oggi di introdurre nel diritto penale e civile per aumentare la protezione delle vittime di violenza domestica e stalking.

L’esecutivo ha deciso di intervenire sulla base di una valutazione delle norme vigenti e in risposta a diversi interventi parlamentari. Malgrado gli sforzi intrapresi per combattere questi fenomeni, negli ultimi anni non si è infatti assistito a una diminuzione dei casi, rileva l’esecutivo in una nota ripresa dall'Ats.

Fra i punti deboli della legislazione attuale emersi nelle perizie, figurano alcuni aspetti del diritto processuale, ma anche la difficoltà di far applicare misure di protezione decise dal giudice. Per questo il governo propone l’introduzione nel Codice civile di una base legale che consenta di ordinare la sorveglianza elettronica di una persona, tramite braccialetto geolocalizzato. L’entrata in contatto con la vittima non può essere evitata, ma questo metodo può fornire le prove che l’autore è tornato a più riprese nei pressi del domicilio della vittima.

Per eliminare ulteriori ostacoli a livello civile, il Consiglio federale propone che le spese processuali non siano più addossate alle vittime. Il giudice comunicherà inoltre la sua decisione a tutti i servizi competenti per la protezione o l’esecuzione delle misure, in modo da migliorare il loro coordinamento. A livello penale, è previsto un nuovo disciplinamento della sospensione o dell’abbandono di un procedimento per lesioni semplici, vie di fatto reiterate, minacce o coazione nei rapporti di coppia. La decisione sulla prosecuzione non dipenderà più unicamente dalla volontà della vittima – che in alcuni casi può subire pressioni dall’imputato – ma anche dall’autorità penale.

11.10.2017, 15:252017-10-11 15:25:14
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Attacco di un lupo su un alpe grigionese: 17 pecore morte

Diciassette pecore sono morte in seguito all’aggressione di un lupo sull’alpeggio di Stürfis, a Maienfeld (GR). Cinque animali sono stati uccisi dal...

Diciassette pecore sono morte in seguito all’aggressione di un lupo sull’alpeggio di Stürfis, a Maienfeld (GR). Cinque animali sono stati uccisi dal predatore, mentre per gli altri dodici è stato necessario ricorrere all’eutanasia a causa delle ferite riportate in seguito ai morsi.

L’alpeggio è controllato da pastori, ma non ha nessuna protezione specifica per le greggi. Se la strage avvenuta nella notte tra domenica e lunedì sia opera di uno o più lupi non è ancora chiaro, ha dichiarato al giornale locale "Prättigauer und Herrschäftler" Hannes Jenny, dell’Ufficio per la caccia e la pesca del Cantone dei Grigioni. Poco chiara è anche l’origine dei predatori. Non si tratta dei lupi del Calanda, perché Maienfeld è fuori dal loro territorio. Ma potrebbe trattarsi di un discendente.

Si è di fronte a uno degli attacchi più importanti degli ultimi tempi in quanto a numero di animali uccisi. Tuttavia, secondo Jan Boner, del Centro di formazione e consulenza agraria Plantahof, per un alpeggio senza misure di protezione per il bestiame l’evento rientra nella normalità. Con circa 1’500 pecore al pascolo, l’alpeggio di Stürfis è uno dei più grandi sulle Alpi grigionesi. Una protezione per il bestiame in quella zona, conclude Boner, era in preparazione, ma “il lupo è stato più veloce, è stata sfortuna”, ha commentato.

(Ats)

11.10.2017, 15:072017-10-11 15:07:40
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Grounding di Swissair, creditori ancora in attesa. Il tribunale non concede a Sabena pretese per 2,3 miliardi

Non sono ancora state regolate, a 16 anni di distanza, tutte le vertenze finanziarie relative...

Non sono ancora state regolate, a 16 anni di distanza, tutte le vertenze finanziarie relative al grounding di Swissair, il maggior fallimento aziendale in Svizzera: il tribunale d’appello di Zurigo, in una recente sentenza, ha deciso che i liquidatori della compagnia belga Sabena dovranno rinunciare a gran parte delle loro pretese.

Swissair, nel 1995, è entrata nel capitale azionario di Sabena, all’epoca già fortemente indebitata, con una partecipazione del 49,5%, mentre il 50,5% è rimasto sotto il controllo dello Stato belga. Il matrimonio è durato poco: nel 2001 la holding SAirGroup è infatti fallita, trascinando con sé Swissair e Sabena.

Da allora sono state liquidate centinaia di società facenti capo al gruppo: secondo indicazioni del curatore del fallimento Karl Wüthrich ai creditori sono state riconosciute pretese finanziarie comprese tra 15 e 20 miliardi di franchi, di cui 382 milioni a favore di Sabena. Troppo poco, secondo i liquidatori della compagnia belga, che dalla massa fallimentare hanno preteso ulteriori 2,38 miliardi a copertura dei danni provocati da SAirGroup, che non ha rispettato gli accordi conclusi, riguardanti in particolare l’acquisto di nove Airbus.

Sabena ha chiesto di essere ammessa nella graduatoria dei creditori, in cui vengono elencate, divise in tre classi, le rivendicazioni delle parti lese. I creditori delle prime due classi, tra cui dipendenti, casse pensione e assicurazioni sociali, sono nel frattempo stati rimborsati. Rimangono invece parzialmente inevase le richieste della terza classe, ossia fornitori, obbligazionisti, banche e partner commerciali, tra cui Sabena.

Secondo la recente sentenza del tribunale superiore zurighese, che ha confermato una precedente decisione del tribunale distrettuale, i belgi non riceveranno i 2,38 miliardi richiesti: i giudici hanno infatti riconosciuto risarcimenti supplementari per soli 28 milioni, versati sotto forma di dividendo (18,5%) sulla massa fallimentare. Wüthrich ha fatto sapere che Sabena non impugnerà la decisione presso il Tribunale federale e la sentenza è quindi da considerarsi definitiva. Per il curatore si tratta di un grande passo avanti, che consentirà di procedere con i pagamenti ai creditori rimanenti. 

Wütrich non è stato in grado di dire quanto tempo ci vorrà prima che SAirGroup venga completamente liquidata. La maggior parte dei casi ancora pendenti potrebbero essere regolati nei prossimi due anni.

(Ats)

11.10.2017, 15:002017-10-11 15:00:00
Chiara Scapozza @laRegione

Ecco il 10 franchi nuovo di zecca: mostra la Svizzera per la sua “capacità organizzativa”

Organizzati, rispettosi del tempo e soprattutto delle sue scadenze. A quest'insieme di “caratteristiche svizzere...

Organizzati, rispettosi del tempo e soprattutto delle sue scadenze. A quest'insieme di “caratteristiche svizzere” alludono gli elementi grafici della nuova banconota da 10 franchi, presentata stamane dalla Banca nazionale elvetica.

“La banconota da 10 franchi mostra la Svizzera sotto l’aspetto della capacità organizzativa. L’elemento principale è il tempo cronologico”, si legge nel sito della Banca. Gialla ma più piccola di quella attuale, la nuova banconota sarà in circolazione dal 18 ottobre. È la terza, dopo quelle da 50 e da 20 franchi, delle sei banconote della
nuova serie.

Serie incentrata sulla “Svizzera nei suoi molteplici aspetti”, con i “motivi marcanti” grafici presenti su tutte le banconote della mano e del globo. 

Dagli attacchi del direttore d'orchestra alla precisione della rete ferroviaria

Le mani, invero, sulla nuova banconota presentata stamane sono due: la destra regge una bacchetta a mo' di direttore d'orchestra, che dà il tempo degli attacchi. Il globo invece è suddiviso in fusi orari, che rappresentano i tempi diversi nel mondo. Sulla striscia di sicurezza è raffigurata la rete ferroviaria svizzera e sono inoltre elencate le più lunghe gallerie ferroviarie della Svizzera. 

Sul retro è raffigurata invece una galleria, “parte della fitta rete ferroviaria svizzera, il cui funzionamento presuppone buona organizzazione e precisione cronometrica”. Sopra fa bella figura una meccanismo di orologio, che “simboleggia un’organizzazione ben funzionante”. Le linee sullo sfondo rappresentano “una porzione della rete ferroviaria svizzera”.

Fino a nuovo avviso le attuali banconote dell’8a serie continueranno a valere
come mezzo di pagamento legale. La prossima banconota sarà quella da 200 franchi, che sarà emessa nell’autunno del 2018. Gli ultimi due tagli della nuova serie, le banconote da 1000 e da 100 franchi, saranno messi in circolazione nel corso del 2019. 

Nel video la procedura di stampa delle nuove banconote.

11.10.2017, 14:072017-10-11 14:07:00
@laRegione

Una banconota svizzera su sei presenta tracce di cocaina

Grazie al lavoro di diploma di una guardia di confine svizzera una credenza popolare è stata sconfessata. Contrariamente a quanto si credeva, non tutte le...

Grazie al lavoro di diploma di una guardia di confine svizzera una credenza popolare è stata sconfessata. Contrariamente a quanto si credeva, non tutte le banconote presentano tracce di cocaina.

Per dimostrare la tesi è stata utilizzata un’apparecchiatura speciale. Lo strumento a disposizione della guardia di confine, lo spettrometro a mobilità ionica (Ims), misura gli ioni presenti negli stupefacenti o negli esplosivi, si legge nella rivista della dogana svizzera 'Forum D.', pubblicata oggi. Per confermare la tesi, la guardia di confine ha definito un metodo standard per il prelievo di campioni e ha poi analizzato con l’IMS delle banconote in franchi di diversa provenienza.

Per trovare una maggiore quantità di soldi “contaminati”, i contanti sono stati cambiati nelle stazioni e nei bar. Il denaro è considerato contaminato quando almeno l’80% delle banconote di un mazzetto sottoposto al test con l’IMS si rivela positivo.

Secondo lo studio, solo il 16% dei soldi esaminati hanno presentato tracce di droga. La tesi di diploma è stata premiata con la nota migliore del suo anno e ora la guardia di confine sta esaminando le banconote in euro con l’obiettivo di raccogliere dati empirici e stabilire eventuali differenze rispetto alle banconote in franchi.

Nel 2016 l’amministrazione federale delle dogane ha sequestrato contanti con tracce di droga per un valore complessivo di circa 3,1 milioni di franchi, presumibilmente correlati a reati in materia di stupefacenti.

(Ats)

11.10.2017, 13:262017-10-11 13:26:34
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Gli aerei Swiss volano di meno, ma trasportano più passeggeri. Da inizio anno i viaggiatori sono stati poco meno di 13 milioni

Meno voli ma più passeggeri. Questo il bilancio di Swiss, la compagnia...

Meno voli ma più passeggeri. Questo il bilancio di Swiss, la compagnia aerea che pubblica oggi i dati relativi ai primi tre trimestri del 2017. I passeggeri – si legge in una nota – sono cresciuti del 2.9% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (poco meno di 13 milioni in totale), mentre il numero di voli è sceso del 4,3%, attestandosi a 106mila. 

In progressione sia la capacità di trasporto, espressa in posti a sedere per chilometri offerti, sia il rapporto passeggeri/chilometri, sia il coefficiente di occupazione dei posti sugli aeroplani, che ha raggiunto l'83%.

11.10.2017, 11:312017-10-11 11:31:55
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Stranieri, non si sfugge più alla pena. Il Consiglio federale approva la modifica sui rientri nei paesi d'origine

Gli stranieri oggetto di un procedimento penale o colpiti da una sentenza non potranno...

Gli stranieri oggetto di un procedimento penale o colpiti da una sentenza non potranno più sottrarsi alla pena grazie a un rientro nel Paese d’origine. Questa novità è stata approvata oggi dal Consiglio federale.

Attualmente, in base a una Convenzione del Consiglio d’Europa, le persone condannate all’estero possono chiedere di scontare la pena nel proprio Paese d’origine. Tale possibilità mira a favorire il loro reinserimento nella società, si legge in un comunicato governativo odierno ripreso dall'Ats.

Lo Stato di condanna può presentare al Paese d’origine una richiesta di esecuzione penale in via sostitutiva, anche contro la volontà del condannato, in due casi: se fugge e si rifugia nel Paese d’origine o se deve comunque lasciare lo Stato di condanna in seguito a una decisione di espulsione o allontanamento.

Con la modifica approvata oggi dall’esecutivo, in futuro lo Stato di condanna potrà presentare una richiesta di esecuzione penale in via sostitutiva anche se il condannato rientra legalmente nel suo Paese d’origine. Rispetto a oggi, sarà inoltre possibile procedere a un trasferimento nel Paese d’origine in caso di espulsione o allontanamento anche se la persona condannata si rifiuta di esprimersi in proposito.

11.10.2017, 11:122017-10-11 11:12:00
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Lotta tra scoiattoli: quello grigio americano potrebbe soppiantare quello rosso indigeno

Lo scoiattolo rosso indigeno è minacciato dall’arrivo dello scoiattolo grigio americano, considerato a livello europeo...

Lo scoiattolo rosso indigeno è minacciato dall’arrivo dello scoiattolo grigio americano, considerato a livello europeo una specie aliena invasiva. Più grande dello scoiattolo rosso, ne ruba le scorte di cibo.

In tutte le zone dov’è arrivato provoca l’estinzione della specie indigena, con danni rilevanti agli ecosistemi forestali. In Gran Bretagna e in Irlanda lo scoiattolo americano è già la specie più diffusa. Nuclei di scoiattolo grigio sono segnalati da anni anche in Italia: in Liguria, Piemonte e Lombardia.

Per questo l’organizzazione zurighese Wilde Nachbarn (vicini selvatici) lancia una campagna di sensibilizzazione: avvistamenti di scoiattoli rossi o di scoiattoli grigi possono essere segnalati al sito (in tedesco) dell’organizzazione (wildenachbarn.ch).

11.10.2017, 10:412017-10-11 10:41:16
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Due persone ancora sepolte sotto la frana: sono due uomini urani

Sono due uomini di 26 e 62 anni, entrambi abitanti nel canton Uri, gli uomini travolti da una frana ieri pomeriggio mentre stavano lavorando a una...

Sono due uomini di 26 e 62 anni, entrambi abitanti nel canton Uri, gli uomini travolti da una frana ieri pomeriggio mentre stavano lavorando a una strada di montagna in territorio di Unterschächen (Uri). Lo scoscendimento aveva interessato anche una terza persona, che era però riuscita a liberarsi e a lanciare l’allarme, prima di essere ricoverata in ospedale.

Stando a quanto indicato stamane dalla polizia cantonale gli specialisti sono impegnati a mettere in sicurezza la zona sovrastante la frana. Solo dopo che questo lavoro sarà finito si potrà proseguire nella ricerca.

La strada in questione è uno sterrato che collega Ruosalp e Alplen, due zone molto discoste a rispettivamente circa 1500 e 1900 metri di altitudine in fondo alla Bisistal, una valle che ha la sua origine nella Muotatal svittese. Nel punto in questione la carreggiata è scavata direttamente nella roccia, nel fianco della montagna. 

10.10.2017, 17:292017-10-10 17:29:16
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'Servono più guardie di confine'. Lo ha deciso la Commissione della politica di sicurezza del Nazionale

Lungo i confini nazionali c’è un problema di sicurezza e per questa ragione bisogna aumentare di 30...

Lungo i confini nazionali c’è un problema di sicurezza e per questa ragione bisogna aumentare di 30 posti a tempo pieno gli effettivi del Corpo delle guardie di confine. È l’opinione della Commissione della politica di sicurezza del Nazionale.

Con 16 voti contro 6 e 1 astensione, la commissione ha deciso di aumentare gli effettivi e i corrispondenti importi nel preventivo dell’Amministrazione federale delle dogane. La proposta verrà presentata alla Commissione delle finanze del Nazionale. Se dovesse essere respinta, verrà direttamente sottoposta alla Camera del popolo.

Alla luce dei problemi di sicurezza riscontrati nelle zone di frontiera, in particolare della criminalità transfrontaliera, dell’immigrazione irregolare e del contrabbando, la maggioranza della commissione ritiene che occorra chiaramente intervenire. Il potenziale delle guardie di confine deve essere accresciuto in modo tale che in futuro tutti i posti di frontiera siano dotati di sufficiente personale per svolgere i compiti adeguatamente, si legge in un comunicato odierno dei Servizi del Parlamento.

La minoranza respinge invece la proposta di rafforzamento, innanzitutto perché ne risulterebbe invalidata la limitazione degli effettivi del personale della Confederazione decisa dal Parlamento. Inoltre, sarebbero in primo luogo i Cantoni a dover potenziare le proprie forze di polizia. Infine, è necessaria una visione globale che tenga conto delle condizioni lavorative delle guardie di confine.

10.10.2017, 16:362017-10-10 16:36:58
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Basta pregiudizi sulle malattie mentali

Le malattie mentali causano quattro su dieci beneficiari dell’assicurazione invalidità e sono il quarto motivo più frequente per l’inabilità al lavoro. In occasione dell’...

Le malattie mentali causano quattro su dieci beneficiari dell’assicurazione invalidità e sono il quarto motivo più frequente per l’inabilità al lavoro. In occasione dell’odierna giornata della salute mentale, la Federazione svizzera dei medici psichiatri-psicoterapeuti (Fmpp) chiede di equiparare le patologie mentali a quelle fisiche e di eliminare le differenze federali nell’assegnazione delle rendite.

La giornata odierna è volta a contrastare la stigmatizzazione dei malati mentali. Quest’anno il tema principale riguarda l’occupazione: tali patologie mettono infatti a rischio la vita professionale. La perdita del posto di lavoro isola però ancora ulteriormente la persona colpita causando suicidi, ha precisato la Fmpp.

Secondo un rapporto dell’Osservatorio svizzero della salute, le patologie più frequenti in Svizzera sono i disturbi d’ansia, le depressioni, le malattie psicosomatiche e quelle legate alle dipendenze.