Mendrisiotto

21.9.2017, 18:492017-09-21 18:49:40
laRegione Ticino

Riva San Vitale,  incendio in una casa. Nessuna conseguenze a persone

Oggi verso le 17.45, nel locale tecnico di un'abitazione in via Quiete a Riva San Vitale, è divampato un incendio. Sul posto sono...

Oggi verso le 17.45, nel locale tecnico di un'abitazione in via Quiete a Riva San Vitale, è divampato un incendio. Sul posto sono intervenuti i pompieri di Mendrisio che sono penetrati nell'abitazione muniti degli appositi apparecchi per la protezione della respirazione. A titolo precauzionale sono intervenuti anche i soccorritori del Sam ma apparentemente nessuno avrebbe riportato conseguenze fisiche. Una volta domate le fiamme i pompieri hanno provveduto a liberare i vani dal fumo che si era sprigionato. Sul posto anche la Polizia per i rilievi del caso.

21.9.2017, 17:122017-09-21 17:12:42
Daniela Carugati @laRegione

La difesa: 'Lisa Bosia Mirra va prosciolta'

"Lisa Bosia Mirra non ha commesso i reati che le vengono imputati perché i fatti non configurano un reato penale". Quindi va prosciolta. Il difensore, avvocato Delprete, è...

"Lisa Bosia Mirra non ha commesso i reati che le vengono imputati perché i fatti non configurano un reato penale". Quindi va prosciolta. Il difensore, avvocato Delprete, è andato al cuore dell'interpretazione della legge. A segnare il confine fra colpevolezza e innocenza l'impatto dell'Accordo di Schengen sulla norma svizzera. In sostanza, le frontiere valicate dalle 24 persone che la 43enne avrebbe favorito (secondo l'accusa) - ovvero quella con l'Italia e quella con la Germania - sono frontiere interne. Il che, agli occhi della difesa, fa cadere tanto l'entrata che la partenza illegali, "e ancor più l'incitazione". Non di  meno, a fronte della contestazione del soggiorno illegale, ha insistito il legale, va tenuto conto del fatto che la gran parte dei cittadini stranieri era minorenne e che sono rimasti su suolo svizzero per meno di 24 ore. Delprete si è poi appellato alle attenuanti del caso, chiedendo, in subordine che alla 43enne venga comminata una multa di 1 franco. E di 1 franco simbolico è anche il risarcimento per torto morale chiesto al giudice.

La difesa, insomma, non ha contestato i fatti, bensì la loro interpretazione giuridica. "Qui - ha annotato il legale - non c'è nulla di politico". Sta di fatto che questo processo a Lisa Bosia Mirra segna uno spartiacque.

Per conoscere la decisione del giudice Quadri bisognerà attendere giovedì prossimo.

21.9.2017, 14:282017-09-21 14:28:25
@laRegione

Italiano fermato al Gaggiolo con un milione e mezzo di cartelle non dichiarate

Stava entrando in Svizzera con l'auto piena di cartelle ipotecarie al portatore, per un valore di 1'550'000 franchi. Queste le...

Stava entrando in Svizzera con l'auto piena di cartelle ipotecarie al portatore, per un valore di 1'550'000 franchi. Queste le intenzioni dell'uomo - italiano residente in Svizzera - fermato alla dogana del Gaggiolo dalla Guardia di finanza.

Stando a quanto riporta VareseNews, l'operazione ha avuto luogo di concerto a una vasta serie di attività dell'Ufficio Dogane di Varese, impegnato sul fronte degli illeciti valutari. Le cartelle non dichiarate risulterebbero emesse dall'Ufficio del Registro Svizzero. La legge impone di dichiarare somme superiori ai 10'000 franchi.

20.9.2017, 19:402017-09-20 19:40:42
Daniela Carugati @laRegione

Il caso di Lisa Bosia Mirra in Pretura penale. E si riaccendono i riflettori sui migranti

Non sarà, come di consueto, un’aula della Pretura penale, bensì il Tribunale penale federale a Bellinzona ad aprire,...

Non sarà, come di consueto, un’aula della Pretura penale, bensì il Tribunale penale federale a Bellinzona ad aprire, domani mattina, giovedì, le porte sulla vicenda di Lisa Bosia Mirra. A quanto pare gli spazi abituali erano troppo angusti per accogliere un caso (e una storia) che ha fatto parlare dentro e fuori i confini ticinesi e svizzeri. Un caso giudiziario che dà modo di accendere i riflettori sulla situazione, irrisolta, dei flussi migratori da sud a nord. La co-fondatrice dell’Associazione Firdaus (nonché granconsigliera socialista) si ritrova così davanti a un giudice – in questo caso Siro Quadri – perché accusata di aver aiutato alcune persone – fra cui dei minori – a varcare la frontiera in modo illegale. Almeno nove gli episodi ricostruiti – e contestati dalla Procura – fra il 18 agosto e il primo settembre dell’anno scorso. Giorno, quest’ultimo, nel quale Lisa Bosia Mirra è stata fermata dalle guardie di confine (e poi arrestata) dopo aver oltrepassato la dogana di San Pietro di Stabio. Per gli inquirenti, a quel punto, non vi erano dubbi: la 43enne co-fondatrice di Firdaus, da mesi in quell’estate sul fronte caldo dei migranti tra Como e Chiasso, aveva fatto da ‘staffetta’. Quella mattina aveva preceduto il furgone guidato da un 53enne bernese (già condannato) e con a bordo quattro persone di origine eritrea (tra le quali tre ragazzini). Fatti che hanno portato la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo a firmare e confermare (più tardi, il maggio scorso) un decreto d’accusa e una pena pecuniaria di 80 aliquote giornaliere, sospese per due anni, oltre a una multa e alle spese giudiziarie. La giustizia, insomma, non ha fatto sconti. Ma la deputata non si è arresa: ha impugnato il decreto – approdando appunto in Pretura penale – ed è pronta, al suo fianco l’avvocato Pascal Delprete, ad arrivare fino al Tribunale federale, se sarà necessario. “Era impossibile fare diversamente da come ho agito”, scrive Lisa Bosia Mirra nel suo diario-memoriale. Sullo sfondo rievoca la scena aperta dei giardini della stazione di San Giovanni a Como, oltre alla crisi umanitaria che nell’estate scorsa ha bussato al nostro confine meridionale. Proprio i motivi umanitari, del resto, hanno rappresentato, da subito, la spina dorsale della difesa della 43enne. Tra aprile e maggio, però, il voluminoso incarto, le prove a discarico, le attestazioni-testimonianza sull’operato di Lisa Bosia Mirra, e le sue stesse ammissioni, non sono bastati per riconoscerle il fatto di non aver agito né per fini economici, né per interessi personali. Adesso sarà la Pretura penale a doversi pronunciare.

19.9.2017, 20:292017-09-19 20:29:12
@laRegione

L'uragano Maria fa i primi gravi danni ai Caraibi. E non è finita

E alla fine è arrivata anche Maria. Un altro potente uragano e un’altra emergenza si sono abbattuti sulle isole dei Caraibi, già messe in...

E alla fine è arrivata anche Maria. Un altro potente uragano e un’altra emergenza si sono abbattuti sulle isole dei Caraibi, già messe in ginocchio dalla furia di Irma. La perturbazione viaggia veloce e con un’intensità minacciosa, che nelle ultime ore ha fatto salire l'allerta e allestire 500 i centri di accoglienza. Il peggio è atteso per domani, mercoledì.

Maria ha avuto il suo primo impatto sull’isola di Dominica, provocando una "devastazione molto estesa", stando al primo ministro Roosevelt Skeritt, intervenuto con un post su Facebook proprio mentre l’uragano infuriava sul Paese con venti fino a 260 chilometri l’ora che hanno fatto volare anche il tetto della residenza ufficiale del premier. Maria è stata più clemente in Martinica, dove i danni materiali al suo passaggio nella notte sono stati descritti come "poco importanti" dal direttore generale della sicurezza civile francese Jacques Witkowski. Si parla invece di almeno un morto e due dispersi in Guadalupa, stando alla prefettura di zona. Si attende però un impatto "potenzialmente catastrofico" a Porto Rico e nelle Virgin Islands statunitensi, dove Maria è attesa nel corso della notte.

Per il momento Maria ferma anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump: la scorsa settimana, mentre era in Florida, il 'tycoon' aveva comunicato di avere in programma una visita a Porto Rico e alle Isole Vergini proprio per vedere di persona i danni provocati dall’uragano Irma e manifestare di persona la sua vicinanza ai cittadini e a servizi di soccorso. Ma la portavoce della Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders ha fatto sapere che il viaggio è rinviato proprio a causa dell’uragano Maria.

19.9.2017, 08:052017-09-19 08:05:42
@laRegione

Centro Ovale, LastMinute getta la spugna

Niente quartier generale al Centro Ovale di Chiasso per Lastminute.com. È stata la società stessa - uno dei leader in Europa per la prenotazione di viaggi online - a...

Niente quartier generale al Centro Ovale di Chiasso per Lastminute.com. È stata la società stessa - uno dei leader in Europa per la prenotazione di viaggi online - a confermare la notizia al Corriere del Ticino. La scelta sarebbe motivata dal prolungarsi delle tempistiche amministrative e di conversione dell'edificio, dovute all'opposizione di terzi, che avrebbe reso impossibile realizzare il trasloco entro gennaio 2018, necessità imprescindibile per la società. Sfuma un investimento da oltre un milione e mezzo di franchi.


19.9.2017, 07:002017-09-19 07:00:00
Prisca Colombini @laRegione

L'ex sindaco di Stabio Claudio Cavadini lascia la politica

Dopo trent’anni di politica attiva nel Comune di Stabio, Claudio Cavadini ha deciso di terminare la sua attività. L’ormai ex municipale, ed ex sindaco Plr...

Dopo trent’anni di politica attiva nel Comune di Stabio, Claudio Cavadini ha deciso di terminare la sua attività. L’ormai ex municipale, ed ex sindaco Plr, ha comunicato la sua decisione domenica, nel corso dell’assemblea sezionale. Nei banchi dell’esecutivo sarà sostituito da Giovanni Cathieni. La decisione di Cavadini, sindaco dal 2008 al 2016 e in questa legislatura responsabile del Dicastero finanze, non è stata del tutto inaspettata. «Alla fine dello scorso quadriennio avevo già comunicato al mio partito che, indipendentemente dal risultato delle elezioni, la mia disponibilità sarebbe stata per un biennio – ci conferma –. Una condizione sine qua non perché era mia intenzione smettere: avevo un bel gruppo di giovani che mi stava seguendo e reputavo fosse giunto il momento di...

18.9.2017, 20:412017-09-18 20:41:34
@laRegione

Fumo in uno stabile Ffs a Chiasso. Scongiurato l'incendio

La presenza di fumo in un locale dello stabile amministrativo della stazione ferroviaria di Chiasso ha fatto scattare l'allarme per i Pompieri del Centro...

La presenza di fumo in un locale dello stabile amministrativo della stazione ferroviaria di Chiasso ha fatto scattare l'allarme per i Pompieri del Centro di soccorso cittadino. Tutto è successo lunedì pomeriggio, attorno alle 17.45. Prontamente intervenuti sul posto con una decina di uomini e 4 veicoli, i militi chiassesi hanno potuto appurare che all'origine del fumo vi era un surriscaldamento di un apparecchio elettronico, riuscendo così a evitare l'incendio. Verificata anche l'assenza di ulteriori fonti di pericolo. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti della Polizia cantonale e comunale di Chiasso.

18.9.2017, 19:172017-09-18 19:17:08
Prisca Colombini @laRegione

Sceglie il 'paese della cuccagna', 36enne ticinese condannato a 22 mesi sospesi

Ospitalità in cambio di droga. Un «paese della cuccagna» che ha portato a un 36enne ticinese una condanna a 22 mesi per infrazione...

Ospitalità in cambio di droga. Un «paese della cuccagna» che ha portato a un 36enne ticinese una condanna a 22 mesi per infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti. Pena che il giudice Amos Pagnamenta ha sospeso per un periodo di prova di tre anni. Il caso esaminato oggi dalla Corte delle Assise correzionali di Mendrisio ha fatto emergere «una nuova tendenza delle operazioni di spaccio – ha spiegato il Procuratore pubblico Arturo Garzoni proponendo una condanna a due anni sospesi –. Vale a dire farsi ospitare dal tossico di turno, creando quindi una base logistica, in cambio di stupefacenti gratis o a prezzo di favore». È quanto successo all’imputato, che nei 36 giorni che ha trascorso in carcere ha iniziato un percorso di disintossicazione. All’uomo è stato chiesto di ospitare nella sua abitazione un ragazzo albanese (che sarà processato domani dalla Corte delle Assise criminali di Mendrisio). «Mi è stato detto che non avrei più avuto problemi nell’avere droga – ha spiegato il 36enne –. Dalla paura di non avere la dose mi sono ritrovato nel paese della cuccagna e ho ceduto: in quel momento si è deboli». Dall’appartamento sono transitati almeno 1,5 chili di eroina e 300 grammi di cocaina. «Non sapevo la quantità: mi interessava solo il quantitativo che mi avrebbero dato», ha aggiunto. In alcune occasioni, nel corso di un anno, l’imputato ha consegnato personalmente della droga ad alcuni suoi conoscenti. «Mi facevo pagare in droga: i soldi li consegnavo», ha aggiunto. Nei loro interventi, le parti hanno evidenziato la prognosi non negativa e la collaborazione fornita dall’uomo durante l’inchiesta. A quest’ultima, ha fatto presente Garzoni, va aggiunto «il coraggio di chiamare in causa l’albanese e sostenere un confronto diretto». Evidenziando che il suo cliente «è una vittima della dipendenza che ha capito di essere caduta in un buco e si è rialzata», l’avvocato Chiara Buzzi si è battuta per una riduzione della pena proposta dall’accusa evidenziando come al 36enne «interessava solo la sua dose quotidiana». Nella commisurazione della pena la Corte ha tenuto conto della collaborazione fornita ritenendo pacifico che l’organizzazione non avrebbe avuto difficoltà a trovare un’altra base logistica e della scemata responsabilità dovuta al consumo di sostanze.

18.9.2017, 08:202017-09-18 08:20:00
Daniela Carugati @laRegione

Il Ticino è il regno delle 'mamme-taxi', ma qualcosa potrebbe cambiare

L’andirivieni di auto, al volante le mamme (o i papà) sul sedile posteriore i bambini, attorno ai centri scolastici difficilmente passa...

L’andirivieni di auto, al volante le mamme (o i papà) sul sedile posteriore i bambini, attorno ai centri scolastici difficilmente passa inosservato dalle nostre parti. In Svizzera, in effetti, i genitori ticinesi sono fanalino di coda nella classifica della mobilità scolastica.

Più dei loro ‘colleghi’ d’Oltregottardo sono soliti accompagnare i figli a scuola su quattro ruote. L’inchiesta condotta a marzo e a settembre del 2016 dall’Associazione traffico e ambiente (Ata) sul territorio nazionale – e in un migliaio di nuclei famigliari – sotto certi aspetti è impietosa con la Svizzera italiana.

L’analisi degli esperti dell’Istituto di ricerche di mercato Link, confluita nello studio dell’Associazione, però, non solo apre una discussione proficua sul nodo (non solo viario) della mobilità scolastica, ma fa emergere pure le virtù del nostro cantone. Qui a sud del Paese, come e più che in altre regioni, ci si è prodigati sul piano pubblico e privato per cambiare rotta e sfilarsi la ‘maglia nera’. Ma soprattutto per lasciare la vettura in garage e abituare i bambini fra i 4 e gli 8-9 anni a scoprire altri modi per percorrere il tragitto casa-scuola. Introdotto in Svizzera nel 1999, da alcuni anni al di qua del Gottardo come nella Svizzera romanda (per prima) e in quella tedesca oltre che in scuolabus si ‘viaggia’, infatti, in Pedibus.

Oggi nella Confederazione si contano oltre 1’500 ‘linee’, dentro e fuori i centri urbani. Questo sistema di spostamento (a forza di piedi), gli scolari in fila indiana, in testa e in coda un adulto, ideato nel 1991 da un australiano (David Engwicht), ha saputo fare breccia anche in Ticino in questi anni. Non a sufficienza, però, per Ata che, attraverso campagne di sensibilizzazione, ha cercato e sta, tuttora, tentando di convincere i genitori a modificare le loro consuetudini. Inutile nasconderlo, l’Associazione traffico e ambiente ce l’ha con i ‘genitori-taxi’che fanno la spola fra l’abitazione e gli istituti scolastici comunali. Il problema è evidente altresì agli occhi di Bruno Storni, vicepresidente a livello svizzero dell’Associazione.

18.9.2017, 08:052017-09-18 08:05:00
@laRegione

Chiasso, 'conti in allarme rosso, bisogna bloccare tutti i messaggi municipali  e fare rinunce'. Le richieste di Socialisti e Verdi

"Sospendere tutti i messaggi fino all’approvazione del preventivo" e...

"Sospendere tutti i messaggi fino all’approvazione del preventivo" e "elaborare un programma di legislatura che stabilisca in modo chiaro e univoco quali sono le priorità di intervento". Queste le richieste di Unità socialista e Verdi al Municipio di Chiasso dove i conti, "dopo due legislature di gestione che si potrebbe definire quantomeno allegra" sono da "allarme rosso".

Le richieste sono contenute in una presa di posizione congiunta trasmessa questa mattina anche ai media, in cui si precisa: "Solo accanto a un ridimensionamento degli investimenti e alla (ri)definizione delle priorità, si potrà intervenire sul moltiplicatore". Il tutto senza vendere i beni del comune.

"Troppi – prosegue il testo – sono gli interrogativi che stanno sorgendo in queste settimane, e senza un quadro chiaro delle finanze e l’analisi delle stesse da parte della commissione della gestione e del legislativo, si ritiene necessario fermare tutto ciò che è in cantiere".

Stando a Us e Verdi "da alcuni anni i segnali sono piuttosto lampanti: investimenti fuori dalla portata, riserve in diminuzione verticale, indebitamento in crescita vertiginosa; tutto questo frutto di scelte che non rispondono ad alcuna strategia chiara e denotano una mancanza di priorità".

"Non possiamo fare tutto, sicuramente bisognerà far fronte a delle rinunce. Non è più possibile limitarsi ai lavori di cosmesi sulla gestione corrente, bisogna intervenire in maniera più incisiva (...). Se la strategia del moltiplicatore basso non ha portato quel virtuosismo economico e quei risultati positivi sbandierati in passato, è ora di guardare in faccia alla realtà e di intervenire pragmaticamente".

18.9.2017, 06:102017-09-18 06:10:00
Stefano Lippmann @laRegione

Le cave di Arzo si sono risvegliate

Lo stupore per quanto realizzato, l’ironia di Gardi Hutter, l’arte di Juri e Neda Cainero nonché di Beatriz Navarro, la musica dell’Aurora di Arzo, le autorità, la commozione, la...

Lo stupore per quanto realizzato, l’ironia di Gardi Hutter, l’arte di Juri e Neda Cainero nonché di Beatriz Navarro, la musica dell’Aurora di Arzo, le autorità, la commozione, la comunità di Arzo e quella di tutto il Mendrisiotto. Nulla è mancato, ieri, all’inaugurazione dei lavori di riqualifica e valorizzazione alle cave di Arzo. Il drappo ‘lanciato’ sulla parete dell’ex cava Calderari ora divenuta anfiteatro naturalistico lascia ben intendere quale sia lo scopo del progetto portato avanti a più mani in questi ultimi anni: ‘Il risveglio delle cave di Arzo’. Un titolo non scelto a caso, come ha ricordato nel suo intervento l’architetto Enrico Sassi, frase che va a «ricordare il precedente strato di sonno e a significare che da oggi prende avvio un nuovo ciclo nell’esistenza di questo...

17.9.2017, 11:372017-09-17 11:37:20
Marco Marelli

Albanese fermato in dogana e arrestato per droga

Un trentenne albanese è stato arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti, a ridosso della dogana di Drezzo-Pedrinate dalla Guardia di finanza di Olgiate...

Un trentenne albanese è stato arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti, a ridosso della dogana di Drezzo-Pedrinate dalla Guardia di finanza di Olgiate Comasco impegnata in controlli di retrovalico

Il trentenne che lavora come benzinaio nell'olgiatese, pare che stesse rientrando dal Ticino quando a seguito di un controllo gli hanno trovato tre etti di hascisc. Il fermo dopo che l'uomo alla vista delle fiamme gialle ha tentato di sottrarsi al controllo. I finanzieri hanno proceduto a ulteriori controlli, dapprima al distributore di benzina in cui il trentenno lavora e successivamente nell'abitazione di Colverde in cui abita. Qui hanno trovato una sorta di  mini market di sostanze stupefacenti: 80 grammi di cocaina,  370 grammi di marijuana e 350 grammi di hascisc. Sotto sequestro anche un bilancino di precisione e diversi telefoni cellulari. Il giovane, fininto al Bassone, incensurato non era conosciuto dalle forze dell'ordine.

 

16.9.2017, 09:002017-09-16 09:00:05
Stefano Lippmann @laRegione

Moria d'anguille nel Ceresio, si indaga

Otto distinte segnalazioni tra il 28 agosto e il 10 settembre. Ritrovamenti che hanno destato una certa preoccupazione per i pescatori attivi nel bacino sud del lago Ceresio....

Otto distinte segnalazioni tra il 28 agosto e il 10 settembre. Ritrovamenti che hanno destato una certa preoccupazione per i pescatori attivi nel bacino sud del lago Ceresio. Sono infatti diversi gli esemplari di anguilla morti ritrovati sulle rive del lago. I primi avvistamenti sono stati effettuati nella zona della foce del fiume Laveggio tra Riva San Vitale e Capolago, altri si sono susseguiti a Brusino Arsizio e vicino al ponte diga di Melide. Situazione ben testimoniata dalle immagini che ci ha concesso la società di pesca la Mendrisiense. «I ritrovamenti sono da ricondurre al periodo in cui si è manifestata la canicola» ci spiega il collaboratore scientifico dell’Ufficio Caccia e pesca Danilo Foresti. Al momento si propende per una sola causa anche se – continua Foresti – «tutto quello che è stato trovato purtroppo era in avanzato stato di decomposizione e dunque impossibile da analizzare». Tutti gli elementi raccolti, però, portano i sospetti a concentrarsi sul fatto che la morìa dipenda direttamente o indirettamente, appunto, dalla canicola. «Riteniamo che le temperature dell’acqua più alte abbiano comportato un aumento improvviso della mortalità per questa specie, determinata da qualche parassita opportunista, un’infezione batterica o virale ancora non identificata» evidenzia il collaboratore scientifico. Queste, in definitiva, sono le considerazioni tratte dall’Ufficio caccia pesca in collaborazione con il Centro di veterinaria FiWi dell’Università di Berna che sorveglia lo stato di salute delle popolazioni selvatiche di pesci e animali terrestri.

‘Nessun inquinamento’

Ad ogni modo, nessun allarmismo: «La situazione non è nuova. Eventi simili si sono già presentati, in passato, anche nel Verbano». Quanto verificatosi nelle ultime settimane non desta particolare preoccupazione anche se, si sottolinea, va monitorato attentamente perché l’anguilla «è una specie protetta e rara» e, visti i riscontri, si può parlare, appunto, di moria. Dunque, si chiarisce, al momento non sembra sussistere un pericolo diretto per la popolazione di anguille del Ceresio. Si rendono però necessari ulteriori accertamenti perché tra le segnalazioni fatte e alcune informazioni raccolte tra i pescatori si parla di una ventina di esemplari ritrovati. Fortunatamente, però, Foresti esclude l’ipotesi di una moria dettata da un inquinamento delle acque nella zona del golfo di Riva San Vitale in quanto il fenomeno è diffuso anche al di fuori di esso e non si registrano particolari anomalie su altre specie ittiche. Per poter comprendere meglio le cause che hanno portato al fenomeno sono già state attivate le associazioni di pescatori che operano sul lago: «L’idea ora è quella di recuperare alcune anguille ‘fresche’ da poter analizzare». Tra queste società, v’è pure la Mendrisiense la quale, per bocca del presidente Paolo Giamboni, conferma di essersi attivata: «Appena una persona trova le anguille in fin di vita o morte (ma non ancora in decomposizione) bisogna avvolgerle in un panno bagnato e metterle il prima possibile in frigorifero. Non in congelatore». A quel punto va «subito avvertito l’Ufficio caccia e pesca o il sottoscritto. Fatto ciò ritiriamo l’esemplare che verrà consegnato direttamente all’Ufficio cantonale o a un guardia pesca». Il tutto per trovare i perché di questo avvenimento. Si ricorda infine che per ogni sospetto di inquinamento delle acque o moria di pesci, oltre che all’Ufficio caccia e pesca ci si può rivolgere al picchetto dei servizi di pronto intervento al numero telefonico 117.

16.9.2017, 06:002017-09-16 06:00:00
@laRegione

Un viaggio nella Tremona medievale

A Tremona dal mese di maggio il Parco archeologico in zona Castello offre un’esperienza unica ai suoi visitatori: armati di occhiali tridimensionali, ci si tuffa in pieno...

A Tremona dal mese di maggio il Parco archeologico in zona Castello offre un’esperienza unica ai suoi visitatori: armati di occhiali tridimensionali, ci si tuffa in pieno Medioevo. Il balzo indietro nel tempo porta in un’epoca dal fascino inatteso e catapulta fra le vie e le case del villaggio, tra fabbri e alte mura di pietra. Un percorso indimenticabile ai confini della vita quotidiana degli abitanti di allora. Viaggiatori nel tempo, ci siamo incamminati per voi per quelle strade.

15.9.2017, 18:142017-09-15 18:14:44
@laRegione

Simulavano incidenti mai avvenuti, indagate per truffa quattro persone nel Mendrisiotto

Due coppie sono finite in carcere perché avrebbero raggirato le assicurazioni, simulando incidenti mai avvenuti. Secondo...

Due coppie sono finite in carcere perché avrebbero raggirato le assicurazioni, simulando incidenti mai avvenuti. Secondo quanto anticipato dalla Rsi, per tutte l’accusa principale è quella di truffa.  La prima coppia, residente nel Mendrisiotto, deve rispondere di alcuni episodi, avvenuti tra il 2012 e il 2014. L'uomo ne ammette solo uno, commesso con la complicità del cognato, domiciliato in Italia e sfuggito alla cattura. La moglie è parzialmente rea-confessa. L'altra coppia, frontaliera, ha completamente riconosciuto gli addebiti e si sarebbe limitata a fungere da prestanome. Per due dei quattro indagati, il giudice dei provvedimenti coercitivi ha già ordinato la carcerazione preventiva. L’inchiesta è coordinata dalla procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti.

15.9.2017, 12:002017-09-15 12:00:00
@laRegione

Anche l’undicesima edizione de...

Anche l’undicesima edizione del Walking day Coldrerio è stata un successo e la dimostrazione che si può vivere lo sport come passione. La manifestazione ha visto al via atleti, famiglie e camminatori di tutte le età.

Anche l’undicesima edizione del Walking day Coldrerio è stata un successo e la dimostrazione che si può vivere lo sport come passione. La manifestazione ha visto al via atleti, famiglie e camminatori di tutte le età.

15.9.2017, 06:502017-09-15 06:50:00
Daniela Carugati @laRegione

Chiasso sogna un quartiere modello 'Gleis 4'

Le modine appese da qualche giorno su via Motta, giusto davanti alla stazione Ffs, sono un chiaro segno che le cose per Chiasso stanno per cambiare. Il Municipio, come le...

Le modine appese da qualche giorno su via Motta, giusto davanti alla stazione Ffs, sono un chiaro segno che le cose per Chiasso stanno per cambiare. Il Municipio, come le Ferrovie (e il Cantone) hanno nitida la visione di ciò che l’area attraversata dai binari sarà da qui al 2050. Certo il cammino è lungo ed entrambi hanno deciso di affrontarlo un passo alla volta. L’annuncio che fra poco più di un anno (opposizioni permettendo) lì, di fronte allo scalo ferroviario, si comincerà a costruire le pensiline del futuro polo di interscambio per il trasporto pubblico rappresenta l’atto iniziale. Definito il progetto (da oltre 9 milioni in totale), la domanda di costruzione è già approdata sul tavolo dell’esecutivo cittadino e a breve vedrà la luce (all’albo comunale). Quelli che stanno...

14.9.2017, 06:302017-09-14 06:30:00
Daniela Carugati @laRegione

L'Accademia di RIccardo Blumer. Fra il Teatro, i due Turconi e un foyer-piazza

Visto da fuori, il Teatro dell’architettura, invita ad affacciarsi all’interno. Al momento, però, non è possibile. La curiosità non...

Visto da fuori, il Teatro dell’architettura, invita ad affacciarsi all’interno. Al momento, però, non è possibile. La curiosità non potrà essere soddisfatta; non per ora, almeno. Tanto il rettore dell’Università della Svizzera italiana, Boas Erez, che il neo direttore dell’Accademia, Riccardo Blumer (vedi a lato), frenano. Il cantiere non è ultimato, spiegano, quindi bisognerà armarsi di pazienza ancora per qualche mese. Il 2018, infatti, segnerà un’ulteriore svolta nella storia del campus universitario di Mendrisio a oltre vent’anni dalla sua nascita. A cavallo tra la fine del 2017 e l’inizio del nuovo anno, l’edificio firmato Mario Botta sarà inaugurato ufficialmente. Nei piani dell’ateneo, comunque, c’è ben altro. Vi è il varo dei lavori di sistemazione di Palazzo Turconi, l’...

13.9.2017, 07:002017-09-13 07:00:00
Daniela Carugati @laRegione

Vaccini e vaccinati, 'nessuna fuga'. Merlani: 'Ma si può fare meglio'

Quello svizzero è, tutto sommato, un popolo di... vaccinati. E i ticinesi, qui, non fanno eccezione. Nel Paese, insomma, non si registra...

Quello svizzero è, tutto sommato, un popolo di... vaccinati. E i ticinesi, qui, non fanno eccezione. Nel Paese, insomma, non si registra nessuna fuga dalle vaccinazioni. Le statistiche parlano chiaro: tra l’85 e il 95 per cento dei bambini risultano ‘protetti’. In effetti i numeri sono stabili, se non in crescita. Anche se si potrebbe sempre fare meglio e se i contrari sembrano gridare più forte (almeno sul web e i social). A rilanciare un tema sensibile, quanto discusso, è stata la serie di casi di pertosse (riferiti dal 'CdT' di ieri) segnalati, nei mesi scorsi, in alcune zone del Mendrisiotto. Un focolaio circoscritto che sta già rientrando. Insomma, niente a che vedere con una epidemia. E qui l’Ufficio del medico cantonale è perentorio.

«È vero, il cosiddetto sistema sentinella, affidato ad alcuni medici sul territorio, ha mostrato come negli ultimi anni la pertosse sia circolata di più in Svizzera e in Ticino, con un picco importante nel 2013-2014, sceso poi nel 2015 – ci spiega il medico cantonale Giorgio Merlani –. Un accumulo locale di casi può verificarsi soprattutto all’interno di una comunità meno vaccinata, dove la malattia si può diffondere con più facilità».

Oggi si può parlare di una tendenza a sfuggire alla prassi delle vaccinazioni?

Non dimentichiamo che la vaccinazione resta un atto sanitario volontario. Il Consiglio federale ha attivato la Commissione federale per le vaccinazioni, composta da un gruppo di esperti, che ha portato a redigere un calendario vaccinale raccomandato. Che è diverso da un obbligo. Alcuni ci aderiscono e in modo completo, altri no, per dimenticanza o perché contrari alle vaccinazioni. Resta il fatto che le vaccinazioni sono prodotte per impedire e prevenire certe malattie infettive, o quanto meno per ridurre la probabilità di contrarle o, comunque, avere una evoluzione clinica della patologia meno grave.

Per quale motivo si sceglie di vaccinarsi di meno?

Non ho una risposta e non vorrei aprire una polemica. È una constatazione.

Il fenomeno interessa pure il Ticino?

Facciamo regolarmente un rilevamento della copertura vaccinale nel cantone. E i dati non sono crollati, non è venuta meno la fiducia nei vaccini. Anzi, per certi versi ci si vaccina meglio. In tutta onestà, quindi, non si registra una tendenza negativa. Ciò che, a titolo personale, mi stupisce è semmai come sia possibile che, con tutta l’evidenza scientifica a disposizione sulla sicurezza e l’efficacia dei vaccini, ci siano ancora persone che non vogliono vaccinare i propri figli. In altre parole, al di là delle cifre significative della copertura vaccinale, la vera domanda è: perché non registriamo una copertura del 100 per cento?

Come medico cantonale fatica a farsene una ragione?

Nel 2017 si da fiducia al sistema sanitario, al proprio medico, ma non alle vaccinazioni. Ci sono correnti che si oppongono e non si comprende per quale ragione: ed è preoccupante che si diano tanta pena per mostrare la tossicità dei vaccini. I medici lo toccano con mano, vivendo il territorio: i casi di morbillo, ad esempio, sono fra i bambini non vaccinati.

Eppure non è una questione di costi, se è vero che per una dose di vaccino si va sui 10 franchi. Anche qui è un fatto di responsabilità sociale?

Forse si sta talmente bene da dimenticare cosa si è passato. La gente ritiene le malattie infantili banali: ma non si vedono quasi più perché ci si vaccina. Tutti vogliono il meglio per i propri figli: non ho dubbi. Ma è triste che persone senza competenze specifiche, basandosi su credenze o informazioni non scientifiche e convinti di fare il meglio, operino scelte che mettono in pericolo i bambini e chi sta loro vicino.

E gli effetti su web e social sembrano essere davvero virali.

Spero un giorno di poter ridere del fatto che, ai tempi, bisognava convincere le persone che è meglio vaccinarsi.