di martedì 07 settembre 2010
Home Abbonamenti Pubblicità Annunci Opinioni Funebri Blog Parliamone PER VOI Contatti
L’editoriale

Giù le mani dal deputato Yasar Ravi A meno che...
Prima
di Matteo Caratti - 09/02/2010

Fermi tutti. E soprattutto, giù le mani dal deputato pipidino Yasar Ravi! Non sarà mica il figlio della serva per venir trattato a pesci in faccia e sentire i suoi correligionari chiedersi pubblicamente se, per un’inchiestuccia penale da quattro soldi, debba lasciare o meno il parlamento. Ma siamo matti?

E speriamo che qualcuno non inizi con la solita tiritera sull’importanza della salvaguardia della dignità della carica elettiva, come volle nel 2004 quel brontosauro d’un Alex Pedrazzini, riuscendo persino – pensate – a convincere tutto il gruppo Ppd in Gran Consiglio e a far licenziare un messaggio in tal senso dal governo (cfr. pag. 3). Messaggio arenatosi poi nelle secche del parlamento quando un pover’uomo, una vera vittima dell’accanimento giudiziario e giornalistico radico-socialista che sedeva e siede tutt’ora agli Stati, se la passava davvero maluccio penalmente e politicamente.

Ora, visto che le regole che un ex-consigliere di Stato pipidino desiderava introdurre si trovano ancora nel limbo, siamo andati a vedere come ragionò, sempre il Ppd, l’ultima volta che si trovò confrontato con un caso concreto sul filo del rasoio fra politica e codice penale. Per rinfrescarsi la memoria basta rileggere il comunicato stampa del 31 maggio 2005: “La Direttiva del Ppd Ticino ha preso atto della presa di posizione concordata lunedì 30 maggio tra la presidente del Ppd Svizzero Doris Leuthard, il capogruppo alle Camere federali Urs Schwaller, il presidente cantonale Fabio Bacchetta-Cattori ed il consigliere agli Stati Filippo Lombardi. Essa sottoscrive, approvando in particolare la decisione comune di ritenere incompatibile la continuazione del mandato di Filippo Lombardi con la condanna ad una pena detentiva definitiva, non sospesa condizionalmente”. Tradotto: si lascia la carica solo quando il colpevole va dritto in prigione.

E allora? Allora ci sentiamo di dire forte e chiaro alla direttiva del Ppd che si riunirà nel fine settimana “Giù le mani da Ravi!”. Primo, perché se confrontata la carica da lui ricoperta, rispetto a quella occupata dal Senator Schumacher (occhio: è tornato alla guida!) è pressoché insignificante. Secondo, perché un semplice atto d’accusa non è ancora una condanna ad una pena definitiva da espiare. Terzo, perché Ravi, rispetto al turbo-senatore, non è recidivo. Quarto, perché anche una certa base popolare democratica ha approvato la linea Ppd salvaLombardi: al congresso di inizio aprile 2008 il buon Filippone, fresco fresco di condanna penale, venne accolto con fragorosi applausi.

Insomma: giù le mani da Ravi. A meno che... A meno che a suo tempo si sia stati obbligati a salvare il senatore per il suo peso (finanziario, catodico, dna...), mentre si può tranquillamente sacrificare il deputatuccio anche perché, in fondo in fondo, “l’è mia di nos”. Auguri, bravi per la coerenza e avanti così!



Ultimi articoli












Clicca qui per visionare la pagina degli annunci funebri pubblicati su laRegione Ticino.
Giorno per giorno
Ultimi blog della Redazione
18/07/2010
Mariano Botta AC Bellinzona, che campionato sarà?
di Mariano Botta
13/07/2010
Matteo Caratti Polanski, uomo libero o di nuovo in fuga?
di Matteo Caratti
04/07/2010
Mariano Botta Mondiali di calcio, sorprese e Busacca
di Mariano Botta


Connettiti a LaRegione