DALLA PRIMA
Costi influenzati in larga misura dalla massa salariale dei giocatori e dello staff tecnico, capitolo che molto frequentemente non riguarda solo ed esclusivamente la prima squadra ma coinvolge in modo non indifferente anche il settore giovanile.
Molteplici sono i motivi dell’aumento delle uscite e magari della contrazione delle entrate, molteplici sono i buoni propositi di trovare delle soluzioni. Ma non sempre i buoni propositi vanno di pari passo con la volontà di poi realizzarli.
Vediamo quindi sommariamente i punti più sensibili di queste difficoltà finanziarie.
L’esplosione di salari
e commissioni
Un primo capitolo riguarda l’esplosione dei salari e di determinati costi che in un passato nemmeno troppo lontano non esistevano ossia quello delle commissioni versate ai manager. Non è in dubbio che l’avvento massiccio di questi intermediari abbia (nel bene e nel male) originato un aumento della massa salariale dei club e un importante aumento delle uscite per il pagamento delle citate commissioni. Da anni si parla di introdurre dei tetti salariali sia a livello di singolo giocatore, alternativamente a livello di massa salariale complessiva del club. La storia insegna che questo esercizio è quasi impraticabile alla luce del fatto che dopo aver espresso i buoni propositi e averli magari anche regolamentati, c’è sempre chi applica la legge del più furbo allettando i giocatori più appetibili sul mercato con prestazioni o emolumenti che esulano dalle retribuzioni contrattuali o sottostanti ad un determinato limite. E quindi si innesta un ulteriore perversa spirale.
Una volta formati partono
Spesso poi si assisteva (e si assiste) all’attività di formazione dei giovani da parte di alcuni club che però se li vedevano poi strappare da sodalizi finanziariamente più forti ed ambiziosi. In questo senso l’introduzione di precise regole circa le indennità di formazione sono da ritenersi più che opportune ed in futuro dovrebbero rafforzare ancor più i diritti dei club formatori visto il ruolo anche sociale che essi svolgono.
Ricordo a questo proposito la significativa e veritiera battuta fattami una dozzina di anni fa da un Presidente di uno dei maggiori sodalizi sportivi svizzeri che alla mia osservazione-rimprovero di fare sistematicamente man bassa sul mercato dei migliori giocatori, a suon di franchi, egli mi rispose che al club costava meno acquistare 2-3 grossi calibri all’anno, anche pagandoli a peso d’oro, che non passare attraverso la formazione dei propri giovani visto che per portarne uno valido a livello di prima squadra ne dovevi formare almeno 40. Con i costi che tutto ciò comportava. A livello di entrate molti sono gli aspetti che entrano in linea di discussione.
Budget ‘gonfio’ già a inizio stagione
Intanto va detto che secondo uno studio di marketing effettuato a livello europeo un sodalizio deve aver garantito a inizio stagione attraverso abbonamenti, sponsorizzazioni, pubblicità, merchandising, una parte marcatamente preponderante del proprio budget limitando così le entrate a carattere variabile ossia la frequenza allo stadio, i proventi dalle vendite indotte dalla frequenza del pubblico nello stadio.
Un aspetto non sempre facile da gestire alla luce del fatto che un club sportivo sfugge sovente ai ferrei criteri aziendali di un qualsiasi altro settore commerciale specialmente a livello di uscite se si pensa quale sbalzo vi possa essere nel caso in cui, a dipendenza di defezioni di varia natura o di incomprensioni interne, si renda necessario qualche cambiamento in corso di stagione segnatamente con il licenziamento dello staff tecnico o la necessità di potenziare la squadra per poter perseguire gli obbiettivi fissati.
I cali di pubblico
Al di là del fatto di disporre di una struttura logistica accogliente (la tendenza di inserire gli stadi di calcio e di hockey in strutture a carattere commerciale è significativa) va comunque rilevato che nel corso degli anni vi è stato un marcato calo di pubblico negli stadi, questo almeno a livello generale.
Complici senz’altro la crisi finanziaria ma anche l’avvento dell’elettronica e dell’informatica che permettono di vedere comodamente a casa propria tutte le partite della squadra del cuore con un semplice click sul telecomando e con una spesa limitata a pochissimi franchi.
I diritti e le dirette Tv
Un grosso margine di miglioramento degli introiti c’è e ci sarà in materia di diritti televisivi. Oggi I club elvetici ricevono mediamente poco più di una miseria, ciò che soprattutto non va a compensare i minori introiti pubblicitari.
Fino a una decina di anni fa, nella ricerca di sponsorizzazioni (segnatamente quelle più ‘visibili’ mediaticamente) i club ticinesi d’élite potevano offrire, oltre ad una costante e regolare apparizione di fotografie sui media cartacei, anche un importante numero di ore televisive visto che gli enti televisivi ufficiali (segnatamente la RTSI) proponevano ampi servizi sugli eventi sportivi nonché un buon numero di dirette delle partite. Insomma, i club in questione potevano offrire ai potenziali sponsor un buon numero di ore di trasmissione televisiva e quindi di visibilità pubblicitaria su quella che era la TV di tutti e vista da tutti.
Oggi le dirette sono state ridotte ed il minutaggio dei servizi dopopartita pure.
Recentemente le coordinate sono cambiate nella misura in cui l’avvento delle TV private e a pagamento ha un po’ disgregato la caratteristica precedentemente descritta.
Buona parte delle trasmissioni “in diretta” sono state assunte da enti televisivi privati a pagamento ai quali una fetta limitata della popolazione ha per il momento fatto capo. Quindi il grado di penetrazione, lo share, sono calati.
Parallelamente (almeno all’apparenza) l’ente televisivo istituzionale ha ridotto le ore di trasmissione dedicate ai club ticinesi.
Non potendo più offrire gli spazi televisivi precedenti, i club hanno riscontrato una penalizzazione economica che non viene compensata dai diritti televisivi versati alle federazioni e, a cascata, sui club.
Pertanto nell’ambito dei diritti televisivi vi sono ampi margini che le federazioni e di riflesso i club potranno rispettivamente dovranno negoziare.
Merchandising e ristorazione
Qualche margine di miglioramento c’è sicuramente nell’ambito del merchandising ossia nella vendita di articoli pubblicitari con il marchio ed il logo del club anche se dobbiamo renderci conto che il bacino di utenza è quello che è vista la piccola realtà geografica all’interno della quale i nostri club si muovono.
Una strada che molti club stanno ora imboccando e sulla quale vi sono buoni margini di guadagno è quella della ristorazione e della gastronomia, il tutto legato evidentemente alla struttura degli stadi. Gli stadi stanno diventando e dovranno diventare vieppiù dei punti di aggregazione tra persone ed in questo senso la ristorazione e la gastronomia svolgono un ruolo fondamentale.
Da un’indagine recentemente condotta a livello nazionale emerge che la ristorazione a livello degli stadi (sia quella tradizionale sia quella attraverso le vip lounge) permettono di introitare somme estremamente importanti e questo non solo in occasione delle partite ma nell’arco dell’intero anno avendo l’accortezza, come detto, di creare attorno allo stadio un vero e proprio punto di aggregazione. Una sfida affascinante e ancora tutta da scoprire.