Nessuna sorpresa. Com’era prevedibile, il risultato della selezione dei candidati ufficiali alla successione dei consiglieri federali Moritz Leuenberger ed HansRudolf Merz, fatta ieri dai gruppi parlamentari del Ps e del Plr, ha prodotto quattro nomi. Nomi che non costituiscono una sorpresa: Simonetta Sommaruga e Jacqueline Fehr per il Ps; Johann Schneider-Ammann e Karin Keller-Sutter per il Plr. La bernese Sommaruga sembra mantenere ancora il vantaggio sulla zurighese Fehr, per quanto quest’ultima riscuota più fiducia nel Ps. E Schneider-Ammann viene dato nel Plr ancora in vantaggio sulla concorrente, nonostante sia un bernese come Sommaruga. Invece, la flebile speranza che la legittima aspirazione della Svizzera italiana ad essere rappresentata in governo venisse tenuta in considerazione attraverso la candidatura di Ignazio Cassis è stata spazzata via senza tanti complimenti.
A questo punto, qualche riflessione si impone. La prima domanda è: quanto potrà sentirsi rappresentata la Svizzera italiana da questi quattro candidati ufficiali al Consiglio federale? La questione può essere posta anche in termini diversi e più espliciti. I deputati ticinesi avevano deciso di sostenere compatti Ignazio Cassis. È lecito quindi chiedersi che cosa faranno adesso che la candidatura ticinese è caduta. Sicuramente divideranno i loro favori secondo le indicazioni dei rispettivi partiti. Ma prima di orientarsi sull’uno o sull’altro dei due nomi che figurano sui ticket del Ps e del Plr (o magari su candidature ‘selvagge’ o sui nomi fatti da altri partiti), non sarebbe opportuno chiedersi quanto potrebbe essere utile alla Svizzera italiana dare i propri voti, magari anche questa volta compatti, ad un candidato piuttosto che all’altro?
La questione non è peregrina, perché, date le circostanze, la Svizzera italiana è destinata a rimanere fuori ancora a lungo dal Consiglio federale.
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Questa era l’occasione giusta da cogliere, dato che le prossime due (la sostituzione o rielezione di Eveline Widmer-Schlumpf, tra poco più di un anno, e il ritiro, tra uno o due anni, di Micheline Calmy-Rey) non offriranno realistiche possibilità di portare avanti una candidatura svizzero-italiana. Il caso Widmer-Schlumpf potrebbe diventare terreno di scontro tra Udc e Ppd, dove il profilo personale dei candidati rischia di passare in secondo piano. E per mandare un ticinese al posto di Calmy-Rey bisognerà chiedere il permesso ai romandi, poco propensi, pare, a farsi da parte.
Ciò che serve alla Svizzera italiana per essere rappresentata nel governo federale non è la semplice rivendicazione, per quanto giusta e legittima. Ci vuole una personalità forte e credibile, che con la sua candidatura convinca i parlamentari e superi le loro particolari resistenze. La controprova è che la Svizzera italiana non è mai stata rappresentata in governo da figure modeste o di secondo piano (come è accaduto ad altre regioni del Paese), ma sempre da politici capaci e profilati, veri protagonisti sulla scena federale. Alla luce di queste considerazioni, e senza nulla togliere alle qualità personali di Ignazio Cassis (al quale va anzi riconosciuto di avere, con il suo gesto, reso possibile al Ticino di ‘marcare presenza’ anche questa volta), bisogna ammettere che è stato un errore, una mancanza di coraggio dei nostri migliori politici, defilarsi e rinunciare a cogliere questa sfida.
La seconda riflessione che suggerisce il risultato della scelta compiuta ieri dai gruppi parlamentari è quanto questa selezione sia stata dura e, nello stesso tempo, intensamente mediatizzata. Si potrebbe dire che i giornalisti hanno svolto un ruolo molto attivo, specialmente all’inizio del processo: facendo nomi, lanciando ipotesi, interpellando chi era stato nominato, raccogliendo giudizi sui veri o presunti aspiranti alla candidatura, seguendo costantemente le loro mosse, spiegando quali e quante chance ciascuno di loro avesse, descrivendo i reali o presunti vantaggi o svantaggi di ognuno.
Fino a ieri sera. Adesso, però, ‘les jeux sont faits’. Ora per i candidati ufficiali e per i loro sostenitori comincia il lavorio dietro le quinte, a caccia di ogni singolo voto. Le apparizioni sui media e la popolarità nell’opinione pubblica conteranno molto meno.