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24.6.2017, 05:002017-06-24 05:00:00
Susanna Petrone

Il Madagascar, un paradiso in terra

Esiste un luogo nel mondo, che è così speciale, così ricco di biodiversità, che non lo si potrebbe paragonare al paradiso: il Madagascar. Questa splendida isola fa parte delle...

Esiste un luogo nel mondo, che è così speciale, così ricco di biodiversità, che non lo si potrebbe paragonare al paradiso: il Madagascar. Questa splendida isola fa parte delle cosiddette “isole antiche” e - secondo recenti studi - si sarebbe separata dall’Africa circa 165 milioni di anni fa, facendone un luogo particolare ed isolato, con un patrimonio vegetale ed animale unico al mondo.

Basti pensare che ben l’80% di tutte le piante che conosciamo (tra cui 4 mila specie arboree), così come la metà di tutti gli uccelli, il 90% dei rettili (ogni zona dell’isola ha il “suo” camaleonte) e anfibi e tutti i mammiferi - come ad esempio i lemuri - che sono presenti con oltre 200 specie diverse - sono endemici. In parole povere: esistono solo sull’isola Madagascar. E tra gli alberi? Il mitico baobab è conosciuto ovunque nel mondo. Quindi è devastante sapere che oggi solo il 10% del territorio è ricoperto dalla vegetazione originaria. Quello che una volta era il paradiso in terra, oggi rischia di scomparire per sempre. L’estrema povertà della popolazione ha portato allo sfruttamento eccessivo del territorio. Lì dove una volta c’erano boschi fittissimi, oggi si trova solo desolazione. 

Per questo motivo il WWF Madagascar si impegna giorno dopo giorno per salvaguardare questo incredibile patrimonio. Gli obiettivi? Protezione della foresta, rimboschimento e lotta contro la povertà. L’ultimo punto è essenziale per capire questa terra. Molte comunità sono così povere, che praticamente non hanno altra via d’uscita che tagliare illegalmente alberi per poter riscaldare le proprie case. Ogni anno vengono piantati migliaia di alberi e si sostengono progetti alternativi per dare alle famiglie locali una possibilità. Il WWF Madagascar, infatti, sostiene il progetto dell’associazione non governativa Barefoot College (letteralmente: l’università dei piedi scalzi). Si tratta di un’idea nata 45 anni fa in India e che ad oggi opera in 80 Paesi nel mondo. Cosa si fa in questa università? Si trasformano donne in “ingegneri” del solare. Le chiamano “Solar Grandmothers” (nonne solari)e spesso sono analfabete, arrivano da villaggi sperduti e poveri e quasi sempre non hanno mai viaggiato. Ora, grazie al sostegno del WWF, anche il Madagascar ha le sue “Solar Grandmothers”: donne che dopo sei mesi di studi - fatti di gesti e disegni - sanno costruire, installare e far funzionare delle lampade collegate a un pannello solare. Un lusso per tante comunità del mondo. Ora tanti piccoli studenti potranno fare i compiti o studiare anche quando fuori fa buio.

10.6.2017, 05:002017-06-10 05:00:00
laRegione Ticino

La vipera, il serpente

C’è chi la teme e chi al solo pensiero prova un vero e proprio disgusto: la vipera aspis, chiamata anche semplicemente aspide. Vive sulle nostre Alpi e sebbene sia protetta come tutti gli altri...

C’è chi la teme e chi al solo pensiero prova un vero e proprio disgusto: la vipera aspis, chiamata anche semplicemente aspide. Vive sulle nostre Alpi e sebbene sia protetta come tutti gli altri rettili, è sempre più rara. Attorno a questo serpente sono nate leggende di ogni tipo, come se fosse il nemico numero uno dell’uomo. Eppure la vipera non è aggressiva come viene descritta. Anzi: è un serpente timido, che al minimo rumore si allontana. Se la vipera attacca, lo fa solo se viene calpestata, catturata o messa alle strette. Quindi, regola numero uno: se vedete una vipera, restate calmi. Sarà lei ad allontanarsi il prima possibile da voi.

La vipera aspis è più piccola di quanto si possa pensare. I maschi hanno un corpo più lungo e sottile rispetto alle femmine. Alla nascita misurano circa venti centimetri. Non smettono mai di crescere e raramente superano i settanta centimetri di lunghezza. Le vipere non sono tutte uguali: la loro pelle, ricoperta di piccole squame, può essere di colore marrone, grigio, rossiccio o in alcuni casi persino nero. In quanto serpente, cambia la pelle in una volta sola. Quando la nuova pelle è pronta, la vipera sfrega il suo corpo contro una superficie ruvida e la vecchia pelle si sfila come un calzino. Non hanno gambe, ma riescono comunque a muoversi velocemente. Tutti noi abbiamo presente il loro movimento a “s”. Hanno molte ossa e sono flessibili grazie alle vertebre. Se la nostra colonna vertebrale è composta da 34 vertebre, i serpenti ne hanno un numero cinque volte superiore.

In Svizzera esistono due specie di serpenti velenosi: la vipera e il marasso. Il loro veleno è conservato in una sacca, da cui viene espulso grazie a un muscolo speciale. Quando una vipera va a caccia, il veleno passa attraverso i denti veleniferi cavi e iniettato nel corpo della preda. Poi aspetta che il veleno faccia il suo effetto. Per l’essere umano la vipera non è così pericolosa come si potrebbe pensare (lo è però per i bambini che pesano meno di un adulto e quindi il veleno ha un altro effetto sul loro corpo). La regola è sempre la stessa: quando andate in montagna, fate attenzione a dove mettete i piedi. Non spostate sassi grossi, il serpente potrebbe essere nascosto lì sotto. Attenzione ai cespugli vicino alla riva dei fiumi. Se vi capita di vederne una, allora non fate movimenti bruschi. Non toccatela. Se si viene morsi bisogna mantenere la calma (difficile a dirsi, ma è importante), recarsi il prima possibile da un medico. Se possibile, la ferita va disinfettata e bisogna evitare sforzi e bere molto.

10.6.2017, 05:002017-06-10 05:00:00
Susanna Petrone

Gli oceani hanno caldo

In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani che è stata celebrata l’8 giugno il WWF ricorda la drammatica situazione degli oceani e dei mari del mondo: questi splendidi ecosistemi sono...

In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani che è stata celebrata l’8 giugno il WWF ricorda la drammatica situazione degli oceani e dei mari del mondo: questi splendidi ecosistemi sono messi a dura prova a causa dei cambiamenti climatici. Tra le conseguenze globali dell’aumento di CO2 nell’ atmosfera c’è infatti un impatto diretto sugli oceani, la porzione “blu” del pianeta che a sua volta svolge un ruolo cruciale nella stessa regolazione del clima. I mari e gli oceani assorbono mille volte più calore dell’atmosfera. Ad oggi hanno trattenuto il 90% dell’energia in più dovuta all’incremento dei gas serra. Non solo: l’80% degli stock ittici sfruttati commercialmente è soggetto a pesca eccessiva o è da essa minacciato. Il 40% di tutti gli esseri viventi marini catturati viene inoltre considerato pesca accidentale e viene rigettato in mare, morto o moribondo. Anche gli allevamenti minacciano la vita nei mari e negli oceani: il pesce allevato, infatti, viene generalmente nutrito con olio o farina di pesce. Se non verranno prese misure a riguardo, sarà a rischio il lavoro di 800 milioni di persone nel mondo.

Infine: la vita di milioni di persone che vivono lungo le coste sarà influenzata a causa dell’innalzamento dei mari (città come Tokyo e Singapore potrebbero essere interamente sommerse).

Ma torniamo agli oceani: un terzo del calore prodotto dagli esseri umani è penetrato fino a una profondità superiore a 700 metri: questo potrebbe soffocare la vita delle creature marine entro 20 anni secondo un recente studio del National Center for Atmospheric Research. In più gli oceani e i mari assorbono circa il 30 % della CO2 che le attività umane emettono nell’atmosfera (per esempio bruciando i combustibili fossili) e questo provoca l’acidificazione degli oceani: dall’inizio dell’era industriale, l’acidità degli oceani è aumentata del 26% e circa la metà delle barriere coralline è andato completamente perso. Se non freniamo il riscaldamento globale, l’altra metà andrà persa entro il 2050.  Lo stesso Mediterraneo è in forte declino: un triste indicatore è la grande diffusione delle meduse. Mentre prima si registravano picchi di presenza di meduse ogni 10-15 anni, oggi abbiamo cadenze annuali.

Cosa possiamo fare noi? Ricorda: acquistando pesci d’allevamento bio si ha la garanzia che il mangime sia stato ottenuto da fonti sostenibili e l’allevamento e densità di occupazione siano rispettose degli animali. Non solo: negli allevamenti bio è vietato l’utilizzo di antibiotici. Scarica l’App del WWF che contiene la guida completa. Lì troverai ogni tipo di pesce con i vari consigli se può essere acquistato o meno. La guida completa si trova anche sul sito wwf.ch.

3.6.2017, 05:002017-06-03 05:00:00
Susanna Petrone

La vita nel bosco

Il suolo: è da lì che nasce tutto. Chi non si ricorda delle passeggiate nei boschi, degli odori di quel terreno, delle foglie, dei sassi che nascondono tanti piccoli animali? Il suolo ha un odore tutto...

Il suolo: è da lì che nasce tutto. Chi non si ricorda delle passeggiate nei boschi, degli odori di quel terreno, delle foglie, dei sassi che nascondono tanti piccoli animali? Il suolo ha un odore tutto suo, che cambia con le stagioni, con il sole, con la pioggia. Il terreno brulica di vita e contiene più abitanti delle nostre città più grandi. Ma quanti animali conosci del suolo?

La forbicina

Certamente conoscerai la forbicina. Oppure no? Devi infatti sapere che esistono 1’300 differenti specie, ma in Svizzera ne vivono appena sette. Se la si guarda attentamente, si noterà sul suo dorso un minuscolo scudo che in epoche remote costituiva le ali. Ancora oggi riesce a volare, anche se non proprio benissimo. Questo insetto ha un istinto incredibile. In primavera e in autunno la femmina depone nel terreno tra le 20 e le 40 uova. Per essere sicura che non perdano umidità, lecca a intervalli regolari il terreno. Non solo: se qualcuno sposta le uova, la femmina le cerca e le rimette al loro posto. Una volta nati, i piccoli vengono curati dalla madre, che li nutre con vegetali sminuzzati. Solo dopo sei mesi abbandoneranno il nido. Ma non andranno lontani. Alle forbicine, infatti, piace vivere vicine, per proteggersi meglio da pericoli esterni.

L’acaro

L’acaro viene ingiustamente snobbato. Eppure è essenziale per il bosco. Pensa che su una superficie pari all’impronta di una scarpa ne vivono all’incirca 10 mila. Sono grandi quanto lo spessore di un’unghia, hanno otto zampe e sono voraci. Alcune specie si nutrono di insetti, altre invece solo di piante morte. Non si conoscono tutte le specie di acari e purtroppo non godono di una gran considerazione da parte dell’uomo. Negli anni ha imparato a “scroccare” passaggi gratis: si attacca ai geotrupi che si avvicinano allo sterco. L’acaro aspetta e una volta che un coleottero si posa, lui salta su.

I coleotteri

Esistono innumerevoli specie di coleotteri: ne sono note circa 350mila. Le loro elitre, dalle tonalità cangianti, sono il biglietto da visita della loro famiglia. Nel geotrupe sono di un nero brillante. Sono costituite da chitina, una sostanza chimica leggera, elastica e soprattutto impermeabile. Attratti dallo sterco, i geotrupi vi scavano gallerie e vi depongono le uova. Il bostrico è un vero flagello per il bosco. Attacca la corteccia, causando danni ingenti. Ma è anche utile: trasforma il legno in fertile humus. Il ciclo biologico non potrebbe esistere senza loro che creano humus.

 
3.6.2017, 05:002017-06-03 05:00:00
Susanna Petrone

La talpa, un ingegnere

Tutti la conoscono, ma pochi l’hanno vista dal vivo: la talpa. Questo mammifero solitario è un vero e proprio artista delle gallerie, che possono raggiungere i 200 metri di lunghezza. Le servono...

Tutti la conoscono, ma pochi l’hanno vista dal vivo: la talpa. Questo mammifero solitario è un vero e proprio artista delle gallerie, che possono raggiungere i 200 metri di lunghezza. Le servono per proteggersi e per raggiungere le varie “camere” dove trascorre quasi tutta la giornata. Ha una “stanza” per dormire, una per i suoi cuccioli e un’altra le serve per conservare le provviste. Ovviamente, tutta quella terra deve finire da qualche parte e quindi sbuca regolarmente in superficie per depositare gli “scarti” del suo lavoro. Ecco perché vediamo tutte quelle piccole montagne di terra sui prati dove vive una talpa. Questo animale ha delle zampe anteriori molto forti e grandi con sei dita. Le servono per scavare e con le sue zampe riesce a spostare mucchi di terra venti volte più pesanti del suo peso corporeo (circa 140 grammi). In pratica è come se noi potessimo sollevare con le braccia un cavallo. Non solo: riesce a scavare sette metri di galleria in un’ora. Questo mammifero lo si può osservare un po’ ovunque in Svizzera, ma solo dove il terreno è buono e non sopra i 1’900 metri. 

Ma la talpa ci vede?

Le talpe – e questo lo sanno tutti – non hanno una buona vista. I loro piccoli occhi servono esclusivamente per distinguere il chiaro dallo scuro.

Sono animali molto solitari e nelle loro gallerie passano tutto il tempo a scavare. Si incontrano solo in questo periodo dell’anno, in primavera, per l’accoppiamento. Un mese dopo nascono nel nido circa cinque cuccioli. Sono piccolissimi, non più grandi di un fagiolo e non hanno peli. I cuccioli apriranno gli occhi solo tre settimane dopo la loro nascita.

Un cacciatore particolare

Non avrà una vista eccezionale, ma in compenso la talpa ha un manto peloso che funge da radar. Riesce a percepire ogni singola vibrazione nel terreno proprio grazie alle sue vibrisse, i peli molto sensibili presenti in particolare sulla coda e sul muso. Ha inoltre un ottimo olfatto e un udito impeccabile. Sono tutti sensi che le servono per mangiare insetti e vermi.I lombrichi sono praticamente la sua passione. Ogni giorno ne mangia l’equivalente del suo peso (quanta pasta dovresti mangiare tu ogni giorno?).I vermi li preferisce freschi, non morti, quindi – beh, non è il massimo dell’eleganza, ma è così che fa la talpa – stacca loro la testa e li mette nella sua dispensa. In questo modo il verme rimane in vita, ma non può andare da nessuna parte. Il suo mantello è composto di 200 peli per ogni millimetro quadrato.

27.5.2017, 05:002017-05-27 05:00:00
Susanna Petrone

Rinaturare i corsi d’acqua

Spesso non ci rendiamo conto di quanto la nostra sopravvivenza sia legata alla biodiversità. Insetti, anfibi, uccellini, pesci e farfalle: questa è la biodiversità che ci circonda, ma che...

Spesso non ci rendiamo conto di quanto la nostra sopravvivenza sia legata alla biodiversità. Insetti, anfibi, uccellini, pesci e farfalle: questa è la biodiversità che ci circonda, ma che spesso non osserviamo con cura.

In occasione della Giornata mondiale della biodiversità, celebrata il 22 maggio, va ricordato che al mondo esistono oltre un milione e 700 mila specie (ma si ipotizza che in realtà siano oltre 10 milioni). In Svizzera, le “culle” della biodiversità le troviamo nei paesaggi fluviali naturali, che sono tra gli ambienti più belli e vivi. Purtroppo il 90% dei mosaici di ambienti creati dai fiumi liberi sono scomparsi.

Anche in Ticino la situazione è critica. Dopo secoli di bonifiche e decenni di urbanizzazione e sfruttamento idroelettrico, dei maestosi corsi d’acqua e dei loro abitanti rimane ben poco.

Francesco Maggi, responsabile del WWF Svizzera italiana, ci racconta di alcuni progetti, che hanno salvato vere e proprie perle del Ticino: «Dopo decenni di lotte, ambientalisti e pescatori, uniti, hanno ottenuto un successo significativo: il piano cantonale di risanamento dei corsi d’acqua».

Gli impatti di questa decisione si vedranno solo tra qualche anno, ma il WWF è già al lavoro per approfondire e migliorare i primi importanti progetti. Ad esempio il nuovo Ritom, che permetterà di risanare il fiume Ticino tra Airolo e Rodi, e il grande progetto di rinaturazione Saleggi-Boschetti, che cambierà il volto del fiume Ticino tra Bellinzona e Gudo, creando anche preziose aree di svago per la popolazione.

Negli ultimi venti anni sono partiti diversi progetti “pilota”, come la rinaturazione del delta del Cassarate a Lugano, utili per sensibilizzare la popolazione e dimostrare che questo nuovo approccio verso i corsi d’acqua migliora il nostro ambiente ma garantisce nel contempo la necessaria sicurezza idraulica.

Tra i progetti promossi e sostenuti finanziariamente dal WWF citiamo la rinaturazione del delta del fiume Ticino alle Bolle di Magadino, la rimessa a cielo aperto dei canali Comelina (Camorino), Restabbio (Muzzano) e Brusada (Origlio) e la rinaturazione del Balma a Lodrino.

A livello di bacino fluviale il WWF sta promuovendo la messa in rete dei reticoli del Medio e Basso Vedeggio e del Laveggio e Gaggiolo, dove diversi progetti di rivitalizzazione e di rimozione degli ostacoli alla migrazione sono in corso o pianificati. Il WWF cerca sempre di ottenere il massimo beneficio per la natura senza penalizzare l’area agricola e se non è possibile è prevista una compensazione.

27.5.2017, 05:002017-05-27 05:00:00
Susanna Petrone

Il dinosauro degli oceani

La tartaruga marina è una creatura ancestrale dei mari che viveva già ai tempi dei dinosauri. Popola la terra da oltre 200 milioni di anni ed è sopravvissuta a mutamenti ecologici estremi di ogni...

La tartaruga marina è una creatura ancestrale dei mari che viveva già ai tempi dei dinosauri. Popola la terra da oltre 200 milioni di anni ed è sopravvissuta a mutamenti ecologici estremi di ogni tipo. Oggi, paradossalmente, è tra gli esseri più fragili del Pianeta: tutte e sette le specie esistenti sono a rischio estinzione.

I pericoli

Chi riesce a uscire dall’uovo (e a sopravvivere) deve fare i conti con la pesca, il turismo, l’inquinamento ambientale e i cambiamenti climatici. Ogni anno, oltre 250 mila tartarughe perdono la vita dopo essere finite nelle reti dei pescatori come pesca accidentale, altre 60 mila muoiono soffocate inghiottendo sacchetti di plastica. I loro luoghi di nidificazione stanno sparendo, per far posto ad alberghi per turisti e a causa dell’inquinamento luminoso, tante non riescono nemmeno a raggiungere il mare.

L’impegno

Questi splendidi animali sono stati celebrati il 23 maggio, in concomitanza con l’inizio del periodo di riproduzione degli esemplari dell’emisfero settentrionale. Il WWF da anni si mobilita per la tutela di questi docili rettili. Il drammatico calo delle loro popolazioni deve cessare. Su mille uova, solo una tartaruga arriva all’età adulta. Per questo motivo siamo impegnati sin dalla schiusa delle uova, passando alla migrazione attraverso aree di alimentazione e di riproduzione, fino al ritorno alla spiaggia in cui ciascuna tartaruga è nata.

Sensibilizziamo le comunità locali, sviluppando un turismo ecologico. La loro carne viene considerata una prelibatezza in alcune aree della terra e tanti esemplari finiscono nelle mani di cacciatori di frodo che vendono souvenir (pettini, gioielli etc.) prodotti con il guscio delle tartarughe. In Pakistan formiamo pescatori del posto, che liberano gli animali rimasti impigliati nella spazzatura (vedi video, ndr) e finanziamo centri di recupero in tutto il mondo (in alcuni centri si possono effettuare interventi chirurgici).

I cambiamenti climatici

Le tartarughe marine prediligono acque calde e tropicali. Ma con l’aumento delle temperature, la loro vita è a rischio.

Il sesso delle tartarughe marine, infatti, dipende dalla temperatura: se è superiore ai 30 gradi, allora nasceranno quasi esclusivamente femmine; mentre sotto i 28 gradi, nascono quasi esclusivamente maschi. A causa dei cambiamenti climatici, la situazione sta cambiando drasticamente e il numero di femmine supera di gran lunga quello dei maschi. Tra gli esemplari che nuotano ancora  oggi negli oceani, alcuni hanno attraversato l’intero Novecento. Chissà quanti di quelli nati oggi potranno vivere così a lungo.

 

 

20.5.2017, 05:252017-05-20 05:25:00
Susanna Petrone

L’animale più grande al mondo

L’elefante, il più grande animale terrestre al mondo, è nel mirino dei bracconieri da molto: si stima che negli ultimi dieci anni, il commercio illegale d’avorio di elefanti africani...

L’elefante, il più grande animale terrestre al mondo, è nel mirino dei bracconieri da molto: si stima che negli ultimi dieci anni, il commercio illegale d’avorio di elefanti africani sia costato la vita a oltre 150 mila esemplari (circa 40 al giorno), alimentando tra le altre cose anche il traffico di droga e armi a livello globale. Certo, si registrano anche segnali positivi: proprio in questi giorni l’Ue ha chiesto agli Stati membri di mettere completamente al bando il commercio d’avorio e di investire nella formazione delle forze di polizia, che effettuano i controlli alle frontiere o negli aeroporti. Ma secondo gli ultimi dati, in Africa sopravvivono circa 420 mila elefanti (in Asia non più di 30 mila). Non sono molti. Basti pensare che nell’800 se ne contavano in tutto il continente oltre un milione. In parole povere: noi esseri umani siamo riusciti a diminuire la popolazione di elefanti del 90% in soli due secoli. Se continuiamo di questo passo, fra meno di venti anni, il più grande animale terrestre al mondo sarà estinto.

Chi è?

Già milioni di anni fa il nostro pianeta era abitato da animali simili agli elefanti, che facevano parte dei Proboscidati. Solo due rappresentanti di questi animali antichi sono sopravvissuti: l’elefante africano e l’elefante asiatico (il suo cugino più piccolo). I primi hanno delle zanne d’avorio che possono raggiungere i 2-3 metri di lunghezza. Quelli asiatici, invece, sono più piccoli e solo i maschi hanno le zanne. Gli elefanti africani vivono nelle foreste e savane sub-sahariane, mentre i cugini asiatici si possono trovare in tutta l’Asia Meridionale, dall’Iran, alla Cina, fino all’Indonesia.

Negli ultimi anni il bracconaggio ha raggiunto livelli mai visti prima. Ogni anno vengono massacrati circa 20 mila elefanti africani. E la tendenza, purtroppo, è in crescita.

Come proteggere il giardino dagli elefanti

La sopravvivenza dell’elefante è a rischio a causa del commercio d’avorio e della distruzione dell’habitat naturale. L’elefante africano presenta due sottospecie: quello della savana e quello della foresta tropicale.

L’elefante della foresta (Loxodonta africana cyclotis) vive in comunità più piccole (3-6 individui) rispetto agli elefanti della savana (Loxodonta africana africana) i cui gruppi familiari vanno dai 12 ai 70 esemplari. A capo dei clan c’è una femmina. Nella savana è inoltre possibile vedere branchi di elefanti composti da diverse migliaia di esemplari.

Per fermare il traffico illegale d’avorio, nel 1976 il WWF e l’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) hanno istituito l’organizzazione TRAFFIC, con l’obiettivo di smascherare il traffico illegale di specie minacciate, combatterlo e arginarlo per quanto possibile. Vengono raccolti dati e si fanno pressioni sui vari Stati, affinché venga vietato il commercio d’avorio. Una battaglia importante è stata vinta negli scorsi mesi (ne avevamo già parlato su LaRegione) quando la Cina ha dato il via alla chiusura di negozi che vendono prodotti in avorio. Secondo la Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie (CITES), 173 Paesi si impegnano ad attuare severi controlli sul commercio internazionale di oltre 30 mila specie animali e vegetali. Solo due anni fa, presso l’aeroporto di Zurigo, furono sequestrati 262 chili di avorio. Il WWF sostiene i guardiacaccia africani, che seguono vari corsi di formazione e ai quali vengono messi a disposizioni strumenti tecnici per lavorare. Ricordiamo che ogni anno centinaia di “ranger” muoiono per mano di bracconieri. Sono gli eroi che nessuno vede e che ogni giorno mettono a rischio la propria vita.

Tensioni con gli umani

Nonostante la maggiore tolleranza nei confronti degli elefanti, i conflitti tra uomo e animali perdurano. Quando i branchi di elefanti hanno fame, nulla riesce a fermare i possenti quadrupedi, né i recinti elettrificati attorno alle coltivazioni né i fuochi d’artificio impiegati dai contadini per spaventare gli elefanti. E così si arriva a vittime tra la popolazione, nella quale cresce anche il risentimento. Ma grazie a una serie di ricerche si è scoperto il punto debole degli elefanti: il cibo piccante! Il peperoncino si è rivelato un mezzo intimidatorio molto efficace. Grazie ad un progetto sostenuto dal WWF, in alcune zone sono state avviate delle piantagioni di peperoncino che tengono lontani i pachidermi dai campi coltivati.

Clicca qui e ascolta il barrito dell'elefante!

 

 
13.5.2017, 16:062017-05-13 16:06:00
Susanna Petrone

A tu per tu con il pipistrello

Siete pronti per conoscere i pipistrelli? Muniti di torce e speciali rilevatori di ultrasuoni – i famosi “bat-detector” – andremo alla scoperta di questi mammiferi volanti nei loro...

Siete pronti per conoscere i pipistrelli? Muniti di torce e speciali rilevatori di ultrasuoni – i famosi “bat-detector” – andremo alla scoperta di questi mammiferi volanti nei loro ambienti di caccia.

Il programma prevede l’osservazione dei pipistrelli che cacciano attorno al laghetto di Muzzano. Sarà un modo per avvicinarsi a questo bellissimo, ma anche poco conosciuto, animale che è attivo soprattutto quando noi tutti dormiamo. Nell’immaginario collettivo qualche volta fa ancora paura, (e c’è ancora chi crede che si attacchi ai capelli…). Ma durante questo evento avremo la possibilità di ricrederci e di scoprire quante difficoltà deve superare il pipistrello nel mondo odierno.

Caratteristiche

I pipistrelli hanno un udito molto sviluppato, tanto che si servono delle orecchie più o meno come noi ci serviamo degli occhi. Questi animali emettono molti impulsi sonori al secondo attraverso il naso o la bocca, così acuti che noi non riusciamo a sentirli. I suoni rimbalzano contro gli oggetti e le creature che si trovano nelle vicinanze e producono un’eco, sulla base della quale i pipistrelli calcolano la distanza che li separa da ciò che li circonda. Riescono a capire anche quanto sono grandi gli oggetti, che forma hanno, com’è la loro superficie. È così che appurano se nella facciata di un edificio sono presenti fessure, se la corteccia di un albero è liscia o ruvida o se sopra vi è posato un insetto.

I pericoli

A causa dell’urbanizzazione eccessiva questo splendido animale rischia di scomparire: l’inquinamento acustico e luminoso prodotti dalle nostre città allontanano i pipistrelli, che oramai hanno perso quasi tutti i corridoi naturali a loro disposizione per cacciare. Come se non bastasse, a causa dell’uso eccessivo di pesticidi, vengono a mancare gli insetti di cui si ciba questo mammifero (avremmo meno zanzare). Ma anche i cambiamenti climatici mettono a dura prova la vita dei pipistrelli: in Australia muoiono letteralmente di caldo a causa delle temperature elevate raggiunte dal suolo.

Se vuoi saperne di più, “armati” di scarpe comode ed eventualmente torcia elettrica. L’evento si terrà venerdì 19 maggio, dalle 20.30 alle 21.45. Punto di incontro: Lago di Muzzano – ritrovo davanti all’aula sull’acqua di Pro Natura Ticino. Per iscriversi bisogna andare sulla pagina del Festival della natura, visto che il numero di partecipanti è limitato a 25 persone. Per ulteriori informazioni chiamate il Centro protezione chirotteri Ticino di Semione - Marzia Mattei.

13.5.2017, 16:012017-05-13 16:01:00
Susanna Petrone

Arriva il Festival della natura

Pipistrelli, api, riserve naturali: è in arrivo il lungo weekend del Festival della natura. Dal 18 al 21 maggio verranno organizzati in tutta la Svizzera ben 750 eventi (34 in Ticino)....

Pipistrelli, api, riserve naturali: è in arrivo il lungo weekend del Festival della natura. Dal 18 al 21 maggio verranno organizzati in tutta la Svizzera ben 750 eventi (34 in Ticino). Le manifestazioni saranno dedicate alla natura, alla diversità delle specie e all’ecologia.

Vivere la natura, scoprire la biodiversità, da Bellinzona a Ginevra, da Basilea a Mendrisio. Un ricco programma, caleidoscopico come la natura svizzera: eventi, escursioni, mostre, stand informativi e passeggiate organizzati da enti e specialisti che si occupano di natura, fauna, flora, ma anche di turismo e di tutela del paesaggio. Insomma: un weekend tutto da scoprire, da grandi e piccini. La prima edizione del Festival della natura si è tenuta l’anno scorso, attirando migliaia di appassionati. 

Ma come nasce il festival? Ogni anno, il 22 maggio, si festeggia la Giornata mondiale della biodiversità per celebrare l’adozione della Convenzione ONU sulla Diversità Biologica. La Giornata è dedicata alla difesa e alla tutela delle varie specie. Al mondo esistono complessivamente almeno tre milioni di specie diverse. Circa 50mila di esse sono presenti nel nostro Paese. Tra queste vi sono: 111 specie di mammiferi, oltre 400 specie di uccelli, 16mila specie di insetti e circa 4mila specie vegetali.

Circa il 40% dei mammiferi e degli uccelli che vivono in Svizzera è considerato minacciato, mentre ben il 75% dei rettili è a rischio estinzione! Scopri su www.festivaldellanatura.ch tutti gli eventi e come puoi aiutare la fauna locale.

6.5.2017, 17:242017-05-06 17:24:00
Susanna Petrone

Il WWF premia il progetto “Sole per gli inquilini”

L’energia solare è pulita e sempre più conveniente. Purtroppo spesso c’è chi ci scrive: “Io vivo in affitto e non posso investire in questa tecnologia, anche...

L’energia solare è pulita e sempre più conveniente. Purtroppo spesso c’è chi ci scrive: “Io vivo in affitto e non posso investire in questa tecnologia, anche se lo volessi”. Risultato? I tetti dei palazzi rimangono desolatamente inutilizzati.

Ma le cose potrebbero cambiare se i proprietari di immobili prendessero ad esempio l’innovativo progetto promosso da Alloggi Ticino, l’immobiliare con sede a Bioggio, in collaborazione con la ditta Elettricità Bronz SA di Gordola. Per promuovere l’uso delle energie rinnovabili, ha deciso di installare un impianto fotovoltaico sul tetto del loro palazzo in via Ronco a Novazzano e vendere la corrente elettrica prodotta direttamente agli inquilini dei 52 appartamenti.

Quest’ultimi, oltre a beneficiare di energia pulita prodotta in loco, pagano all’immobiliare una tariffa vantaggiosa rispetto al prezzo praticato dall’azienda distributrice locale.

Nel corso del primo anno di funzionamento l’impianto ha prodotto 102’507 kWh di corrente elettrica. Il 64% della produzione è stato consumato direttamente dagli inquilini. L’elevato grado di autoconsumo permette di produrre energia solare a costi decisamente vantaggiosi. Non solo gli inquilini, ma pure Alloggi Ticino guadagnerà con questa operazione in quanto l’impianto, dopo essere stato completamente ammortizzato, continuerà a produrre energia gratis per molti anni. Per questo motivo l’esperienza acquisita a Novazzano verrà presto utilizzata per dotare di impianti fotovoltaici altri palazzi di loro proprietà.

L’idea è subito piaciuta molto al WWF, che ha deciso di attribuire il Riconoscimento ‘Il sole sul tetto 2017’ ad Alloggi Ticino e Elettricità Bronz SA. L’obiettivo del WWF è quello di far conoscere questo progetto pilota a livello cantonale e nazionale con la speranza che sia presto replicato anche da altri proprietari di immobili. Il potenziale è enorme. Se siete degli inquilini chiedete al vostro proprietario di poter usufruire di energia solare e costi competitivi.

La cerimonia di consegna del riconoscimento è pubblica.

Se siete curiosi e volete saperne di più su questo progetto venite oggi pomeriggio, sabato 6 maggio, in via Ronco 1 a Novazzano alle ore 15.00. Dopo la presentazione del progetto ci sarà modo di visitare gli impianti e terminare con un piccolo aperitivo. Vi aspettiamo!

6.5.2017, 15:322017-05-06 15:32:06
Susanna Petrone

La «vedetta» delle Alpi

Ti è mai capitato di scorgere una marmotta durante un’escursione in montagna? O magari anche solo di sentirla? La marmotta è uno dei più caratteristici abitanti delle Alpi. Per molto tempo è...

Ti è mai capitato di scorgere una marmotta durante un’escursione in montagna? O magari anche solo di sentirla? La marmotta è uno dei più caratteristici abitanti delle Alpi. Per molto tempo è stata sul punto di estinguersi: cento anni fa era quasi scomparsa. Le marmotte venivano cacciate sia per la loro carne, sia per il loro grasso, usato per curare i reumatismi. Vivono soprattutto nei prati magri e rocciosi, privi di alberi e quindi, in generale, sopra il limite del bosco. Oggi sono diffuse su tutto l’arco alpino, dalle Alpi Marittime fino alle Alpi Orientali austriache e negli alti Tatra.A sud delle Alpi la popolazione di marmotte è più o meno stabile.

La tana

Le marmotte raccolgono e trasportano il fieno nelle loro tane con la bocca. Non lo conservano come provvista, ma per farsi un soffice giaciglio su cui dormire comodamente. D’inverno, dentro la tanta di una famiglia di marmotte, c’è molto più fieno di quanto potrebbe portarne un uomo robusto.Quella delle marmotte è una famiglia tradizionale: le marmotte non sono animali solitari.

Vivono in gruppi composti da 5 a 15 individui, tutti appartenenti alla stessa famiglia.

Le coppie rimangono insieme per anni e anche i piccoli vivono con i genitori per diverso tempo. Così si forma una grande famiglia con papà e mamma accompagnati da fratelli e sorelle di età diverse.

Giocare

Il gioco è un’arte in cui le marmotte sono delle vere maestre. Sono animali simpaticissimi che a noi umani suscitano tenerezza. Del resto come si fa a resistere guardando quelle masse pelose che si azzuffano giocosamente fra loro, fanno capriole e rotolano sui prati per diversi metri? Ogni tanto anche gli adulti partecipano alle baruffe giocose degli esemplari più giovani, mentre i più anziani preferiscono starsene tranquillamente sdraiati al sole.

Il letargo

Per la marmotta delle Alpi andare in letargo, più che un piacere, è una questione di vita o di morte. Quando la neve ricopre le erbe di cui si nutre va a rifugiarsi nella sua tana sotterranea. La sua temperatura corporea scende a meno di 5 gradi celsius, il cuore batte cento volte più lentamente del normale e il respiro rallenta fino a due volte al minuto. Ogni tanto deve riscaldarsi per poter riuscire a dormire: le funzioni fisiologiche ridotte al minimo consentono infatti di risparmiare energia ma non certo di riposare bene. Per la povera marmotta il letargo invernale è un’interminabile notte in bianco!

 
29.4.2017, 08:502017-04-29 08:50:31
Susanna Petrone

Come diminuire l’impronta ecologica

Alimentazione La scelta della nostra alimentazione ha un influsso diretto sulla nostra impronta ecologica e di conseguenza sulle risorse del nostro Pianeta. Prodotti animali come...

Alimentazione La scelta della nostra alimentazione ha un influsso diretto sulla nostra impronta ecologica e di conseguenza sulle risorse del nostro Pianeta. Prodotti animali come carne, uova e formaggio utilizzano la maggiore quantità di risorse. Cosa possiamo fare? Mangiare meno carne, prediligere la verdura e la frutta di stagione e comprare prodotti locali. L’allevamento di bestiame consuma molte risorse della Terra attraverso i pascoli e la produzione di mangime. In totale l’allevamento impiega il 70% del terreno coltivabile. In Svizzera si mangiano in media annualmente 53 chilogrammi di carne a testa. La carne finisce quindi sul piatto di una persona in media nove volta alla settimana. Se si mangia carne solo tre volte alla settimana invece di nove, si risparmia il 21% della propria impronta ecologica alimentare. Un hamburger vegetariano incide sull’ambiente addirittura fino all’80% in meno di un hamburger di carne macinata. Ricorda: l’allevamento contribuisce inoltre al riscaldamento climatico. È responsabile del 18% dei gas a effetto serra in tutto il mondo.

Abitazione Sia la modalità di costruzione di una casa e i materiali impiegati, sia il consumo di energia per abitarvi influiscono sull’impronta ecologica. Impianti stereo in modalità stand by, abitazioni isolate in maniera inadeguata e automobili inefficienti: ben il 40% dei consumi giornalieri di corrente elettrica va sprecato senza generare alcuna utilità. Cosa puoi fare? Con apparecchi più efficienti e tecnologie all’avanguardia è possibile risolvere questo problema, a beneficio di tutti. Pensa a quanto cibo sprecheresti se, a pranzo, una forchettata di pietanza su tre cadesse sul pavimento. Con l’energia accade esattamente questo: circa un terzo di quanto consumiamo va letteralmente perso perché ci sono apparecchi che continuano a funzionare anche quando nessuno li sta utilizzando. Vai sulla pagina WWF Svizzera e fai il check-up energetico. Ricorda: vivere in modo consapevole è una scelta vantaggiosa per te e per il nostro pianeta.

Mobilità Attraverso un comportamento diverso per quel che riguarda i mezzi di trasporto possiamo ridurre la nostra impronta ecologica: ridurre i tragitti e viaggiare meno. A tale scopo risulta di fondamentale importanza il luogo in cui si abita. Se il posto di lavoro, le attività del tempo libero e i supermercati si trovano in un raggio ravvicinato si percorrono meno chilometri. Ma non tutti vogliono o possono vivere vicino a centri abitati e ben serviti. Quindi? Che fare? Evitate di prendere la macchina nel tempo libero: perché non organizzare una gita in bicicletta? Se possibile fate la spesa vicino a casa, acquistando prodotti biologici, locali e di stagione. Fate attenzione a cosa mangiate: ci sono prodotti che vengono importati dall’estero e che viaggiano in “prima classe” in aereo. Il 66% dei chilometri percorsi in Svizzera è imputabile alla mobilità motorizzata individuale (auto o moto). Quando andate al lavoro, siete sicuri di non poter usare i mezzi pubblici?

29.4.2017, 08:472017-04-29 08:47:52
Susanna Petrone

La Svizzera è in bancarotta

Sold out: gli scaffali dei supermercati sono vuoti, al distributore è finita la benzina e occhio ai vestiti, non se ne potranno più comprare fino al 2018. No, non è fantascienza. Questa è...

Sold out: gli scaffali dei supermercati sono vuoti, al distributore è finita la benzina e occhio ai vestiti, non se ne potranno più comprare fino al 2018. No, non è fantascienza. Questa è la realtà. Da due giorni (dal 27 aprile), la Svizzera è in bancarotta: ha consumato le risorse che aveva a disposizione per l’intero 2017. In parole povere: ha consumato con otto mesi di anticipo la quota di risorse naturali che sarebbe dovuta bastare per tutto il 2017.
Se tutti vivessero come gli svizzeri, sarebbero necessari più di 3 Pianeti per coprire il nostro fabbisogno di risorse. Ma oramai è da anni che non diamo al nostro Pianeta il tempo necessario per rigenerarsi. L’inquinamento ambientale che produciamo è causato dal consumo generale, dall’alimentazione, dalle abitazioni e dalla mobilità privata. Ma potremmo diminuire facilmente la nostra impronta ecologica, ad esempio riducendo il consumo di carne, usando meno l’aereo, isolando meglio le case, puntando sull’energia rinnovabile e investendo in modo sostenibile il nostro denaro.
Tutti noi lasciamo delle tracce sulla Terra: per mangiare, vestirci, muoverci e abitare abbiamo bisogno di superficie. Senza foreste, nessun tavolo; senza campi da coltivazione e pascoli, nessun prodotto alimentare; senza terreno, nessuna strada e senza acqua, nessuna maglietta. Queste superfici sono risorse che togliamo al nostro Pianeta. In particolare il nostro consumo di petrolio ha un impatto ambientale molto pesante. Il riscaldamento, la fabbricazione di prodotti e l’utilizzo di apparecchi elettronici producono molta CO2 (anidride carbonica). Se viene emessa troppo CO2 nella nostra atmosfera, il nostro clima perde il suo equilibrio.
L’impronta ecologica della Svizzera dimostra quanto sia squilibrato il nostro rapporto con la Terra: l’impronta è troppo grande. Sfruttiamo il nostro Pianeta in maniera eccessiva: l’effettivo delle risorse ittiche sta crollando, perché l’acqua diventa sempre più calda, le foreste tropicali disboscate si riprendono solo dopo molte migliaia di anni e le specie estinte sono perse per sempre. C’è bisogno di cambiare rotta. C’è bisogno di una svolta e questa svolta deve avvenire nelle nostre teste.
Le basi per il calcolo dello Swiss Overshoot Day sono fornite dal «Global Footprint Network», un’organizzazione partner del WWF. L’impronta ecologica dell’umanità nel suo insieme ammonta a 1,5 pianeti all’anno. Se vuoi calcolare la tua impronta ecologica vai su wwf.ch/improntaecologica.

22.4.2017, 14:212017-04-22 14:21:00
@laRegione

Manto peloso e naso fino

Con l’arrivo della primavera l’orso si risveglia dal suo lungo sonno invernale. Fino al 1904 – anno in cui venne ucciso l’ultimo esemplare in Engadina – l’orso era un rappresentante a tutto...

Con l’arrivo della primavera l’orso si risveglia dal suo lungo sonno invernale. Fino al 1904 – anno in cui venne ucciso l’ultimo esemplare in Engadina – l’orso era un rappresentante a tutto tondo del locale regno animale. Dal 2005 in Svizzera migrano regolarmente giovani esemplari provenienti dall’Italia del nord (in particolare dal Trentino), regione in cui la popolazione si è consolidata grazie alla reintroduzione di orsi sloveni. Negli ultimi dieci anni, in Svizzera, è stata provata la presenza di almeno undici orsi. Alcuni hanno suscitato grande scalpore, altri sono rimasti praticamente inosservati. E’ comunque certo che altri orsi valicheranno i confini svizzeri.

Le caratteristiche

L’orso bruno è tra i più rappresentativi predatori del Paese. Appartiene alla stessa famiglia dell’orso polare e del panda. È plantigrado, come l’uomo: quando cammina, l’intero piede calpesta il suolo. Al mondo esistono tre sottospecie di orsi bruni: gli orsi Kodiak vivono in Alaska, gli orsi Grizzly in Nord-America, mentre da noi in Europa, ma anche in Asia, vive l’orso bruno eurasiatico. Quando si rizza in piedi, è grande circa due metri e pesa 180 chili. A seconda delle stagioni, un orso può essere più pesante o più leggero. Il naso dell’orso è molto sensibile e riesce persino a sentire l’odore del cibo ad una distanza di 19 chilometri. L’orso bruno possiede una buona memoria. Infatti si ricorda dei luoghi dove ha lasciato i resti delle prede, tornandovi regolarmente a mangiare. Sebbene l’orso bruno possieda un corpo possente, è molto agile e sportivo. E’ un buon nuotatore e correndo su corte distanze può raggiungere la velocità di un cavallo a galoppo. I giovani sono inoltre degli ottimi arrampicatori. Gli orsi sono animali solitari e non amano farsi vedere. Maschi e femmine si incontrano solo in occasione dell’accoppiamento in maggio e giugno.

Nutrizione

L’orso bruno mangia di tutto (non per niente è onnivoro). Ogni specie di cibo gli è gradita: more, mele, pere, noci, aglio orsino, formiche, cavallette, uova d’uccello, miele, topi, pesci e altro ancora. L’orso bruno non è un buon cacciatore. Solitamente si nutre di carogne, dunque di animali già morti, che, ad esempio, non sono riusciti a sopravvivere al freddo invernale. Sebbene l’orso appartenga alle specie carnivore, mangia poca carne. Il suo cibo è infatti costituito per i tre quarti da vegetali. In autunno deve assumere oltre 20 mila calorie al giorno per superare 

Cosa faccio se incontro un orso?

E’ altamente improbabile, ma non impossibile: se durante un’escursione in montagna ci imbattiamo in un orso, bisogna rispettare queste regole. L’orso è un animale cauto e diffidente e ha più paura lui di noi che viceversa, quindi se non provocato non attaccherebbe mai un essere umano e non si avvicinerebbe a gruppi di escursionisti.

 Quindi: se lo avvistiamo in lontananza (a cento metri ed oltre), allontaniamoci lentamente. Se dobbiamo proseguire nella stessa direzione dell’orso, facciamo attenzione a prendere un’ampia deviazione. Non bisogna disturbare l’orso e una volta lontani, bisogna fare molto rumore per evitare ulteriori incontri. Se però l’orso ha notato la nostra presenza, allora iniziamo a parlare con voce bassa e calma, allontanandoci con cautela, senza mai perderlo di vista (evitate di fissarlo negli occhi, perché potrebbe pensare che volete aggredirlo). Il messaggio che deve passare: sono un essere umano, non sono spaventato, non rappresento un pericolo e sto lasciando il tuo territorio.

 Se invece lo incontriamo a breve distanza - per quanto possa sembrare difficile - bisogna assolutamente mantenere la calma. Non bisogna spaventare questo plantigrado con grida o movimenti bruschi. E’ assolutamente vietato tirargli addosso pietre o pezzi di legno. Deve capire che non siamo aggressivi o minacciosi, ma allo stesso tempo non deve pensare che siamo prede. Per questo motivo: parliamo a voce alta, ma senza urlare spaventati. Torniamo indietro lentamente e ricordiamoci: mai correre, perché potrebbe stimolare il suo istinto predatorio. Se non riusciamo ad evitare un incontro ravvicinato, allora dobbiamo sdraiarci per terra, a pancia in giù con le gambe unite al petto e le mani intrecciate dietro il collo per proteggere le parti vitali. Non muoviamoci (sì, sembra quasi impossibile riuscirci, ma è l’unico modo per non essere percepiti come un pericolo) e aspettiamo diversi minuti, affinché si allontani. Se l’orso vede che ci muoviamo potrebbe tornare indietro. Se vediamo degli orsacchiotti ricordiamo una cosa: non girano mai da soli e la loro mamma di solito è molto agguerrita se pensa che i suoi piccoli siano in pericolo. Un ultimo consiglio: no, niente selfie con l’orso. No, niente foto ravvicinate. E no, non diamogli da mangiare. Non gettiamo resti di cibo nel bosco. L’orso, infatti, potrebbe abbinare la presenza di cibo a quella dell’uomo e perdere così la paura che normalmente lo tiene lontano.

 
15.4.2017, 09:402017-04-15 09:40:10
Susanna Petrone

Il coniglio pasquale ha bisogno d'aiuto

Di stoffa, di cioccolato, di biscotto: i coniglietti pasquali ormai sono onnipresenti. Ma l’originale, la lepre comune, diventa sempre più rara. I suoi effettivi diminuiscono...

Di stoffa, di cioccolato, di biscotto: i coniglietti pasquali ormai sono onnipresenti. Ma l’originale, la lepre comune, diventa sempre più rara. I suoi effettivi diminuiscono in misura massiccia fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso, quando questo animale trovava un habitat ideale all’interno delle regioni agricole. Negli anni 90 vivevano in media 4-5 lepri per cento km2, nel 2010 ne restavano solo 2 o 3. Queste sono le cifre riportate dall’Ufficio federale per l’ambiente. I risultati in Svizzera centrale sono allarmanti: negli ultimi anni, in quattro delle sei aree esaminate nella zona di Lucerna, la lepre è praticamente scomparsa.
Interventi per favorire il ritorno della lepre
In collaborazione con agricoltori, cacciatori, scienziati e autorità, il WWF sta esaminando le possibilità di un ritorno della lepre. “Oggi sappiamo come aiutare questo animale”, afferma Kurt Eichenberger, responsabile regionale WWF Uri e Lucerna. “Quest’anno, come primo passo, siamo alla ricerca di agricoltori innovativi nel cantone di Lucerna e Zugo disposti a seminare i propri cereali in modo più diradato o preparare altrove il maggese fiorito.” In una seconda fase si analizza la situazione della lepre in tutto l’arco prealpino. Un progetto che potrebbe fare scuola e sbarcare anche in Ticino.
Lepri minacciate
Le lepri comuni sono di fatto abitanti della steppa. In Svizzera vivono prevalentemente all’interno di terreni e campi coltivati nella zona dell’Altipiano e, contrariamente ai conigli, non costruiscono una tana. Le lepri riposano all’interno di anfratti naturali o buche superficiali del terreno. Nelle zone di pascolo gli effettivi sono diminuiti in modo particolarmente rilevante, fino ad arrivare ai livelli estremamente bassi di oggi (1,3 lepri in media). Nelle zone coltivate la situazione è leggermente migliore: la media si situa tra i 3,5 e i 5 esemplari con tendenza in leggero aumento. I motivi della scomparsa delle lepri sono molteplici. Il maggior numero di insediamenti, le strade e i sentieri frammentano e riducono gli habitat di questi animali. I nascondigli e le fonti di cibo vario sono diventati rari perché l’agricoltura è ormai fortemente intensiva. Sui pascoli, in particolare, si miete prima e con maggiore frequenza, con conseguenze spesso letali per i giovani leprotti. Inoltre aumentano i predatori delle lepri; fra questi figurano le volpi, i cani e i gatti. La lepre, un tempo diffusa ovunque, oggi è inserita sulla Lista Rossa dei mammiferi minacciati in Svizzera.

15.4.2017, 09:302017-04-15 09:30:43
Susanna Petrone

La Cina ferma il commercio d'avorio

Il 31 marzo è una data storica per la Cina perché segna la fine della prima fase del piano per mettere al bando il commercio di avorio. La China State Forestry Administration ha...

Il 31 marzo è una data storica per la Cina perché segna la fine della prima fase del piano per mettere al bando il commercio di avorio. La China State Forestry Administration ha infatti annunciato che 12 delle 34 fabbriche esistenti che lavorano avorio e 55 dei 143 shop che lo commerciano hanno chiuso i battenti.
Soddisfatto Colman O’Criodain, WWF Policy Manager per la biodiversità:
“La Cina è il più grande mercato d’avorio al mondo, e renderne illegale il commercio rappresenta una grande vittoria per la conservazione degli elefanti. Mantenendo costante questo impegno, dovremmo riuscire a rendere illegale il commercio d’avorio entro la fine dell’anno”. Obiettivo: la riduzione del commercio illegale, che invece sta continuando ad alimentare il bracconaggio all’estero. Il WWF continua a fare pressione anche sugli altri Paesi dove ancora è legale, affinché possano metterlo al bando il più presto possibile”.

8.4.2017, 09:402017-04-08 09:40:46
Susanna Petrone

Un mondo senza api?

Le api: non sono tra gli animali più “carismatici” del mondo, ma pochi sanno quanto siano essenziali per l’ecosistema che ci circonda. Piccole e a volte fastidiose le api - e questo lo sappiamo tutti...

Le api: non sono tra gli animali più “carismatici” del mondo, ma pochi sanno quanto siano essenziali per l’ecosistema che ci circonda. Piccole e a volte fastidiose le api - e questo lo sappiamo tutti - sono delle instancabili lavoratrici: volano impollinando di fiore in fiore, permettendo così il nascere di frutta e verdura. Eppure, da qualche anno a questa parte siamo in allarme rosso: è in corso una moria di api. Molte specie sono a rischio di estinzione e, con loro, è in pericolo la produzione di tanta frutta e verdura. In Cina, nella contea di Sichuan, oramai sono scomparse. Quando arriva la stagione della fioritura, arrivano gli “impollinatori” - migliaia di operai e agricoltori - che salgono sugli alberi e fanno manualmente il lavoro che in natura viene svolto dalle api operose che ci regalano il miele. La sparizione delle api non è casuale: per decenni sono stati utilizzati pesticidi che hanno fatto scomparire le api impollinatrici.
Perché le api muoiono?
In Svizzera la sopravvivenza delle api - sia domestiche che selvatiche - è minacciata ‘come nel resto del mondo’ da diversi fattori: l’agricoltura intensiva riduce la diversità degli habitat e quindi la quantità e la varietà di fiori, sottraendo nutrimento alle api; l’uso eccessivo di pesticidi inquina l’ambiente e avvelena questi instancabili insetti che fragili e indeboliti, non resistono ad altre minacce come i parassiti. Stremate, le api finiscono per morire.
A lanciare l’allarme sono gli apicoltori. Ma in realtà questa è solo la punta dell’iceberg. Sono tanti, infatti, gli insetti che scompaiono lentamente e in silenzio, senza che noi ce ne accorgiamo. E purtroppo ne pagheremo le conseguenze, perché senza il prezioso lavoro che questi animali svolgono in natura viene a mancare un importante anello. Nel mondo tutto è collegato: ogni specie ha una sua funzione nell’ecosistema e la sua scomparsa genera una catena di squilibri.
Soluzioni?
In Cina, per forza di cose, si sono ritrovati a dover impollinare i fiori a mano. Per produrre frutta passano di pianta in pianta, sostituendosi alle api e agli altri insetti scomparsi. Ma non vi sembra assurdo che si arrivi a questo? Pensiamo veramente di poter fare noi il lavoro delle api? La soluzione migliore: proteggere e promuovere la biodiversità, scegliendo l’agricoltura sostenibile, che utilizza meno pesticidi ed è più sensibile ai bisogni delle singole specie. Solo così le api potranno tornare a volare felici, svolgendo tranquille il loro importante lavoro nell’ecosistema.

8.4.2017, 09:202017-04-08 09:20:15
Susanna Petrone

"Balconi di farfalle"

Piante profumate, piante rampicanti, erbe per il tè, erbe aromatiche, piante annuali e biennali di tutte le misure e colori: l’offerta di piante selvatiche indigene è enorme. Scegliendo...

Piante profumate, piante rampicanti, erbe per il tè, erbe aromatiche, piante annuali e biennali di tutte le misure e colori: l’offerta di piante selvatiche indigene è enorme. Scegliendo accuratamente le specie più adatte e curandole diligentemente si può realizzare un piccolo paradiso naturale che attirerà farfalle ed api.
Bisogna solo seguire alcuni piccoli accorgimenti: prestare attenzione all’illuminazione e all’umidità del balcone. La natura offre diverse alternative anche per balconi ombreggiati, si pensi alle felci di diverse specie o al caprifoglio peloso; dotare i terrazzi più grandi con delle piante selvatiche perenni; l’attenzione richiesta dipende da pianta a pianta. Quindi calcolare da subito quanto tempo si vuole dedicare alla cura del proprio balcone.
Anche quest’anno l’Alleanza territorio e biodiversità lancia il concorso “Balconi di farfalle”. Lo scopo del concorso è sensibilizzare e favorire una gestione diversa del verde sui balconi e sulle terrazze delle abitazioni. Lo spazio che in questo modo può essere recuperato per valorizzare le specie indigene può essere importante, inoltre si ottiene il vantaggio di sensibilizzare le persone e di farle familiarizzare con specie di fiori e piante autoctone. Infine, utilizzando come specie “simbolo” della campagna la farfalla si interviene concretamente con piccoli gesti per far ritornare questo piccolo lepidottero in città, luogo nel quale una volta era abbondante ma che negli ultimi decenni ha in parte abbandonato, a causa della riduzione degli spazi verdi, della loro banalizzazione e dell’inquinamento.
Il progetto in breve
Si invitano i cittadini a ornare i propri balconi con specie naturali e indigene che siano in grado di attirare gli insetti utili e le farfalle. I balconi più belli saranno poi premiati. Inoltre, potrà venire realizzata una mostra fotografica sull’evento con in più una parte didattica dedicata all’importanza della biodiversità in ambiente urbano.
Le iscrizioni sono aperte fino al 31 maggio 2017 per tutti i residenti nel Sottoceneri. Partecipare al concorso è facile. Manda un’e-mail con i tuoi dati (nome, cognome, indirizzo, numero di telefono, localizzazione del giardinetto, se diversa dall’indirizzo di casa, e varietà coltivate) a info@farfalleincitta.ch.
Se desideri ricevere il pieghevole, la cartolina (tagliando) di partecipazione e la bustina con i semi di malva (fiore dell’anno) puoi trovarli al Puntocittà, in via della Posta a Lugano o puoi richiederli via e-mail.

1.4.2017, 09:342017-04-01 09:34:43
@laRegione

Microplastica, un nemico invisibile

Pausa pranzo: ti compri un panino, una bibita in bottiglia e forse anche uno yogurt o del cioccolato. Non ci fai caso, ma tutti questi alimenti sono confezionati in plastica. E...

Pausa pranzo: ti compri un panino, una bibita in bottiglia e forse anche uno yogurt o del cioccolato. Non ci fai caso, ma tutti questi alimenti sono confezionati in plastica. E tutta questa plastica potrebbe mettere in pericolo la sopravvivenza di molti animali marini. Per non parlare del fatto che prima o poi – sempre questa plastica – te la ritroverai nel piatto quando mangerai pesci e crostacei. Infatti, non va trascurato l’impatto delle cosiddette microplastiche (spesse dagli 0,3 agli 0,5 millimetri), anche se sono invisibili a occhio nudo. Da uno studio effettuato dall’Università Gand in Belgio, è emerso che chi consuma regolarmente pesce ingerisce ogni anno 11 mila particelle di plastica. Un esempio: le cozze filtrano circa 20 litri di acqua al giorno. In questo modo ingeriscono anche della microplastica. Una parte viene espulsa, ma, in media ogni mitile contiene piccoli frammenti residui di plastica. Secondo i dati degli studiosi belgi, se non si fermerà l’inquinamento dei mari entro la fine del secolo, le persone che mangiano abitualmente pesce, ingeriranno circa 780 mila pezzi di plastica all’anno.
Queste particelle derivano dalla decomposizione di plastica, pellicole e gommapiuma. Sono presenti anche nei cosmetici e nei detergenti: molti dentifrici, gel doccia, schiuma da barba, rossetti e prodotti per il peeling ne contengono particelle grandi quanto granelli di sabbia, che servono a rafforzare l’effetto detergente, e che finiscono nell’acqua di scarico dopo il risciacquo. Anche durante il lavaggio della biancheria, minuscole fibre sintetiche si disperdono negli scarichi e raggiungono i fiumi e poi il mare.
Nessuno sa che effetto hanno sul nostro organismo, anche perché si tratta di un fenomeno poco studiato. Gran parte della microplastica viene espulsa dal corpo, ma quello che preoccupa gli esperti è il rilascio di PCB (policlorobifenili). Si tratta di una sostanza altamente cancerogena, che viene assorbita già dai pesci che poi, a loro volta, finiranno sulle nostre tavole e quindi nel nostro organismo. L’assunzione prolungata di PCB, anche indiretta, crea danni al fegato e ai tessuti nervosi, e si diffonde in tutti gli organi. In parole povere: è arrivato il momento di agire e di fermare l’uso di microplastica. Grazie ad una serie di campagne delle organizzazioni ambientali, molti produttori di dentifricio hanno iniziato a rinunciare alla microplastica. Ma esistono ancora tanti, troppi prodotti che contengono queste particelle. Le si trovano persino in creme per bambini e prodotti bio.