Estero

17.3.2017, 08:042017-03-17 08:04:00
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Spionaggio ai danni di Trump, il senato Usa non trova prove e la Casa Bianca: 'Obama fece spiare, lo dicono anche i media'

Il presidente Donald Trump ne è convinto: il suo predecessore lo fece spiare...

Il presidente Donald Trump ne è convinto: il suo predecessore lo fece spiare durante la campagna elettorale. A poco valgono quindi le conclusioni della commissione intelligence del Senato Usa che nella serata di ieri ha rivelato di non aver trovato prove di quanto sostenuto da Trump.

Prove assenti perché, ha fatto intendere il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, «ci sono molte indicazioni da diversi media a segnalare che qualcosa è successo». Tra cui il sospetto avanzato a inizio settimana da Andrew Napolitano, ex giudice americano e attuale commentatore a Fox News, secondo cui  Barack Obama usò i servizi segreti britannici.

Un'ipotesi citata espressamente da Spicer, assieme a un elenco di articoli di stampa sul tema, in un confronto acceso con i giornalisti che gli chiedevano conto delle sue affermazioni. In particolare Spicer ha riportato la frase di Napolitano secondo cui "tre fonti d’intelligence hanno informato Fox News che il presidente Obama è andato al di fuori della catena di comando (per far controllare Trump) e non ha usato la Nsa, né la Cia, né l’Fbi o il Dipartimento di Giustizia, ma ha usato la Gchq".

La replica del portavoce della Gchq: "Le recenti accuse rivolte da un commentatore televisivo, il giudice Andrew Napolitano, sul fatto che alla Gchq sia stato chiesto di condurre ’intercettazioni’ contro il presidente eletto sono assurdità. Sono totalmente ridicole e dovrebbero essere ignorate".

16.3.2017, 14:152017-03-16 14:15:20
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Sparatoria in un liceo francese

Una sparatoria di origine imprecisata è avvenuta a fine mattinata nel liceo 'Tocqueville' di Grasse, nel sud della Francia. A fare fuoco all'interno della scuola sarebbe stato un uomo...

Una sparatoria di origine imprecisata è avvenuta a fine mattinata nel liceo 'Tocqueville' di Grasse, nel sud della Francia. A fare fuoco all'interno della scuola sarebbe stato un uomo in possesso "di diverse armi", secondo la polizia. L'aggressore ha aperto il fuoco contro il preside, poi sono rimasti feriti diversi ragazzi. Sul posto sono arrivati gli uomini del RAID, i reparti speciali dell'antiterrorismo. Secondo quanto riferiscono fonti della tv BFM sul posto, un uomo è stato fermato, un altro sarebbe in fuga. I feriti sarebbero soltanto due, il preside e un ragazzo. La protezione civile ha raccomandato a tutti di rimanere in casa, gli uomini dei reparti speciali sono già in azione sul posto, tutti sono invitati alla massima prudenza.

"Papà sto scappando perché c'è una sparatoria nel liceo": così in lacrime, Teo, 17 anni, ha chiamato il padre poco prima delle 13, spiegandogli di aver visto un uomo con più armi da fuoco sparare nel cortile interno vicino alla mensa della sua scuola, il liceo Tocqueville di Grasse. Secondo riferito all'ANSA dal padre del ragazzo, molti altri studenti sono riusciti a scappare e tra i feriti potrebbe esserci anche il preside della scuola.

16.3.2017, 07:452017-03-16 07:45:00
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Bando bis di Trump bloccato da un giudice delle Hawaii

Nuovo smacco e pesantissimo per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che vede un giudice federale delle Hawaii bloccare temporaneamente su base...

Nuovo smacco e pesantissimo per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che vede un giudice federale delle Hawaii bloccare temporaneamente su base nazionale anche il secondo 'bando' sull’immigrazione, la versione 'rivista e corretta' del controverso provvedimento, a poche ore dalla sua entrata in vigore.

'Blocco discriminatorio'

Il giudice Derrick Watson ha giudicato il testo discriminatorio sulla base della nazionalità affermando che danneggerebbe i cittadini dello Stato in quanto impedirebbe loro di ricevere visite da parenti provenienti dai sei Paesi a maggioranza musulmani interessati dal provvedimento. Si imputa inoltre al 'bando' un possibile danno al settore turistico per le Hawaii e limiti nella possibilità di accogliere studenti e lavoratori stranieri.

Trump furioso

Il presidente Donald Trump è furioso e promette questa volta di andare fino in fondo, fino alla Corte Suprema. "Il pericolo è chiaro, la legge è chiara, il bisogno per il mio ordine esecutivo è chiaro. Lotteremo e vinceremo" ha reagito durante un comizio a Nashville, in Tennessee, definendo la decisione del giudice un "abuso senza precedenti". Fino a lasciare intendere di preferire comunque il primo ordine esecutivo "quello che volevo. Questa non è altro che una versione annacquata", ha detto.

Il primo bando e come fu messo al... bando

Il nuovo testo era stato presentato dall’amministrazione Trump lo scorso 6 marzo dopo che l’ordine esecutivo firmato il 27 gennaio scorso – un venerdì – scatenando il caos in molti degli aeroporti del Paese e innescando la protesta immediata, era stato sfidato in tribunale, impugnato da una manciata di stati prima, poi bloccato da un giudice federale di Seattle, in fine bocciato anche da una corte d’appello federale in California. A quel punto Trump aveva d’impulso minacciato di andare fino in fondo ("Ci vediamo in tribunale" twittò subito), ovvero fino alla Corte Suprema. E non mancò di scagliarsi contro i giudici accusandoli di essere politicizzati. Ma smaltita la rabbia per lo smacco aveva poi poi prevalso la scelta di rivedere il testo, riscrivendo le parti considerate più controverse e promettendo a quel punto che nulla si sarebbe trovato più da obiettare.

Così però non è stato, non per ora. Nonostante il 'nuovo bando' riduca da sette a sei i paesi a maggioranza musulmana interessati, cancellando dalla lista l’Iraq in risposta alle preoccupazioni espresse dal Pentagono circa le possibili ripercussioni nel rapporto con il governo iracheno in particolare per il suo impegno nella lotta all’Isis. La nuova versione inoltre non prevede più lo stop all’ingresso negli Usa per coloro in possesso di carta verde e visto. Eliminata anche la parte in cui si garantiva un particolare trattamento per i cristiani.

15.3.2017, 18:132017-03-15 18:13:10
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Sale a quattro morti il bilanc...

Sale a quattro morti il bilancio delle vittime della valanga in Tirolo. Nel tardo pomeriggio i soccorritori hanno recuperato anche la salma dello scialpinista svizzero disperso.

Sale a quattro morti il bilancio delle vittime della valanga in Tirolo. Nel tardo pomeriggio i soccorritori hanno recuperato anche la salma dello scialpinista svizzero disperso.

15.3.2017, 15:572017-03-15 15:57:54
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E' di almeno 25 morti il bilan...

E' di almeno 25 morti il bilancio di un attentato suicida compiuto oggi a Damasco. L'attacco è avvenuto davanti ad una corte di giustizia.

E' di almeno 25 morti il bilancio di un attentato suicida compiuto oggi a Damasco. L'attacco è avvenuto davanti ad una corte di giustizia.

15.3.2017, 15:292017-03-15 15:29:05
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Oggi le prime accuse agli hacker russi

Il dipartimento della giustizia annuncerà oggi le accuse contro due 007 russi e due hacker ingaggiati da Mosca per il furto di 500 milioni di account personali ai danni di Yahoo...

Il dipartimento della giustizia annuncerà oggi le accuse contro due 007 russi e due hacker ingaggiati da Mosca per il furto di 500 milioni di account personali ai danni di Yahoo. Lo scrive il Wp, citando proprie fonti e sottolineando che si tratterà delle prime accuse per cyber-violazioni contro esponenti del governo russo. Le spie russe appartengono all'Fsb. Le accuse includono l'hackeraggio, la frode telematica, il furto di secreti commerciali e lo spionaggio economico.

15.3.2017, 09:052017-03-15 09:05:36
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Trump pagò 36,5 milioni di dollari di tasse nel 2005, ma non si sa con chi fece affari

La rete televisiva Msnbc twitta: "Abbiamo le dichiarazioni dei redditi di Trump". La Casa Bianca replica a stretto giro...

La rete televisiva Msnbc twitta: "Abbiamo le dichiarazioni dei redditi di Trump". La Casa Bianca replica a stretto giro: il presidente ha pagato 38 milioni di dollari (in realtà 36,5, spiegherà poi il premio Pulitzer David Cay Johnston in trasmissione, ndr) di tasse su un reddito di 150 milioni di dollari nel 2005, a un’aliquota del 25%. Aliquota che avrebbe potuto essere del 3,5% se non ci fosse il cosiddetto 'Alternative Minimum Tax', un sistema di calcolo che Trump sembra intenzionato ad abolire, ha aggiunto Johnston che ha trovato nella propria casella di posta le due pagine con la dichiarazione dei redditi di Turmp. Con un tasso del 3,5%, ha precisato il giornalista, Trump avrebbe versato all'erario – in percentuale – meno di quanto pagano i più poveri del paese.

La dichiarazione ottenuta dalla rete televisiva americana risulta però incompleta: solo due pagine da cui non si evince con chi Trump faceva affari allora. Un'informazione che sarebbe utile per capire i legami di interesse del 45esimo presidente degli Stati Uniti, che si è sempre rifiutato di pubblicare le proprie dichiarazioni, venendo meno così a una prassi pluridecennale. Mancano poi gli anni più recenti.

Johnston ha ammesso di aver ricevuto i documenti ma di non sapere chi li ha spediti, e ha lasciato intendere che, per quanto ne sappia, potrebbe averli inviati lo stesso Trump.

Dalle due pagine emergono 100 milioni di dollari di svalutazioni delle perdite che hanno consentito a Trump, riporta il New York Times, di ridurre il pagamento delle tasse federali. Il presidente e sua moglie Melania nel 2005 hanno pagato 3,1 milioni di dollari in tasse sul reddito federali e 31 milioni di dollari di 'Alternative Minimun Tax', che viene applicata ai redditi più alti fissando un limite ai benefici fiscali e assicurando che paghino almeno il minimo ammontare di tasse.

Dura replica della Casa Bianca

La Casa Bianca ha replicato duramente, sferrando un nuovo attacco ai media disonesti, accusati di continuare a "portare avanti la loro agenda, mentre il presidente è concentrato sulla sua, che include una riforma delle tasse a beneficio di tutti gli americani". Nei confronti di Msnbc sono usate parole dure: "Si è disperati per l’audience quando si è disposti a violare la legge per pubblicare una storia su una dichiarazione di più di un decennio fa".

Mentre i social media si spaccano sulle tasse di Trump, i democratici attaccano: "Se è possibile rendere note alcune informazioni sulle tasse perché non renderle note tutte", afferma Zac Petkanas, consigliere del Democratic National Committee. "L’unico motivo per non pubblicarle è per nascondere quello che c’è dentro, ovvero le connessioni finanziarie con oligarchi russi e il Cremlino".

15.3.2017, 08:052017-03-15 08:05:12
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Brasile, chiesta l'apertura di un'inchiesta per 83 politici. Risultato di indagini condotte anche in Svizzera

Il procuratore generale brasiliano, Rodrigo Janot, ha inviato ieri una lista con 83 nomi di...

Il procuratore generale brasiliano, Rodrigo Janot, ha inviato ieri una lista con 83 nomi di politici alla Corte suprema chiedendo l’apertura di una inchiesta per presunta corruzione e finanziamenti illeciti.

La richiesta prende spunto dalle confessioni ai vertici della holding delle costruzioni Odebrecht, che hanno cominciato a collaborare dopo l’arresto. La lista di Janot comprende anche altri 211 nominativi, per i quali sono state inviate analoghe richieste ai tribunali competenti. Alle indagini condotte da Janot hanno collaborato anche le autorità di Stati Uniti e Svizzera, dove sono stati congelati conti correnti bancari. La Odebrecht ha accettato di versare circa 2 miliardi di euro di indennizzo ai tre Paesi per i casi di corruzione.

Spetterà ora al giudice della Corte suprema Edson Fachin, nuovo relatore dell’inchiesta Lava Jato, la Mani Pulite brasiliana, decidere se accogliere la richiesta di Janot. Fachin dovrà anche scegliere se rendere pubblica la lista consegnatagli dal procuratore generale, nonché i verbali contenenti le rivelazioni degli ex dirigenti del gruppo Odebrecht finiti in carcere.

Gli accordi tra la procura e gli ex manager, che prevedono forti sconti di pena in cambio della piena confessione, sono stati firmati nel dicembre scorso e ammessi dalla presidente della Corte suprema, Carmen Lucia, lo scorso 30 gennaio.

14.3.2017, 15:572017-03-14 15:57:15
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Corte europea: legittimo vietare il velo sul posto di lavoro

"Il divieto di indossare un velo islamico, se deriva da una norma interna di un'impresa privata che vieta di indossare in modo visibile qualsiasi segno...

"Il divieto di indossare un velo islamico, se deriva da una norma interna di un'impresa privata che vieta di indossare in modo visibile qualsiasi segno politico, filosofico o religioso sul luogo di lavoro, non costituisce una discriminazione diretta fondata sulla religione o sulle convinzioni personali": lo ha stabilito la Corte di Giustizia Ue pronunciandosi su un caso di una donna musulmana licenziata in Francia per essersi rifiutata di togliere il velo al lavoro.

La sentenza riguarda il caso di una donna musulmana, Samira Achbita, assunta nel 2003 come receptionist dall'impresa G4S in Belgio. All'epoca dell'assunzione, una regola non scritta interna alla G4S vietava ai dipendenti di indossare sul luogo di lavoro segni visibili delle loro convinzioni politiche, filosofiche o religiose. Nell'aprile 2006, la signora Achbita ha informato il datore di lavoro del fatto che intendeva indossare il velo islamico durante l'orario di lavoro. La direzione le ha comunicato che non sarebbe stato tollerato, in quanto portare in modo visibile segni politici, filosofici o religiosi era contrario alla neutralità cui si atteneva l'impresa nei suoi contatti con i clienti. La signora ha insistito, e l'azienda ha modificato il regolamento interno per mettere nero su bianco "il divieto ai dipendenti di indossare sul luogo di lavoro segni visibili delle loro convinzioni politiche, filosofiche o religiose e/o manifestare qualsiasi rituale che ne derivi". Dopo il rifiuto di rispettare la norma, la signora Achbita è stata licenziata, e ha contestato tale licenziamento dinanzi ai giudici del Belgio, che a loro volta hanno chiamato in causa la Corte Ue.

Secondo la Corte, che ha valutato il caso alla luce della direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, "la norma interna non implica una disparità di trattamento direttamente fondata sulla religione o sulle convinzioni personali". Potrebbe tuttavia, sottolinea la Corte, rappresentare una discriminazione "indiretta", qualora venga dimostrato che l'obbligo di abbigliamento neutrale comporta un particolare svantaggio per le persone che aderiscono a una determinata religione o ideologia. Ma anche in questo caso, la "discriminazione indiretta può essere oggettivamente giustificata da una finalità legittima, come il perseguimento, da parte del datore di lavoro, di una politica di neutralità politica, filosofica e religiosa nei rapporti con i clienti".

14.3.2017, 15:542017-03-14 15:54:44
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Il candidato del Républicains...

Il candidato del Républicains all'Eliseo François Fillon è indagato da ieri mattina per diversi capi di imputazione nell'inchiesta sugli impieghi fittizi che riguarda la moglie Penelope e i due dei suoi figli

Il candidato del Républicains all'Eliseo François Fillon è indagato da ieri mattina per diversi capi di imputazione nell'inchiesta sugli impieghi fittizi che riguarda la moglie Penelope e i due dei suoi figli

14.3.2017, 00:112017-03-14 00:11:48
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La Brexit può essere avviata

Con il via libera della Camera dei Lord, la premier britannica Theresa May potrà ora avviare la Brexit. Da quest'oggi, martedì, c'è il via libera per notificare l'articolo 50 del Trattato...

Con il via libera della Camera dei Lord, la premier britannica Theresa May potrà ora avviare la Brexit. Da quest'oggi, martedì, c'è il via libera per notificare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona per iniziare i negoziati sull'uscita della Gran Bretagna dall'Ue. 

L'ultimo passaggio è stato dunque dato dalla Camera Alta, con la rinuncia ai due emendamenti inseriti dagli stessi Lord contro il parere del Governo (sui diritti dei cittadini Ue e su un potere di veto del parlamento) e poi respinti dai Comuni.



13.3.2017, 16:242017-03-13 16:24:04
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La procura generale egiziana h...

La procura generale egiziana ha ordinato il rilascio di Hosni Mubarak. Nei giorni scorsi, l'ex capo dello Stato, deposto nel 2011 dalla rivolta di piazza Tahrir, era stato assolto nell'ultimo processo che lo vedeva imputato.

La procura generale egiziana ha ordinato il rilascio di Hosni Mubarak. Nei giorni scorsi, l'ex capo dello Stato, deposto nel 2011 dalla rivolta di piazza Tahrir, era stato assolto nell'ultimo processo che lo vedeva imputato.

13.3.2017, 14:492017-03-13 14:49:28
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La Scozia vuole un nuovo voto sull'indipendenza

La Scozia è pronta a un nuovo referendum sull’indipendenza. La premier scozzese Nicola Sturgeon (foto) ha dichiarato che la settimana prossima chiederà al parlamento...

La Scozia è pronta a un nuovo referendum sull’indipendenza. La premier scozzese Nicola Sturgeon (foto) ha dichiarato che la settimana prossima chiederà al parlamento l’approvazione di un secondo referendum sull’indipendenza del paese dal Regno Unito, che si dovrebbe tenere tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Alla consultazione del 2014 gli unionisti avevano vinto con il 55,3 per cento dei voti. Al referendum sulla Brexit, la maggioranza degli scozzesi aveva votato a favore dell’opzione remain.

12.3.2017, 22:582017-03-12 22:58:54
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Etiopia, 46 morti e decine di dispersi sotto i rifiuti

Travolti e seppelliti dai rifiuti, letteralmente. Così si vive e si muore in Etiopia, un Paese già tormentato da povertà e carestia. Un boato improvviso nella...

Travolti e seppelliti dai rifiuti, letteralmente. Così si vive e si muore in Etiopia, un Paese già tormentato da povertà e carestia. Un boato improvviso nella notte e la collina dei rifiuti, la più grande discarica etiope alla periferia di Addis Abeba, si è spaccata ed è venuta giù in pochi secondi. È crollata sulle povere abitazioni costruite sull’immondizia e con l’immondizia perché costano poco, sulle donne e i bambini che dormivano, sui ragazzi e gli uomini che setacciano giorno e notte i rifiuti in cerca di qualcosa di valore.

Almeno 46 persone sono morte sotto la frana, decine risultano disperse e solo 37 sono state finora recuperate in vita. Ma secondo i soccorritori alcune di loro non ce la faranno: troppo gravi le ferite riportate, troppo il tempo trascorso prima di essere soccorsi. La frana ha sepolto almeno una trentina di abitazioni di fortuna e di edifici fatiscenti costruiti con la plastica e il legno alle pendici della discarica Koshe (nella lingua locale significa Sporca): una bidonville maleodorante e malsana che negli ultimi anni è andata estendendosi in modo incontrollato.

Secondo un testimone, dopo il cedimento il profilo della collina dell’immondizia risulta completamente diverso da com’era e ciò vuol dire che almeno un fianco si è staccato all’improvviso precipitando verso il basso. Su un altro versante invece si sarebbe verificato uno smottamento più lento, uno ’scivolamento’ che non ha lasciato scampo ’ai cercatori di rifiuti’. Ogni giorno centinaia di persone di tutte le età, bambini compresi, camminano e si arrampicano sulla collina di spazzatura cercando qualcosa da rivendere per pochi spiccioli: trovano poco, a volte pochissimo, ma ciò può significare la sopravvivenza per intere famiglie.

Fino a tarda sera le cause del disastro sono rimaste imprecisate. Un residente ha però raccontato che da alcuni mesi l’immondizia prodotta dai quattro milioni di residenti di Addis Abeba veniva nuovamente scaricata nel sito dismesso alcuni anni fa, dopo essere rimasto in funzione per quasi 50 anni. E nella capitale dell’Etiopia i rifiuti che si accumulano in soli 12 mesi ammontano a 300.000 tonnellate. Nel pomeriggio il comune di Addis Abeba ha sottolineato che si sta provvedendo alla costruzione di un’altra discarica, ma che i lavori procedono a rilento. Intanto la collina ’Sporca’ è venuta giù. Sei ruspe hanno scavato per l’intera giornata e sono al lavoro anche stasera. Ma da ore hanno trovato solo cadaveri e gli unici lamenti che si sentono sono quelli di chi si è salvato e cerca disperatamente i propri cari.

12.3.2017, 16:592017-03-12 16:59:22
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È di almeno 34 morti e 15 feri...

È di almeno 34 morti e 15 feriti gravi il primo bilancio di un incidente ad Haiti: un autobus ha sbandato e ha investito la folla senza fermarsi dopo aver travolto alcune persone. Lo riferisce Radio France Internationale.

È di almeno 34 morti e 15 feriti gravi il primo bilancio di un incidente ad Haiti: un autobus ha sbandato e ha investito la folla senza fermarsi dopo aver travolto alcune persone. Lo riferisce Radio France Internationale.