Societa

21.7.2017, 14:402017-07-21 14:40:37
@laRegione

Dagli Usa una risonanza magnetica a misura di neonato

È progettata appositamente per il cervello e la testa dei neonati che sono ricoverati nelle unità di cura intensive neonatali la nuova risonanza magnetica, la...

È progettata appositamente per il cervello e la testa dei neonati che sono ricoverati nelle unità di cura intensive neonatali la nuova risonanza magnetica, la prima del genere, approvata dalla Food and Drug Administration (Fda), l’agenzia Usa che regola i farmaci.

“Anche se si possono usare le tradizionali risonanze magnetiche per i neonati, portarli fuori dall’unità di cura intensiva presenta grandi difficoltà. Avere un sistema adatto ai reparti di cure neonatali consente invece di fare questo tipo di esami in modo più sicuro su pazienti che sono già vulnerabili”, spiega Vasum Peiris, dell’Fda.

L’apparecchio è progettato per ricavare immagini della testa del neonato, che ha una circonferenza che arriva a 38 centimetri e pesa tra 1 e 4,5 chili, ed è dotato al suo interno di un’incubatrice a temperatura controllata, in modo da minimizzare i movimenti del bambino. Se è necessario intervenire d’urgenza durante l’esame, il neonato può essere tolto in meno di 30 secondi dall’apparecchio, che può stare all’interno del reparto di cure intensive neonatali, perché non richiede una zona di sicurezza o una stanza protetta dalle radiofrequenze.

È invece controindicato per i piccoli che pesano più di 4,5 chili, hanno una circonferenza della testa superiore ai 38 centimetri o hanno impianti metallici o elettrici attivi. In questo caso infatti la risonanza potrebbe riscaldare il tessuto vicino o provocare malfunzionamenti dell’impianto.

20.7.2017, 19:262017-07-20 19:26:12
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Esercizio fisico e perdita di peso? Secondo una ricerca funziona solo con gli uomini

Che le donne del mondo si rassegnino o si sentano finalmente sollevate. Almeno secondo una ricerca made in Usa.

...

Che le donne del mondo si rassegnino o si sentano finalmente sollevate. Almeno secondo una ricerca made in Usa.

Arriva infatti dall'Università del Colorado uno studio che non farà piacere a molte donne: l’esercizio fisico non sarebbe ugualmente efficace per i due sessi e anzi faciliterebbe il controllo e la perdita del peso con buoni effetti solo negli uomini.

I ricercatori dell’Anschutz Medical Campus hanno svolto uno studio sui topi: maschi e femmine sono stati nutriti con una dieta ad alto contenuto di grassi e la metà è stata addestrata a correre su una ruota. Dopo 10 settimane, è stata riscontrata una differenza notevole in base al sesso in risposta all’allenamento. I ratti maschi che si esercitavano mangiavano meno cibo e hanno ottenuto una riduzione di peso rispetto ai sedentari, mentre nelle femmine l’attività fisica non è risultata diminuire l’assunzione di cibo. Anzi, alla fine dello studio pesavano come le sedentarie.

L’esperimento è poi stato ripetuto nei maschi alimentati con una dieta a basso contenuto di grassi. Gli studiosi hanno rilevato che nei topi maschi allenati vi era un livello di interluchina-6 (che può migliorare la risposta del cervello agli ormoni che sopprimono l’assunzione di cibo) più basso in un’area cerebrale chiamata ipotalamo, che funge da ’centralina’. Mentre questo livello era più alto nelle femmine. I risultati sembrano quindi confermare che esistono differenze fisiologiche di genere nei segnali ormonali che influenzano l’appetito.

20.7.2017, 19:122017-07-20 19:12:41
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Panico per un'esplosione all'aeroporto di Olbia, ma è una festa di laurea

Segni dei tempi, dal panico facile. I festeggiamenti per una laurea con "l’esplosione" di alcuni spara-coriandoli hanno seminato il...

Segni dei tempi, dal panico facile. I festeggiamenti per una laurea con "l’esplosione" di alcuni spara-coriandoli hanno seminato il terrore, in tarda mattinata, all’aeroporto Costa Smeralda di Olbia. Nel fuggi fuggi generale tre turisti sono rimasti lievemente feriti, altri hanno riportato delle contusioni. Denunciati per procurato allarme tre ragazzi che hanno partecipato alla festa.

Tutto era stato organizzato da uno studente appena laureato alla facoltà di Economia del turismo, ospitata al primo piano dell’aeroporto. Amici e parenti per salutare l’ambìto traguardo hanno fatto esplodere dei tubi spara coriandoli. I botti, percepiti dai passeggeri in transito, molti dei quali francesi, hanno fatto pensare ad un’azione terroristica. Ed è stato il panico.

Molte persone hanno iniziato a correre verso le uscite d’emergenza e nella calca qualcuno è finito a terra, rimanendo ferito. Dopo pochi minuti, grazie all’intervento della polizia e del personale dello scalo, la situazione è tornata alla normalità. I tre turisti feriti sono stati trasportati in ospedale. Gli agenti hanno individuato gli autori dei festeggiamenti e li hanno denunciati.

20.7.2017, 17:032017-07-20 17:03:21
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Plastic World, in mezzo secolo 9 miliardi di tonnellate

Da quando è entrata nella fase di produzione di massa, negli anni 50, la plastica è stata sfornata in quantità enormi: 9,1 miliardi di tonnellate e la gran...

Da quando è entrata nella fase di produzione di massa, negli anni 50, la plastica è stata sfornata in quantità enormi: 9,1 miliardi di tonnellate e la gran parte è poi finita in discarica. Lo indica uno studio (“la prima analisi globale di tutte le plastiche prodotte”) pubblicato su ‘Science Advances’.

Il problema, evidenziano gli esperti, non è solo la plastica che si accumula ovunque: quella incenerita produce emissioni negative per ambiente e salute; riciclarla sposta solo in avanti, ma non risolve, il problema del suo smaltimento, anche se può ridurre la nuova produzione. 

19.7.2017, 18:482017-07-19 18:48:23
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“Pazzesco”: le Maldive sono in Ticino

«Un posto pazzesco a un'ora da Milano». Si presentano così agli occhi di Marco Capedri, alias Capedit, le pozze cristalline della Val Verzasca. Il ragazzo brianzolo sulla...

«Un posto pazzesco a un'ora da Milano». Si presentano così agli occhi di Marco Capedri, alias Capedit, le pozze cristalline della Val Verzasca. Il ragazzo brianzolo sulla sua pagina Facebook documenta i suoi viaggi alla scoperta di bellezze varie sparse sul territorio italiano.

Così Caopedit è sconfinato a Nord e il suo video “Le Maldive di Milano” (cioè la Verzasca) ha raccolto già 2,4 milioni di visualizzazioni, a conferma che i meccanismi della comunicazione social sono piuttosto misteriosi. Cioè, il video, fra tuffi e immersioni (ma nessun accenno alla potenziale pericolosità del posto), è sicuramente curato, ma non giustifica di per sé un tale entusiasmo del pubblico. In ogni caso, tutta pubblicità gratuita per il Ticino e in particolare la Verzasca, che comunque negli ultimi giorni già si trova a gestire con difficoltà l'afflusso di visitatori.

17.7.2017, 18:382017-07-17 18:38:02
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Una “Pizza Grande” virale: parla l'autore del fake locarnese

Esce allo scoperto ai microfoni di Rft l'autore della parodia di "Arrividerci" a Moon&Stars. Julien Daulte, il grafico all'origine...

Esce allo scoperto ai microfoni di Rft l'autore della parodia di "Arrividerci" a Moon&Stars. Julien Daulte, il grafico all'origine del cartello (un falso) "Pizza Grande", aveva preso in contropiede diversi siti d'informazione diffondendo un'immagine modificata del manifesto all'ingresso di Piazza Grande. Che poi l'“Arrividerci” fosse davvero voluto, cioè una strategia marketing di Moon&Stars, si è liberi di crederci oppure no...

9.7.2017, 12:472017-07-09 12:47:08
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La pizza? Te la consegna il robot

Non solo droni, in futuro per il "porta a porta" arriveranno anche i robot. Negli Stati Uniti cinque Stati hanno approvato una legge che permette l’utilizzo di automi su marciapiedi...

Non solo droni, in futuro per il "porta a porta" arriveranno anche i robot. Negli Stati Uniti cinque Stati hanno approvato una legge che permette l’utilizzo di automi su marciapiedi e attraversamenti pedonali. L’ultimo è stato l’Ohio che si è aggiunto a Florida, Wisconsin, Idaho e Virginia.

A spingere i legislatori, riporta il sito Recode, la Starship Technologies, start up estone che si occupa di robot-fattorini concepiti per consegnare cibo o altri prodotti ordinati online dalle persone. Dietro la compagnia ci sono due creativi di successo, Ahti Heinla e Janus Friis, i co-fondatori della piattaforma di videochiamate Skype, ora di proprietà di Microsoft.

La compagnia non opera ancora in nessuno degli Stati in cui i robot-fattorini hanno ottenuto il via libera, né ha annunciato piani in questo senso, ma un portavoce di Starship spiega che la start up punta ad avviare un programma pilota in Florida quest’anno. Superare il nodo legislativo era un primo passo obbligato.

2.7.2017, 20:242017-07-02 20:24:09
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Trump contro Microsoft: una questione di privacy digitale

L’amministrazione Trump ha chiesto l’intervento della Corte Suprema nella battaglia legale in corso contro Microsoft sull’accesso a email archiviate all’...

L’amministrazione Trump ha chiesto l’intervento della Corte Suprema nella battaglia legale in corso contro Microsoft sull’accesso a email archiviate all’estero. Il ricorso risale al mese scorso e rientra in una vasta disputa che vede il governo contrapposto ad alcune società in tema di privacy digitale, con le autorità che sostengono la necessità di accesso ad informazioni nell’ambito della lotta al crimine.

Finora hanno però trovato davanti un muro: secondo esperti, infatti, le società interessate hanno potuto respingere tali sfide con maggiore determinazione in particolare dopo le informazioni diffuse che hanno svelato i programmi di sorveglianza utilizzati dall’intelligence americana.

In questa specifica circostanza il caso fa capo ad una richiesta di un giudice considerata dapprima di routine: su sollecitazione di agenti federali un giudice aveva emesso un mandato per ottenere accesso ad un account email Microsoft che si sospettava fosse legato ad un traffico di droga. La risposta della Microsoft è stata però un fermo no, forte del fatto che le email facevano capo ad un server di base in Irlanda, quindi non soggetto a quel tipo di mandato. Una interpretazione confermata anche in appello.

Da qui la mossa del governo di ricorrere alla Corte Suprema come passo successivo. E con la motivazione che la decisione di negare l’accesso alle informazioni danneggia "centinaia di migliaia di inchieste, che vanno da casi di terrorismo, a pedo pornografia, a frodi". Sottolineando quindi che, anche se le mail d’interesse per gli inquirenti "risiedono" in server di base all’estero, la Microsoft, e in particolare la casa madre negli Usa, ha tutti gli strumenti per accedervi rapidamente. Di fatto con un click.

12.6.2017, 12:332017-06-12 12:33:32
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Imposte: oltre 1/3 ha chiesto la proroga

Oltre un terzo dei contribuenti non ha inoltrato la dichiarazione di imposta entro il termine di consegna ufficiale, soprattutto perché ha continuato a procrastinare oppure...

Oltre un terzo dei contribuenti non ha inoltrato la dichiarazione di imposta entro il termine di consegna ufficiale, soprattutto perché ha continuato a procrastinare oppure non aveva nessuna voglia di affrontare l’incombenza. È quanto emerge da un sondaggio realizzato dal servizio di confronti internet Comparis.ch. Il 37% dei 1173 utenti che hanno partecipato al rilevamento non ha rispettato la scadenza. Il 18% dei ritardatari nella compilazione della dichiarazione ha affermato di non avere semplicemente avuto voglia di farla oppure di aver rinviato troppo a lungo l’incombenza. Quali altri motivi per il mancato rispetto del termine di consegna sono stati indicati l’assenza di documenti (13%) o la mancanza di tempo (12%). Soltanto il 5% degli interpellati ha dichiarato di aver mancato la scadenza per l’inoltro poiché ha trovato troppo complicata la dichiarazione.

Un contribuente su quattro ricorre comunque a un aiuto per compilare i vari moduli: il 7% si rivolge a familiari e amici, il 16% preferisce invece un consulente fiscale. Come ogni anno in questo periodo torna di attualità la questione dell’opportunità di dedurre le imposte direttamente dallo stipendio: ma al momento questo modello non sembra raccogliere la maggioranza dei consensi in Svizzera.

12.6.2017, 10:142017-06-12 10:14:42
@laRegione

#BalenaFelice, ecco la sfida alla #BlueWhale

Un controgioco per sfidare la balena blu: 21 azioni in 21 giorni per una vita felice e piena di sorrisi. Si chiama #BalenaFelice ed è la challenge lanciata online dal...

Un controgioco per sfidare la balena blu: 21 azioni in 21 giorni per una vita felice e piena di sorrisi. Si chiama #BalenaFelice ed è la challenge lanciata online dal 17enne Mathieu Herrmann in risposta alla #BlueWhale, per contrastare il gioco che istigherebbe all'autolesionismo degli adolescenti. Ogni giorno uno scatto accompagnato da una citazione che testimonia un'azione costruttiva: una passeggiata, dell'attività fisica, l'approccio a nuove culture. L'iniziativa del giovane ticinese prende spunto da una analoga lanciata non molto tempo fa dal poeta italiano Gio Evan e prevede alla fine del percorso la pubblicazione di un video motivazionale sui social.

E così, dopo l'indignazione c'è la reazione. La challenge d'origine russa che porterebbe al suicidio – ma che non ha avuto ancora casi confermati né in Svizzera né in Italia – sta trovando pane per i suoi denti. “Un mito senza prove – l'aveva definita sul suo blog il giornalista Paolo Attivissimo –, pericolosamente gonfiato dal giornalismo sensazionalista”. A essere chiamato in causa è inevitabilmente anche il servizio delle 'Iene' andato in onda a metà maggio, in cui sono state mostrate immagini raccapriccianti e soprattutto video falsi, non inerenti al fenomeno della balena blu. La iena imputata, Matteo Viviani, si è poi difeso spiegando che a passargli i video sarebbe stata una tv russa e che il problema esiste, giustificando in tal modo la decisione di parlarne. Il rischio però, secondo Attivissimo, è che proprio parlandone si crei un circolo vizioso che potrebbe portare a emulazioni. Ben vengano quindi iniziative come quella del giovane Herrmann.

9.6.2017, 16:302017-06-09 16:30:21
Chiara Scapozza @laRegione

Blue Whale: mito senza prove. I video delle Iene erano falsi. La psicosi però rimane

L'impalcatura della vicenda della Blue Whale Challenge scricchiola sempre di più. Esiste o no una manipolazione attuata...

L'impalcatura della vicenda della Blue Whale Challenge scricchiola sempre di più. Esiste o no una manipolazione attuata tramite social network, che, prova dopo prova, spingerebbe i giovani all'autolesionismo, e infine al suicidio? Per ora non è emerso, né in Svizzera né in Italia, alcun caso direttamente collegato alla sfida. E soprattutto non ne erano emersi prima della trasmissione delle Iene in Italia. Questo dobbiamo tutti tenerlo presente. 

Perché quando la responsabilità collettiva ce la si è giocati a colpi di sensazionalismo, cavalcando un'onda che si è tradotta in psicosi nel giro di qualche giorno (tanto da far presentare un atto parlamentare anche al governo cantonale, che rimandava a due casi presunti in Svizzera, mai accertati), non resta altro da fare che appellarsi alla responsabilità individuale. Che implica, anche, la “fatica” di leggere, documentarsi, informarsi. Il caso Blue Whale è complesso e prima di spaventare praticamente tutti, bisognerebbe avere la decenza di porsi almeno la domanda: ma sarà vero?

Attivissimo: Blue Whale è un mito senza prove

“Vorrei dirlo subito, chiaro e tondo: il Blue Whale Challenge, la serie di sfide coordinate da fantomatici 'curatori' che porterebbero al suicidio di cui si parla tanto ultimamente, soprattutto dopo un servizio trasmesso da Le Iene il 14 maggio scorso, per ora è un mito senza prove”. Così attacca Paolo Attivissimo sul suo blog, nell'articolo dal titolo 'Blue Whale, mito di morte pericolosamente gonfiato dal giornalismo sensazionalista'.

Il noto informatico mette in guardia. Un mito senza prove che “rischia di trasformarsi in realtà se si continua a parlarne in modo irresponsabile, sensazionalista e acchiappaclic, quasi compiacendosi di raccontarne i dettagli, di descrivere l'elenco preciso delle sfide da superare, come stanno facendo tanti giornali e come ha fatto appunto 'Le Iene' con un servizio agghiacciante, durato oltre mezz'ora, che ha indugiato lungamente su immagini scioccanti ma ha portato ben pochi elementi concreti e ha spesso creato accostamenti falsi e ingannevoli”.

In Italia il 'Fatto Quotidiano' smaschera le Iene: i video sono dei falsi

Accostamenti falsi e ingannevoli? Alla faccia! In un'intervista al Fatto Quotidiano, finalmente le Iene vengono allo scoperto. “Perché quei video bufala?” Chiede Selvaggia Lucarelli alla 'iena' Matteo Viviani. La risposta: “Me li ha girati una tv russa su una chiavetta e ammetto la leggerezza nel non aver fatto tutte le verifiche”. Insomma, tutti i video utilizzati nel servizio non sono collegati al Blue Whale, alcuni sono addirittura falsi. Viviani è comunque convinto di aver fatto la cosa giusta: “questo fenomeno esiste”, e che dunque merita tutta l'attenzione del caso. 

Il fenomeno dei bulli e predatori esiste online: parliamo di quello

Il fenomeno del suicidio giovanile esiste, ed è sempre esistito, così come quello dell'autolesionismo. Con l'avvento delle nuove tecnologie si sono poi diffusi gruppi online e pagine social “che alimentano il disagio giovanile e sono infestate da bulli e predatori”, rileva ancora Attivissimo. Blue Whale dunque “è solo una delle tante etichette”, che però ha beneficiato in queste settimane di una visibilità senza precedenti e che, di nuovo, persone pericolose sono pronte a sfruttare. 

“È importante parlare della questione nel suo complesso con i propri figli o allievi – commenta ancora Attivissimo – per evitare che si diffondano false credenze sull'onnipotenza di questi "tutor" o "curatori", come è già accaduto per altri casi”.

Tra chi ha ricostruito tutta la vicenda c'è anche il sito Valigia Blu, che ripercorre tutta la storia partita effettivamente dalla Russia (ma senza legami accertati tra suicidi e Blue Whale), e gonfiata a dismisura alle nostre latitudini dopo il servizio delle Iene. Lo dimostrano, tra gli altri, i dati del motore di ricerca Google: prima di metà maggio, “la frequenza di ricerche è praticamente nulla”.

Questo l'articolo di Valigia Blu.

5.6.2017, 21:332017-06-05 21:33:07
@laRegione

Dopo l'iPod, ecco l'HomePod, l'altoparlante di casa di Apple

Dopo le indiscrezioni delle ultime settimane, alla conferenza annuale degli sviluppatori Apple ha svelato uno speaker da salotto rivale di Amazon Echo e...

Dopo le indiscrezioni delle ultime settimane, alla conferenza annuale degli sviluppatori Apple ha svelato uno speaker da salotto rivale di Amazon Echo e Google Home. L'altoparlante, dalla forma tondeggiante, si chiama HomePod e si controlla tramite l'assistente vocale Siri.

"Vogliamo reinventare l'esperienza della musica a casa", ha detto il Ceo Tim Cook. Il nome, ha spiegato il vicepresidente di Apple Craig Federighi, viene dal lettore portatile di musica iPod. "Come l'iPod ha reinventato la musica in tasca, l'HomePod reinventa la musica a casa", ha dichiarato Federighi.

Tecnologicamente avanzato per garantire il miglior suono possibile in base alla conformazione della stanza in cui si trova, ha proseguito il manager, integra sei microfoni con cui 'riceve' i comandi vocali attraverso Siri sulla musica da riprodurre nel catalogo di Apple Music. Sempre via Siri offre news, condizioni del meteo e del traffico, sport, quotazioni azionarie e via dicendo.

Durante la conferenza degli sviluppatori sono state presentate le nuove versioni dei sistemi operativi per Mac, iPhone e Apple Watch e le versioni aggiornate di iMac e iPad.

1.6.2017, 17:442017-06-01 17:44:09
laRegione Ticino

Non più (per primo) nel nome del padre

Rivoluzione in Spagna. Dal 30 giugno, una riforma votata nel 2011 dall'allora premier socialista José Louis Zapatero, introdurrà un enorme cambiamento in merito alla centenaria...

Rivoluzione in Spagna. Dal 30 giugno, una riforma votata nel 2011 dall'allora premier socialista José Louis Zapatero, introdurrà un enorme cambiamento in merito alla centenaria tradizione dei doppi cognomi spagnoli. La nuova norma abolisce la precedenza finora riservata al nome di famiglia del padre. Si sa che i cittadini spagnoli hanno due cognomi: da sempre primo a essere citato è stato quello del padre e solo in un secondo momento quello della madre. Una tradizione secolare che ora giunge a termine. Con la riforma, i genitori di un bambino dovranno mettersi d'accordo prima di dichiarare in che ordine registrare i cognomi del piccolo all'ufficiale dell'Anagrafe. E se i genitori non dovessero mettersi d'accordo? A decidere sarà lo stesso funzionario comunale. 

30.5.2017, 11:092017-05-30 11:09:29
@laRegione

Tre quarti delle persone pubblicano online foto e video dei propri figli

Il 93% delle persone condivide le proprie informazioni online, il 70% di queste posta foto e video dei propri figli. Sono i dati di una...

Il 93% delle persone condivide le proprie informazioni online, il 70% di queste posta foto e video dei propri figli. Sono i dati di una ricerca di Kaspersky Lab che sottolinea come "queste abitudini sono più forti tra i giovani, che rendono accessibili agli estranei un’elevata quantità di informazioni private". Secondo l’analisi, quasi la metà degli utenti internet (44%) condivide informazioni personali online senza considerare che, una volta diventate di dominio pubblico, possono sfuggire al loro controllo. Inoltre, una persona su cinque ammette di condividere dati sensibili con persone che non conosce bene e con estranei, limitando così la possibilità di controllare il loro uso futuro. In questo modo, sottolinea Kaspersky Lab, ci si espone al furto d’identità o ad attacchi finanziari condividendo dettagli finanziari e di pagamento (37%), scansioni di passaporti, patenti e altri documenti personali (41%) o le proprie password (30%).

I giovani condividono più facilmente foto private in compagnia di altre persone: lo fa il 61% degli intervistati di età compresa tra i 16 e i 24 anni, rispetto a solo il 38% degli utenti con più di 55 anni. Questo atteggiamento riguarda anche le informazioni finanziarie: due giovani su cinque (42% delle persone tra i 16 e i 24 anni) condividono, infatti, i propri dettagli finanziari e di pagamento, mentre lo fa solo il 27% di chi ha più di 55 anni.

26.5.2017, 08:112017-05-26 08:11:53
@laRegione

Laura Biagiotti non ce l'ha fatta

È morta Laura Biagiotti. La stilista, che avrebbe compiuto 74 anni ad agosto, era ricoverata da mercoledì sera all'ospedale Sant'Andrea di Roma dopo essere stata colpita da un arresto...

È morta Laura Biagiotti. La stilista, che avrebbe compiuto 74 anni ad agosto, era  ricoverata da mercoledì sera all'ospedale Sant'Andrea di Roma dopo essere stata colpita da un arresto cardiaco. La conferma in un tweet sul suo profilo ufficiale, un brano del Vangelo di San Giovanni scelto dalla figlia Lavinia: 'Nella casa del padre mio vi sono molti posti. Se no, ve lo avrei detto. Io vado a preparavi un posto'.

25.5.2017, 20:462017-05-25 20:46:35
@laRegione

Amazon apre una libreria a New York

Amazon sbarca a New York e sceglie il Time Warner Center, a due passi da Central Park, per la sua prima libreria newyorkese. Una scelta non causale che la colloca nel ’cuore’ dell’...

Amazon sbarca a New York e sceglie il Time Warner Center, a due passi da Central Park, per la sua prima libreria newyorkese. Una scelta non causale che la colloca nel ’cuore’ dell’industria editoriale e lontano dalle poche e famose librerie, come The Strand a Union Square, sopravvissute al ciclone degli ebook e della stessa Amazon.

Amazon Books, al terzo piano del Time Warner Center, è a distanza ravvicinata dalla Penguin Random House, da Simon & Schuster e da Hachette. Una vicinanza che sembra raffigurare due diverse ere dell’industria dei libri: da una parte la tradizione con i tre colossi editoriali, e dall’altra l’innovazione.

E la libreria di Amazon è proprio questo: i ’Bestseller’ vanno in soffitta e lasciano il posto ai libri che hanno ricevuto rating elevati dai lettori, ovvero un punteggio superiore a 4,8 su Amazon.com. La libreria di Jeff Bezos si basa proprio sui 20 anni di dati raccolti su Amazon.com nell’organizzare i libri in vendita, offrendo ai clienti un’esperienza tutta nuova.
I libri sono tutti senza prezzo: per conoscerlo si può usare l’app Amazon sul proprio cellulare o andare a uno degli scanner elettronici presenti nel negozio. Il pagamento è rigorosamente senza contanti. Nella libreria poche sedie e sgabelli, ma ampio spazio ai prodotti per la casa, da Kindle a Echo.

Nei programmi di Amazon c’è l’apertura di una seconda libreria a New York in estate, vicino all’Empire State Building. Non si tratta dei primi esperimenti di Bezos con i negozi ’tradizionali’: altri sono infatti allo studio in casa Amazon per gli alimentari in modo da consentire al colosso anche di sostituirsi del tutto ai supermercati.

E così mentre a New York apre alla libreria, a Seattle aprono due ’chioschi’ per ritirare gli alimentari acquistati online, in quello che è l’ennesimo tentativo di Amaozn di aggredire il mercato da 800 miliardi di dollari degli alimentari. Iniziano intanto a tremare anche le farmacie: Amazon ha chiesto negli Stati Uniti la licenza per vendere anche prodotti farmaceutici.
Amazon continua così a crescere dopo 20 anni, cercando di conquistare nuovi mercati. Venti anni durante i quali ha rivoluzionato le modalità dello shopping, mandando in pensione quello fisico, e si è affermata come quarta azienda per capitalizzazione di mercato nello S&P 500, con un valore che è il doppio di quello di Wal-Mart.

9.5.2017, 20:092017-05-09 20:09:39
@laRegione

A Milano Obama a 360°

Dai grandi temi che angustiano il mondo odierno - migrazioni di massa, il lavoro che manca, i cambiamenti climatici, la scarsità di cibo – alle piccole crisi della vita di una coppia “normale”. È...

Dai grandi temi che angustiano il mondo odierno - migrazioni di massa, il lavoro che manca, i cambiamenti climatici, la scarsità di cibo – alle piccole crisi della vita di una coppia “normale”. È un Barack Obama a 360° quello che ha affrontato la platea di Seeds And Chips, all'interno di Tuttofood, una delle principali manifestazioni al mondo di cibo e di tecnologia per produzione, trattamento e distribuzione.

“Milano e l'Italia, il posto giusto per parlare di alimentazione. Qui il cibo è una cosa seria, c'è sicuramente una platea di esperti di ogni aspetto di questo settore”, le prime parole che l'ex presidente Usa ha voluto rivolgere al migliaio e forse più di spettatori che l'hanno accolto con un grande applauso.

Il primo punto che ha toccato nel corso del suo intervento è stato quello delle migrazioni di massa. Partendo da lontano, dal significato e dal ruolo che le folle di immigrati hanno avuto nella storia del suo Paese, “senza i quali l'America non sarebbe l'America”. Già, i migranti. Come quelli che, da anni, sbarcano a ritmo serrato sulle coste della Penisola. Un flusso che è figlio di una combinazione mortale: conflitti e guerre, disastri naturali, cambiamenti climatici. “Il risultato – dice Obama – è un'emergenza alimentare per milioni di persone, costrette ad abbandonare le loro case, le loro terre”. “Questi migranti sono i poveri, i più deboli”.

Un fenomeno temporaneo? Solo una questione di porre fine a conflitti, piccoli e grandi? “No – risponde Obama, secco e perentorio -, sono flussi destinati ad aumentare, se non cambiamo l'intero sistema del cibo”. E lancia un monito, un avvertimento: “Se non agiamo, in fretta, può solo peggiorare”. Intere popolazioni, milioni e milioni di esseri umani, giovani e vecchi, uomini e donne, devono abbandonare le loro case, per sperare di trovare ciò di cui hanno bisogno e non si può semplicemente rimanere a guardare.

 A essere fuori equilibrio, dunque, è l'intero sistema di produzione, trattamento e distribuzione del cibo, “il secondo peggior inquinatore al mondo, la seconda causa dei cambiamenti climatici in atto”, l'accusa che Barack Obama lancia. Il primo chi è?, la domanda che sale, implicita, dalla platea. “I trasporti”, la risposta. 

Su questo punto, l'ex inquilino della Casa Bianca si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Donald Trump sta, pezzo dopo pezzo, smontando quando da lui fatto negli otto anni alla Casa Bianca. Non importa, “è la Democrazia”, dice. In ogni caso, il fenomeno che lui vede in atto, nel suo Paese, è che “ il settore privato sta avendo il sopravvento sul settore pubblico. Le norme, le regole, i comportamenti, li detta il privato”. E fa l'esempio delle automobili. “Il mio successore vuole mettere nuovi standard, più permissivi, per le emissioni? A decidere sarà il mercato. Nessun produttore vorrà adottare gli standard di Trump, se questo vorrà dire perdere il mercato californiano”. Ecco, dunque, la rivincita del privato sul pubblico, sulla politica. E guardando fuori dai confini americani, Obama si augura “che Usa e Cina mantengano gli impegni presi con gli accordi sul clima di Parigi” e prendano la guida del mondo verso un futuro più sostenibile, sotto tutti i punti di vista.

Industria significa lavoro... Altro tema caldo. “La tecnologia uccide i posti di lavoro: la soluzione è andare verso un mondo in cui si lavori di meno, per lavorare tutti, per vivere una vita più ricca e piena”.

9.5.2017, 12:212017-05-09 12:21:00
@laRegione

Gli Svizzeri e il vino: meno di un bicchiere al giorno

Bicchiere mezzo vuoto per il vino svizzero: il consumo di vino rosso, rosato e bianco nella Confederazione è infatti diminuito di due litri per abitante nell’...

Bicchiere mezzo vuoto per il vino svizzero: il consumo di vino rosso, rosato e bianco nella Confederazione è infatti diminuito di due litri per abitante nell’arco di un anno. Nel 2016 è ammontato in media a circa 40 bottiglie da 0,75 litri a testa, fa sapere oggi l’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG), l’equivalente di poco meno di un bicchiere da un decilitro al giorno. In totale sono stati bevuti 253 milioni di litri, di cui circa un terzo (89 milioni, -9,7%) era di provenienza svizzera, mentre il resto (164 milioni, -0,2%) arrivava dall’estero. Si tratta di un minimo storico, rende noto un comunicato odierno dell’UFAG. Il calo rispetto al 2015 è stato del 3,8%, l’equivalente di dieci milioni di litri in meno.

Ma le bollicine piacciono sempre

La tendenza è invertita solamente dallo spumante, non considerato all’interno della statistica globale, il cui consumo è salito nuovamente, stavolta del 2,1%, raggiungendo quasi i 19 milioni di litri.

Male i raccolti passati, ma il 2016 riempie le botti

Non è stato possibile coprire l’intera domanda di vino svizzero a causa degli scarsi quantitativi di uva indigena fra il 2013 e il 2015, afferma l’UFAG. La vendemmia dell’anno scorso – 108 milioni di litri – si situa invece di otto milioni al di sopra della media sul periodo 2005-2015.

Per la prima volta dal 2012, le scorte sono aumentate (+1,7 milioni, +8,3%). Entrando nei dettagli, il consumo di vino bianco elvetico è precipitato del 13,1% a 43 milioni di litri, venendo solo parzialmente compensato da quello estero (+1,9%, 40 milioni). In ribasso anche le cifre del vino rosso. Calo del 6,3% per quello svizzero (ne sono stati bevuti 47 milioni di litri) e dello 0,9% per quello importato (125 milioni) (ATS/red)

7.5.2017, 17:472017-05-07 17:47:46
@laRegione

Una festa danzante per 80mila svizzeri

Malgrado il tempo incerto, ha attirato 80’000 persone, come l’anno scorso, la dodicesima edizione della Festa danzante, organizzata da mercoledì ad oggi in 30 città e comuni...

Malgrado il tempo incerto, ha attirato 80’000 persone, come l’anno scorso, la dodicesima edizione della Festa danzante, organizzata da mercoledì ad oggi in 30 città e comuni svizzeri, tra cui Lugano.

Per l’occasione sono stati proposti oltre 600 corsi di danza, 480 tra performance, spettacoli, film e mostre, nonché 60 serate e 11 performance selezionate grazie ad un concorso nazionale e la collaborazione tra la Festa danzante e i Premi svizzeri di danza 2015.

Il Teatro Foce di Lugano ha accolto i 10 miniballetti di Francesca Pennini, spettacolo classificato tra le migliori 10 creazioni del 2014 secondo la rivista Paperstreet, precisano oggi gli organizzatori in una nota. Come da tradizione, la Festa danzante in Ticino ha avuto il suo epicentro a Lugano, ma ha interessato anche Massagno, Ligornetto, Locarno e Bellinzona.

4.5.2017, 19:272017-05-04 19:27:19
@laRegione

Forse le ‘fake news’ non pesano tanto sull’opinione pubblica, lo dice una ricerca (voluta da Google)

Dietrofront. A dispetto di quanto detto nelle ultime settimane, le fake news e la disinformazione...

Dietrofront. A dispetto di quanto detto nelle ultime settimane, le fake news e la disinformazione online non influenzano in modo determinante le opinioni politiche degli utenti che, maneggiando notizie diverse su media diversi, possono costruirsi un punto di vista più aderente ai fatti. È questa la tesi contenuta in una ricerca della Michigan State University e di Oxford che va in senso opposto alla discussione in atto sul tema.

Solo pochi mesi fa il parere di alcuni analisti sul peso che le bufale circolate online hanno avuto nella vittoria di Trump hanno scatenato polemiche e anche fatto prendere contromisure ai big della tecnologia. E il dibattito si è acceso pure in Europa, interessata da importanti tornate elettorali.

«È esagerato pensare che la ricerca online crei dei filtri in cui un algoritmo indovina quali informazioni un utente desidera. Gli utenti maneggiano informazioni diverse per formare un loro punto di vista. Questo dovrebbe rendere meno allarmisti», spiega lo studio finanziato da Google e condotto su 14mila utenti di sette nazioni (Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Polonia, Germania e Spagna).

Agli utenti è stato chiesto come usano la ricerca online, i social media e altre piattaforme per informarsi su candidati, temi politici e per partecipare al processo democratico.

Secondo l’indagine più del 50% degli utenti spiega di aver usato “spesso” o “molto spesso” i motori di ricerca per verificare dei fatti, che la disinformazione può a volte ingannare ma l’80% resta abbastanza scettico sulle informazioni trovate online. E c’è anche un altro dato: mediamente ogni utente consulta 4,5 diversi media per avere un punto di vista. In particolare chi è interessato alla politica consulta 2,4 fonti offline e 2,1 online, mentre il 72% dice che ad influenzare il voto sono le discussioni politiche con amici e familiari. Inoltre, il 36% degli intervistati legge notizie con cui non è d’accordo e meno del 20% dice di aver bloccato o tolto l’amicizia a persone con cui non era in sintonia politicamente.

Lo studio, infine, evidenzia schemi diversi di utilizzo dei media da parte dei paesi presi in esame. Per esempio, negli Usa sono onnivori mediaticamente ma non cercano molte notizie di politica. In Francia, Germania e Regno Unito gli utenti utilizzano meno i motori di ricerca e si affidano più a media tradizionali. In Italia, invece, oltre il 50% degli utenti interpellati mostra un’alta propensione per la ricerca online sia riguardo informazioni nuove sia per verificare notizie sbagliate, al pari di Spagna e Polonia e più degli altri paesi compresi nella ricerca.