Societa

Ieri, 20:372017-01-17 20:37:29
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Il dilemma banale della password

Quando c'è da scegliere una password l'esperienza a quanto pare non insegna: gli utenti sono ancora troppo sprovveduti. Non servono le raccomandazioni di esperti e aziende, non fanno...

Quando c'è da scegliere una password l'esperienza a quanto pare non insegna: gli utenti sono ancora troppo sprovveduti. Non servono le raccomandazioni di esperti e aziende, non fanno da lezione nemmeno casi eclatanti come il maxi furto di dati subito da Yahoo! a più riprese. E dunque la peggior password del 2016 è stata ancora la banale e prevedibile "123456".

A stilare la classifica è la società Keeper Security che ha analizzato un database di oltre 10 milioni di parole chiave disponibili sul web, frutto quindi di violazioni di dati nel corso dell'anno. In barba ai consigli degli esperti e alle notizie di cronaca, ricercatori hanno scoperto che il 17% degli internauti ha continuato a usare "123456" come password per accedere a servizi online. Spesso usando la stessa password per account diversi, facilitando così l'attività dei cybercriminali. Sul podio, a seguire, la sequenza più ampia "123456789" e l'altra inossidabile "qwerty".

La metà dei 10 milioni di parole chiave analizzate appartiene alle prime 25 più usate. Segno che la fantasia e le misure di precauzione scarseggiano. Oltre alle "solite note" non mancano le sorprese. Come il caso di "18atcskd2w" finita al quindicesimo posto delle password deboli. Una stringa all'apparenza "difficile" ma comunque tra quelle più rubate. La cosa più preoccupante è che gli account con questa password - spiega il ricercatore Graham Cluley - sono stati creati da "botnet" (cioè le reti di pc "zombie" frutto di virus e malware) concepite per diffondere spam nei forum online.

I ricercatori inoltre notano che quattro delle prime dieci password più utilizzate erano di appena sei caratteri, o meno. Più sono corte le parole chiave, più è semplice - in primis per i software - individuarle. Questa scelta però è anche "colpa" delle varie piattaforme online che evidentemente non richiedono obbligatoriamente una password "forte", lunga un certo numero di caratteri e con almeno una maiuscola e un numero all'interno.

Per fortuna l'antidoto alla pigrizia umana arriva dalla stessa tecnologia. Oggi molti siti implementano un metodo di accesso basato sulla verifica a due fattori, sblocchiamo i modelli più avanzati dei telefonini con le impronte digitali, presto forse lo faremo anche con lo sguardo e ci sono i primi esperimenti - ad esempio di carte di credito - per autorizzare pagamenti con un selfie, basato sul riconoscimento del volto.

Le nuove tecnologie - soprattutto quelle biometriche - puntano a rendere obsoleto il concetto di password che fin qui abbiamo conosciuto, ma la loro diffusione non è ancora tale da permettere pericolose sviste. E i casi più recenti di grosse violazioni di piattaforme online - da Linkedin a Yahoo! - da parte di hacker lo dimostrano.

Billy Elliot - Il musical

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15.1.2017, 14:542017-01-15 14:54:00
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Dopo quasi 150 anni chiude il circo Barnum

Dopo 146 anni cala il sipario sul "più grande spettacolo del mondo".Il proprietario del Ringling Bros. e Barnum & Bailey Circus ha dichiarato all’Associated Press che...

Dopo 146 anni cala il sipario sul "più grande spettacolo del mondo".
Il proprietario del Ringling Bros. e Barnum & Bailey Circus ha dichiarato all’Associated Press che lo show chiuderà per sempre a maggio per una serie di ragioni: il calo di pubblico, gli alti costi di gestione e le battaglie con i gruppi per i diritti degli animali.

Il circo, con i suoi animali esotici, i costumi sgargianti e gli acrobati che sfidavano la morte, è stato un intrattenimento amatissimo negli Stati Uniti a partire dalla metà del 1800. Allora Phineas Taylor Barnum mise su uno spettacolo itinerante con tanti animali e tante stranezze (esibiva ad esempio una schiava dicendo che aveva 161 anni e che era la ex nutrice del presidente George Washington). Poi si unì al suo rivale James Anthony Bailey, creando una enorme struttura. Dopo la sua morte la gestione passò ai cinque fratelli Ringling, abili nella giocoleria.

13.1.2017, 16:112017-01-13 16:11:02
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La porta segreta di Whatsapp

Nonostante siano criptati, i messaggi di WhatsApp potrebbero comunque essere a rischio intrusione. Un ricercatore americano ha scovato una "backdoor" di sicurezza - una sorta di "porta...

Nonostante siano criptati, i messaggi di WhatsApp potrebbero comunque essere a rischio intrusione. Un ricercatore americano ha scovato una "backdoor" di sicurezza - una sorta di "porta segreta" del software - nella chat che consentirebbe a Facebook, proprietaria della piattaforma, o potenzialmente ad altri, di intercettare e leggere i messaggi. Lo riporta l'edizione online del Guardian.

Facebook ha da sempre fatto della sicurezza un fiore all'occhiello di WhatsApp, app che oggi conta nel mondo oltre un miliardo di utenti e che è diventata strumento di comunicazione anche per categorie "sensibili" di persone, come attivisti, dissidenti e diplomatici.

Tobias Boelter, ricercatore dell'Università di Berkeley, California, spiega al Guardian che la vulnerabilità, o meglio la "backdoor", sta nel modo in cui è stato concepito il protocollo di crittografia. Boelter dice di aver segnalato la falla a Facebook ad aprile 2016, ma la compagnia ha risposto di essere a conoscenza della questione. Secondo il Guardian la falla sarebbe ancora attiva.

11.1.2017, 18:142017-01-11 18:14:07
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Facebook lancia il 'Journalism Project'

Se fino a qualche settimana fa Mark Zuckerberg continuava a dire che “siamo solo una società tecnologica” (e quindi non responsabile delle notizie false che gli utenti...

Se fino a qualche settimana fa Mark Zuckerberg continuava a dire che “siamo solo una società tecnologica” (e quindi non responsabile delle notizie false che gli utenti condividono), adesso la transizione a ‘media company’ pare irreversibile.

Così, oggi Facebook ha annunciato la nascita del “Journalism Project”. Stando al comunicato, lo scopo è creare legami più stretti tra Facebook e le testate giornalistiche per avere un “ecosistema informativo sano”.

In concreto, il progetto si muoverà in tre direzioni.
La prima è lo sviluppo di nuovi strumenti per raccontare storie, con particolare attenzione all’informazione locale e alla trasmissione di video e audio in diretta.
Gli altri due aspetti del “Journalism Project” riguardano la formazione, innanzitutto dei giornalisti – con corsi online sia sulla produzione, sia sulla diffusione di notizie – ma non solo: Facebook si pone come obiettivo la promozione della ‘news literacy’, insomma dare alle persone la capacità di orientarsi nel mondo dei media.

Tango - Historias de amor

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10.1.2017, 19:502017-01-10 19:50:26
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Un divorzio 'privato'

I fatti dei cosiddetti vip ad alcuni interessano molto, ad altri per niente. Di certo, nella migliore delle ipotesi, fotografano a livello sociale qualcosa di ben più diffuso del loro privato,...

I fatti dei cosiddetti vip ad alcuni interessano molto, ad altri per niente. Di certo, nella migliore delle ipotesi, fotografano a livello sociale qualcosa di ben più diffuso del loro privato, spesso neanche troppo diverso da quello delle persone anonime. Ecco, come il cosiddetto “divorzio dell'anno”.

Su una cosa infatti Angelina Jolie e Brad Pitt si sarebbero trovati d'accordo: il loro atto di divorzio sarà gestito in forma strettamente privata. Un'intesa raggiunta per il bene dei sei figli, hanno indicato le star in una dichiarazione congiunta in cui si afferma che i due «lavoreranno insieme per riunire la famiglia». Per mantenere top secret i futuri dettagli della separazione i due hanno deciso di far ricorso a un giudice o privato, procedura abbastanza comune nei divorzi delle star: «Le parti e i loro difensori hanno firmato accordi per preservare il diritto alla privacy dei figli e della famiglia, mantenendo tutti i documenti del tribunale riservati. I genitori si impegnano ad agire come un fronte unito per effettuare un recupero e una riunificazione».

Già, Jolie e Pitt sono stati insieme per 12 anni e sposati per due; Angelina ha chiesto il divorzio lo scorso 19 settembre. Era stato proprio il destino dei figli – Maddox, 15 anni, Pax, 13, Zahara, 11, Shiloh, 10, e i gemelli Knox e Vivienne di 8 – a dividere la coppia dopo l'annuncio della separazione: lei vuole la custodia totale, lui ha chiesto voce in capitolo. Attualmente sarebbe in vigore un'intesa informale: i ragazzi stanno con lei, lui ha diritto a visite sotto supervisione. A quanto hanno riferito i professionisti del gossip, l'attore ha passato Natale senza di loro e ne è rimasto «devastato».

La dichiarazione congiunta è arrivata a un mese da quando a Pitt è stata negata una udienza urgente in cui il divo avrebbe voluto far mettere sotto segreto tutti gli atti per proteggere la privacy della prole. All'epoca Angelina e i suoi legali avevano sostenuto che la richiesta era «uno sforzo per proteggere se stesso non i figli» dal tribunale della pubblica opinione, una posizione ribadita in documenti ottenuti da Entertainment Tonight: «Brad è terrorizzato che il pubblico venga a conoscenza della verità».

Dopo la fine del matrimonio, il sito Tmz aveva scritto che Brad Pitt era sotto inchiesta per abusi fisici e verbali nei confronti dei ragazzi, ma la polizia di Los Angeles aveva smentito. E in una escalation di recriminazioni, Pitt aveva poi presentato un'altra memoria accusando la ex moglie «di ignorare tutti gli standard, perfino quelli condivisi, relativi all'interesse dei bambini». Angelina «fa ricorso alla privacy solo quando le conviene», aveva sostenuto il 53enne attore affermando che lei «aveva messo in piazza i figli rendendo pubblica i nomi dei loro terapisti e di altri esperti di salute mentale».

Fine della storia, per ora. Dedicata a tutti quelli che pensano prima di tutto al bene dei bambini.

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10.1.2017, 19:172017-01-10 19:17:16
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Addio alla donna che annunciò e raccontò la seconda  guerra mondiale

Ci sono “scoop del secolo” che svaniscono nella memoria la settimana successiva. Quello messo a segno nell'agosto 1939 da Clare...

Ci sono “scoop del secolo” che svaniscono nella memoria la settimana successiva. Quello messo a segno nell'agosto 1939 da Clare Hollingworth, veterana del giornalismo britannico morta oggi alla bella età di 105 anni a Hong Kong, fu davvero un colpo memorabile. Si deve a lei - alla sua penna, ai suoi occhi, al suo coraggio - la diffusione della prima fatale notizia dell'invasione tedesca della Polonia, destinata a innescare la tragedia della II Guerra Mondiale. Ad altri sarebbe bastato e avanzato per campare di rendita tutta la vita. Per riposare sugli allori e tromboneggiare un po'. Non a lei, che già negli anni precedenti si era prodigata per aiutare almeno 2-3'000 persone ad ottenere un visto britannico e sfuggire alle orde hitleriane.

Minuta ma indomabile, come appare con tanto di acconciatura anni 30 in qualche affascinante foto d'epoca, orgogliosa nel vezzo di dichiarasi ostile al femminismo, avrebbe continuato anche nei decenni successivi a girare il mondo fra conflitti e avventure, dal Medio Oriente alla Cina, e a svelare segreti: non ultimo quello della fuga in Unione Sovietica di Kim Philby, transfuga per antonomasia nella storia degli 007 britannici.

Nata nel 1911 in una famiglia della middle class inglese a Leicester, Clare aveva studiato in patria e poi in Svizzera, per specializzarsi quindi in lingue slave nell'allora regno di Jugoslavia. Entrata nel giornalismo nemmeno 25enne, dopo aver spuntato un contratto da “stringer” per il Daily Telegraph dalla Polonia, si dedicò fin da subito anche ad attività umanitarie, lavorando per un'organizzazione di aiuto ai profughi minacciati dal nazismo.

Il suo momento di “gloria” arrivò a fine agosto del 1939. Mandata dal giornale nel sud del Paese, e attraversato il confine con la Germania, fu la prima reporter a notare il movimento seminascosto di forze della Wehrmacht e a darne notizia appena rientrata in terra polacca. «Ipotizzai che l'alto comando tedesco si preparasse ad attaccare a nord di Katowice... e in effetti fu esattamente lì che scatenarono poi la loro invasione da sud», si legge in un libro di memorie.

L'invasione avvenne tre giorni dopo, il primo settembre, e Clare fu di nuovo la più rapida a testimoniarla, telefonando al capo dell'ufficio di corrispondenza del Telegraph a Varsavia. E costringendolo ad ascoltare dalla cornetta il rumore dei panzer prima di riuscire a convincerlo a trasmettere le prime righe a Londra. Righe non firmate (allora si usava così), ma destinate tuttavia a valerle una fama meritata quanto duratura.

Il seguito della sua vita non sarebbe stato tanto diverso, salvo il passaggio all'Economist, al Guardian, infine al Daily Express. A suo agio fra giornalisti e spie, fra diplomatici e generali (a parte il leggendario Montgomery che nel '42 la costrinse a lasciare Il Cairo e spostarsi fra gli americani sul fronte algerino perché non voleva «donne tra i piedi») coprì dall'Africa ai Balcani l'evoluzione di quel conflitto che aveva annunciato. E a carneficina finita, non smise di rischiare la pelle: a Gerusalemme (nel giorno dell'attentato terroristico dei nazionalisti sionisti contro l'hotel King David), in Algeria (per mano dei miliziani dell'ultradestra francese), in Vietnam.

Mentre nel 1963 fu ancora lei a scoprire il ruolo di Philby nel circolo di spie comuniste di Cambridge passate al servizio dell'Urss e a rivelarne la fuga in Russia (ma in quel caso il suo scoop venne tenuto in frigo dal Guardian per tre mesi). Negli anni '70 Clare Hollingworth terminò una carriera senza pari nella Cina di Mao e si trasferì a Hong Kong, per rimanervi negli ultimi 4 decenni di vita. Membro attivo peraltro fino alla fine del Foreign Correspondents Club, dove a ottobre era stata celebrata come un'icona nel compleanno numero 105. E dove ha continuato a farsi leggere con passione quotidiana i giornali da qualche giovane collega quando quegli occhi, che tanto avevano visto, si chiusero sui suoi ricordi.

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Mercoledì 11 e martedì 17 gennaio dalle 9.00 alle 14.00 vieni a trovarci alla Migros di Mendrisio (Piazzale alla Valle) e partecipa al nostro concorso. In palio un buono acquisto di CHF 200.-.
6.1.2017, 18:292017-01-06 18:29:29
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iPhone, dieci anni fa la rivoluzione

«È un telefono avanti di cinque anni rispetto a qualunque altro». Con queste parole il 9 gennaio del 2007 Steve Jobs lanciava il primo iPhone, un dispositivo che racchiudeva per...

«È un telefono avanti di cinque anni rispetto a qualunque altro». Con queste parole il 9 gennaio del 2007 Steve Jobs lanciava il primo iPhone, un dispositivo che racchiudeva per la prima volta ben tre funzioni in un colpo solo: telefono, lettore di musica e navigazione su Internet. Spariva la tastiera in favore del 'touch' e si apriva la strada al mondo delle app. Così Apple, dopo aver cambiato i computer con il Macintosh e aver stravolto l'industria musicale con l'iPod, reinventò il telefono per funzioni e design.

Sono passati solo dieci anni, un'era geologica per la tecnologica, e già si pensa all'iPhone dell'anniversario che dovrebbe essere completamente rinnovato. Il primo iPhone si chiamava 2G o Edge, aveva un display piccolo rispetto a quelli attuali (misurava solo 3.5 pollici) ma all'epoca sembrava ampio. E, cosa impensabile per i tempi se si immagina l'allora popolare BlackBerry, Apple eliminò la tastiera e aprì al 'touch', ora familiare anche ai bambini.

Per 'smanettare' non c'era il pennino – a Steve Jobs non piaceva – ma per la prima volta fu introdotto l'uso delle dita, «il miglior puntatore con cui siamo nati» spiegò il co-fondatore di Apple dal palco del Moscone Center di San Francisco. Morì poi il 5 ottobre 2011 e il giorno prima, alla presentazione dell'iPhone 4S, c'era un posto in prima fila vuoto con un cartello "riservato".

Il primo iPhone arrivò sul mercato statunitense il 29 giugno 2007. Era costoso, si partiva da 499 dollari per il modello da 4GB, ma questo non impedì ad Apple di vendere circa 1,4 milioni di pezzi nei primi tre mesi. Tra settembre e novembre arrivò in Inghilterra, Germania e Francia e iniziò la febbre per procurarselo tramite amici e viaggi all'estero. Altra caratteristica che distingueva l'iPhone era il sistema operativo, una spanna sopra rispetto ai telefoni dell'epoca.

«Le persone che fanno davvero sul serio con i software dovrebbero costruirsi l'hardware da soli», disse Jobs citando l'informatico Alan Kay. L'anno dopo, il 9 giugno 2008, Apple annunciava l'iPhone 3G che combinava alle funzionalità già disponibili le prestazioni offerte dalle reti 3G. A luglio dello stesso anno arriva anche l'App Store, il negozio digitale che ha aperto un mondo: partito con 500 applicazioni oggi ne conta oltre 2 milioni e più di 130 miliardi di download. Solo nel 2016 gli sviluppatori di app hanno guadagnato 20 miliardi di dollari, il 40% in più dell'anno precedente.

Dal 2007 Apple ha lanciato ogni anno un nuovo iPhone migliorandone di volta in volta il design, i materiali impiegati, il display, la fotocamera, la batteria, la memoria, le funzioni, il processore, introducendo le chiamate video e l'assistente vocale Siri. Non senza intoppi, come l'antennagate nel 2010 (il telefono perdeva in ricezione se si impugnava in basso a sinistra) e l'iniziale flop delle mappe Apple 'fatte in casa' (2012, fu licenziato il responsabile del software).

In questi dieci anni è cambiato molto, la concorrenza si è fatta fortissima mentre il mercato degli smartphone è vicino alla saturazione. E Apple è sempre più consapevole che i contenuti e i servizi venderanno più dell'iPhone stesso. L'appuntamento per il nuovo smartphone è per settembre 2017: l'iPhone 8, dovrebbe chiamarsi così quello del decennale, sarà totalmente rinnovato. Secondo le indiscrezioni avrà uno schermo curvo, un nuovo design di vetro e metallo, ricarica veloce e senza fili. E chissà, se per effetto dell'elezione di Donald Trump, la produzione si sposti davvero dalla Cina agli Stati Uniti.

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16.12.2016, 15:292016-12-16 15:29:05
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La Confederazione ha detto sì:...

La Confederazione ha detto sì: da maggio grilli, cavallette e vermi della farina saranno anche generi alimentari. E Coop ha annunciato i suoi hamburger di insetti: “Allevamenti sostenibili e gusto delicato”. Buon appetito.

La Confederazione ha detto sì: da maggio grilli, cavallette e vermi della farina saranno anche generi alimentari. E Coop ha annunciato i suoi hamburger di insetti: “Allevamenti sostenibili e gusto delicato”. Buon appetito.

"Qualcosa rimane" di Donald Margulies al Teatro Sociale

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6.12.2016, 20:042016-12-06 20:04:11
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Lady Gaga e il fantasma della violenza carnale che diventa malattia

“Soffro di una malattia mentale, soffro di disturbo post traumatico da stress”. Non è la rivelazione di un militare di ritorno da un teatro di...

“Soffro di una malattia mentale, soffro di disturbo post traumatico da stress”. Non è la rivelazione di un militare di ritorno da un teatro di guerra bensì quella della regina delle classifiche, Lady Gaga.

Dopo due anni dall’aver rivelato al mondo di essere stata violentata quando aveva 19 anni, dichiara che proprio quella violenza ha avuto serie ripercussioni sulla sua salute mentale portandola a soffrire appunto di disturbi post traumatici da stress.

“Non l’ho mai detto a nessuno prima – ha rivelato – cosi eccoci qui”. Gaga, 30 anni, ha parlato del suo disturbo prima ad un gruppo di giovani ospiti del centro per Lgbt senza tetto “Ali Forney” di Harlem a New York, poi alla Nbc. Le telecamere l'hanno seguita nell'iniziativa Share Kindness, grazie alla quale non solo ha regalato un sorriso ad una parte della comunità Lgbt respinta sia dalle proprie famiglie che dalla società ma ha portato anche tanti doni, da maglioni a cappelli, sciarpe, gadget, trucchi.

Lady Gaga è particolarmente vicina alla comunità Lgbt ed è anche una paladina della lotta al bullismo. “Il mio trauma mi ha aiutata a capire gli altri, ho detto a quei ragazzi che soffro di una malattia mentale, soffro di Dpts”.

Lady Gaga ha spiegato il suo modo di reagire allo stress. “Meditare aiuta a calmarmi, non ho gli stessi vostri problemi ma ho una malattia mentale e ci combatto tutti i giorni, per questo ho bisogno del mio mantra, mi aiuta a rilassarmi”. Infine ha aggiunto che deve la sua salvezza alla gentilezza che l’ha circondata in questi anni, dalla famiglia, gli amici e persino i medici.

“Ho cercato il modo migliore per guarire – ha spiegato – e ho trovato sollievo nella gentilezza mostratami dai medici, dagli amici e dalla famiglia”. Quella violenza subita ispirò anche il brano “Til It Happens To You” (finché non succede a te). La canzone, inoltre, divenne anche parte del documentario “The Hunting Ground”, sul tema della violenza sessuale nei campus universitari.

30.11.2016, 20:152016-11-30 20:15:21
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Se Internet si rifugia in Canada

In attesa che Donald Trump si insedi nello Studio Ovale, un pezzo del web corre ai ripari. Dopo la provocazione di una California “indipendente” e la lettera di 140 esponenti della...

In attesa che Donald Trump si insedi nello Studio Ovale, un pezzo del web corre ai ripari. Dopo la provocazione di una California “indipendente” e la lettera di 140 esponenti della Silicon Valley contro il tycoon di New York, ora è un’organizzazione no profit che gestisce un maxi archivio di internet a cercare asilo nel confinante Canada.

«Il 9 novembre in America ci siamo svegliati con una nuova amministrazione che promette cambiamenti radicali», scrive Brewster Kahle, fondatore di The Internet Archive. «Ciò significa preparaci ad un web che potrà dover affrontare maggiori restrizioni. Vuol dire servire clienti in un mondo in cui la sorveglianza governativa non sparirà, anzi pare che aumenterà».

Insomma, «c’è bisogno di mantenere il nostro materiale al sicuro, privato e sempre accessibile». E per questo è in corso la copia di tutti gli archivi su server canadesi. The Internet Archive è un progetto nato a San Francisco con l’obiettivo di diventare biblioteca globale di tutto ciò che è in Rete: film, libri, migliaia di software e videogame, ma soprattutto le pagine web racchiuse nella “Wayback Machine”. Un database che salva 300 milioni di pagine web alla settimana.

La clonazione del materiale non sarà indolore: Khale stima che costerà milioni di dollari mantenere una copia di questi archivi in Canada, ma sottolinea che questa operazione proteggerà i dati da eventuali azioni legali americane. In pratica renderà più difficile non solo far sparire determinati contenuti, ma anche richiedere dati sulle attività degli utenti.

In definitiva, l’arrivo di Trump alla Casa Bianca non smette di agitare le acque del mondo di internet. A luglio 140 esponenti della Silicon Valley avevano firmato una lettera contro l’allora candidato repubblicano definendolo «contro il libero scambio di idee». Pochi mesi prima Trump aveva affermato di voler chiudere parte di internet per contrastare la propaganda dell’Isis. All’indomani del voto che lo ha designato presidente un nutrito gruppo di compagnie tecnologiche (tra cui Google, Facebook, Amazon, Twitter) gli ha scritto una lettera distensiva chiedendogli il sostegno alla crittografia per proteggere privacy e sicurezza degli utenti e della nazione.

Una preoccupazione simile ha contagiato gli utenti: dopo il voto negli Usa sono schizzati i download di applicazioni come Signal, la chat criptata preferita da Snowden, o le richieste di servizi come le Vpn, le reti che garantiscono l’anonimato nella navigazione online.

Richard Clayderman in concerto

Venerdì 2 dicembre alle ore 20.30 presso il Palazzo dei congressi di Lugano, si terrà il concerto di Richard Clayderman. Per biglietti e informazioni: www.starticket.ch oppure www.biglietteria.ch.
29.11.2016, 16:432016-11-29 16:43:30
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Aids, uno su 7 non sa di essere infetto

In Europa ci sono almeno 122mila persone sieropositive che non sanno di esserlo, circa uno su sette del totale degli infetti. La stima è del Centro Europeo di Controllo delle...

In Europa ci sono almeno 122mila persone sieropositive che non sanno di esserlo, circa uno su sette del totale degli infetti. La stima è del Centro Europeo di Controllo delle Malattie (Ecdc) e dell'Oms Europa, ed è stata pubblicata a pochi giorni dal World Aids Day del primo dicembre.

Secondo il rapporto, che si riferisce ai 31 paesi dell'Ue e dell'Area Economica Allargata, nel 2015 ci sono state 30mila nuove notifiche di casi, un numero in linea con gli anni precedenti, mentre il tempo stimato fra l'infezione e la diagnosi è altissimo, circa quattro anni, con metà dei pazienti che scopre di essere sieropositivo quando l'infezione è in fase avanzata.

Il 42% delle nuove diagnosi riguarda uomini che hanno fatto sesso con uomini, mentre i rapporti eterosessuali seguono con il 32% e l'uso di siringhe infette è responsabile nel 4% dei casi. «L'Hiv continua ad essere un grave problema in Europa - afferma il commissario alla Salute Vytenis Andriukaitis -. La stima che una persona su sette non sa di essere infetta è particolarmente preoccupante, perchè queste persone non hanno accesso alle terapie salvavita e possono continuare a trasmettere il virus agli altri».

29.11.2016, 15:092016-11-29 15:09:51
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Il Calendario Pirelli ha prese...

Il Calendario Pirelli ha presentato oggi a Parigi la sua 44 esima edizione, per la terza volta nella sua storia firmata da Peter Lindbergh. Il fotografo tedesco ha immortalato alcune star del cinema, ecco quattro assaggi.

Il Calendario Pirelli ha presentato oggi a Parigi la sua 44 esima edizione, per la terza volta nella sua storia firmata da Peter Lindbergh. Il fotografo tedesco ha immortalato alcune star del cinema, ecco quattro assaggi. 

28.11.2016, 21:062016-11-28 21:06:15
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Deseat.me, per fuggire dal web

Tra social network, registrazioni a servizi e newsletter, le nostre tracce online sono talmente tante che spesso nemmeno ricordiamo a quante e quali piattaforme online abbiamo comunicato...

Tra social network, registrazioni a servizi e newsletter, le nostre tracce online sono talmente tante che spesso nemmeno ricordiamo a quante e quali piattaforme online abbiamo comunicato i nostri dati pur di accedervi, magari solo per un acquisto o per provare delle novità. Piccole azioni che col tempo ci intrappolano digitalmente. Per cancellare ogni nostra impronta virtuale ora però c'è una novità: si chiama Deseat.me e arriva dalla Svezia.

Lanciato dai due sviluppatori Willie Dahlbo e Linus Unneback, questo servizio ha lo scopo dichiarato di semplificare la vita a chi vuole cominciare a fare pulizia della propria identità online. Per cancellarsi ad esempio dalle mailing-list che non si reputano più utili, ma anche per accedere con facilità alle opzioni per eliminare i propri profili da un social network o da un'applicazione che non si vuole più usare.

Il funzionamento di Deseat.me dovrebbe essere semplice, ma si deve accedere al sito con un proprio account Google. Il servizio fa poi una rapida scansione delle piattaforme e dei servizi web cui gli utenti sono iscritti e fornisce un elenco dei vari account aperti a proprio nome. Gli utenti possono quindi scegliere se tenere quel servizio o se metterlo da parte per cancellarlo. Dopo questa prima scrematura, Deseat.me mostra l'elenco degli account di cui ci si vuole disfare corredati dai link diretti alla cancellazione, pagine che spesso non sono così facili da trovare.

Il servizio per ora si limita a scansionare le piattaforme collegate al proprio account di Google, ma è un buon inizio per chi vuole cominciare a liberarsi di servizi che non servono più. Tre anni fa negli Usa è stata lanciata con obiettivo simile l'applicazione DeleteMe, mirata più specificamente a cancellare i dati personali seminati online. Questa app - a pagamento e disponibile solo in Usa - permette di individuare i siti dove sono presenti i propri dati evidenziando un elenco che l'utente può selezionare per inoltrare richiesta di cancellazione.

Oltre alla privacy e ai servizi online che non servono più, queste piattaforme possono aiutare gli utenti anche a sbarazzarsi del "sentimento" di trappola nei confronti dei social network. Un recente sondaggio di Kaspersky Lab, infatti, ha evidenziato che la maggior parte degli iscritti (tre su quattro) vorrebbe abbandonarli, per lo più convinta che siano una perdita di tempo e anche per preoccupazioni legate alla privacy. Se alla fine si decide di rimanere è solo per mantenere il contatto con amici e parenti e per non perdere i propri ricordi digitali.

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14.11.2016, 15:542016-11-14 15:54:36
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Radio Fiume Ticino arriva in D...

Radio Fiume Ticino arriva in Dab+ in tutta la Svizzera italiana: da domani, martedì 15 novembre, alle 15.15, l'emittente locarnese trasmetterà non solo in FM e su web, ma anche con il nuovo sistema Digital Audio Broadcasting

Radio Fiume Ticino arriva in Dab+ in tutta la Svizzera italiana: da domani, martedì 15 novembre, alle 15.15, l'emittente locarnese trasmetterà non solo in FM e su web, ma anche con il nuovo sistema Digital Audio Broadcasting 

5.11.2016, 06:402016-11-05 06:40:00
Claudio Lo Russo @laRegione

Mi pare di vedere qualcosa

Nell’attesa che Hillary Clinton riveli i segreti custoditi dalla riservatissima Area 51 – per molti scafati del terzo millennio luogo di incontri e indagini extraterrestri – il nostro bisogno...

Nell’attesa che Hillary Clinton riveli i segreti custoditi dalla riservatissima Area 51 – per molti scafati del terzo millennio luogo di incontri e indagini extraterrestri – il nostro bisogno di credere in mondi lontani può soddisfarsi con i dati del Centro Ufologico della Svizzera italiana. Pensate un po’, negli ultimi vent’anni nei nostri cieli sono stati 400 gli avvistamenti di Ufo (esclusi quelli da abuso di merlot e affini). Peccato che un terrestre insensibile al richiamo dell’infinito, paraNorman Gobbi, non abbia accolto la richiesta di un finanziamento per allestire una specie di banca dati cantonale degli oggetti volanti non identificati che, al ritmo di due al mese, solcano il nostro spaziotempo. Vai a sapere per andare dove.

Fatto sta che il neocostituito Centro...

"Il malato immaginario" di Molière al Cinema Teatro

Partecipa al nostro concorso e vinci 2 biglietti per lo spettacolo "Il malato immaginario" (13.11, ore 20.30) al Cinema Teatro di Chiasso. Invia un Sms al numero 434 con parola chiave LR IMMAGINARIO.