Economia

Ieri, 16:212017-11-22 16:21:27
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Le Ffs hanno perso 26,5 milioni a causa del blocco dell'asse ferroviario Nord-Sud

La lunga interruzione della linea ferroviaria a Rastatt, in Germania, ha provocato alle Ffs e alle loro affiliate una perdita...

La lunga interruzione della linea ferroviaria a Rastatt, in Germania, ha provocato alle Ffs e alle loro affiliate una perdita di fatturato di circa 26,5 milioni di franchi. Lo sbarramento, protrattosi dal 12 agosto al 2 ottobre, ha evidenziato le carenze della catena logistica e i punti deboli nella collaborazione fra ferrovie europee, scrive l'azienda in un comunicato odierno.

Alla cifra vanno aggiunte anche le spese supplementari per il personale nonché le perdite di fatturato per Ffs Cargo e Sbb Cargo International registrate oltre il periodo dell'interruzione. La chiusura della tratta lungo il Reno si era resa necessaria in seguito a un cedimento del terreno che sorregge i binari a nord di Basilea, nel Land tedesco del Baden-Württemberg.

Le Ffs precisano che al momento non è ancora possibile stimare quanti clienti nel traffico merci e viaggiatori siano andati persi a lungo termine a causa del disagio. Con tale parte dell'asse nord-sud non percorribile, i danni sono stati solo in parte contenuti da un'azione di coordinamento internazionale che ha permesso di incrementare la capacità di trasporto merci fra Germania e Svizzera dal 20% del totale al 40%.

Collaborazione internazionale per migliorare

Un'iniziativa è stata lanciata insieme a Deutsche Bahn (Db) affinché il settore impari dall'esperienza negativa. L'obbiettivo è quello di mettere a punto una gestione dei corridoi ottimizzata e armonizzata fra i differenti Stati: solo in questo modo sarà possibile amministrare con maggiore efficacia rispetto al passato perturbazioni con ripercussioni a livello continentale, fanno notare le Ffs. Un primo passo è stato fatto nelle scorse settimane chiedendo a tutti gli attori coinvolti nella vicenda di inviare un feedback dettagliato sullo sbarramento della linea in questione, precisa la nota.

Gli specialisti stanno inoltre elaborando condizioni quadro per migliorare il traffico merci oltre le frontiere nazionali. Si cerca ad esempio di progredire nell'ambito dello scambio di dati e di superare le barriere linguistiche per l'impiego del personale nel settore. Un altro traguardo da raggiungere – affermano le Ffs – è quello di creare un sistema ferroviario con regole unitarie. Attualmente, c'è infatti diversità fra i Paesi nell'omologazione dei veicoli e nella conoscenza delle tratte da parte dei macchinisti.

Le compagnie ferroviarie intendono accrescere notevolmente efficienza e affidabilità del traffico merci entro la fine del 2020, quando sarà aperta la galleria di base del Monte Ceneri.

20.11.2017, 10:262017-11-20 10:26:18
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Bitcoin supera anche la soglia degli 8mila dollari

Nuovo rally per il Bitcoin. La criptovaluta ha toccato nuovi massimi superando per la prima volta la soglia degli 8'000 dollari (8'015,67 dollari). Quest’anno la...

Nuovo rally per il Bitcoin. La criptovaluta ha toccato nuovi massimi superando per la prima volta la soglia degli 8'000 dollari (8'015,67 dollari). Quest’anno la moneta virtuale ha segnato un rialzo superiore al 700% ma ha anche attraversato fasi di forte volatilità e per tre volte ha accusato ribassi di oltre il 25% per poi lasciare spazio ai successivi rally.

A dispetto del rischio bolla per le criptovalute, alcuni dei maggiori operatori stanno puntando sulla valuta digitale, come CME Group, pronta a iniziare a offrire futures su bitcoin il mese prossimo.

20.11.2017, 10:232017-11-20 10:23:51
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Per l'industria orologiera svizzera 'la ripresa è assai robusta'

Swatch vola oggi in borsa dopo le dichiarazioni del presidente di direzione Nick Hayek. Dopo quasi due anni di crisi l’industria orologiera...

Swatch vola oggi in borsa dopo le dichiarazioni del presidente di direzione Nick Hayek. Dopo quasi due anni di crisi l’industria orologiera svizzera sembra essere tornata a girare a pieno regime: "la ripresa è assai robusta", afferma il CEO.

La domanda di orologi elvetici sta nettamente crescendo in tutto il mondo: "da luglio le vendite salgono", spiega Hayek in un’intervista pubblicata ieri dalla NZZ am Sonntag. In settembre la progressione è stata superiore al 10% e in ottobre il ritmo si è ulteriormente accelerato.

Solo la produzione di meccanismi di orologi per conto terzi sta ancora un po’ arrancando, prosegue il manager 63enne. Per il resto, "tutti i segmenti, anche quelli di bassa gamma, stanno sviluppandosi in modo dinamico". "Sebbene non abbiamo licenziato nessuno e abbiamo continuato a investire durante gli anni difficili, oggi abbiano problemi di sottocapacità di produzione", puntualizza il CEO.

Come noto i vertici del gruppo Swatch, saldamente in mano alla famiglia di origini libanesi Hayek – la sorella Nayla Hayek è la presidente della società – hanno sempre sottolineato la volontà di mantenere i posti di lavoro. Nick Hayek si è inoltre spesso smarcato dall’opinione dominante nei piani alti di altre imprese anche in questioni più politiche: in passato aveva definito un’opportunità il sì del popolo all’iniziativa sull’immigrazione di massa, aveva detto di non opporsi in linea di principio ai salari minimi e aveva auspicato maggiore fermezza di Berna nei confronti Ue.

Oggi gli Hayek sembrano volersi prendere la rivincita contro quelli che in passato erano stati definiti "catastrofisti". L’obiettivo di una crescita del 7-9% per orologi e gioielli durante quest’anno è ovviamente ambizioso, riconosce Hayek nell’intervista al domenicale. "Ma non è impossibile. Altri due mesi forti come gli ultimi tre e potrebbe effettivamente essere raggiunto". Positivo è in particolare il fatto che si constata nuovamente un aumento della domanda nella fascia di prezzo più bassa.

Anche per il 2018 Swatch prevede un forte incremento del giro d’affari. "Dobbiamo essere attenti a non diventare euforici, ma abbiamo ottime opportunità. Per una volta, i tassi di cambio ci aiuteranno", si è detto convinto il figlio del fondatore di Swatch, Nicolas Hayek (1928-2010). Molti distributori hanno ordinato gli articoli troppo tardi, resi timorosi dal panico diffuso da giornalisti e analisti, che guardano solo al breve periodo, si lamenta il dirigente che ha studiato all’università di San Gallo.

A suo avviso i problemi dell’industria orologiera elvetica sono stati causati dallo shock monetario provocato dall’abbandono della soglia minima di cambio con l’euro, da parte della Banca nazionale il 15 gennaio 2015. Un terremoto che per Hayek ha colpito il settore in modo più grave che gli attentati terroristici e la lotta contro la corruzione in Cina.

In alcuni mercati il fatturato è crollato. "I consumatori non capivano perché improvvisamente dovessero pagare il 10 o il 20% in più per lo stesso prodotto". Alcuni grandi produttori come Richemont hanno cominciato ad aumentare fortemente i prezzi, per poi in seguito abbassarli altrettanto bruscamente: "il miglior metodo per disorientare completamente consumatori e dettaglianti, con la conseguenza di vendere di meno", osserva Hayek.

Il mondo della finanza – con cui Hayek non ha sempre avuto un rapporto idilliaco: è passata alla storia, per esempio, una sua vertenza con UBS – reagisce bene alla dichiarazioni del numero uno di Swatch: in mattinata il titolo del colosso con sede a Bienne (BE) è arrivato a guadagnare quasi il 3%, assai più che il concorrente Richemont e del mercato complessivo, in rialzo frazionale. Dall’inizio dell’anno la performance è di circa il +17%.

20.11.2017, 08:192017-11-20 08:19:13
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Record di fondi in gestione per Julius Bär

A fine ottobre, i fondi in gestione dei clienti di Julius Bär sono aumentati del 17%, su un anno, raggiungendo un livello record di 393 miliardi di franchi.

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A fine ottobre, i fondi in gestione dei clienti di Julius Bär sono aumentati del 17%, su un anno, raggiungendo un livello record di 393 miliardi di franchi.

La progressione è dovuta a un importante afflusso di denaro fresco, a una performance di mercato sempre positiva e al rafforzamento dell’euro rispetto al franco, ha sottolineato la banca in una nota odierna.

Sostenuta dal "contributo sostanziale" dei nuovi consulenti alla clientela reclutati negli ultimi due anni, la crescita dell’afflusso di denaro fresco ha superato la forbice annualizzata del 4-6%. L’impulso si è rivelato particolarmente pronunciato sui mercati emergenti e nella regione Asia-Pacifico.

Il margine lordo conseguito dalla banca nei primi dieci mesi è sceso al di sotto dei 90 punti di base, principalmente a causa del calo degli introiti nelle operazioni di cambio della clientela a partire da fine giugno. Nel primo semestre, il margine lordo ammontava a circa 92 punti di base.

Julius Bär ha superato le attese in termini di patrimonio in gestione e di entrate nette di denaro. Il margine lordo è invece leggermente al di sotto delle previsioni stabilite dall’agenzia finanziaria awp.

L’istituto fornirà le cifre dettagliate per l’insieme dell’esercizio il prossimo 31 gennaio.

17.11.2017, 10:302017-11-17 10:30:00
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Il franco è sempre più debole (rispetto all'euro)

Il franco svizzero continua a indebolirsi nei confronti dell’euro: la valuta elvetica ha toccato stamani un nuovo minimo rispetto alla moneta unica europea da...

Il franco svizzero continua a indebolirsi nei confronti dell’euro: la valuta elvetica ha toccato stamani un nuovo minimo rispetto alla moneta unica europea da quasi tre anni a questa parte.

L’euro è stato scambiato a 1,1722: si tratta del livello più alto dal gennaio 2015, vale a dire dall’abbandono della soglia minima di 1,20 franchi fissata in precedenza unilateralmente dalla Banca nazionale svizzera (Bns) per proteggere l’industria d’esportazione.

La soglia di 1,17 era già stata superata di un soffio il 25 ottobre di quest’anno: fino a ieri il massimo pluriennale era di 1,1711. Il corso assoluto più alto risale al 2007 – era 1,68 – mentre quello più basso, 0,9652 franchi, è scolpito nella memoria di molti cambisti: venne registrato il 15 gennaio 2015, quando la Bns annunciò la revoca della soglia minima, cogliendo tutti di sorpresa e scatenando quella che per i trader è stata un’apocalisse, il cosiddetto "Francogeddon".

Le opinioni sull’allora decisione della BNS sono tuttora divergenti: per taluni si è trattato di un passo obbligato, che ha sottoposto l’economia elvetica a una cura di cavallo da cui però si è ben ripresa. Per altri è stato invece un grandissimo sbaglio, che ha portato alla cancellazione di impieghi e ha favorito la deindustrializzazione del Paese.

Nei quasi tre anni trascorsi vi sono stati alti e bassi. A inizio 2017 il corso dell’euro era di quasi 1,08 e poco più sopra di questo livello era anche a fine giugno. Da allora è andato però rafforzandosi sensibilmente. Oggi dopo aver toccato un massimo è comunque sceso di nuovo lievemente, tornando appena sotto 1,17 franchi. (Ats)

17.11.2017, 07:142017-11-17 07:14:58
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Il 7% degli Svizzeri è a rischio povertà

In Svizzera più di una persona su cinque non può affrontare una spesa imprevista di 2’500 franchi e circa il 7% della popolazione è esposta a un rischio di povertà...

In Svizzera più di una persona su cinque non può affrontare una spesa imprevista di 2’500 franchi e circa il 7% della popolazione è esposta a un rischio di povertà persistente. È quanto risulta dall’indagine dei redditi e le condizioni di vita (Silc) dell’Ufficio federale di statistica (Ust), pubblicata ieri. Malgrado ciò il livello generale di vita in Svizzera è tra i più elevati in Europa.

A rischio soprattutto le famiglie monoparentali

Concretamente, quasi la metà delle famiglie monoparentali non hanno le possibilità economiche per far fronte a una spesa imprevista di 2’500 franchi nell’arco di un mese, ha sottolineato l’Ust in una nota. Complessivamente nel 2016 il 21,5% della popolazione svizzera viveva in un’economia domestica non in grado di pagare una somma simile non preventivata. Ciò nonostante la situazione è lievemente migliorata rispetto a un anno prima quando la percentuale era del 22 per cento. L’8,9% della popolazione non ha inoltre nessun mezzo finanziario per permettersi una settimana di vacanza all’anno lontano da casa. Tuttavia tale percentuale raggiunge tassi nettamente più elevati in altri Paesi europei: in Italia è del 45,2%, in Francia del 23,4% e in Germania del 18,4 per cento. Relativamente bassa in Svizzera (3,7%) risulta pure la quota di coloro che hanno grosse difficoltà ad arrivare a fine mese. Il tasso più alto è registrato dalla Grecia (40,6%). Mentre ancora più ridotte rispetto a quella elvetica sono le percentuali di Danimarca (3,2%), Svezia (3,1%), Olanda (3%), Germania (2,3%) e Norvegia (2 per cento). D’altro canto, l’anno scorso il rischio di povertà persistente riguardava circa una persona su quindici (6,9%).

 

Ma va meglio che altrove

“Sono considerate a rischio di povertà persistente le persone che sono state a rischio di povertà per almeno tre anni su quattro, tra cui l’ultimo”, ha precisato la nota. Anche in questo caso – secondo l’Ust – la Svizzera segna la quota più bassa: in Francia la percentuale è dell’8%, in Austria dell’8,1%, in Germania del 10,5% e in Spagna del 14,8%. L’Ust ha inoltre rilevato che, anche se una parte della popolazione incontra delle difficoltà economiche, il livello di vita generale in Svizzera nel 2016 restava tra i più elevati d’Europa. Per fare la comparazione viene utilizzato uno strumento di correzione delle differenze dei livelli di prezzi tra i Paesi: “Malgrado il livello dei prezzi elevato in Svizzera, la situazione finanziaria della popolazione dopo deduzione delle spese obbligatorie è più rosea di quella dei nostri vicini e della maggior parte dei Paesi dell’Unione europea”, ha sottolineato l’Ufficio federale di statistica. L’Ust ha anche attualizzato i dati relativi alla somma, alla composizione e all’evoluzione dei redditi dell’insieme delle economie domestiche. Ha tuttavia precisato che queste cifre non sono direttamente comparabili a quelle menzionate prima. Tenendo conto dell’evoluzione demografica e dell’inflazione, il reddito per abitante è progredito di circa un quarto (22,3%) tra il 1995 e il 2016. Circa due terzi del reddito totale provengono dal salario, una parte che è rimasta abbastanza stabile, secondo l’Ust. Inoltre la porzione occupata dalle assicurazioni sociali ha conosciuto “un aumento particolarmente marcato” tra il 1996 e il 2016.

Caritas: 'più sostegno alle famiglie bisognose'

Intanto Caritas Svizzera chiede una strategia nazionale per combattere la povertà infantile. Per cercare di ridurre il problema l’associazione propone prestazioni complementari per famiglie, sostegni di prima infanzia e l’armonizzazione della vita professionale e familiare. La povertà dei bambini è un fenomeno reale in Svizzera, ha ribadito ieri Caritas davanti ai media: 76mila bambini sono colpiti e altri 188mila vivono in condizioni precarie, appena al di sopra della soglia di povertà. Sono particolarmente interessati dal fenomeno i bambini che vivono in una famiglia monoparentale o i cui genitori hanno un livello di formazione basso. Una famiglia povera deve cercare di sopravvivere con meno di 20 franchi al giorno per persona per cibo, abbigliamento, energia, mobilità, igiene, educazione e svago.

Il governo, ha rilevato l’organizzazione, non compie abbastanza per sostenere i bambini e le famiglie. Con l’1,5% del Pil, la Svizzera si situa sotto la media europea (2,3%). Per colmare il divario, la Confederazione dovrebbe moltiplicare per tre volte e mezzo l’ammontare che oggi dedica alla presa a carico extrafamiliare dei bambini. Caritas si riferisce in particolare alle limitate sovvenzioni della Confederazione per gli asili nido. Per la presa a carico esterna dei loro bambini, le famiglie in Svizzera spendono da due a tre volte di più rispetto ai Paesi limitrofi.

Per l’organizzazione, il modello in uso in Ticino, ovvero l’asilo dell’infanzia gratuito per tutti i bambini a partire dai tre anni di età, permette ad esempio alle famiglie povere di conciliare la vita familiare e professionale. Le misure applicate contro la povertà infantile finora hanno fallito a causa della mancanza di volontà politica, ha affermato Caritas. Le opere assistenziali chiedono quindi l’introduzione di prestazioni complementari per le famiglie a livello nazionale, come già esistono in Ticino e nel Canton Vaud. È inoltre necessario promuovere il sostegno di prima infanzia. Dal canto suo l’economia deve permettere condizioni di lavoro che tengano conto della vita familiare. ATS

15.11.2017, 19:302017-11-15 19:30:55
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Indigo compera 430 Airbus: è record

È il più grande contratto della storia di Airbus: 430 aerei da vendere alla società di investimenti americana Indigo Partners. Un accordo da quasi 50 miliardi di dollari che il...

È il più grande contratto della storia di Airbus: 430 aerei da vendere alla società di investimenti americana Indigo Partners. Un accordo da quasi 50 miliardi di dollari che il colosso europeo dell’industria aeronautica strappa in casa della rivale di sempre, Boeing, verso la quale è cominciata una rincorsa che ben presto potrebbe permettere al consorzio guidato da Francia e Germania di raggiungere il gigante americano in termini di ordini.

Le voci sulla maxi-operazione di Airbus si erano rincorse negli ultimi giorni, poi l’annuncio ufficiale: la vendita riguarda 273 modelli A320neo e 157 modelli A321neo (quelli che sul mercato sfidano il "Boeing 737") per un valore complessivo fissato in 49,5 miliardi di dollari (41,9 miliardi di euro). Indigo Partners – fondo di private equity che ha sede a Phoenix, in Arizona – userà gli aerei di Airbus per rafforzare le flotte delle compagnie aeree comprese nel suo portafoglio: dalla statunitense Frontier Airlines alla messicana Volaris, passando per l’europea Wizz Air con quartier generale a Budapest e alla JetSmart, che ha iniziato da poco ad operare in Cile.

15.11.2017, 14:512017-11-15 14:51:14
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Scandalo Libor: nessuna conseguenza penale per Ubs

Dopo cinque anni la procura zurighese ha deciso: non sarà avviato un procedimento penale nei confronti dei dipendenti di Ubs che manipolarono il libor.

Non...

Dopo cinque anni la procura zurighese ha deciso: non sarà avviato un procedimento penale nei confronti dei dipendenti di Ubs che manipolarono il libor.

Non sussistono sufficienti fondati sospetti che siano stati commessi in Svizzera atti di natura penale, ha indicato oggi all’Ats una portavoce del ministero pubblico confermando una notizia pubblicata ieri dalla Neue Zürcher Zeitung. I magistrati – ha spiegato l’addetta stampa – si attivano se vi sono sufficienti elementi: in questi anni non sono emersi, nonostante la situazione venisse costantemente osservata.

Fra il 2005 e il 2010 – ricorda la NZZ – i cambisti di UBS avevano cercato almeno 1000-2000 volte di influenzare il libor, il principale tasso interbancario di riferimento al mondo per diverse valute, un parametro fondamentale anche per tutta l’economia elvetica, a partire dal mercato ipotecario, con ripercussioni anche per il cittadino comune.

Erano coinvolte 30-40 persone, stando ai rapporti pubblicati nel dicembre 2012 dalle autorità di sorveglianza di Regno Unito, Stati Uniti e Svizzera. A causa dell’ennesimo scandalo la banca si era vista costretta a pagare 1,4 miliardi di franchi.

14.11.2017, 23:592017-11-14 23:59:24
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'Il Venezuela ha iniziato a pagare gli interessi sul suo debito'

«Abbiamo cominciato a pagare gli interessi sul debito estero del Venezuela». A dirlo in serata è stato il ministro della Comunicazione venezuelano...

«Abbiamo cominciato a pagare gli interessi sul debito estero del Venezuela». A dirlo in serata è stato il ministro della Comunicazione venezuelano, Jorge Rodriguez, il quale – parlando in Tv – ha affermato che l'operazione è stata avviata dopo aver «dato inizio in modo franco, chiaro e corretto al rifinanziamento di questo debito» ieri con l'incontro con i possessori privati di bond.

Durante il suo breve intervento, Rodriguez ha precisato che le operazioni di pagamento sono iniziate oggi, senza fornire dettagli sulle somme pagate e sui titoli o bond interessati dall'operazione.

In quanto all'incontro organizzato ieri a Caracas fra rappresentanti del governo e dei detentori privati di titoli pubblici o dell'azienda petrolifera statale Pdvsa, il ministro ha sottolineato come esso sia servito per «cominciare a rompere l'assedio brutale e la guerra economica" lanciati contro il suo paese da Washington e "dai suoi alleati genuflessi della destra venezuelana». E poi ha aggiunto: «Posso dire a quelli che pensavano che avrebbero ottenuto una vittoria attraverso le agenzie di rating, che non sono mai riusciti a prevedere nessuna delle crisi finanziarie che hanno scosso il mondo ma sono tanto bravi nel punire un Paese che ha sempre pagato, come noi. E posso dire che ancora una volta sono stati sconfitti». (Ansa)

14.11.2017, 18:582017-11-14 18:58:30
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Globus taglierà il 10% degli impieghi nei prossimi 5 anni

La direzione di Globus intende ridurre del 10% i posti di lavoro legati alla vendita entro il 2022. La catena di grandi magazzini conta attualmente 3'600...

La direzione di Globus intende ridurre del 10% i posti di lavoro legati alla vendita entro il 2022. La catena di grandi magazzini conta attualmente 3'600 impieghi.

La sede, che sarà trasferita nell’autunno 2018 da Spreitenbach (Argovia) a Zurigo, vedrà gli effettivi ridursi a 320 persone, contro le 400 iniziali, ha precisato oggi il vice direttore generale nonché responsabile delle vendite Tom Winter, a margine di un incontro con la stampa a Ginevra.

Globus ha però potuto rinnovare diversi contratti con il gruppo Swiss Prime Site per la durata di 20 anni. Ciò permette alla filiale di alta gamma di Migros di garantire "a lungo termine" quasi un migliaio di posti di lavoro, ha garantito Winter.

Nel 2016, Globus ha registrato un fatturato di 929 milioni di franchi, di cui 700 milioni legato ai grandi magazzini. Di tale importo, 15 milioni sono stati generati attraverso canali online. Per l’anno in corso, Winter prevede entrate pari a "circa 20 milioni". Ha confermato che il gruppo mira a conseguire vendite online pari a 100 milioni entro il 2020. Tuttavia, il vice direttore generale insiste sul fatto che "Globus non vuole diventare Amazon". Secondo lui, la presenza sul web è un complemento necessario, ma non è destinato a sostituire i punti vendita fisici del marchio.

14.11.2017, 17:422017-11-14 17:42:44
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La Gazzetta si schianta in borsa dopo che l'Italia è rimasta fuori da Russia 2018

Italia fuori dai mondiali e il gruppo Rcs, proprietario della Gazzetta dello Sport, si schianta in borsa.

La...

Italia fuori dai mondiali e il gruppo Rcs, proprietario della Gazzetta dello Sport, si schianta in borsa. 

La contrattazione del titolo è stata sospesa a metà pomeriggio per eccesso di ribasso, dopo aver perso 8,83% ed essere sceso a 1'115 euro. Il giornale in rosa conta sui grandi eventi sportivi, come appunto i mondiali di calcio, per la vendita della pubblicità. Basti pensare che la Gazzetta per Euro 2016 aveva beneficiato di un ritorno di 2 milioni d'euro.

14.11.2017, 16:532017-11-14 16:53:53
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Trump fa calare le multe per Wall Street, che alza i bonus

L’amministrazione Trump 'grazia' Wall Street. Le sanzioni inflitte dalla Sec, l’autorità americana di vigilanza dei mercati, sono calate da quando Donald...

L’amministrazione Trump 'grazia' Wall Street. Le sanzioni inflitte dalla Sec, l’autorità americana di vigilanza dei mercati, sono calate da quando Donald Trump è entrato alla Casa Bianca del 15% a 3,5 miliardi di dollari, ai minimi dal 2013.

Lo riporta il Wall Street Journal, sottolineando che la flessione mostra il cambio di atteggiamento nei confronti di Wall Street da parte della nuova amministrazione. Un approccio in qualche modo più 'amichevole' da parte di un'amministrazione che si è da subito definita pro-business.

Al calo delle multe si accompagna l’aumento dei bonus a Wall Street, previsti salire quest'anno del 5-10% rispetto all’anno scorso. Secondo l'analisi di Johnson Associates a spingere le gratifiche bonus è il buon andamento della borsa grazie anche ai toni più morbidi della Casa Bianca sulle banche.

8.11.2017, 16:102017-11-08 16:10:52
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Busta paga più pesante per i dipendenti delle macellerie

I dipendenti delle macellerie si vedranno ampliare la busta paga: i partner sociali si sono accordati su un incremento della massa salariale dello 0,8% per...

I dipendenti delle macellerie si vedranno ampliare la busta paga: i partner sociali si sono accordati su un incremento della massa salariale dello 0,8% per il 2018, dopo tre anni senza ritocchi o aumenti solo presso singole aziende.

Vi sarà un aumento generale dello 0,5% fino a uno stipendio mensile di 5’500 franchi, mentre i dipendenti con un salario superiore riceveranno un fisso di 27,50 franchi in più al mese, indicano in una nota congiunta l’Unione professionale svizzera della carne (Upsc) e l’Associazione svizzera del personale della macelleria (Aspm). Un ulteriore 0,3% verrà attribuito individualmente.

8.11.2017, 15:562017-11-08 15:56:00
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Axel Springer cresce grazie alla pubblicità online

Il fatturato del gruppo editoriale tedesco Axel Springer è cresciuto nel terzo trimestre per merito della pubblicità online. Il gruppo, che pubblica tra gli altri...

Il fatturato del gruppo editoriale tedesco Axel Springer è cresciuto nel terzo trimestre per merito della pubblicità online. Il gruppo, che pubblica tra gli altri 'Bild' e 'Die Welt', ha registrato tra luglio e settembre una crescita del 7,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo un fatturato di 859,7 milioni di euro.

"Siamo cresciuti nuovamente in tutti i segmenti operativi", ha detto l’amministratore delegato, Mathias Döpfner. Solo dai ricavi pubblicitari sono arrivati 254,3 milioni di euro, un 15,4% in più rispetto al trimestre corrispondente dell’anno appena trascorso.

Più stentata la crescita delle edizioni cartacee di 'Bild' e 'Die Welt', che è aumentata solo di un 1%. In settembre il fatturato della pubblicità dei due giornali è salito: "una novità che non accadeva da anni", ha dichiarato Döpfner, ma non è detto "che sia l’espressione di un cambiamento del trend".

Molto positivo è invece l’andamento registrato nei modelli di business puramente online come il sito web economico "Business Insider".

8.11.2017, 11:082017-11-08 11:08:58
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Ebikon, aperto il secondo maggior centro commerciale della Svizzera

Il secondo maggiore centro commerciale della Svizzera ha aperto mercoledì i battenti: è il Mall of Switzerland che è stato inaugurato a Ebikon...

Il secondo maggiore centro commerciale della Svizzera ha aperto mercoledì i battenti: è il Mall of Switzerland che è stato inaugurato a Ebikon, vicino a Lucerna. Proprietario della struttura è il fondo statale di Abu Dhabi ADIA attraverso una sua società che ha investito 450 milioni di franchi. Il centro (che si estende su 65'000 metri quadrati) può ospitare 140 negozi, oltre a cinema, e sale per mostre. L’anno prossimo sarà aperta una piscina per praticare il surf. I gestori si attendono una affluenza annua di tra i 4 e i 5 milioni di persone.

8.11.2017, 08:142017-11-08 08:14:04
laRegione Ticino

Swiss Life, aumento dei premi incassati

Il gruppo assicurativo zurighese Swiss Life nei primi nove mesi dell'anno ha registrato un aumento del 3% dei premi incassati, a 13,81 miliardi di franchi. «Nel terzo trimestre...


Il gruppo assicurativo zurighese Swiss Life nei primi nove mesi dell'anno ha registrato un aumento del 3% dei premi incassati, a 13,81 miliardi di franchi. «Nel terzo trimestre 2017 abbiamo proseguito il nostro sviluppo positivo del primo semestre» – ha dichiarato il direttore generale di Swiss Life Patrick Frost, citato in un comunicato odierno. I ricavi ottenuti da commissioni e spese sono progrediti del 6% attestandosi a 1,04 miliardi di franchi. «Con la crescita dei proventi per commissioni e spese abbiamo compiuto ulteriori progressi in un settore strategicamente importante. Inoltre, nonostante l'immutato orientamento rigoroso alla profittabilità, abbiamo incrementato i premi incassati» – precisa Frost. Nel settore degli investimenti per clienti terzi il gruppo ha registrato un afflusso di nuovi capitali netti pari a 7 miliardi di franchi. A fine settembre, i patrimoni in gestione per conto di clienti terzi si attestavano a 60,8 miliardi, contro i 49,6 miliardi dell'anno precedente. Per quanto riguarda il proseguo dell'esercizio in corso, Swiss Life ritiene il contesto favorevole. «I risultati ottenuti nei primi tre trimestri 2017 ci rendono tuttora fiduciosi che riusciremo a raggiungere i nostri obiettivi finanziari per il 2017» – conclude Frost.
 

7.11.2017, 15:352017-11-07 15:35:22
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Settimane lavorative di 50 ore? I sindacati annunciano battaglia

La proposta avanzata oggi dalle piccole e medie imprese di flessibilizzare gli orari di lavoro non è piaciuta all’Unione sindacale svizzera (Uss...

La proposta avanzata oggi dalle piccole e medie imprese di flessibilizzare gli orari di lavoro non è piaciuta all’Unione sindacale svizzera (Uss), che ha preannunciato battaglia. L’Unione svizzera delle arti e mestieri, si legge in una nota, "vuole che i salariati lavorino di più e si riposino meno". L’Uss "si batterà contro questi attacchi alla protezione dei lavoratori con ogni mezzo a disposizione".

La flessibilizzazione è un’iniziativa che va controcorrente, in particolare per quanto riguarda la necessità di conciliare vita professionale e privata. Non si tiene conto degli impegni famigliari, afferma l’Uss. La proposta di aumentare – da 45 a 50 ore – la durata settimanale lavorativa porterà inoltre all’abolizione delle indennità per le ore supplementari.

Commenti analoghi da parte del sindacato Unia, secondo cui le misure presentate dalle piccole e medie imprese equivalgono a "uno schiaffo". In Svizzera i tempi lavorativi sono i più lunghi d’Europa e per i salariati stress e sovraccarico di lavoro sono già oggi realtà. Tali misure servono solo gli interessi del padronato: per i lavoratori si tradurrebbero in un deterioramento delle condizioni di lavoro e della protezione della salute. Il sindacato Travail.suisse si dice disposto a discutere sulla legge su lavoro, ma a una condizione: gli orari lavorativi non devono in nessun modo essere aumentati.

3.11.2017, 21:352017-11-03 21:35:00
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Il Venezuela è ufficialmente in iperinflazione

Il tasso di inflazione congiunturale in Venezuela ha superato il 50% durante lo scorso mese di ottobre, per cui l’economia del Paese si trova ormai ufficialmente in...

Il tasso di inflazione congiunturale in Venezuela ha superato il 50% durante lo scorso mese di ottobre, per cui l’economia del Paese si trova ormai ufficialmente in iperinflazione.

Lo ha annunciato la Econometrica, azienda privata che fornisce dati macroeconomici, in assenza di statistiche ufficiali della Banca Centrale.

"Con un’inflazione generale che a ottobre ha raggiunto il 50,6% rispetto a settembre, siamo entrati per prima volta nella nostra storia nella definizione tecnica di iperinflazione, così come è stata descritta da Philipp Cagan", l’economista americano che ha definito per prima questo fenomeno, ha annunciato Econometrica su Twitter.

https://twitter.com/Econometrica/status/925876049233305605 

Vari analisti economici hanno segnalato che la notizia non può stupire, giacché il governo di Nicolas Maduro sta applicando da anni politiche conosciute per il loro alto impatto sull’inflazione, come l’emissione indiscriminata di moneta da parte della Banca Centrale e un controllo dei prezzi e della valuta che ha portato a un crollo della produzione interna. (Ansa)

3.11.2017, 19:082017-11-03 19:08:00
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Fornitori-schiavisti: il colosso delle caramelle Haribo avvia un'inchiesta

L'azienda tedesca Haribo, produttrice delle famose caramelle gommose a forma di orsetto, ha annunciato che realizzerà un'inchiesta...

L'azienda tedesca Haribo, produttrice delle famose caramelle gommose a forma di orsetto, ha annunciato che realizzerà un'inchiesta interna e ha incaricato dei controllori indipendenti per chiarire la situazione delle aziende in Brasile produttrici degli ingredienti delle loro caramelle, dopo che un documentario ha denunciato condizioni di lavoro analoghe alla schiavitù. Lo riporta Terra.

"Siamo scioccati e spaventati dai report sul trattamento dei lavoratori nelle aziende fornitrici della cera carnauba in Brasile, questo comportamento è inaccettabile", ha dichiarato l'azienda tedesca in un comunicato, annunciando che avvierà "un'inchiesta indipendente". "Abbiamo incaricato un gruppo di controllori indipendenti, accreditati e certificati per condurre un'indagine completa sulla nostra catena di fornitura di cera di carnauba e stiamo aspettando i risultati", ha aggiunto Haribo. Un documentario pubblicato a ottobre ha mostrato che la cera di carnauba, utilizzata per lucidare le caramelle ed evitare che si attacchino tra loro, viene prodotta da brasiliani che lavorano in condizioni terribili nella regione nord-orientale del Paese.

Secondo il documentario, le aziende dalle quali Haribo compra la cera hanno lavoratori pagati 40 real al giorno (circa 10 euro) per tagliare le foglie delle piante dalle quali si ricava la cera con falci lunghe e pesanti, sotto il sole cocente e senza abbigliamento adeguato. La pianta ha poi delle spine taglienti che possono ferire i lavoratori. La società tedesca ha avviato anche un'inchiesta interna per rispondere alle accuse di maltrattamenti dei maiali in alcune aziende tedesche. Dall'animale viene prodotta la gelatina. (Ansa)

3.11.2017, 18:592017-11-03 18:59:00
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L'iPhone X fa di Apple la prima società Usa che vale oltre 900 miliardi di dollari

Apple vola con l'iPhone X: nel giorno in cui l'ultimo nato di Cupertino sbarca nei negozi, i titoli schizzano del 3,7% a 174,...

Apple vola con l'iPhone X: nel giorno in cui l'ultimo nato di Cupertino sbarca nei negozi, i titoli schizzano del 3,7% a 174,26 dollari, rendendo Apple la prima società americana a valere più di 900 miliardi di dollari.

A spingere Cupertino sono i conti del quarto trimestre sopra le attese e soprattutto le stime per i tre mesi in corso, quelli che includono le festività. Apple prevede ricavi record per 84-87 miliardi di dollari grazie all'iPhone X, la cui domanda è più sostenuta di quanto la società si attendesse.

La conferma arriva dalle lunghe file fuori dai negozi Apple sparsi nel mondo: da Sydney a Londra, da New York a Palo Alto migliaia di persone si sono accodate durante la notte, alcuni anche prima, per mettere le mani sul nuovo oggetto del desiderio nonostante il prezzo salato. I 999 dollari di partenza dell'iPhone X non sembrano infatti intimidire o fermare i clienti Apple: durante i pre-ordini l'iPhone X è andato a ruba in pochi minuti in quasi tutto il mondo, anche in Cina dove Apple è tornata a crescere con vendite per 9,8 miliardi di dollari. Nel quarto trimestre, infatti, le vendite di iPhone in Cina sono salite per la prima volta dagli inizi del 2016.

Complessivamente nel periodo luglio-settembre Apple ha venduto 46,7 milioni di iPhone, il 2,6% in più rispetto allo scorso anno. Il dato include l'iPhone 8, visto con scetticismo dagli analisti, convinti che in pochi lo avrebbero acquistato preferendo attendere l'iPhone X. Previsioni che si sono rivelate non accurate. La solida domanda di iPhone, che rappresenta i due terzi delle vendite totali di Apple, ha spinto i ricavi a 52,6 miliardi di dollari, in aumento del 12% sull'anno scorso e sopra le attese degli analisti che scommettevano su 50,7 miliardi. L'utile netto si e' attestato a 10,71 miliardi di dollari, o 2,07 dollari per azione, in aumento del 24% e oltre le attese del mercato che prevedeva 1,87 dollari.

Risultati, i migliori degli ultimi due anni, con i quali Apple spazza via i dubbi sulla sua solidità. Cupertino stempera anche i timori sui problemi di produzione dell'iPhone X: "aumenta di settimana in settimana, chi lo ha ordinato potrebbe riceverlo prima del previsto'' dice il chief financial officer, Luca Maestri. D'accordo Tim Cook: l'aumento della produzione, considerato quanto l'Iphone X e' complesso, ''sta andando bene. Se cosi' non fosse non saremmo stati in grado di prevedere" un trimestre in corso record. "Sara' il migliore, dopo un sensazionale 2017". (Ansa)