Culture

Oggi, 08:522017-11-21 08:52:24
Claudio Lo Russo @laRegione

'Io voglio essere pura': gli adolescenti, l'esigenza di credere, l'amore, il sesso

Nessuno dica che i ragazzi sono superficiali, vacui, indifferenti. C’è tutta una gioventù che, oggi come ieri, è in cerca di...

Nessuno dica che i ragazzi sono superficiali, vacui, indifferenti. C’è tutta una gioventù che, oggi come ieri, è in cerca di valori, di idee, di qualcosa di potente in cui credere. Lo racconta bene ‘Cuori puri’, opera prima di Roberto De Paolis, con Selene Caramazza e Simone Liberati (concorso 16/20). Il film è stato ispirato da un fatto di cronaca, la falsa denuncia di uno stupro da parte di una giovane, per la quale è stato istintivo accusare un rom piuttosto che confessare il proprio cedimento all’amore.

In una periferia romana dove si levano inquietanti colonne di fumo, e la tensione intossica i rapporti fra italiani e immigrati, Agnese è una diciottenne legata al movimento cattolico ‘Cuori puri’, pronta alla promessa di castità  fino al matrimonio. Stefano, figlio del degrado, coi genitori sfrattati e gli amici spacciatori, ha trovato lavoro come custode di un parcheggio confinante con un campo rom. Il loro incontro è inevitabilmente destinato a cambiare i rispettivi sguardi sulla realtà, mettendo alla prova le certezze di Agnese.

«Io voglio rimanere pura», dice la ragazza in una scena chiave del film. «Tu sei pura», le risponde Stefano. Proprio da questa moderna esigenza di purezza, già vista in altri film che raccontano l’adolescenza, siamo partiti nella conversazione con Selene, ieri a Bellinzona.

Come l’ha avvicinata? «Innanzitutto ho fatto un percorso di fede, sono entrata in una comunità religiosa che si trova a Tor Sapienza, dove abbiamo girato il film. Sono rimasta con loro quattro mesi, ho ripreso a leggere il Vangelo e la Bibbia, ho incontrato alcuni ragazzi che hanno fatto questa promessa di castità». Sono gli stessi che compaiono nel film.

Perché era necessario? «È stato un percorso personale, volevo rendere qualcosa di vero. Quando si trattano tematiche così importanti, c’è sempre la paura di rendere tutto finto. In questo film viene mostrata una Chiesa non restrittiva, il prete è un maestro di vita, è una figura positiva».

Che cosa le è restato? «Dopo le riprese mi sono un po’ distaccata, era necessario, ma mi ha lasciato molto. Quando entri in queste realtà scopri altro, la bellezza di un amore profondo». Tutto muove da un bisogno profondo, di purezza o di riscatto: «Credo che emerga nel film. È successo anche a me, è quell’esigenza di credere in qualcosa che nel film poi apre alla speranza. Agnese è una ragazza che sta crescendo, mette in dubbio i suoi ideali solo in quanto intesi come obblighi, ma non mette in discussione ciò in cui crede». 

Ieri, 07:252017-11-20 07:25:21
Beppe Donadio @laRegione

Al Caffè degli artisti estinti

Eccoci di nuovo, come arzille vecchiette al circolo del bridge a ricordare giovani aitanti conosciuti in vita. “Ma Bowie?”. “Oh, David è morto quasi due anni fa, mia cara”. “E Frey,...

Eccoci di nuovo, come arzille vecchiette al circolo del bridge a ricordare giovani aitanti conosciuti in vita. “Ma Bowie?”. “Oh, David è morto quasi due anni fa, mia cara”. “E Frey, quel bravo compositore west-coast...”. “Intendi Glenn? Oh, è morto anche lui, sempre a gennaio...”. “E Walter, l'amico di Donald, ho sentito che non se la passa bene...”. “Oh, Walter n'è andato a settembre, non ricordi?”.
La commemorazione dei grandi del rock passati a miglior vita sta assumendo i contorni della rubrica settimanale. A pochi mesi da Walter Becker, che ha lasciato zoppi gli Steely Dan, Malcolm Young ha staccato la corrente dagli AC/DC come li avevamo conosciuti, ovvero come la più oliata macchina da rock and roll che mai abbia messo piede su di un palco dopo Chuck Berry (“E Chuck? Che fine ha fatto quel Berry?”. “Chuck è morto a marzo, amica mia”. “Oh santo cielo, che peccato!”).

La band australiana, in verità, era orfana di Malcolm già dal 2014, quando il chitarrista lasciò la musica per curarsi una forma di demenza che tanto doveva agli eccessi alcolici  e altri seri guai fisici. Lo aveva sostituito il nipote Stevie (Young), portando sul palco la riproduzione fedele di una delle chitarre ritmiche più importanti di sempre. Gli AC/DC, ora riconducibili al solo virtuoso Angus, hanno perso da poco anche il terzo fratello George, dietro le quinte a occuparsi di produzione e management.

Parafrasando 'Hell's bells', le campane dell'inferno suonano in queste ore singoli rintocchi per una band orfana pure di Brian Johnson, voce solista da 'Back in black' in avanti e costretto al ritiro per problemi di udito. Johnson era l'erede di Bon Scott, voce solista fino a 'Highway to hell', soffocato nel 1980 da un paio di bottiglie di whisky di troppo (non parlate ai fan del sostituto di Brian, Axl Rose, preso in prestito dai 'Guns' per terminare il tour del 2016: in molti si sono venduti i biglietti).

L'inferno è tema ricorrente nella discografia degli australiani. “Non è un posto poi così cattivo”, scrivevano nel '74 i fratelli Young in 'Hell ain't a bad place to be', da 'Let there be rock'. Oggi, dovendo scegliere un messaggio di addio per il geniale Malcolm, va bene tutto tranne che “va e suona la tua chitarra in mezzo agli angeli” (“A proposito di chitarristi, quel bell'uomo, come si chiama...Clapton, come sta? Non sarà mica morto anche lui?”. “No mia cara, Eric è ancora vivo. Adesso però giochiamo. A chi tocca dare le carte?”).

Ieri, 06:302017-11-20 06:30:00
@laRegione

Vittorio Sgarbi racconta il suo Michelangelo

Sgarbi è Sgarbi, sempre e comunque: il burbero amante dell’arte non è solo un personaggio politico-televisivo, ma proprio la sua persona. Come ci ha mostrato nella...

Sgarbi è Sgarbi, sempre e comunque: il burbero amante dell’arte non è solo un personaggio politico-televisivo, ma proprio la sua persona. Come ci ha mostrato nella travagliata intervista telefonica per lo spettacolo su Michelangelo che sarà a Lugano sabato prossimo. Intervista trasformatasi, a un certo punto, in interrogazione, per non dire interrogatorio, sulla Tomba di Giulio II, con tanto di inappellabile bocciatura al suono di “capra ignorante” (e 'pacata' disapprovazione per la prima domanda che gli abbiamo posto, vedi sotto).

Salvo poi rispondere comunque a tutte le domande, perché «in realtà sono una persona paziente e gentile, altrimenti la mandavo a…».

Qualche dubbio sul "paziente e gentile" lo abbiamo, ma alla fine è parte del personaggio, e passiamo oltre senza offenderci.

Vittorio Sgarbi, come mai fare uno spettacolo proprio su Michelangelo, artista celebre e conosciuto, e non su un altro magari meno conosciuto o contemporaneo?
La domanda è pressoché irricevibile: è come chiedere perché fare la Traviata se tutti la conoscono… Perché fare un film su Gesù invece che su uno sconosciuto clochard di Genova? Lei chiederebbe a Von Karajan “perché fa la Traviata che la conosco già”? “Perché sono Von Karajan”, risponderebbe lui… è proprio perché è nota che la si fa e la si va a vedere. Se in un cartellone leggo ‘Traviata’, e magari conosco anche il soprano, vado curioso; se vedo un’opera di cui in questo momento manco mi ricordo il titolo di Menotti, che pure è un buon compositore, non ci vado. Poi lei parla con uno che tutta la vita si è occupato di minori: ho scritto più saggi su minori di chiunque altro al mondo, ho fatto un libro su Antonio da Crevalcore, su Gaspare Landi, su Andrea De Litio che lei ignora completamente… Mi trova d’accordo che più sono minori, più è giusto parlarne, però uno spettacolo teatrale presuppone che il mondo risponda a una cosa che conosce. Altrimenti uno non fa uno spettacolo, ma un corso universitario.

19.11.2017, 11:342017-11-19 11:34:11
@laRegione

I nostri cervelli in avatar robotici: ecco come diventeremo immortali

Una grande corsa per la lotta all'invecchiamento è stata intrapresa nella Silicon Valley. Terapie allunga-vita, possibilità di diventare...

Una grande corsa per la lotta all'invecchiamento è stata intrapresa nella Silicon Valley. Terapie allunga-vita, possibilità di diventare immortale, screening interno al corpo di malattie e problemi di salute. Centinaia di migliaia di dollari oggi investiti alfine di rendere l'uomo una macchina indistruttibile. Fra i promotori di queste ricerche il magnate russo Dmitry Itskov impegnatosi a diventare immortale entro il 2045 trasferendo la sua personalità in un avatar controllato da un'interfaccia cervello-computer. L'idea è quella di poter garantire la vita eterna estraendo i cervelli dalle scatole craniche per inserirli in veri e propri avatar robotici. Un'altra iniziativa visionaria di Itskov riguarda l'upload della mente e della personalità umana in un computer, dopo la morte. In questo caso, corpo e vita materiale verrebbero totalmente abbandonati: continueremmo a vivere sotto forma di ologrammi che vagano nella rete, pura energia senza più alcun legame con il mondo fisico.
Da anni, come riportato da Ansa.it, i giganti della Silicon Valley e i più ricchi del pianeta investono risorse e lavoro nella ricerca di una soluzione per allungare la vita. Mark Zuckerberg, mente di Facebook, ad esempio, ha elargito fondi a BioRxiv, un sito dedicato alla pubblicazione preliminare e liberamente accessibile degli articoli scientifici su temi biologici prima che arrivino sulle riviste internazionali. Nel 2013, Larry Page e Sergey Brin, i fondatori di Google, hanno dato vita a Calico. "La nostra missione - si legge - è sfruttare tecnologie avanzate per aumentare la nostra comprensione della biologia che controlla la durata della vita".
Sempre in casa Google c'è la proposta da Ray Kurzweil, ingegnere capo di Mountain View: crede che in futuro verranno iniettati minuscoli 'nanobot' nel nostro sistema circolatorio. Questi si occuperanno della nostra salute e accresceranno le nostre capacità, fino a renderci più simili a macchine che a uomini. Non esistono, dunque, limiti al desiderio di una vita eterna. È il caso di Peter Thiel, eccentrico co-fondatore di Paypal: è interessato alle trasfusioni di sangue di persone più giovani.
 

19.11.2017, 11:202017-11-19 11:20:51
@laRegione

Strabuzziamoci gli occhi: è lui il più sexy del mondo

Pare che quando ha appreso la notizia abbia esclamato che la rivista People l'ha incoronato uomo più sexy dell'anno perché "non sapeva più a chi dare il...

Pare che quando ha appreso la notizia abbia esclamato che la rivista People l'ha incoronato uomo più sexy dell'anno perché "non sapeva più a chi dare il titolo". Poi la sua fidanzata, la cantante Gwen Stefani, l'ha incoraggiato ad accettarlo. Per il magazine statunitense è lui, Blake Shelton, cantante country 41enne, l'uomo più attraente del 2017. Nel commentare la vittoria ha detto che non vedeva l'ora di prendere in giro il suo amico e collega Adam Levine, che aveva vinto lo stesso premio nel 2013.

18.11.2017, 08:182017-11-18 08:18:49
Beppe Donadio @laRegione

Il tritolo e l'aria condizionata

Il modo meno doloroso per capire cosa sia la mafia è passare attraverso un film nel quale la denuncia è a base di dolciumi. Nel 2013, “La mafia uccide solo d'estate” è stata l’opera...

Il modo meno doloroso per capire cosa sia la mafia è passare attraverso un film nel quale la denuncia è a base di dolciumi. Nel 2013, “La mafia uccide solo d'estate” è stata l’opera prima di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif. Un film che per leggerezza ricorda lo stesso amorevole inganno agli occhi di un bambino de “La vita è bella”, testimonianza di quanto il sorriso possa al cospetto della crudeltà.
“La mafia uccide solo d'estate” è la storia del bambino-aspirante giornalista Arturo, che in fasce pronuncia la parola “mafia” prima di “mamma” e in età scolare cerca le parole giuste per dichiararsi a Flora, “la bambina più bella del mondo”, bionda compagna di classe. Non trovando aiuto nel padre, reticente sull’amore, ruba concetti di seduzione a Giulio Andreotti, ospite di un talk show televisivo del 1977. La bimba e il leader della Democrazia Cristiana sono un doppio colpo di fulmine per Arturo: se il legame con Flora rimarrà indissolubile, l'infatuazione per il “Divo” verrà spazzata via dai tragici eventi di quegli anni.

Quello di Pif è a tutti gli effetti un film storico, con i protagonisti delle stragi in primo piano e sullo sfondo, in un misto di ricostruzioni, prodotti di fantasia (ad hoc) e immagini di repertorio con le quali ottimi attori interagiscono con il bene ed il male raccontato. Le vittime sono ritratte con tenerezza – l’intervista impossibile di Arturo a Nando Dalla Chiesa, il commissario Boris Giuliano che illustra i pregi dell'iris, dolce fritto ripieno di ricotta e scaglie di cioccolata con il quale il ragazzino cerca di fare breccia nel cuore dell’innamorata – mentre ai carnefici è riservata l’ironia più spietata: su tutti, un Totò Riina alle prese con un telecomando, in un irresistibile quanto drammatico dualismo aria condizionata-tritolo.

L’opera – David di Donatello al regista esordiente, poi serie tv – è delicata come latte di mandorla, ma calorica ed esplosiva come un arancino di riso ripieno quando diventa denuncia di un paese che non ha saputo, né voluto difendere i propri eroi. Senza il sacrificio degli uomini e delle donne che nel film rivivono intatti come il ricordo, i novanta minuti rispettosi e ben girati di questo film non sarebbero mai esistiti. Gioire perché ce ne sia concessa la visione comporta necessariamente il fare i conti con l’entità di quel sacrificio.
Preso atto che l’unico risarcimento possibile oggi è la memoria, si può apprezzare quanto bello sia il ricordo quando è senza reticenze, e quando – è il caso di questo piccolo gioiello, sempre attuale – è comprensibile anche ai più piccoli. Un film didattico che deve (un auspicio camuffato da imperativo) arrivare alle scuole non solo italiane, perché non è mai troppo tardi per capire.

17.11.2017, 20:292017-11-17 20:29:49
laRegione Ticino

Continua a sfuggire alla scienza la materia invisibile

Inseguita da quasi 90 anni, la materia invisibile e sconosciuta che occupa circa il 25% dell’universo continua a essere inafferrabile, tanto che un articolo...

Inseguita da quasi 90 anni, la materia invisibile e sconosciuta che occupa circa il 25% dell’universo continua a essere inafferrabile, tanto che un articolo pubblicato dalla rivista Nature sul suo sito parla apertamente di "frustrazione" e della ricerca di nuove ipotesi. Trovare le particelle di cui è fatta la materia oscura significherebbe aprire la porta sulla cosiddetta "nuova fisica", vorrebbe dire cioè scoprire particelle e comportamenti della materia diversi da quelli previsti dagli attuali modelli di riferimento. Finora, però, dei componenti della materia oscura continua a non esserci traccia, e si comincia a pensare di riorientare le ricerche verso altri possibili candidati. "Per la maggior parte dei fisici la materia oscura esiste. Nessuno di noi, però, è disposto a dire che cosa sia, perché non c’è un modello che la descriva", ha detto all’agenzia di stampa ANSA il presidente dell’Istituto nazionale italiano di Fisica Nucleare (Infn), Fernando Ferroni. "L’idea più semplice è che possa essere un’estensione di quello che si sa", ha aggiunto riferendosi alla teoria della supersimmetria, secondo la quale ogni particella ha una sua particella speculare e nascosta, di massa molto maggiore.

A questa teoria è legata infatti da molto tempo l’idea che le più probabili componenti della materia oscura possano essere le particelle Wimp (Weakly Interacting Massive Particles, ossia particelle massive debolmente interagenti). Il fatto che, dopo tante ricerche, delle particelle Wimp non ci sia ancora traccia, fa pensare che sia il momento di cercare in modo diverso. "Finora tutto è plausibile, ma – ha osservato il presidente dell’Infn – bisogna fare i conti con la psicologia umana e con il sospetto di dover cercare cose diverse". Così gradualmente dello "zoo" delle nuove particelle sono entrate a far parte creature bizzarre chiamate assioni, Wimpzilla, Q-balls. "Particelle come gli assioni sono indicate da tempo come una soluzione elegante", ha detto Ferroni. "Cercarle non è facile, perché potrebbero avere qualsiasi massa" e l’intervallo di energia in cui potrebbero essere è davvero molto ampio. Un altro possibile obiettivo della caccia alla materia oscura potrebbero essere i buchi neri primordiali nati immediatamente dopo il Big Bang.

17.11.2017, 18:282017-11-17 18:28:02
laRegione Ticino

Antimateria, indizi a favore della 'nuova fisica'

Potrebbe essere il primo indizio della cosiddetta "nuova fisica": non c’è al momento una spiegazione diversa per l’abbondanza di particelle di antimateria misurata...

Potrebbe essere il primo indizio della cosiddetta "nuova fisica": non c’è al momento una spiegazione diversa per l’abbondanza di particelle di antimateria misurata dallo strumento Ams (Alpha Magnetic Spectrometer), che dal maggio 2011 è agganciato all’esterno della Stazione Spaziale a caccia di antimateria e materia oscura. I dati pubblicati sulla rivista Science indicano infatti che le stelle molto dense che ruotano velocemente su se stesse, le pulsar, non sono sufficienti a produrre una quantità di antiparticelle così abbondante. La loro origine deve essere quindi qualcosa di tanto esotico quanto sconosciuto, un indizio che potrebbe portare alla scoperta di nuove particelle e nuove leggi fisiche, non previste dalle teorie attuali. A disegnare questo quadro sono i risultati della ricerca internazionale basata sui dati dell’osservatorio Hawc (High-Altitude Water Cherenkov), che osserva l’universo attraverso i raggi gamma.

Due "occhi" diversi, quindi, hanno segnalato l’identico problema, ossia l’impossibilità di spiegare il fatto che sia stata rilevata una quantità maggiore del previsto di positroni, ossia delle particelle di antimateria che sono l’opposto degli elettroni. "Abbiamo che fare con fisica multimessaggero", ossia che raccoglie segnali da fonti molto diverse per costruire un unico quadro dell’universo, ha rilevato Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e con il Nobel Samuel Ting responsabile internazionale dello strumento Ams. "E’ un’informazione importante – ha detto ancora riferendosi ai dati pubblicati su Science – perché sgombra il campo in modo forte dall’ipotesi tradizionale che spiega l’origine dei positroni. Di conseguenza – ha osservato – lascia spazio all’ipotesi che i dati possano riguardare una nuova fisica".

17.11.2017, 09:152017-11-17 09:15:00
@laRegione

Le facce rapite di chi guarda il quadro di da Vinci (video)

Ieri il dipinto 'Salvator Mundi' di Leonardo da Vinci, datato intorno al 1500, è stato battutpo all’asta ieri la cifra record di 450 milioni di dollari....

Ieri il dipinto 'Salvator Mundi' di Leonardo da Vinci, datato intorno al 1500, è stato battutpo all’asta ieri la cifra record di 450 milioni di dollari. Prima dell'asta, Christie's aveva promosso l'evento organizzando un 'tour' dell'opera nel mondo, che ha contato quasi 30mila visitatori. Il fotografo Nadar Kandr ha usato una telecamera nascosta per filmare le facce degli spettatori, e questo è il formidabile risultato.

 

17.11.2017, 08:132017-11-17 08:13:00
@laRegione

La brutta politica

di Andrea Ghiringhelli

Continuano le riflessioni dello storico Andrea Ghiringhelli sui temi forti del nostro tempo. Dopo la sua analisi critica della sentenza di condanna di Lisa Bosia Mirra,...

di Andrea Ghiringhelli

Continuano le riflessioni dello storico Andrea Ghiringhelli sui temi forti del nostro tempo. Dopo la sua analisi critica della sentenza di condanna di Lisa Bosia Mirra, alla quale sono seguite diverse opinioni di carattere culturale e politico, è ora la volta dell’analisi del ruolo dei politici chiamati ad amministrare la cosa pubblica all’insegna dell’utile trasparenza e del buon governo.

È piuttosto scontato dire che la democrazia sia il luogo simbolico del dialogo e della discussione. Ma Clement Richard Attlee, primo ministro inglese nel secondo dopoguerra, precisò che discutere con fervore va bene, ma poi si tratta di trovare il modo di far smettere di parlare e di darsi da fare: infatti le discussioni quando si prolungano all’infinito confondono, rimescolano, e talvolta insabbiano. La storiella mi è venuta in mente osservando le esibizioni poco edificanti del mondo della politica ticinese: si discute di inadempienze, di governanti che parlano, di altri che non dicono, di funzionari che decidono e vanno forse oltre il lecito. E le recenti performance non restituiscono l’immagine di un paese che avanza all’insegna del buon governo e dell’utile trasparenza: il richiamo all’etica pubblica non risuona imperioso nelle aule della politica e qualche volta è il teatro dell’assurdo a prevalere.

‘Converrebbe ritornare a parlare di cittadinanza, di bene comune, di servizi sociali. Ma l’impresa è difficile quando le differenze fra i gestori della cosa pubblica tendono a scomparire e le parole d’ordine della semantica mediocratica sono: compromesso, accordo equilibrato, giusto mezzo, intesa concertata’.

Thomas Reed, gigantesco speaker alla Camera americana dei rappresentanti a fine Ottocento, a proposito di un collega, proclamava con gelido sarcasmo che ogni volta che quel tale apriva bocca “sottraeva qualcosa al patrimonio della conoscenza umana”: qualche incauto, anche alle nostre latitudini, ha confermato la sottrazione. A dire il vero, la politica ticinese ha conosciuto altri momenti poco gloriosi, da non riporre fra le cose da tramandare ai posteri, ma un concatenarsi di scandali e inadempienze di tale ampiezza non si è mai visto, e mai si è avuta così netta la percezione che la politica sia a rimorchio di una burocrazia padrona del vapore: la nostra amministrazione fornisce buoni servizi, ma alcuni eccessi di zelo di qualche funzionario sono pure da annotare fra le cose da correggere. Tutto ciò alimenta inevitabilmente il discredito delle istituzioni, dei partiti, della politica. Statistiche e sondaggi ci avvertono che in tutta Europa vi è una tendenza al ribasso dell’indice di fiducia nelle istituzioni politiche. In Svizzera le cose vanno un po’ meglio, ma non in Ticino: sondaggi non troppo remoti ci hanno indicato che la fiducia nei partiti e nella classe politica era al ribasso dagli anni Novanta, e stava in particolare precipitando la credibilità dei nostri rappresentanti: i risultati elettorali hanno poi confermato. In attesa degli aggiornamenti, si può comunque certificare che dopo lo spettacolo degli ultimi mesi le quotazioni non sono al rialzo.

They do not move

Di fronte a questo panorama poco incoraggiante dobbiamo convenire che effettivamente la democrazia, soprattutto di questi tempi, fa sempre più fatica a promuovere la “virtù dei migliori” e all’orizzonte, nel folto bosco della politica, abbondano gli arbusti e le piante bonsai, ma gli alberi di alto fusto sono piuttosto diradati: mancano i profili carismatici capaci di ridurre l’incertezza dei nostri giorni, di dare forti visioni che facciano del futuro il tempo della politica, di rilanciare l’intrinseco legame fra politica come azione e l’ideologia come pensiero. La conseguenza: noi cittadini stiamo facendo la fine di Didi e Gogo, seduti sulla panchina ad aspettare Godot che mai arriverà. Infatti il nostro copione, a giudicare dalle esibizioni offerte, non prevede a breve un repentino salto di qualità della politica: “They do not move” concludeva Beckett, a proposito dei protagonisti della sua opera: appunto.

Drang nach der Mitte

Il filosofo canadese Alain Deneault constata che un po’ ovunque i mediocri hanno preso il potere e riesuma il termine di mediocrazia. Che poi indica ciò che altri designano come il tempo dell’aurea mediocritas: non si riferisce alla virtù della “giusta moderazione” cantata dal poeta latino, bensì allude a un mondo popolato da governi e parlamenti i cui caratteri dominanti e distintivi non sono né le capacità virtuose né le apprezzabili doti intellettuali. Dire che la politica è dominata dai mediocri non significa mettere in discussione le competenze utili, che magari ci sono e sono solide, ma sottolineare che la mediocrità è diventata un modello e il posizionarsi all’“estremo centro” un dogma, espressione di un conformismo dilagante, di un pensiero unico che non incoraggia lo spirito critico.

Mediocrazia

Il regime della mediocrazia coincide con il livellamento verso il mezzo: si è liberali, ma…, socialisti, ma…, pipidini, ma… ecc., e le differenze tendono a scomparire: perché i “ma” prevalgono sui partiti di appartenenza e gli estremi

non sono ammessi. È, a ben pensarci, la morte della politica, sostituita dalla “governance”, dove a contare è una pura questione di gestione aziendale – di “problem solving” suggeriscono gli esperti – : il pragmatismo puro è diventato il vangelo e non si amministra più sulla base di principi politici e di ideali da perseguire: cose di altri tempi! Il mediocre – ci spiega Denault – deve “giocare al gioco”: privilegiare il silenzio ed evitare la trasparenza quando occorre, non citare un determinato nome in un rapporto, essere generico su determinati aspetti e non menzionarne altri. Confessiamo, senza eccessivi pudori, che la politica ticinese sta offrendo un vigoroso contributo alla tesi del filosofo canadese.

Libera nos a mala politica

Gli episodi di mala politica non fanno che dilatare la sfiducia nelle istituzioni e nella classe governante. Come reagire al legittimo sgomento del cittadino? Forse bisognerebbe abbandonare le tentazioni dell’indifferenza e cominciare a dire di no: può essere un primo passo. Ricordate Stéphane Hessel, il venerabile centenario, diplomatico e intellettuale, recentemente scomparso, autore di quel libricino che ha fatto il giro del mondo qualche anno fa? Il suo pamphlet si intitolava “Indignatevi” ed è diventato un manifesto: invitava a resistere, a rompere con le vertigini del neoliberismo perché è ormai tempo che etica, giustizia ed equilibrio duraturo siano ristabiliti: non è l’obiettivo della mediocrazia che – precisa Denault, trovando conferme inoppugnabili – fa della forma di gestione liberista dello Stato la sua essenza e il suo credo. A tal punto che perfino la sinistra si è illusa che la teoria del “trickledown”, dello sgocciolamento della ricchezza dall’alto verso il basso valesse come un dogma universale, per tutti: si credette alla formula “neoliberismo gentile”, e abbiamo visto come è andata a finire.

T’aspettiamo fuori

L’indignazione è ciò che ha spinto, pochi giorni fa, alcuni esponenti della società civile a manifestare alle soglie del parlamento ticinese al grido vagamente ammonitorio “T’aspettiamo fuori”: non erano in molti, ma testimoniavano un sentimento assai diffuso: esprimevano con atteggiamenti espliciti l’abisso profondo fra tanta parte della società civile e la classe politica. Questa iniziativa in un certo qual modo ripropone il ritorno in primo piano del cittadino che attraverso una “partecipazione non elettorale”, “non istituzionalizzata”, “non convenzionale”, si riappropria simbolicamente della sovranità politica e accusa gli eletti nei Consigli della Repubblica, a cui l’aveva delegata, di averla tradita e di non più rappresentarlo degnamente. Nella democrazia rappresentativa l’ipotesi democratica regge fin tanto che vi sia un rapporto di “identificazione reciproca” fra eletti e elettori: ma la contestazione certifica un dissenso profondo che può arrivare a delegittimare la rappresentanza. Nella protesta appare comunque esplicita, in primo piano, la volontà di ricostruire un’etica pubblica dentro la politica. E non è cosa da poco.

La democrazia a sorteggio

Quasi in contemporanea sorge pure la proposta, tutt’altro che bizzarra ed eccentrica, di introdurre il sorteggio per certe elezioni. Presso gli antichi il sorteggio, unito alla brevità delle cariche, era considerato il pilastro dell’eguaglianza democratica: offriva a tutti i cittadini disposti a dare il nome la possibilità di essere scelti per sorte e di governare. Oggi il sorteggio trova infatti un’efficace applicazione nelle cosiddette democrazie deliberative (vedi ‘laRegione’, 7 dicembre 2015 e 18 febbraio 2016). Comunque, a prescindere da pregi e difetti della democrazia a sorteggio, è utile ammettere che questa proposta in fondo riflette tutte le preoccupazioni dell’iniziativa precedente: è il discredito della democrazia rappresentativa che sembra troppo spesso prigioniera di logiche che non rispondono all’interesse comune; è la constatazione che le elezioni come pure i parlamenti continuano ad essere dominati dai partiti, nonostante il fatto che essi non abbiano più il favore della maggioranza dei cittadini (che si astengono, non votano, votano scheda non intestata, o si affidano sempre di più a forme di partecipazione politica alternativa).

L’avvento del politico da riporto

In definitiva queste iniziative, così diverse in apparenza, sono entrambe una forma di contestazione della mediocrazia che non amministra più in funzione di chiari principi politici, ma secondo i celebrati criteri del pragmatismo aziendale, dove ciò che conta è il management e la governance. Forse converrebbe ritornare a parlare di cittadinanza, di bene comune, di servizi sociali. Ma l’impresa è difficile quando le differenze fra i gestori della cosa pubblica tendono a scomparire e le parole d’ordine della semantica mediocratica sono: compromesso, accordo equilibrato, giusto mezzo, intesa concertata. L’impressione è che le sane differenze ideologiche che un tempo consentivano proficui scontri fra politici di diversi schieramenti, non ci siano più perché l’estremo centro della mediocrazia non lo consente. E allora, con una certa inquietudine, vediamo infoltire a dismisura la categoria dei politici da riporto: vengono da tutte le parti, esibiscono un’etichetta, sempre seguita dalla congiunzione avversativa “ma” che li induce al centro: qualche volta accennano a un ringhio di dissenso, ma poi sono lesti a porgere i loro ossequi al dogma del pensiero pragmatico e a piegarsi a qualsiasi compromesso pur di incassare la ricompensa: ho qualche dubbio che sia un passo in avanti.

16.11.2017, 10:352017-11-16 10:35:30
@laRegione

Potrebbe ospitare la vita: ecco Ross 128b, esopianeta simile (e vicino) alla Terra

Ha una temperatura mite e dimensioni paragonabili a quelle della Terra l'ultimo arrivato in ordine di tempo tra i numerosi...

Ha una temperatura mite e dimensioni paragonabili a quelle della Terra l'ultimo arrivato in ordine di tempo tra i numerosi pianeti esterni al Sistema Solare, ormai più di 3700.
La sua carta d'identità, presentata sulla rivista Astronomy&Astrophysics, racconta di un mondo simile al nostro. La sua stella madre, chiamata Ross 128, si trova infatti a circa 11 anni luce dal Sistema Solare. È una nana rossa, la tipologia di stella più comune nell'Universo, e si sta avvicinando al Sole: tra circa 79.000 anni, un battito d'ali su scala astronomica, sarà la più vicina alla Terra. Potrà cioè strappare il primato di stella più vicina a Proxima Centauri, che brilla a poco più di 4 anni luce dal Sole.

I ricercatori dell'Università di Grenoble e del Consiglio nazionale delle ricerche francese (Cnrs), coordinati da Xavier Bonfils, hanno scovato il nuovo mondo grazie ai sofisticati occhi del telescopio Harps, il cacciatore di pianeti che si trova in Cile, a La Silla, gestito dall'Osservatorio europeo meridionale (Eso). Il futuro vicino di casa della Terra si chiama Ross 128 b e compie un'orbita completa intorno alla propria stella madre in poco meno di 10 giorni. A differenza di altri esopianeti, mostri cosmici con la taglia di Giove, Ross 128 b ha dimensioni confrontabili a quelle della Terra e un clima temperato.
La sua temperatura superficiale, secondo quanto emerge dallo studio, dovrebbe essere simile a quella della Terra: tra -60 e 20 gradi centigradi. Condizioni potenzialmente adatte a ospitare la vita. Per questo Ross 128 b sarà uno dei primi mondi su cui, a partire dal 2024, allungherà lo sguardo, a caccia di possibili impronte di vita, il nuovo telescopio dell'Eso: un gigante dal diametro di 39 metri, l'Elt (Extremely large telescope).

16.11.2017, 07:052017-11-16 07:05:19
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La rivincita della vecchia scuola: con 450 milioni di dollari, Leonardo scalza Warhol 

I 'vecchi maestri' si prendono una rivincita: a New York Leonardo batte Andy Warhol. Alle aste di Christie's, il '...

I 'vecchi maestri' si prendono una rivincita: a New York Leonardo batte Andy Warhol. Alle aste di Christie's, il 'Salvador Mundi' attribuito al maestro Da Vinci è stato battuto per la cifra record di 450,3 milioni di dollari (compresi i diritti di asta), un record per qualsiasi opera d'arte.
Ben oltre le 'Donne di Algeri' di Picasso battute da Christie's per 179,4 milioni nel 2015, ben oltre i 300 milioni pagati per 'Interchange' di Willem De Kooning, passato di mano nel settembre 2015 in una transazione privata. "È un momento storico", ha detto il battitore, mentre uno dei potenziali acquirenti per telefono ponderava se alzare la puntata oltre i 300 milioni.

Il prezzo pagato per il Salvator Mundi è ancora più considerevole alla luce dello stato del mercato dell'arte in cui per i prezzi degli 'Old Masters' sono in retromarcia e per la fame dei collezionisti per l'arte contemporanea. La scommessa di accoppiare il Salvador Mundi con opere del nuovo segmento di mercato ha pagato. Leonardo ha polverizzato le '60 Ultime Cene' di Warhol, acquistate per 56 milioni di dollari senza i diritti d'asta.

La campagna di marketing per promuovere il da Vinci ha incluso l'accesso al quadro in attesa che il martello del battitore scandisse l'atteso 'sold', venduto.
Compresa New York, il Salvator Mundi e' stato 'visitato' da oltre 30 mila persone tra Hong Kong, Londra e San Francisco, un record per una mostra pre-asta. A New York si sono fatte vedere anche alcune celebrità: l'attore Leonardo DiCaprio, che dovrebbe interpretare il ruolo dell'artista in un prossimo film, e poi la cantante e poetessa Patti Smith, Jennifer Lopez e la star del baseball Alex Rodriguez.

Secondo Christie's, il Salvador Mundi sarebbe l'ultimo quadro di Leonardo ancora in mani private: a metterlo in vendita è stato il fondo di famiglia del miliardario russo Dmitri Ryobovlev, che lo comprò nel 2013 per 127,5 milioni di dollari.

16.11.2017, 05:552017-11-16 05:55:36
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Lo Zappa innamorato al Lac

L’album dei 50 anni di carriera non bastava. Nemmeno la lunga striscia di concerti nata da un lavoro che parla di muri e confini. Da superare. Sarà il Lac a festeggiare Marco Zappa domani,...

L’album dei 50 anni di carriera non bastava. Nemmeno la lunga striscia di concerti nata da un lavoro che parla di muri e confini. Da superare. Sarà il Lac a festeggiare Marco Zappa domani, venerdì (alle 20.30), nel concerto ‘Pagine d’amore’. «Nulla a che fare con l’album» annuncia l’artista nelle stanze della ‘Regione’, perfettamente in linea con l’atipico ‘PuntEBarrieR’, album nato per celebrare mezzo secolo di artigianato musicale non con una raccolta di successi, bensì con una manciata d’inediti. Men che meno al Lac, la celebrazione fine a sé stessa a Marco non è mai interessata. «In ’Pagine d’amore’ ripercorro la mia vita da prospettive dalle quali un po’ tutti possono identificarsi». Lo dice il titolo, la prospettiva è l’amore. Perchè «in fondo, la mia vita, la tua, la vita di tutti è regolata dai rapporti d’amore. Ci muoviamo guidati dall’amore, ci spostiamo anche tra terre diverse, in base all’amore». La moglie Elena, che dall’Albania ha seguito Marco in Ticino, annuisce.

«Sono partito da una rosa di 40 pezzi – prosegue Zappa –, tra i quali ho scelto una ventina di storie che mi consentiranno di parlare dei diversi aspetti dell’amore, con un fil rouge storico»: si va dal 1982 di ‘Mani‘ («da piccolo credevo che essendo le mie così rugose non avrei mai potuto trovare una ragazza») al 1995 di ‘CassDiBanan’ («con mio padre la vita era un trasloco continuo. Non lo capivo, poi mi sono ritrovato a fare altrettanto»), dal 2001 di ‘LaDonaDalFradelon’ («l’amore è imprevedibile, come questi due fratelli che amavano la stessa donna sin dai tempi dell’asilo»), fino ai giorni nostri per ‘CiVuoleTempo’ («il tempo che risolve tutti i problemi, anche quelli del cuore»).

Lo spettacolo inedito è la prima novità. «L’altra novità è che ci sono i miei due figli» dice Zappa raggiante, riunitosi artisticamente con le due giovani promesse esordite al suo fianco tanto tempo fa, oggi solisti di prim’ordine. Ovvero Daria – violinista e pedagoga, già fondatrice del Quartetto Casal e oggi nella Zürcher Kammerorchester – e Mattia – violoncellista, già con i Berliner Philharmoniker, membro dell'Orchestra della Tonhalle di Zurigo e professore al Conservatorio della Svizzera italiana. «È un momento importante per me. Loro volano, fanno musica altissima». C’è anche una terza novità, prettamente per musicisti. «Una chitarra acustica costruita per me da Beniamino Gubitosa. Un pezzo unico, con legni scelti ad hoc». Ogni chitarra che fa Gubitosa ha un nome, ma questa non si chiamerà Marco Zappa. «Si chiamerà Elena», dice il musicista. Una chitarra, e un’altra pagina d’amore.

di Beppe Donadio

(guarda lo showcase alla Rsi) 

Vita di un ticinese girovago sulle orme di Ulisse e Penelope

Polistrumentista, poliglotta, polytropon: “dal multiforme ingegno”, come l’Ulisse omerico. Oppure, senza volare troppo in alto, semplicemente uno che ha fatto suo il consiglio di un verso gucciniano: “dobbiamo farne di mestieri, noi che viviamo della nostra fantasia”. Nato nel 1949 da genitori insegnanti, di famiglia cattolica e borghese, come scrivevano i vecchi sociologi, passa l’infanzia a Bellinzona e la giovinezza a Locarno. Impara a suonare il pianoforte dalla madre, l’armonica dagli scout e la chitarra da sua zia. alle Magistrali vive il Sessantotto e la mitica occupazione dell’Aula 20. Innamorandosi, più che di Mao e del Che, di Freud e della psicanalisi (conseguirà un dottorato alla Cattolica di Milano, proprio su Freud e Jung). Nel frattempo ha già fondato la sua prima band, ‘The Teenagers’, che riempie il Millefiori di giovani e di suoni: quelli del piccolo amplificatore regalatogli proprio da un suo professore. È sul finire delle superiori che inizia a frequentare Londra, raggiungendo l’isola a bordo di un furgoncino Volkswagen, che riempie di strumenti e amplificatori da riportarsi a casa. Imparando l’inglese, e pagandosi il tutto facendo il ragazzo ‘au pair’. Sono gli anni del Marquee Club: alle prime folgorazioni per il rock di Elvis si aggiunge la scoperta dal vivo di artisti come gli Audience e lo Spencer Davis Group. Da lì Zappa arriva in sala di registrazione, e che sala: l’etichetta è Emi, la cifra stilistica quella del progressive rock, la lingua l’inglese. Seguono l’insegnamento, la famiglia, e i figli Daria e Mattia, portati a suonare live fin da bambini e divenuti oggi i musicisti di valore che conosciamo. Continuano le sperimentazioni costanti, dall’elettronica al bouzouki. Per approdare a una musica che parla italiano, dialetto, schwizerdütsch, impastando concept album sempre diversi, ma sempre inconfondibili. Puntando sempre più a “canzoni teatrali”, la cui apparente semplicità sviscera temi complessi, e per farlo si prende il pubblico come interlocutore diretto. Narrando una vita di incontri e scontri, famiglie smarrite e riunite, fino all’incontro con la dolce Elena. Un ritessere continuamente in musica la propria esistenza: dopo Ulisse, Penelope.

di Lorenzo Erroi

Puoi leggere la versione completa del profilo-intervista dedicato a Marco Zappa sull’ultimo numero di plug n’play, in uscita domani. Scopri di più su www.pnpmag.ch.

15.11.2017, 08:312017-11-15 08:31:18
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Terapia genica, negli Stati Uniti si tenta di cambiare il Dna di un paziente per sconfiggere una rara malattia metabolica

Un tentativo audace, lo definisce la Associated Press: modificare i geni di una...

Un tentativo audace, lo definisce la Associated Press: modificare i geni di una persona direttamente all’interno del suo corpo, in modo da eliminare dal Dna del paziente la rara malattia metabolica che lo colpisce. "Sono disposto a correre questo rischio: spero che aiuterà me e altre persone" ha dichiarato il paziente, il 44enne Brian Madeux.
L’esperimento è stato realizzato lunedì ad Oakland (California) e si dovrà aspettare tre mesi per sapere con certezza se la terapia abbia davvero funzionato.

Nelle terapie geniche già testate in passato il Dna viene modificato in laboratorio in cellule prelevate dal paziente e poi, una volta sicuri del risultato, reinfuse. Una tecnica non utilizzabile per malattie come la sindrome di Hunter di cui soffre Madeux. Per questo si è deciso di tentare la strada, più rischiosa, "in vivo", iniettando nel paziente una copia del gene sano insieme a due "dita di zinco" che permettono di inserire con precisione il Dna nel genoma del paziente, in modo da ridurre il rischio di effetti collaterali. In pratica, è come avere un microscopico chirurgo in grado di correggere il Dna esattamente e solo dove necessario.

Chi soffre della sindrome di Hunter – si stima meno di diecimila persone al mondo, un numero basso anche perché molti muoiono in giovane età – manca di un enzima in grado di "rompere" alcuni carboidrati che quindi si accumulano nel corpo provocando vari problemi.
Madeux ha subito 26 operazioni per ernie e deformazioni ossee, oltre che per problemi alle orecchie, agli occhi e alla cistifellea. I sintomi si posso attenuare tramite infusioni settimanali dell'enizima mancante; il costo di queste infusioni varia dai 100mila ai 400mila dollari l'anno e in ogni caso non prevengono i danni cerebrali. 

14.11.2017, 15:232017-11-14 15:23:14
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Il cinepanettone diventa tragedia: Fausto Brizzi scaricato anche dalla Warner. E la ex Miss Italia racconta le sue molestie: 'Ho detto addio al cinema'

Lo scandalo sessuale che in Italia ha travolto...

Lo scandalo sessuale che in Italia ha travolto Fausto Brizzi non accenna placarsi. Il regista verrà addirittura messo ai margini della promozione del suo prossimo film, “Poveri ma Ricchissimi”, in uscita il 14 dicembre. Warner Bros Italia ha deciso di confermarne l'uscita – dato che questo film «è il risultato della creatività, del lavoro e della dedizione di centinaia di donne e di uomini di cast e produzione» – ma ha pure annunciato che nessun altro progetto verrà fattoo con Brizzi.

In un comunicato Warner Bros sottolinea che «ha sospeso ogni futura collaborazione con Brizzi e che non verrà associato ad alcuna attività relativa alla promozione e distribuzione del film Poveri ma Ricchissimi». Inoltre, aggiunge, «Warner Bros Entertainment Italia prende molto seriamente ogni accusa di molestia o abuso e si impegna fermamente affinché l'ambiente di lavoro sia un luogo sicuro per tutti i suoi dipendenti e collaboratori».

Nei giorni scorsi Brizzi era stato denunciato di molestie da una decina di attrici le cui testimonianze sono state raccolte dalle Iene. Fra quelle che ci hanno messo la faccia, Clarissa Marchese, Miss Italia 2014: «Magari il cinema l'avrei fatto. Magari oggi sarei un'attrice. Ma quando ho incontrato Fausto Brizzi di quel mondo non sapevo nulla. E le sue molestie, pesanti, mentre eravamo soli nel suo studio: “Cosa accadrebbe se ti chiedessi di spogliarti totalmente?”. E poi: “Spogliati, per farti lavorare devo potermi fidare di te”. Ê come se avessero sporcato i miei sogni. Ho avuto la forza di dire di no. Ho chiuso dietro di me la porta di quel loft, ho detto addio al cinema e ho cambiato strada».

Intervistata da Repubblica, la ragazza ha detto: «Ho scritto io alle Iene, quando ho visto le prime testimonianze delle ragazze, ho deciso di venire in Italia e raccontare la mia storia. Perché quel giorno, nello studio di Brizzi, io ho perso un provino, ma c'è chi ha perso molto di più». Ed ha aggiunto: «Ho 800mila follower, in gran parte ragazzine giovani che sognano il cinema, la tv, la moda. Ho pensato a loro. Il mio messaggio è: non vi piegate, io non l'ho fatto e ho avuto successo lo stesso».

Fausto Brizzi intanto continua a professarsi innocente. Autore di diverse commedie di successo, fra queste si ricordano “Notte prima degli esami”, “Maschi contro femmine” (con fra gli interpreti anche Giorgia Würth) e “Indovina chi viene a Natale?”.

14.11.2017, 13:122017-11-14 13:12:16
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Pagare il biglietto per entrare in cattedrale? I vescovi francesi dicono no

Il dibattito è francese ma travalica ampiamente i confini del Paese. Per entrare nelle cattedrali – luoghi di culto e di cultura – è...

Il dibattito è francese ma travalica ampiamente i confini del Paese. Per entrare nelle cattedrali – luoghi di culto e di cultura – è il caso di pagare un biglietto? Per i vescovi francesi la riposta è no.

L’accesso alle cattedrali è gratuito e lo resterà: le istituzioni cattoliche di Francia rispondono picche alla proposta della star televisiva, Stéphane Bern, per risolvere l’annoso problema della manutenzione dei luoghi di culto. Intervistato da Le Parisien Week-End, il popolarissimo divulgatore tv, recentemente nominato alla guida di una missione governativa sul patrimonio culturale, aveva suggerito di far pagare l’accesso alle cattedrali per finanziare la loro manutenzione.

14.11.2017, 12:192017-11-14 12:19:50
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Problemi alle corde vocali, Shakira sospende il tour: rinviato il concerto di Zurigo

Shakira sospende il suo tour europeo per problemi alle corde vocali. Il concerto della pop star colombiana in programma il...

Shakira sospende il suo tour europeo per problemi alle corde vocali. Il concerto della pop star colombiana in programma il primo dicembre dall’Hallenstadion di Zurigo (da tempo il tutto esaurito) sarà recuperato in data ancora da stabilire.

I problemi alle corde vocali costringono la cantante 40enne a fare una pausa per evitare danni maggiori. I biglietti già venduti mantengono la loro validità, hanno reso noto oggi gli organizzatori.

14.11.2017, 12:142017-11-14 12:14:02
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Stalking, un problema reale: l'intervento della polizia spesso basta, ma non sempre

Una donna su sei, un uomo su venti: questi i dati sulle vittime di stalking in Svizzera. In questi casi l’intervento...

Una donna su sei, un uomo su venti: questi i dati sulle vittime di stalking in Svizzera. In questi casi l’intervento tempestivo della polizia è una delle misure più efficaci, anche se non sempre basta. Il tema viene discusso oggi a Berna in una conferenza nazionale a cui partecipano oltre 220 esperti. Attraverso presentazioni e workshop si susseguono dibattiti su esempi e approcci utilizzati in Svizzera e all’estero, indica in una nota odierna l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (Ufu).

In quasi la metà dei casi di stalking il persecutore è l’ex partner. «Lo stalking non va preso alla leggera. Non si tratta di un segnale di interesse verso una persona, ma della volontà di entrare a far parte della sua vita ad ogni costo», rileva Sylvie Durrer, direttrice dell’Ufu citata nel comunicato. L’intervento verbale tempestivo della polizia nei confronti dei colpevoli di stalking è spesso sufficiente, mentre per il sostegno alle vittime ha dato buoni risultati l’agevolazione dell’accesso ai consultori e un coordinamento adeguato tra le istituzioni coinvolte.

14.11.2017, 08:492017-11-14 08:49:09
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Donne in piazza in Brasile, in discussione il diritto all'aborto in caso di stupro

Regolarmente torna ad essere tema di dibattito, pur restando sempre un dramma personale, che sia scelto o imposto da...

Regolarmente torna ad essere tema di dibattito, pur restando sempre un dramma personale, che sia scelto o imposto da circostanze tragiche. In particolare queste ultime hanno fatto dell'aborto un diritto per le donne. Non tutti però, ancora oggi, la pensano così. E dunque centinaia di donne hanno manifestato nel centro di Rio de Janeiro contro una proposta di legge in dibattito alla Camera dei deputati che prevede il divieto di aborto anche nei casi di stupro.

L’interruzione di gravidanza è illegale in Brasile. Attualmente è prevista solo in due casi: quando c’è il rischio di morte per la gestante e appunto quando è conseguenza di una violenza carnale.

14.11.2017, 08:452017-11-14 08:45:14
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Libertà di (auto)distruzione

Crescita dei gas serra, crollo del numero di animali e aumento degli umani, disboscamento, riduzione dell’acqua... Ma c’è anche qualche buona notizia; da lì occorre partire, in fretta....

Crescita dei gas serra, crollo del numero di animali e aumento degli umani, disboscamento, riduzione dell’acqua... Ma c’è anche qualche buona notizia; da lì occorre partire, in fretta.

Ex vicepresidente, ex candidato alla presidenza, Premio Nobel per la Pace nonché Oscar per il documentario ‘Una scomoda verità’, Al Gore è la voce più influente dell’ambientalismo a stelle e strisce. E, nonostante le posizione dell’attuale presidente, non ha dubbi: negli Usa la protezione dell’ambiente sta facendo progressi a livello sia federale che locale. In altre parole, il treno dell’Accordo di Parigi «è già partito: non siamo tanto lontani da una coalizione di lavoro al Senato e alla Camera», ha detto a margine della Conferenza mondiale dell’Onu sul clima, in corso a Bonn. «La cosa impressionante è che migliaia di imprese si lamentano dell’andamento del governo – ha concluso Gore – e si impegnano da sole per arrivare al 100% di energie rinnovabili».

Gli scienziati preoccupati

Insomma, piccole buone notizie, in un contesto globale in cui s’iniziano a scoprire le prospettive economiche della “rivoluzione verde”. Il problema, come ribadisce l’Unione degli scienziati preoccupati, è che il lavoro per “salvare” il pianeta è ancora tutto da fare e i dati di cui disponiamo indicano un generale peggioramento della sua salute. Non è bastato il loro primo appello, lanciato 25 anni fa. I progressi fatti per limitare i danni provocati dall’uomo al pianeta con cambiamento climatico, deforestazione, mancanza di accesso all’acqua, sovrappopolazione e animali in estinzione, sono stati troppo pochi.

Per questo l’Unione degli scienziati preoccupati ha deciso di lanciare sulla rivista ‘Bioscience’ un secondo allarme, con l’hashtag #ScientistsWarningToHumanity, affinché si agisca prima che i danni diventino irreversibili. Il primo avviso, lanciato nel 1992, fu sottoscritto da 1’700 firmatari, tra cui molti Premi Nobel. Quello lanciato oggi, a un quarto di secolo di distanza (dai ricercatori William Ripple, dell’Oregon State University, e Thomas Newsome, dell’Università di Sydney) ha avuto un’eco ben maggiore, grazie anche alla campagna sui social, finendo per raccogliere finora le adesioni di 15’000 ricercatori di 184 Paesi.

‘Presto sarà troppo tardi’

Il quadro delineato dagli esperti è poco incoraggiante: fra le 9 aree su cui l’appello del 1992 indicava di intervenire, l’unico miglioramento consistente registrato è nell’aver fermato la crescita del buco dell’ozono. Qualche progresso è stato fatto nell’aumento dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, nel calo della fertilità grazie all’istruzione femminile e nel rallentamento della deforestazione in alcune aree. Dati che, secondo i ricercatori, dimostrano che se ci si impegna davvero dei risultati si possono raggiungere.

L’elenco delle brutte notizie è, però, molto più lungo. Nei 25 anni trascorsi si è avuta una riduzione del 26% dell’acqua disponibile per persona, una crescita del 75% del numero di zone morte nell’oceano, la perdita di circa 121 milioni di ettari di zone boschive convertite principalmente all’agricoltura, e un calo del 29% del numero di mammiferi, rettili, anfibi, uccelli e pesci, una crescita del 35% della popolazione umana e il continuo aumento delle emissioni di carbonio e delle temperature a livello globale.

Sono 13 le aree, secondo i ricercatori, su cui lavorare per ridurre i danni dell’uomo, rendendo più sostenibile la sua presenza per il pianeta; come promuovere una dieta con meno carne, il ricorso alle fonti di energia rinnovabile, la creazione di riserve marine e terrestri, l’adozione di leggi anti-bracconaggio, la limitazione della crescita della popolazione con interventi di pianificazione familiare ed educazione femminile. «Presto sarà troppo tardi per cambiare le cose – dicono gli esperti –. Ma possiamo fare grandi progressi per il bene dell’umanità e del pianeta da cui dipendiamo».

E le emissioni di CO2 aumentano

È questo il principale campanello d’allarme per tutto il pianeta: quest’anno le emissioni di anidride carbonica, il gas serra che più contribuisce al riscaldamento globale, torneranno a crescere. È la prima volta dopo tre anni di emissioni stabili e gli scienziati sono preoccupati: con l’aumento del CO2 in atmosfera gli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale stabiliti dall’Accordo di Parigi sono a rischio. L’appello arriva dal rapporto 2017, ‘Global Carbon Budget’, presentato ieri a Bonn (e pubblicato sulle riviste ‘Nature Climate Change’, ‘Environmental Research Letters’ e ‘Earth System Science Data Discussions’). Le analisi sono state condotte da 76 scienziati di 57 istituti di ricerca di 15 Paesi e ribadiscono che questa situazione mette a repentaglio gli obiettivi dell’Accordo sul clima di Parigi.

È «una delusione», afferma Corinne Le Quéré, direttrice del Tyndall Centre for Climate Change Research dell’ateneo britannico dell’East Anglia. Si rischia, sottolinea, di non fare in tempo «a mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi centigradi, figurarsi entro il grado e mezzo».