'Oh Allah, ti prego di annientare i nostri nemici': il Ministero pubblico indaga sul predicatore di Bienne

Svizzera
13.9.2017, 11:102017-09-13 11:10:28
@laRegione
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'Oh Allah, ti prego di annientare i nostri nemici': il Ministero pubblico indaga sul predicatore di Bienne

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Il predicatore Abu Ramadan della moschea Ar’Rahman di Bienne è ora finito anche nel mirino del Ministero pubblico. Alcuni media hanno accusato il 64enne libico di aver predicato l’odio contro i membri di altre religioni. La procura del Giura bernese-Seeland ha avviato un esame preliminare in seguito ad una denuncia anonima, ha riferito all’Ats Christof Scheurer della procura generale del canton Berna, confermando una notizia pubblicata dal "Blick".

I fatti saranno verificati a livello penale. Se dovessero sussistere sufficienti sospetti potrebbe essere aperta un’inchiesta formale. Lo scorso agosto, i giornali "Bund" e "Tages-Anzeiger", come pure la televisione svizzero-tedesca SRF avevano riportato che l’uomo, un agronomo disoccupato arrivato in Svizzera nel 1998 e titolare di un permesso C dopo che gli era stato riconosciuto l’asilo, si sarebbe espresso contro i membri di altre religioni. Le frasi sarebbero state pronunciate nella moschea Ar’Rahman di Bienne, dove egli predica saltuariamente. I media si basavano tra l’altro su registrazioni audio.

Secondo la traduzione pubblicata dai media il 64enne avrebbe affermato: «Oh Allah, ti prego di annientare i nemici della nostra religione, gli ebrei, i cristiani e gli indù, i russi e gli sciiti». Una traduzione che è stata subito contestata in particolare dal Consiglio centrale islamico della Svizzera (CCIS), secondo il quale i media avrebbero male interpretato un verbo arabo usato da Abu Ramadan nella sua invocazione ad Allah.

In un’intervista pubblicata dagli stessi due quotidiani ad inizio settembre, il predicatore ha respinto le insinuazioni: «Ho solo domandato giustizia ad Allah per quanto fatto dal governo americano in Afghanistan e Iraq. Bush, Rumsfeld e il loro alleato Blair hanno ucciso un milione e mezzo di persone, non posso perdonarli. Tuttavia, non ho chiesto a nessuno di agire. Chi mi ha ascoltato ha interpretato le mie parole correttamente».

La Segreteria di Stato della migrazione aveva già deciso la revoca dell’asilo a inizio agosto dopo essere venuta a conoscenza che l’uomo sarebbe in possesso di un passaporto libico e avrebbe effettuato ripetuti viaggi nello Stato nordafricano.