No Billag, un sondaggio ‘che dà da pensare’ alla Rsi

Ticino
6.12.2017, 11:282017-12-06 11:28:56
@laRegione
@laRegione

No Billag, un sondaggio ‘che dà da pensare’ alla Rsi

Allegati

Il 57 per cento delle persone voterà sì all’iniziativa No Billag: è il risultato, per certi versi inaspettato, di un sondaggio diffuso domenica da Le Matin Dimanche e dalla SonntagsZeitung. «È un risultato che dà sicuramente da pensare, pur tenendone presenti i limiti» ci spiega Maurizio Canetta, direttore della Rsi. Quali limiti? «La prima cosa da dire è che è un classico nelle campagna elettorale: all’inizio l’adesione alle iniziative popolari è più alta che al momento del voto». E poi? «Non è stato interpellato nessuno della Svizzera italiana – un limite culturale più che numerico – e sono stati esclusi anche gli over 65: la rappresentatività è quindi limitata».

Ricordare questi limiti, prosegue Canetta, non significa tuttavia sottovalutare i risultati «perché, al di là dei numeri, ci preoccupa il fatto che non è passato il messaggio chiaro e netto del testo dell’iniziativa». Il testo sul quale i cittadini saranno chiamati a votare tra quattro mesi, prosegue Canetta, «è limpido e prevede che con ci saranno più finanziamenti al servizio pubblico e che si metteranno all’asta le frequenze: la conseguenza logica è la chiusura del servizio pubblico». Ma quel 60 per cento degli intervistati che non crede nella scomparsa della Ssr, non ha ben presente il testo dell’iniziativa o, piuttosto, crede che un servizio pubblico, per quanto ridotto, sarebbe anche senza canone? «Diciamo bene le cose: servizio pubblico vuol dire servizio finanziato con denaro pubblico, attraverso il canone… Oggi i programmi della Ssr si sostengono, per circa il 20-25 per cento, dal mercato, dalla pubblicità». In caso di approvazione della No Billag «ci ritroviamo senza il 75 per cento dei finanziamenti, il che vuol dire meno qualità e quindi meno pubblicità… dire che potrebbe rimanere una parte della Ssr è illusorio rispetto al mercato pubblicitario svizzero». Cioè la Ssr perderebbe anche buona parte di quella pubblicità? «Non noi, ma chi proporrà un prodotto per l’asta delle frequenze: e l’asta, è bene ribadirlo, si baserà su criteri economici, non editoriali». Per questo, «visto il testo dell’iniziativa, non abbiamo alternative alla chiusura».

Tornando al sondaggio, è interessante – conclude Canetta – «che la maggioranza di quegli intervistati è soddisfatta dell’offerta della Ssr». E qui, le limitazioni del campione giocherebbero a favore del servizio pubblico «perché se c’è una categoria soddisfatta di radio e tv sono gli over 65, tanto è vero che ci si accusa di non riuscire ad agganciare i giovani…».