Lucerna, capi della polizia cantonale e giudiziaria a processo per omicidio colposo

Svizzera
19.6.2017, 20:092017-06-19 20:09:45
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Lucerna, capi della polizia cantonale e giudiziaria a processo per omicidio colposo

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I capi della polizia cantonale e giudiziaria lucernesi sono comparsi oggi al Tribunale distrettuale di Kriens per rispondere di omicidio colposo in seguito a un’operazione conclusasi nel marzo 2016 con il suicidio di una pensionata instabile psichicamente. La sentenza sarà annunciata il 27 giugno. Per i due responsabili di polizia – il comandante della cantonale Adi Achermann e il capo della giudiziaria Daniel Bussmann – il procuratore straordinario argoviese Christoph Rüedi ha chiesto una pena pecuniaria con la condizionale, di 240 aliquote giornaliere, e una multa di 1000 franchi a testa. L’accusa ha rimproverato loro di aver dato l’ordine di entrare di forza nella casa dove era barricata la donna senza aver studiato altre soluzioni. I due imputati hanno respinto ogni addebito, sottolineando che la donna era ritenuta pericolosa, anche per antecedenti nel canton Argovia. I loro avvocati ne hanno chiesto il proscioglimento. I fatti risalgono all’8 e 9 marzo 2016. Una 65enne di nazionalità svizzera si era barricata nell’appartamento del figlio a Malters, una decina di chilometri a ovest di Lucerna, per impedire che la polizia sequestrasse la piantagione indoor di cannabis del figlio. La donna aveva minacciato gli agenti con una pistola e aveva anche sparato dei colpi in aria. La polizia era allora intervenuta in forze ed aveva fatto sgomberare gli altri appartamenti dell’abitazione plurifamigliare. Specialisti avevano trattato con la donna, anche di notte, durante 17 ore. Poi, la mattina del secondo giorno, polizia a procura hanno deciso di mandare all’assalto l’unità speciale delle polizie della Svizzera centrale "Luchs" (Lince), che infine aveva trovato il cadavere della pensionata, suicidatasi nella stanza da bagno con una pistolettata alla testa. La donna costituiva un grosso pericolo per il vicinato e gli agenti, aveva detto Adi Achermann dopo l’intervento. La polizia intendeva attirare la donna tramite una telefonata nella parte posteriore dell’abitazione, vicino alla porta d’entrata. Poi nel bosco antistante sarebbero stati esplosi dei fuochi d’artificio, in modo da distrarla mentre gli agenti compivano l’effrazione. In seguito sarebbe stato fatto intervenire un cane addestrato a sopraffare le persone. L’operazione non è però riuscita: l’unità speciale stava piazzando sulla porta un impianto idraulico per forzarla quando gli stipiti hanno ceduto e l’uscio si è aperto. La pensionata, dopo avere sentito il rumore, è andata in bagno e ha sparato prima al suo gatto per poi rivolgere l’arma contro sé stessa. Il figlio – arrestato in precedenza e posto in detenzione preventiva in relazione a diverse piantagioni indoor nei cantoni di Zurigo, Lucerna e Argovia – ha presentato una denuncia penale per omicidio colposo e abuso di autorità. Il suo legale ha chiesto un indennizzo di 54’000 franchi. Secondo il procuratore straordinario Christoph Rüedi l’apertura prematura della porta è stata "una disgrazia". Ma la polizia doveva tener conto dei rischi legati alla decisione di agire in tal modo. E non c’è dubbio che ci sia un nesso causale diretto tra lo sfondamento della porta e il suicidio della donna. Inoltre quest’ultima, malgrado le sue minacce, non costituiva un grande pericolo. Ed era evidente che avrebbe usato l’arma solo se la polizia l’avesse messa sotto pressione, ha aggiunto Rüedi. Da una trascrizione dei colloqui con la pensionata risulta che ella aveva affermato a più riprese di non voler ferire nessuno e che non avrebbe sparato ai poliziotti se non vi fosse stata costretta. Il procuratore ha quindi rimproverato agli imputati di non aver considerato le alternative ad un intervento di forza. Achermann e Bussmann – secondo l’atto d’accusa – erano coscienti che la donna aveva problemi psichici. Soffriva di schizofrenia paranoide e la mattina dell’intervento di polizia aveva avuto un episodio psicotico acuto. Inoltre le trattative con la pensionata erano "promettenti". La stessa mattina aveva chiesto di parlare con il suo avvocato e un giorno di tempo per riflettere sulla situazione. Sia i negoziatori che lo psicologo della polizia ritenevano il piano d’attacco controproducente. Lo psicologo aveva chiesto di aspettare, ha aggiunto Rüedi. D’altro canto, i due vertici della polizia cantonale avrebbero dovuto sapere e tener conto che la madre aveva uno stretto rapporto con il figlio, e quest’ultimo avrebbe potuto convincerla a lasciare l’appartamento. Malgrado ciò – ha sottolineato l’accusa – i due responsabili hanno deciso diversamente e scelto l’intervento di forza; intervento che è stato "sproporzionato e contrario al dovere professionale di garantire la sicurezza delle persone", dei poliziotti ma anche della pensionata. Nell’udienza odierna Bussmann ha affermato che la donna non voleva più alcun contatto con i negoziatori e di non essere a conoscenza che avesse detto di non voler fare del male a nessuno. Al contrario la riteneva pericolosa, per i suoi precedenti e per l’arma che possedeva, in grado di uccidere qualcuno anche a centinaia di metri di distanza. Il capo della polizia criminale ha poi detto che lo psicologo sul posto non è stato in grado di consigliargli una strategia da seguire. Egli ha anche tentato di contattare l’avvocato della donna, ma questi non ha più telefonato. Achermann ha dal canto suo dichiarato di essere stato coinvolto solo "frammentariamente" nella decisione di intervenire, ma che era d’accordo con il responsabile della giudiziaria. Per lui era importante che fossero valutate delle varianti: "altrimenti non avrei dato il mio accordo". Ha ritenuto che le trattative fossero in un vicolo cieco senza via di uscita. (ATS)