L'Inferno secondo Hollywood

Cinema
6.10.2016, 18:132016-10-06 18:13:56
@laRegione
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L'Inferno secondo Hollywood

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«La Divina commedia di Dante è davvero potente. Nel rileggerlo è stato per me come se ci stesse dando una sorta di guida a tutti i film horror che sarebbero venuti, ma anche una visione culturale e politica. La mia idea di inferno? Non poter sfruttare a pieno ogni minuto della mia vita».

Parola del premio Oscar Ron Howard oggi a Firenze per presentare a Palazzo Vecchio Inferno, terzo capitolo della serie che ha come protagonista il prof. Robert Langdon, adattamento  del bestseller omonimo di Dan Brown (quello del Codice da Vinci e di Angeli e Demoni). In questo film della saga, in sala dal 13 ottobre, l'esperto di simbologia (ancora una volta interpretato da Tom Hanks) si troverà però fin dentro l'apocalisse dell'umanità grazie a un virus che potrebbe drasticamente diminuire il numero degli abitanti del mondo.

Come salvare il genere umano? Seguire gli indizi legati al personaggio e all'eredità di Dante da Firenze a Venezia fino ad Istanbul. Ma il decifratore di simboli Langdon questa volta parte svantaggiato. Si sveglia infatti in un ospedale italiano, colpito da una temporanea amnesia. A salvarlo da mille pericoli ci sarà Sienna Brooks (Felicity Jones), una giovane dottoressa che lo aiuterà a recuperare la memoria come a risolvere il mistero.

«Firenze - ha spiegato Ron Howard - è una città splendida e diventa nel mio film lei stessa un personaggio anche a partire dal solo libro di Dan Brown. È impossibile trovare un'inquadratura brutta, si vede dappertutto bellezza, mistero ed enigmi». E così la pensa Dan Brown: ''L'idea del libro mi è venuta dopo aver letto una statistica che spiega come l'umanità si sia triplicata nei soli ultimi 80 anni. Un problema sollevato anche dagli ambientalisti che vedono questo come la fonte di molti problemi. Mi sono così appassionato al tema e ho pensato a un modo diverso di affrontare la questione».

Anche per uno scrittore di best seller come Dan Brown c'è un inferno: «Quello di scrivere un romanzo a cui non si trova un finale. Mi è successo».

In tutto questo resta un mistero: che cosa ne penserà Dante?