Berna, guardia di confine colpevole per l'aborto di una 22enne siriana

Svizzera
7.12.2017, 11:292017-12-07 11:29:57
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Berna, guardia di confine colpevole per l'aborto di una 22enne siriana

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È colpevole di lesioni colpose, tentata interruzione di gravidanza, ripetuta inosservanza di prescrizioni di servizio la guardia di confine svizzera processata in relazione all’aborto di una donna siriana durante le operazioni di rinvio in Italia nel 2014. La corte del Tribunale militare 4 a Berna ha condannato l’uomo a sei mesi di detenzione e 60 aliquote giornaliere di 150 franchi, entrambe le pene sospese condizionalmente. La donna, allora 22enne e al settimo mese di gravidanza, faceva parte di un gruppo di 36 profughi che il 4 luglio di tre anni fa erano partiti con un treno notturno da Milano diretto a Parigi. Al confine franco-elvetico di Vallorbe (VD) la giovane venne respinta assieme agli altri dalle autorità francesi e affidata a quelle svizzere per il rinvio in Italia, nello Stato dello Spazio Dublino dove i migranti avevano inoltrato la prima richiesta d’asilo. L’uomo era responsabile del gruppo di guardie che doveva accompagnare il gruppo oltre confine. Dopo l’arrivo a Domodossola (I) la donna diede alla luce una bambina senza vita.

Nel frattempo ha ottenuto asilo politico in Italia, assieme al marito e ai tre figli. I rifugiati erano stati dapprima portati da Vallorbe a Briga (VS) in bus, dove arrivarono poco prima delle 14.30. Da lì avrebbero dovuto proseguire in treno fino a Domodossola. A causa della forte affluenza di passeggeri, legata all’inizio delle vacanze, l’imputato decise di rimandare il viaggio alle 17.00. I rifugiati vennero temporaneamente ospitati nei locali di controllo delle guardie di confine di Briga. Poco dopo il suo arrivo in Vallese la donna iniziò ad avere dolori e sanguinamenti, che descrisse come doglie. Il marito informò immediatamente le guardie di confine e chiese ripetutamente e in modo insistente di chiamare con urgenza assistenza medica. A Domodossola la siriana ebbe un collasso. Le guardie di frontiera italiane chiamarono subito un soccorso. All’ospedale locale i medici poterono solo constatare la morte della nascitura.